“Under the Skin” (il film, non il libro)

Questa poteva essere una recensione doppia, ma purtroppo non ho Sotto la pelle di Michel Faber; però sono reduce dalla visione del film che dal romanzo è tratto: Under the Skin, di Jonathan Glazer.

Trama

Luci, figure geometriche. Una voce scandisce consonanti, le combina e forma le sue prime parole.
Un motociclista recupera da un fosso il cadavere di una donna; in un non-luogo, un’altra donna le toglie simbolicamente i vestiti (la pelle) e li indossa.
Così contraffatta, quest’entità se ne va in giro a concupire uomini per farli sparire.
(Prendere nota: smettere di guardare film di cui non si riesce a raccontare la trama.)

Sulla lentezza

Leviamoci subito la parte peggiore del film: è lento. Ma non tanto, come mi sarebbe piaciuto: lo è troppo (soprattutto la seconda metà).
Per fare un esempio:

Under.the.Skin.2013.720p.BluRay.x264.YIFY.mp4_snapshot_00.22.13_[2014.11.05_22.01.30]Ecco: questo fotogramma viene tenuto così per esattamente un minuto. Un intero minuto. E non succede niente. E una cosa del genere accade circa ogni dieci minuti, per tutta l’oltre ora e mezza della pellicola. Il risultato è che il film poteva durare una mezz’oretta di meno, se il regista non si fosse divertito a fingere di scordarsi di fermare le riprese.
Ripeto che sono decisamente abituato ai ritmi lenti, e che Under the Skin, alla fine dei conti, non è affatto noioso: il problema è che è proprio lampante la volontà di Glazer di esagerare, l’artificiosità di questi quasi-fermi immagine, una certa pretestuosità che fa quasi venire il sospetto che voleva soltanto arrivare a un certo minutaggio.
Poco male, tanto è l’unico difetto che ho trovato.

Colonna sonora

Pensavate che avrei iniziato da Scarlett Johansson? E invece no: iniziamo da Mica Levi, in arte Micachu, giovane inglese di formazione classica (rimangono tracce, sulla rete, di un worshop con la London Philarmonic Orchestra), alla sua prima esperienza con la pellicola cinematografica. Il risultato è, semplicemente, stupefacente. Dato che, come diceva qualcuno che non si è mai capito chi era, «parlare di musica è come ballare di architettura», vi lascio direttamente all’ascolto del tema che accompagna le povere vittime della protagonista verso la loro agghiacciante fine.

Gli attori, cioè: l’attrice

Il 99% del film è incentrato su Scarlett Johansson. Incredibile a dirsi, se non mi sbaglio questa è il primo film che vedo in cui registro la sua presenza, tanto che sono sicuro che se l’avessi incontrata per strada ieri mattina non l’avrei assolutamente riconosciuta.
Fatto sta che la sua interpretazione fredda, distaccata, un po’ spaesata di fronte agli umani, ma via via evolventesi di incontro in incontro, assimilando sensazioni e riesprimendole quanto possibile, uscendo dallo schema che il suo misterioso piano prevedeva… questa prova di recitazione, dicevo, è pressoché perfetta. Praticamente il meglio che si potesse desiderare.

Tornando a bomba, cioè alla sceneggiatura, cioè al simbolismo

Ora, detto in parole povere: questa donna è un alieno che strappa la pelle a una morta, la indossa sfruttandone la bellezza per rimorchiare uomini e poi ucciderli e presumibilmente mangiarli. Facile farci un horror di serie B se non C, no?
E invece, a salvarci dall’ovvio, arrivano le sequenze oniriche di Glazer, che ci risparmiano la banalità dell’efferatezza per proporci un simbolismo se possibile ancora più inquietante del simbolizzato.
È così che la protagonista indossa la pelle umana:

Under.the.Skin.2013.720p.BluRay.x264.YIFY.mp4_snapshot_00.08.31_[2014.11.05_23.49.27]Ed è così che ghermisce le sue vittime:

Under.the.Skin.2013.720p.BluRay.x264.YIFY.mp4_snapshot_00.34.49_[2014.11.05_21.50.52]

Peraltro questa è una delle scene più angoscianti che abbia mai visto in vita mia.

Le ultime cose sparse da dire
  • I paesaggi. Elemento magari secondario nella critica di un film, ma tra scogliere tempestose, boschi ricoperti di muschi, la schiuma delle onde che si vaporizza e le valli nebbiose, quello naturalistico non è certo un dettaglio che passa inosservato.
  • È un film un po’ complicato da seguire, un po’ per la lentezza che potrebbe portare i disabituati a distrarsi, un po’ per alcune scene, come sopra illustrato, rappresentate in maniera simbolica, e quindi da interpretare. A parte ciò, non è di difficile comprensione: non ci sono misteri, non ci sono intricate trame da svolgere, c’è molto poco da capire, da elaborare, da dover farsi spiegare. Insomma, non è Coherence, ecco.
  • Segnalo ai miei lettori eterosessuali e alle lettrici lesbiche che Scarlett Johansson è sovente con le tette al vento; per la gioia dei lettori gay e delle lettrici etero, invece, tre o quattro falli si mostrano fieri allo spettatore. Ovviamente non vi sto invitando a vedere il film con questa subdola scusa carnale: era solo un modo per avvisarvi che ci sono scene di nudo integrale, senza alcun bieco cenno di auto-censura. Straordinario come dette scene non abbiano alcunché di erotico, anzi, come già detto, sono fra le più angoscianti che abbia mai visto.
Giudizio finale

Nonostante la lentezza quasi urlata, il film vale tutto il centinaio di minuti di durata, anche quelli vuoti. Se solo Glazer non si fosse messo in testa di aumentare artificiosamente il minutaggio (sono ancora convinto di questa cosa), ora starei gridando al capolavoro e avrei obbligato tutti i miei amici a guardarlo – probabilmente rimanendo poi solo al mondo.

Dunque, se volete: buona visione. In tal caso, segnalo che i sottotitoli italiani già esistono, benché di correttezza ampiamente discutibile: non mi metto a farli io perché i dialoghi sono comunque molto pochi, e poi perché sto lavorando a quelli di Phase IV, in quasi pronti.
E buona lettura, se riuscite a procacciarvi il libro prima di me.

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4 Replies to ““Under the Skin” (il film, non il libro)”

  1. L’accostamento a Kubrick nel trailer non l’ho commentato perché sarebbe stato veramente come sparare sulla croce rossa. E poi la distribuzione funziona così, non mi pareva carino rinfacciare a Glazer l’aver sottostato alle dure legi del mercato…
    Grazie a te dei complimenti!

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  2. Anche approcciandomi in maniera non razionale al film, come presuppone la totale mancanza di spiegazioni logiche per la maggior parte della pellicola, non riesco ad apprezzarlo in toto. Sono d’accordo nella tua analisi sulla lentezza del film,ma onestamente credo che non lo avrebbe salvnato neanche una decurtazione nel minutaggio. Paragonarlo (nel trailer) al grande Maestro l’Altissimo Stanley, poi, mi sembra quantomeno risibile. Grazie della recensione e complimenti per il blog! A presto.

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