La Fantascienza che offende la Scienza, ovvero: “I Origins”, di Mike Cahill

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Io l’ho aspettato per più di un anno.
Ritrovarmi a vedere un film di una così tale, sconcertante mediocrità mi ha gettato in uno sconforto che non provavo dai tempi della delusione del raccapricciante The fountain di Aronofsky.
Ma andiamo per gradi.

Premessa: Another Earth

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Ora non mi metterò a parlare di Another Earth dopo mesi e mesi che non lo vedo. Riassumo: nello spazio appare una gemella della Terra; la protagonista, per guardare il nuovo pianeta, provoca un incidente in cui muoiono una donna e un bambino. Anni dopo, al termine di una pena risibile (poi dicono della giustizia italiana), trova il modo di entrare in contatto con l’ignaro marito/padre delle sue due vittime. Il tutto mentre in cielo c’è sempre la seconda Terra, eh, e il resto del mondo tenta di contattarla.
Non potevo chiedere di meglio; e infatti l’ho adorato.
Immaginate quindi con quale ansia ho atteso il successivo progetto del regista e sceneggiatore, Mike Cahill.

Veniamo dunque a parlare di questa nefandezza di I Origins.

Trama

La trama ufficiale prima dell’uscita, era simile a: «Scienziato che studia gli occhi fa una scoperta in grado di cambiare il destino dell’umanità e per questo viaggia in India.» Che è come se Jurassic Park venisse descritto con: «Matematico incontra coppia di paleontologi di fronte a un triceratopo.»
La storia di I Origins è questa. Sì, sto per raccontarvela tutta a grandi linee, quindi se non volete anticipazioni potete saltare questo paragrafo.
Poi però se lo vedete e ci rimanete male non dite che non vi avevo avvisato.

Dunque. Il suddetto biologo incontra una donna mascherata la sera di Halloween, sta quasi per farsela in un bagno ma lei scappa senza motivo. (Non ridete subito.)
Lui trova un cartellone pubblicitario con gli occhi di quella donna, prova a cercarla, scopre che si chiama Sofi, ma non la trova. Poco male, perché la incontra per caso sulla metro. (Ora potete iniziare a ridere, ma sommessamente). Si conoscono, si mettono insieme. Consumano.
Nel frattempo la sua ricerca scientifica consiste nel trovare i vari gradi di evoluzione dell’occhio; nello specifico, sono alla ricerca del primo gradino, il gene che ha permesso agli animali senza occhi di poter avere gli occhi. (Non ridano i biologi.)
In dieci minuti, il protagonista e la sua amata decidono di sposarsi, la collega del laboratorio lo chiama per comunicargli di aver trovato il gene in un particolare tipo di verme e poco dopo Sofi muore. (E non ridete, dai).
Sette anni dopo, la mappatura della retina sta diventando il metodo standard di registrazione dell’identità. Il protagonista e la collega sono sposati, e quando nasce il loro primo figlio scoprono che ha le stesse impronte retiniche di un uomo morto poco prima del suo concepimento. Provando varie foto, l’unica altra persona ad avere una corrispondenza è la fidanzata morta anni prima: coincide con una bimba indiana.
Lui parte per l’India. Per un po’ non la trova, poi la trova (non c’è un modo più serio per descrivere quei vuoti minuti). Le fa un test, ma non va bene; poi però fa qualcosa che gli fa capire che è effettivamente la reincarnazione di Sofi. Il film finisce.
(Ora potete smettere di ridere.)

Del perché è un’offesa per la Scienza e per gli scienziati

Veniamo all’argomento centrale di questo mio intervento.
I Origins è una vergognosa, spropositata opera di denigrazione della Scienza, del metodo scientifico, degli scienziati, della razionalità e dell’atteggiamento pragmatico, e per estensione dell’ateismo, dell’agnosticismo, e dello scetticismo in genere.
Vediamo perché.

  • Gli scienziati di questo film provano a dimostrare l’inesistenza di dio. Giuro. Non lo dicono loro, ovviamente, ma viene fatto dire a Sofi, la fidanzata del protagonista che svolge pacchianamente il ruolo di figura spirituale. Nessuno la contraddice, però. Bastava un «No, guarda, stiamo studiando come è nato l’occhio.» E invece no, gli scienziati sono lasciati lì a lottare (invano, secondo Cahill) contro l’Intelligent Design. Capito? Non contro l’evoluzione, dove avrebbero vinto troppo facilmente. Cahill abbraccia l’Intelligent Design. Sì, lo abbraccia, perché uno che fa un film del genere non sta neanche tentando di avere un atteggiamento non dico neutrale, ma almeno propositivo e aperto al dialogo. Questo film è, a tutti gli effetti, uno spot all’Intelligent Design.
  • Parlando di Sofi. Ella viene sempre dipinta come il personaggio con la mente più aperta, il più innocente, e, al termine del film, quella che aveva ragione. Inutile dire che è quella che parla di reincarnazioni, di mondo spirituale, di scienziati che non sanno vedere oltre il proprio naso ecc.
    A questo si aggiunge il fatto che il protagonista la tratta come se fosse una bambina, lamentandosi della sua infantilità e della sua creduloneria, apparendo quindi come lo stronzo di turno.
  • Non mancano sparate deprecabili sulla sperimentazione animale. Probabilmente Cahill tentava di ingraziarsi pure gli animalisti, non so. Fatto sta che, nonostante abbia almeno la decenza di non mostrare ricercatori che torturano topi, quando Sofi li accusa di usare esseri viventi per scopi inutili nessuno sa risponderle per le rime (tipo «Vai a studiare, per cortesia»).
  • Colpo di grazia: i due ricercatori, di fronte al pancione di lei, scherzano sull’usare il neonato come primo soggetto di un esperimento. Ma scherzano in maniera ben poco scherzosa, se mi passate il cacofonico paradosso; è un dialogo pesante, malato, che va ben oltre il cattivo gusto.

Conclusione: il film è uno spot per l’Intelligent Design, la reincarnazione, la predestinazione e qualsiasi altra pseudoscienza New Age vi venga in mente. Non c’è neanche il benché minimo accenno al dialogo, alla proposta, alla costruzione di una discussione: gli scienziati sono quelli cattivi, che non vedono la spiritualità del mondo, che odiano chiunque creda al soprannaturale (il protagonista si offende quando la moglie usa la parola “anima”) e si battono strenuamente per rovinare la vita altrui; dall’altra parte, ci sono delle persone illuminate che vedono gli spiriti, vanno in giro con l’occhi di Ra al collo e sono buone, aperte di mente, più intelligenti e simpatiche.
La possibilità di scrivere un film in cui Scienza e Spiritualità dialogassero e si confrontassero, prima di giungere a una conclusione sfacciatamente per una o l’altra parte, viene totalmente mandata in vacca da Cahill con la decisione di impostare il film in una forma didascalica a livello di spot televisivo.
Peccato veramente, perché gli argomenti toccati lasciavano ampio spazio a possibilità di sviluppo e confronto prontamente eluse dall’autore.

Cose stupide a caso

Ma il film non è solo offensivo dal punto di vista strettamente concettuale. È anche pieno zeppo di ingenuità e veri e proprio errori.
Elenchiamone sadomasochisticamente e volgarmente alcuni. Ovviamente, se dopo aver letto il paragrafo precedente avete ancora voglia di vederlo e quindi di non avere anticipazioni, saltate di nuovo.

  • Quando si incontrano per la prima volta, Sofi scappa perché lui le chiede se per caso la mattina dopo lei se ne pentirà (sic). Qualcuno mi spieghi.
  • Il protagonista trova il cartellone pubblicitario con gli occhi di Sofi seguendo degli 11. Paga 11.11$ alle 11:11 per un biglietto del SuperBall con il numero 11, quindi vede passare l’autobus numero 11 e lo porta al cartellone. Poi trova la ragazza del cartellone su Google, scopre che viene taggata in un bar che frequenta spesso, ma non ce la trova. La incontra qualche giorno dopo per caso sulla metro. Qualcuno mi spieghi il senso di questa sequenza di eventi.
  • Come dicevamo, la ricerca compiuta dal protagonista riguardo i gradi di evoluzione dell’occhio, che sarebbero dodici, dal più elementare a quello umano. Sì, Mike Cahill, non avendo chiaramente mai incontrato una scienziato in vita – figuriamoci chiedere un consulto – è sinceramente convinto che l’evoluzione animale dovrebbe funzionare così (dico “dovrebbe” perché è ormai sottinteso che è un creazionista): ci sono degli organismi inferiori che diventano mano a mano superiori fino ad arrivare agli umani, che dovrebbero essere il vertice finale dell’evoluzione. Qualcuno gli procuri un libro di biologia.
  • Mentre tentano di sposarsi, lui deve scappare in laboratorio chiamato dalla collega e quindi se la porta appresso. Rimasti soli, lei gli fa notare che donare la vista a un animale che non sa neanche cosa sia la luce potrebbe portare a imprevedili conseguenze. Ora: un’idea del genere, in mano a un Dick o un Ballard, avrebbe originato come minimo un racconto eccezionale. Invece, in I Origins il discorso viene troncato con un originalissimo «L’uomo non deve giocare a fare Dio.» (sic). Vedasi alla voce “Come mandare a puttane un’idea geniale”.
  • Momento tragicomico 1: dopo il discorso sui vermi, tentano di fare pace copulando in laboratorio. Lui ovviamente si getta addosso delle fiale piene di formaldeide accecandosi per i prossimi minuti, e perdendosi così la scena seguente.
  • Momento tragicomico 2: nella scesa seguente, il cecato e la sua compagna rimangono bloccati nell’ascensore fra un piano e l’altro. Lui esce per primo, la trascina nel pianerotto e cosa accade? Sì, proprio quello: l’ascensore precipita e lei viene tranciata a metà. Che colpo di scena.
  • Lui si deprime per due minuti, poi limona con la collega e il flashback ci porta a sette anni dopo, quando lei aspetta già un bambino. Un raffinato senso dell’equilibrio formale, non trovate?
  • Salto tutta la parte in cui scoprono che il figlio ha gli stessi occhi di un morto, che coincide con un tentativo – totalmente fallito – di creare tensione sperando che lo spettatore non abbia ancora capito che il film parla di reincarnazione. Certo, credici.
  • Giunto in India, il protagonista incontra un personaggio nell’ascensore. Dice di essere un venditore, ma fa anche “l’opera del Signore”. Non si capisce se è un prete, un becchino, un’allucinazione, Satana, un alieno. So solo che è interpretato da William Mapother, protagonista di Another Earth. E va bene avere attori-feticcio, ma bisogna dargli un ruolo che ha un senso, non da comparsa parlante.
  • Seguono venti minuti di ricerca della bambina, grazie a una volontaria/insegnante e a un cartellone pubblicitario. E come la trova, alla fine? Mentre è al telefono con la moglie che gli dice di tornare, se la ritrova davanti. Così, giuro.
  • Lui se la porta nella stanza dell’hotel. Si vede di sfuggita la comparsa parlante che sale nell’ascensore, e lì ho sinceramente sperato che andasse a denunciare il protagonista per turismo sessuale. E invece niente, sparisce. Forse era Satana davvero.
  • Il finale. La bambina fa il test in cui dovrebbe riconoscere immagini della vita di Sofi, ma le risposte sembrano casuali. Lui la porta avanti all’ascensore e lei sbrocca. La porta in braccio ed escono dall’hotel. Inquadratura di una porta che si apre su un giardino illuminato: finalmente lo sporco scienziato ateo ha aperto la mente e ha accettato la spiritualità (tutta, da dio all’omeopatia, credo).
  • Anche dopo la fine, non si capisce comunque cosa significhi esattamente il titolo.
Giudizio finale

Sono già stato abbastanza cattivo nei capitoli precedenti, quindi non dirò che questo film è una merda, perché sarebbe pleonastico. Sottolineo ancora quanto sia offensivo nei confronti degli scienziati e dei razionalisti; e, per estensione, anche per tutti quelli che vivono la propria spiritualità in uno qualsiasi dei milioni di modi possibili, perché vedono questi argomenti (che hanno la loro importanza, che ci si creda o no) trattati alla stregua di un bambino che dice «Io ragione e te no perché sì, gnè gnè gnè.»
Infantile, infatti, è in ultima analisi l’unico aggettivo valido per poter descrivere interamente il film.
Ve lo sconsiglio, nell’attesa che Cahill torni ai fasti di Another Earth.

Clicca qui per altre mie recensioni di film e serie tv.

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78 Replies to “La Fantascienza che offende la Scienza, ovvero: “I Origins”, di Mike Cahill”

  1. Uno dei film più belli che abbia mai visto…
    E’ stata per me una sorpresa bellissima, anche perché non avevo aspettative, a differenza del proprietario di questo blog.
    Ho letto questa critica fino alla parola “nefandezza”, poi ho capito che niente e nessuno potrebbe togliermi questo film dal cuore.

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      1. Another Earth l’ho visto dopo… e devo dire che non ho notato tutto questo divario estetico che tu lamenti. Sono entrambi film bellissimi.
        Nel mio caso, I Origins resterà per sempre il-mio-film per motivi più personali che cinefili, perché è il film che rappresenta meglio di qualunque altro la mia personale idea sulla vita e la morte. Ma queste sono cose mie.
        Come già ti ho accennato, questa che tu chiami recensione assomiglia molto più ad uno sfogo umorale di una persona rimasta vittima delle proprie aspettative. Infatti volevo chiederti: a distanza di un paio d’anni scriveresti ancora queste cose oppure ti sei ricreduto?
        Saluti 🙂

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        1. Sinceramente sì, scriverei le stesse cose.
          Non ho alcun motivo di ricredermi su nulla, anche se forse adesso userei dei toni più “diplomatici”, per così dire.

          Probabilmente proprio la mia veemenza nella stroncatura ha originato il fatto che praticamente quasi tutti i commenti qui sotto, come avrai notato, non si curano minimamente di spiegarmi perché non avrei capito o dove avrei interpretato male o cosa ho frainteso: mi offendono (cioè, ci provano) e basta.
          Credo sia perché trovano inaccettabile la critica a un film che è così rassicurante nel confermare le loro credenze pseudo-spirituali e la loro visione naif della scienza, peraltro mascherandosi (pericolosamente, lo ripeto di nuovo a distanza di due anni) da pellicola che spiritualità e scienza dovrebbe farle dialogare.

          Tu, appunto, sei uno dei pochissimi (forse solo il secondo?) che mi ha semplicemente detto che non è d’accordo e che probabilmente è colpa mia, ma con toni civili e pacati – della cui cosa ti ringrazio.

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  2. Non ho mai letto una cosi spocchiosa e arrogante recensione in vita mia. Questi tipi di film possono piacere o non piacere. Chiunque abbia scritto questa recensione ha interpretato il film in modo molto diverso da me. Forse avrebbe dovuto ragionarci e analizzare meglio i concetti che ha vergognosamente sopra descritto. Io adoro quel film. Che al contrario di quanto dice questa recensione lascia spazio sia alla scienza sia alla spiritualità, senza dare poi nessuna risposta, ma piuttosto, lasciandoti tante assillanti domande a cui non troverai mai una risposta. Fantastico.

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    1. Ecco: se evito la prima frase, questo è un buon commento.
      Ma io, quando leggo una recensione di qualcuno che “ha interpretato” qualcosa “in modo molto diverso da me“, difficilmente la definisco “spocchiosa e arrogante”.
      Il punto è che continuo a ricevere commenti di persone che asseriscono che io non abbia capito qualcosa, ma di gente che si prenda la briga di spiegarmi cosa ce n’è ben poca. C’è stata, nei commenti precedenti, basta leggere.
      Comprendo e accetto il fatto che abbiamo interpretato alcuni aspetti del film in maniera differente: perché? Cosa c’è di oggettivamente falso in ciò che ho scritto? Nessuno mi ha ancora riposto.

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  3. ….film che mi ha fatto venire i brividi come mai prima (hey non sono un fricchettone). Da guardare, io l’ho consigliato a tutti i miei amici, di ogni estrazione sociale e appartenenza e credo, e non a tutti è piaciuto, ma alla maggiorparte si.

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  4. Il biglietto 11 alle ore 11:11 dell 11-11 gli serviva a fargli capire che doveva prendere il bus numero 11, l’abbaiare del cane sul bus, invece, la fermata a cui doveva scendere.
    A me il film non è dispiaciuto. È un film di fantascienza ovviamente e come tale dev’esser preso, ma ha un nonsochè di affascinante il pensiero che la scienza possa giungere a trovare l’anima e quindi a mettere in crisi sé stessa.

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    1. Appunto: a che serve farlo scendere a quella fermata per fargli vedere il cartellone, se poi la incontra per sbaglio altrove?

      Non capisco il “come tale deve essere preso”: evidentemente le tue conoscenze di fantascienza sono piuttosto limitate. Ti consiglio di farti un giro in questo blog per leggere qualche recensione (sia di libri che di film) e farti un’idea di cosa possa significare “fantascienza”.

      Non vedo poi perché trovare l’anima dovrebbe “mettere in crisi” la scienza. È proprio questa artificiosa dicotomia “scienza/spiritualità” a rendere pessima la pellicola.

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      1. farlo scendere a quella fermata serve perchè appena sceso vede il cartellone con la pubblicità del profumo, poi ricerca in internet la relativa campagna pubblicitaria, da qui il nome e il viso della modella. Lui non l’aveva mai vista in faccia (aveva la maschera), ed è grazie a questo che quando la incontra per caso sul bus la riconosce!
        Il film parla di continuo tra il vivere di scienza e segni concreti o vivere di istinto credendo anche al soprannaturale. Se non hai capito questo, non hai capito il film. Io l’ho trovato un piccolo capolavoro, alla stregua di Another Earth.

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        1. Non ha senso, se l’h riconosciuta dagli occhi sul cartellone, poteva farlo anche sul bus.

          L’idea della lettura scienza vs. istinto è quantomeno originale. Non la condivido e continuo a ritenere il film tutto tranne che una semplice contrapposizione fra due visioni, ma ti ringrazio del contributo per una chiave di lettura un po’ diversa.

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          1. Ciao Stefano. Non poteva riconoscerla soltanto dagli occhi, sul bus, dal momento che 1) erano troppo lontani per vedere esattamente come fossero gli occhi e 2) lei teneva lo sguardo basso. Soltanto quando lui la riconosce dal viso, e la fissa, lei alza lo sguardo perché si sente fissata. Tutto ciò potrebbe essere un po’ un’arrampicata sugli specchi, però il senso ce l’ha. Un’altra cosa che vorrei dirti: a mio parere non vengono screditati TUTTI gli scienziati o la scienza in generale; qui si parla di UNO scienziato in particolare, ovvero il protagonista, che in questo caso è un po’ troppo chiuso alla spiritualità. Non vengono denigrati TUTTI gli scienziati o la scienza in generale, ripeto, viene al massimo messo in discussione il protagonista per il suo modo di pensare, indipendentemente dal fatto che sia uno scienziato.
            Concordo su altri dettagli, ad esempio non mi è piaciuto il fatto che si sia toccato l’argomento della numerologia per poi non approfondirlo per niente. Oppure il tizio dell’ascensore in India, di cui non si capisce minimamente il senso (o probabilmente il senso l’avrà capito solo Cahill). A me il film nel complesso è piaciuto, semplicemente perché mi ha emozionato e qualcosa mi è arrivato. Però concordo sul fatto che si sarebbe potuto fare molto di meglio.

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            1. La tua spiegazione sulla questione del bus, come tu stessa ammetti, è un po’ un’arrampicata sullo specchio; ma è indubbio che un senso ce l’abbia.

              La questione scienziato/scienziati, invece, credo sia più filosofica: nel momento in cui un’opera (un film, un libro…) propone un personaggio delineato da una certa caratteristica – in questo caso essere uno scienziato – e lo definisce in una certa maniera, sta dando un ritratto del solo personaggio o di tutta la caratteristica? Il personaggio, in sé, non diventa un campione dell’intera categoria che in quel momento sta rappresentando?
              È lo stesso ragionamento per cui si potrebbe tacciare di razzismo chi dipinge un personaggio ebreo tirchio, o un nero ladro, o un omosessuale maniaco ecc.
              Ovviamente non possiamo sapere cosa Cahill intendesse, perché non mi risulta abbia mai rilasciato un’intervista in cui ci informa del suo rapporto con la scienza; ma è pur vero che, se vuoi fare un film sul rapporto tra scienza e trascendente, debbo presupporre che i due rappresentanti per te fungano da archetipi delle due parti in causa.
              Peraltro il problema del protagonista non è che sia “chiuso” (che poi semmai quella chiusa alla logica razionale è Sofi): è che è essenzialmente un nazista.

              Rispondendo anche al tu P.S.: Sì, dovrei contenermi. Rileggendo adesso la mia recensioni, oggi come oggi modererei di molto i toni – pur senza cambiare alcun giudizio, al momento. 🙂

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  5. Questo articolo mi sembra fazioso, fatto con giudizi del tutto personali e privi di alcun aspetto tecnico. Per dovere di cronaca il film viene definito come genere “FANTA-scientifico”; anche se probabilmente anche questa definizione è errata visto che la “Scienza” in questa opera è semplicemente un aspetto secondario, i reali temi sono altri, e non intendo spoilerare. Se ci si aspettava un documentario sulla biologia avrebbe avuto logica guardare Superquark di Piero Angela.

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    1. Il post contiene sia giudizi personali (di parte, e lo ammetto tranquillamente) che giudizi tecnici.
      Gli errori formali e le leggerezze di scrittura sono ben elencati, e non dipendono in alcun modo da quello che posso pensare o meno della filosofia che muove la pellicola.

      Tralascio il fatto che, volendo evitare di peccare di umiltà, non mi pare il caso di venire a insegnare a me cosa vuol dire “fantascienza”. L’osservazione al riguardo, comunque, è del tutto ininfluente, dacché un film (o un libro, se è per questo) può essere di qualsiasi genere voglia, ma se dà una visione distorta del metodo scientifico per avallare superstizioni e suggestioni new-age e paraesoteriche, io le mie rimostranze le faccio comunque. Se poi i protagonisti di detta opera sono scienziati, e detta opera si propone di indagare il rapporto tra Scienza e Fede fallendo miseramente perché di gran lunga più imparziale della recensione del sottoscritto, allora qualcosina da dire ce la potrò avere anche io, no?

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  6. È il web; lo adoro il web…. Concede a tutti la possibilitá di dire, ciò che gli passa per la testa!
    É la critica che merita più conoscenza ed esperienza perche analizza il lavoro sudato di altri. E soprattutto é soggettiva!!! Se lasci lo spazio dei commenti Stefano, non dovresti rispondere a tutti per puntualizzare!! Sennò critichi chi ti critica!!!
    E per esempio, il regista il quanto artista ha creato e sceneggiato il film, per soddisfazione e passione. Immagino che qualunque persona faccia qualcosa di pubblico, sappia che potrá essere giudicato, ma se passasse la vita a puntualizzare sui critici, non avrebbe più tempo per fare il suo lavoro.
    Adesso critico il critico: Un grafico, che ha studiato al conservatorio, occupato in un call center ha il curriculum giusto per fare il critico?
    Sai perché gli anziani si mettono fuori dai cantieri e giudicano l’esecuzione degli operai?
    Perché hanno tempo e perché vogliono riscattare se stessi.
    Sanno che, in quanto facenti parte della popolazione non attiva, vengono definiti non più idonei al sostentamento della societá!!! Non lo fanno per aiutare veramente il cantiere, ma per tornare a casa e guardando Forum pensare di essere stati utili!!!
    Perciò vai a lavorare fai qualcosa di tuo e fattelo giudicare! Che a criticare siamo buoni Tutti !!! Vedi l’ ho fatto anch’io!!!

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    1. No, non hai fatto nessuna critica: hai semplicemente detto che nessuno può giudicare l’opera di qualcun altro se non ha fatto lo stesso percorso di vita.
      Adesso vallo a dire a qualsiasi blogger abbia recensito film senza essere regista, libri senza essere scrittori, brani senza essere musicista ecc.

      Riguardo al produrre lavori e farmeli giudicare, lo faccio già (è curioso che tu abbia letto la mia biografia eppure ti sia sfuggito questo dettaglio).

      Sarebbe stato più costruttivo se mi avessi indicato cosa secondo te non ho capito del film, come altri commentatori qui sotto hanno fatto.
      È per quello che ho lasciato lo spazio per i commenti: per sapere se c’è qualcosa che ho sbagliato.
      Sto ancora aspettando risponte esaurienti da chi è passato di qui finora.

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    1. La recensione è un breve testo valutativo e interpretativo di un’opera letteraria, scientifica, artistica, come film, opere teatrali e musicali, di cui analizza gli aspetti contenutistici ed estetici. Il termine deriva dal verbo latino “rĕcensēre” e significa esaminare, passare in rassegna, riflettere. Una recensione è costituita dai seguenti elementi: ▪ elementi informativi ▪ elementi interpretativi ▪ elementi valutativi. In genere le recensioni sono destinate ad un vasto pubblico e fungono da ausilio nella scelta di determinati eventi artistici o letterari, fornendone un sunto, una critica ed a volte una votazione. Nella letteratura scientifica, scopo della recensione è quello di esaminare i contenuti di lavori scientifici e di redigerne una sintesi confrontandoli con le altre pubblicazioni esistenti sulla materia. La recensione di un libro è rivolta ai potenziali lettori e quindi la sua funzione deve essere quella di aiutarli a decidere se leggere un libro o no, fornendogli indicazioni sul suo contenuto e sulla sua qualità.

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  7. La recensione mi sembra particolarmente critica, forse scritta troppo a caldo. Però anche io ho notato molti dei “punti deboli” da te descritti. Senza entrare nel dettaglio come hai fatto tu, credo che in generale quando si tratta una tematica così complessa in un film (che deve anche avere le sue logiche di intrattenimento, ecc., vedesi le forzature della trama) si rischia sempre di banalizzarlo. D’altro canto bisogna anche riconoscere lo sforzo, la volontà di creare qualcosa di “intelligente” che generi comunque nello spettatore dei pensieri critici (che possono essere anche “è tutta una puttanata… PERCHE’…).
    Personalmente non ho apprezzato particolarmente il finale. Sinceramente credo di non aver nemmeno capito completamente il messaggio che il regista ha cercato di trasmettere. Alcune volte è meglio così, nel senso che una libera interpretazione non è necessariamente un male, ma in questo caso, dopo tutto il casino che hai fatto per arrivare qui, appellandoti alla scienza, alla spiegazione netta e non tra le righe, a sto punto mi aspetto un finale netto e preciso.
    Concordo anche sul fatto che il titolo non si comprenda realmente. A sto punto, visto le frasi banali che escono nel film, del tipo “l’uomo non può giocare a fare Dio”, l’avrei intitolato “Gli occhi sono lo specchio dell’anima”. Ops, ho detto “anima”… scusate.

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  8. Leggendo alcune delle sue interpretazioni (perché solo così si possono chiamare) su serie tv o altri film, mi era parso di capire che lei fosse una persona abbastanza ragionevole, ma dopo questa..il giorno in cui l’ha scritta sarà stato molto triste si vede. Una recensione così stupida non l’avevo mai letta, “giuro”.
    Una sorta di grande sfogo in cui elenca in modo superficiale le cose che LEI non ha capito, parlando al pubblico come se tutti la dovessero pensare nel suo stesso modo. Inoltre mi sento di dire che il film era abbastanza semplice e il fatto che lei non abbia capito così tante cose, lascia intendere quanto sia in grado formulare un giudizio. Per esempio mi chiedo come faccia a non capire la scena della festa in maschera quando lei se ne va…Lei Stefano ha mai avuto esperienze con l’altro sesso? Sa cosa succede se chiede a una dona, con la quale ti stai dando da fare, “ma non ti pentirai domani mattina?” , qualcosa mi dice che non ha grande affinità con tale argomento. Comunque sorvolando sulla sua vita sessuale, un film si basa anche sulle emozioni che riesce a trasmettere attraverso la storia, attraverso la fotografia, attraverso anche le colonne sonore (che a mio avviso sono molto importanti), anche attraverso la semplicità, anzi a volte è proprio quella che rende grandi alcune opere. Infine volevo ricordarle che non essendo un documentario di biologia, ma essendo un film e che la maggior parte delle persone che andranno a vederlo non saranno biologi molecolari, l’esattezza scientifica, non è certamente il tema centrale e non deve esserlo. Se vogliamo essere così pignoli, allora, non so quanti siano i film che si salvano per la mancanza di incongruenze a livello nozionistico..forse nessuno.
    Comunque mi auguro che le sue prossime “interpretazioni” possano essere complete e riescano a prendere in considerazione più aspetti diversi e meno ridicole ecco..
    Saluti, Enrico Migliori 🙂

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    1. Ammetto che ho qualche remora a rispondere a un commento occupato per metà da allusioni alla mia vita sessuale, peraltro basate sull’assunto che sia buona norma scoparsi fanciulle ignote durante le feste senza nemmeno presumere che magari il giorno dopo esse potrebbero pentirsene (il che dice molto più sulla vita sessuale del commentatore di quanto la recensione ne dica su di me – ma è un’altra storia).

      Venendo alle cose serie – categoria nella quale la prima scena di questo film non rientra – non ho mai negato il valore della componente tecnica. La fotografia è sicuramente ottima, la regia non entusiasmante ma quantomeno corretta, della colonna sonora non mi sono neanche reso conto. Anche le interpretazioni degli attori sono buone, nei limiti che quella sceneggiatura permette loro.

      Ohimé, però, se si fa un film il cui assunto è fondato sulla biologia evolutiva e i cui protagonisti sono scienziati, forse di questi argomenti qualcosa si dovrebbe pur avere conoscenza; sennò faccio un film ambientato nel Medioevo senza saperne nulla di quel periodo, lo infarcisco di anacronismi e mi giustifico dicendo «Eh, ma mica è un documentario».

      Mi spiace che si trovi questa recensione reciproca, ma, se può essere di consolazione, non è un sentimento reciproco.

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  9. Mi piace pensare che, in qualche forma, un giorno o l’altro potremmo tornare. Il film mi è piaciuto e ho detestato la recensione qua sopra, trovandola esageratamente – e inutilmente – petulante. Credo che non serva acquisire chissà quale cultura scientifica, teologica e cabalistica prima di vedere un film, o a nessuno sarebbe mai venuto in mente di dare un seguito a quella simpatica vaccata di Porky’s. A Bologna si dice “stiamo ben sereni!”. Consiglio al recensore un bel tour de force di film dell’Asylum, almeno 11…! 😉

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    1. La recensione è petulante perché i difetti sono tanti – e parlo proprio di difetti di scrittura, indipendentemente da quello che se ne può pensare sul piano filosofico.

      La cultura scientifica non dovrebbe essere necessaria per godere di un film, ma dovrebbe esserlo nel momento in cui si decide di scriverlo, un film, che abbia per protagonisti degli scienziati o presunti tali. Almeno si eviterebbe di dipengerli come mostri o di scrivere castronerie.
      Poi, certo, il sistema educativo dovrebbe dare anche allo spettatore quel minimo di conoscenza per discernere le qualità dell’opera, ma è un altro discorso.

      Il film dell’Asylum mi paiono più adatti al pubblico medio “I Origins”.

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      1. Mmm… ci sarebbe molto di cui discutere. Tutto un lungo discorso da fare sul numero 11 e l’era dell’Acquario, ad esempio. Sul perché lo scienziato perda la vista nel momento in cui è in grado di darla a un verme che, per sua natura, non ce l’ha. Sulle ragioni per cui una ragazza mascherata in procinto di accoppiarsi selvaggiamente (con un uomo piuttosto sensibile che s’innamora dei suoi occhi) dovrebbe avere un ripensamento rendendosi conto che la mattina seguente non porterà più quella maschera. Sulla comparsa parlante/Satana, che ai fini del film ha poi il solo scopo di non far prendere l’ascensore alla bambina prima che abbia fatto il test (ma alla questione del turismo sessuale ammetto di aver pensato anch’io).
        Ho trovato molto carina l’idea del cartellone grazie al quale, all’inizio del film, il protagonista si mette sulle tracce della sua bella; lo stesso trucco che usa alla fine per ritrovare Sofi o, almeno, una parte di lei.
        Infine, se da una parte lo scienziato non crede all’esistenza di Dio, dall’altra nel film si prova la reincarnazione, ma i personaggi non ci sarebbero mai arrivati senza passare attraverso la scienza stessa. L’occhio inscritto nel triangolo ti dirà senz’altro qualcosa.

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  10. Sinceramente non so nemmeno perché rispondere a questa recensione capitata per caso mentre cercavo riscontri di qualche tipo con le teorie presentate nel film (e qui l’algoritmo di posizionamento delle pagine google andrebbe rivisto), tant’è che di natura sono polemico e le affermazioni fallaci mi infastidiscono.
    Brevemente: credo tu abbia interpretato male l’intero film.
    Anzi, stando anche alle interviste a Cahill, che confermano ciò che pensavo dopo aver finito il film, hai completamente perso il senso del film.
    Inoltre la propaganda all’intelligent design, così come la denigrazione del metodo scientifico sono tue invenzioni.

    Semplicemente? Il film è una metafora sul rapporto conflittuale fra scienza e fede e Cahill cerca solo di congiungere i due mondi. Per lui è possibile coesistano, difatti non evita di stroncare ampiamente alcune fantasie di Susi, con chiare motivazioni scientifiche, così come ammette che non sempre la scienza sa rispondere (e la citazione del Dalailama dice molto del parere che vuole dare sulla fede).

    Comunque sia: non capisco perché i biologi debbano ridere su una ricerca plausibile riguardo l’evoluzione dell’occhio (tra l’altro sai che sono davvero riusciti a far vedere la luce ai vermi? Oltretutto con varie strumentazioni hanno scoperto che ad alcuni piace e ad altri no. Non nel film eh, nella realtà, sempre che non ti facciano ridere anche le cose reali).

    Mi sa che scrivendo troppo impulsivamente perdo il filo del discorso.
    È che ho letto svariate cialtronerie in questa “analisi critica” (virgolettato perché non è un’analisi critica, bensì un’opinione su una storia: equivale a dire che con gli stessi parametri di valutazione da te utilizzati io posso stroncare La Bella E La Bestia della Disney, o i film della Marvel, o Forrest Gump) che non so bene a cosa voglio rispondere.
    Quindi diciamo che mi fermo qua. Alla fine tutto l’errore sta nel fatto che non hai capito il senso del film, e ci sta per carità, magari eri preso da qualche battaglia filosofica con qualche animalista su FB e ti sei fatto qualche pregiudizio.
    La prossima volta però un po’ di giudizio in più potresti mettercelo.
    Non ha proprio senso giudicare un film in base alla quantità di verità nel film o dicendo frasi tipo “dopo dieci minuti si sposano” o come ho letto altrove “dopo una settimana si sposano” -visto che nessuno da indicazioni di quanto sia passato prima del matrimonio e neppure dalla morte al bacio con la collega-. In caso si valuta la credibilità. E quella c’era. Gli attori sembravano vivere abbastanza bene la storia, con elementi appositamente piazzati ma anche con qualche giochetto misterioso qua e là.
    Nell’ipotetico scenario la trama regge, le scene son girate bene, manca forse un po’ della fotografia di Another Earth ok, ma d’altronde è un film sul microscopico…
    P.s. Ottime anche le musiche e Michael Pitt

    (E fidati che Cahill non ce l’ha con la scienza, anzi, a passare per ridicola era solo la povera Susi. )

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    1. Ciao Andrea.

      Innanzitutto ti ringrazio del commento, sia perché se tutti mi dessero ragione non ne ricaverei niente, sia perché ciò che dici mi mette nella possibilità di analizzare ancora meglio certi aspetti del film.

      Innanzitutto, premetto che l’algoritmo di Google prevede che se uno cerca informazioni sulla validità delle teorie contenute in un film, possa anche capitare di finire su un blog che quelle teorie le stronca. A me questa sembra una gran fortuna, altro che difetto.
      Poi non ho capito il riferimento alle mie presunte discussioni filosofiche con animalisti che avrei tenuto su Facebook.

      Ciò detto, ti rispondo passo passo (spoiler: il più importante è l’ultimo).

      1) Di ciò che dice Cahill nelle interviste mi interessa poco e niente: quello che conta è ciò che c’è nel film. Si può anche dire una cosa e farne tutt’altra (ogni riferimento alla politica italiana è puramente casuale – se mi si perdona il populismo).

      2) Nella recensione ho riportato precise citazioni di dove, quando e come si denigri l’intera categoria dei ricercatori e si ammicchi all’Intelligent Design. Perché dovrei essere io quello che si inventa le cose e non te quello a cui sono sfuggite?

      3) Sarei lieto di sapere quali delle “fantasie” di Sofi vengano stroncate “con chiare motivazioni scientifiche” durante il film, visto che io non le ho notate (però, ecco, io lo ammetto, che potrei essermi lasciato sfuggire qualcosa; non è che suggerisca che tu abbia le allucinazioni).

      4) Se non capisci cosa c’è di ridicolo in quella ricerca, evidentemente non sai niente (niente!) di evoluzionismo. Il problema di quella ricerca non è far vedere la luce a dei vermi ciechi, ma considerare l’evoluzione come una serie di passi incompleti verso una meta completa – nel caso del film, l’occhio umano. Prendi un libro a casaccio che parli di evoluzionismo, poi vedi te se quello che si dice nel film non ti sembra più che ridicolo (e ovviamente strettamente legato all’Intelligent Design, che a questo non mi stupisco tu non abbia rilevato).

      5) Sul pregiudizio: se guardo un film in cui mi si dice che l’oroscopo è reale, che l’omeopatia funziona o che la frenologia ha delle solide basi, e mi si motiva tutto ciò scientificamente dopo aver denigrato (insisto su questo particolare) l’intera categoria degli scienziati, perdonami, ma ho tutto il diritto di giudicare la pellicola dal punto di vista “ideologico”.
      Se guardo un film dove si da per scontato che i neri siano biologicamente inferiori ai bianchi, che devo fare? Commentare la fotografia e la recitazione?

      6) Mi dici di non valutare il film secondo i miei pregiudizi, ma la tua alternativa è valutare un film secondo la credibilità? Perdonami, ma la credibilità non credo proprio sia un parametro valido, a meno di non scartare a priori dalle nostre vite qualsiasi film parli di viaggio nel tempo (tanto per fare un esempio). Tanto più che di credibilità in I Origins non ce n’è neanche l’ombra (ripeto: chiedi a un biologo, uno zoologo, qualcuno che abbia fatto un esame sull’evoluzionismo).

      7) La cosa più importante è l’ultima frase che scrivi. Secondo te Cahill non ce l’ha con la scienza perché fa passare Sofi per ridicola.
      Ecco: è esattamente a questo dettaglio che penso quando definisco questo film “pericoloso”. Perché subdolamente presenta un personaggio che dice delle ovvie cialtronerie mostrandolo come vittima dei meschini scienziati e del loro freddo metodo scientifico. Quindi si empatizza con la povera Sofi e a fine pellicola si può dire «guarda lo sceneggiatore come è stato obiettivo nel rapporto fra Scienza e Fede, ponendole in contrasto equo e lasciando il giudizio agli spettatori. Secondo me aveva ragione Sofi, poverina. Cerchiamo su Google se è vero quello che dice». Si tratta di una becera applicazione del vittimismo: si fa apparire la parte che si vuole far “vincere” come quella perdente, lo spettatore sviluppa empatia con essa e si ritrova a “fare il tifo” per quella parte senza nemmeno rendersene conto.
      Ripeto: senza rendersene conto. Come testimonia il fatto che per te Cahill è stato obiettivo e addirittura avrebbe “stroncato” Sofi. È in questo che il film è “pericoloso”: non ci si rende conto di cosa si sta guardando, se non si sta attenti ad ogni messaggio (e non si ha un minimo di basi culturali da cui partire).

      Ovviamente non spero di averti convito – anche perché, checché se ne dica, convincere la gente su qualcosa non è il mio obiettivo nella vita – ma spero almeno che tu voglia riconsiderare alcuni aspetti di questo film. E procurarti un testo sull’evoluzione.

      Buona giornata.

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      1. Buongiorno!
        Parto dal punto 4 perché ormai saranno 7 anni che discuto di evoluzione quindi un po’ ci sono affezionato.
        Non intendevo plausibile la teoria, innanzitutto: loro ricercano seguendo la teoria della “complessità irriducibile”, che pare -a me- essere tutto fuorché una valida teoria scientifica (o l’unico passo che mette in crisi l’evoluzione, non so, il web è confuso su questo argomento), ma lo fanno con un metodo, con dedizione, non per denaro, e ci dedicano la vita. Già questa mi sembra una buona visione della ricerca scientifica.

        5) Il film non motiva nulla di tutto ciò con la scienza. Dice solo che la reincarnazione può essere motivata (nel film) scientificamente. Che poi dire che ” anche gli iridi si tramandano” non spiega il perché della reincarnazione quindi davvero, perché te la prendi così tanto per una storia impossibile?
        Ne “la vita di pi” hai scelto che il bambino ammazzasse l’uomo o la tigre o sei stato li a chiederti quando fosse ridicola la storia?

        6) Il mio criterio non è quello, ovviamente.
        Oltre a considerare con “credibilità” la capacità di far sembrare la storia possibile da parte del regista e degli attori, gli aspetti da considerare in caso sono sceneggiatura, regia, aspetti tecnici vari.
        Tu hai deciso che la scienza fosse derisa nel film, e da li hai attaccato sul resto.
        Ora, ricapitoliamo, dimenticandoci un attimo del fatto che l’evoluzione sia un’altra cosa ma che si possa comunque provare -secondo altre teorie- a ridurre una cosa fino al primo stadio.

        I due si incontrano ad una festa e la tipa scappa prima di consumare: normale, succede in svariati film.
        Il protagonista la cerca e compare questo fantomatico 11: ipotesi fantasiosa, ma tutto 23 è basato su questa cosa e la teoria dietro alla fine è chiara (sei tu che vedi solo quei numeri e ti autoconvinci significhino qualcosa etc etc).
        Alla fine non la trova grazie all’11 ma per caso sul treno: non ti succede mai di vedere una persona ad una festa e dopo tempo rivederla così, per caso? Mi sembra rientri nella normalità.
        Passa del tempo, in cui alle ricerche si alternano momenti di svago, innamoramento, discorsi alla cazzo e colgo l’occasione per ricordare le stroncature a Sofi: si spiegano i pigmenti che fanno essere bianco l’uccello, la statua che piange è photoshop, si risponde alla critica animalista con “stiamo cercando di far del bene ai vermi” (e se noti Sofi cambia argomento a quel punto perché non può più arrabbiarsi per le “torture”), insomma l’atteggiamento alle frasi di Sofi è razionale, quasi sempre, e non risulta stronzo ma solamente noioso (confermo come alcuni che danno solo e sempre risposte serie e razionali dopo un po’ diventino noiosi): riesce pure a confutare le vite passate con un “i nostri atomi si saranno scontrati più volte” (e pur se inverosimile è più probabile della mera teoria religiosa no?).
        Comunque sia, provano a sposarsi, non riescono e il caso vuole che per una serie di azioni alla fine Sofi muoia: ok è un po’ un deus ex machina e poteva essere reso meno coincidenziale ma ai fini della storia serviva che morisse siamo sinceri.

        E qui finisce la prima parte del film, la parte “drama” diciamo.
        Nella seconda parte il film prende un’altra piega, c’è il mistero del figlio, la ricerca, l’India, le domande e tutto il resto.
        Sofi non c’è più in questa parte del film giusto? Il libro sull’origine dell’occhio vende un sacco, i vermi ci vedono e i due sposati ora sono entrambi scienziati razionali.
        Eppure accade quel che accade.
        E? Non è credibile? Secondo te non è plausibile che due persone abbiano la stessa biometria dell’iride? (Cioè in teoria non lo è, dovrebbero essere tutte diverse -ed erano queste le teorie che stavo cercando sul web non quelle di Sofi-)
        Se poi ci aggiungi una piccola componente mnemonica il mistero vien fuori e diventa un bel film. Con un finale chiaro: fede e scienza possono vivere a braccetto.
        Non “c’è un disegno intelligente dietro a tutto questo”. Quello è stato smentito nella prima parte del film, rimembri? Nella seconda è già assodato che l’occhio passi dall’evoluzione, si discute solo di altre cose non spiegabili.
        Finisci il film e tu razionale dovresti scegliere di continuare a credere siano coincidenze, chi è più affine alla fede crederà invece ci sia la reincarnazione. Punto.
        Non vedo tutti questi complottismo e vittimismo, a me non dispiace per Sofi, non l’ho sentita ingiustamente derisa ma giustamente criticata (e la cosa mi fa pensare che il pericolo non è che la gente creda al film ma che empatizzi con Sofi, come tu stesso hai fatto. La tua interpretazione è tutta basata sul fatto che per te Sofi è la vittima, no? Ma se così non fosse? Se il film fosse diviso in due parti dove prima si critica la teoria new age e poi si cerca di unire scienza e fede parlando di reincarnazione? Ti sembra ancora così strano e implausibile e ridicolo come film?).

        Sinceramente, a me va bene tutto, ma non puoi dire che il regista abbia fallito nel suo obiettivo. Cioè per carità puoi dirlo, ma se leggi le altre recensioni con voti bassi non criticano le cose che critichi tu, non criticano le teorie del film, criticano semmai la storia nel suo complesso.
        Alla fine ad empatizzare con Sofi dovrebbe essere chi crede in quelle cose. Chi ha un minimo di razionalità gode delle risposte scientifiche (e oltretutto, prima che morisse, Grey stava pensando “ma mi tocca restare tutta la vita con sta bambina?”) e passa oltre.
        Passino alcuni buchi sulla sceneggiatura, tipo come salta fuori la bambina, il discorso finale un po’ povero, l’11 se vuoi lasciato lì al caso, e cose del genere.

        Ma la critica sul resto è come le critiche che ho sentito ad Interstellar da parte di illustri studiosi. Che senso ha? È un film che comunque consacra Nolan e c’è gente che si attacca ai cavilli nelle teorie descritte, su cosa sia possibile o no. Bah. A me hanno insegnato che i film non si guardano così poi ognuno può fare come vuole sia chiaro.

        Ma davvero, la prima cosa che ho fatto finito il film è scoprire unicamente se ALMENO la storia dell’iride diversa fosse plausibile. Quello contava. Se quello era vero allora la storia reggeva. Altrimenti no.
        Il resto sono contorni a cui nemmeno ho fatto caso, ma di cui i biologi non ridono (ho letto anche l’intervista ad un biologo sul film).

        P.s. Il bello delle persone ciecamente fedeli all’evoluzione è che -e lo so bene- mossa una critica alla teoria, o utilizzata in modo sbagliato, scende l’inferno sulla terra.
        Ed è divertente perché tutto parte da un libro (poi studiato e ampliato e dimostrato ovvio).
        Ma si potrebbe anche fare uno sforzo e considerare altre sfaccettature della cosa no?
        Cioè Cahill non ti dice “l’evoluzione fa schifo gli scienziati sono stupidi” ma “mi serve un pretesto per fargli fare questo studio sull’occhio ed arrivare ai vermi, quindi utilizzo il complesso di irriducibilità e confuto pure questo così la scienza vince comunque, comunque si guardi all’evoluzione”.
        L’unica sospensione del giudizio è aperta la porta alla fine.
        Prima si tenta solo di unire le due cose, sia con il questionario che con il discorso con l’indiana.
        E mi pareva tutto semplice e chiaro, finché non leggo che invece il regista è un pazzo criminale pericoloso perché vuole far passare l’omeopatia come vera e deridere i ricercatori (?!?!).
        Davvero, no.

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        1. Ciao, Andrea.

          Allora, andiamo con ordine. Ci tengo a risponderti perché vedo che stiamo avendo uno scambio di opinioni civile anche se siamo totalmente agli antipodi, e confido nel fatto che mantenendo entrambi quest’atteggiamento riusciremo guadagnare qualcosa l’uno dall’altro, anche senza che nessuno cambi la proprio opinione di una virgola.

          Innanzitutto mi duole sapere che sono 7 anni che discuti di evoluzione e per te la teoria della complessità irriducibile metterebbe in crisi la teoria evoluzionistica stessa. Evidentemente non hai capito almeno una delle due.
          Ma ti do perfettamente ragione sul fatto che i protagonisti del film ci si dedichino con una genuina voglia di scoperta che in teoria farebbe anche onore alla categoria. Peccato che qui la complessità irriducibile, invece di essere indagata, che ne so, per discuterne la validità o meno, venga semplicemente integrata nell’evoluzione, denotando il fatto che i protagonisti (e quindi lo sceneggiatore) di evoluzione non hanno capito proprio niente. (Oppure stiamo parlando dell’Intelligent Desing di cui sopra, ma lasciamolo da parte.)

          Non ho visto “Vita di Pi”, quindi non ho strumenti per rispondere a quella parte del tuo discorso, mi spiace. E non ho visto nemmeno Interstellar.

          Mi spiace che sembri che io abbia avuto un giudizio a priori sul film, un giudizio per così dire “ideologico”, e da lì avrei poi giudicato parallelamente il resto. Ti assicuro che le mie recensioni (dei film, come delle serie e dei libri) hanno sia elementi soggetti che elementi quanto più possibile obiettivi, ma che mi sforzo di tenerli quanto più separati possibile. Qualsiasi cosa io abbia detto sul comparto tecnico (primo fra tutti il coacervo di buchi di sceneggiatura, ma anche altre problematiche di scrittura) è totalmente slegato dalle mie considerazioni sul messaggio che io ho visto nella pellicola in sé.

          Tant’è che tu stesso mi elenchi una serie di oscenità continuando a farle rientrare forzatamente nella normalità. Addirittura alla fine mi elenchi i buchi di sceneggiatura e li sdogani con un “passino”: ma anche no. Se passano questi, allora I Cesaroni è Six Feet Under.

          Di nuovo, leggo che hai empatizzato a tal punto con Sofi che insisti nel ritenere che ciò che dice venga confutato razionalmente e lei faccia la figura della cretina: ma Sofi è l’immagine di chi scrive su Facebook che il cancro si cura con l’aloe e viene sbeffeggiato da tutta la comunità, è il simbolo di chi linka i vaccini e l’autismo e viene giustamente accusato di mettere a repentaglio i bambini, è l’incarnazione di chi tira fuori le teoria più strampalate e poi se ne va col broncio continuando a pensare “Tanto ho ragione io, gnégné”. Dovresti guardare Tempesta: https://www.youtube.com/watch?v=E1OTaUfc7No

          Ora, come tu mi dici che io ho impostato la mia critica seguendo una certa idea, io potrei dire altrettanto di te. Potrei dirti che l’intero tuo giudizio è dettato dal fatto che hai empatizzato in maniera del tutto inconscia con Sofi e trovi impossibile un’altra interpretazione – e su questo rinunciamoci entrambi, che non arriveremo mai ad un punto di incontro.

          Ti dirò che quando ho letto “ciecamente fedeli all’evoluzione” ho sinceramente pensato che era meglio non risponderti per niente. Ti faccio semplicemente presente che essere “ciecamente fedeli” all’evoluzione è come essere “ciecamente fedeli” alla forza di gravità. La teoria evoluzionistica non è una cosa che si sceglie per fede: semmai è il contrario.

          Nonostante questo scivolone, che voglio sperare dettato dalla fretta di scrivere, devo ammettere che il tuo ultimo capitolo offre quantomeno una serie di spunti di rilettura.
          Dunque, Cahill avrebbe totalmente manomesso la Scienza pur di offrirne una sua visione in dialogo con la Fede. Il punto è: se fai del metodo scientifico quel che ti pare per un’ora e mezza, che cosa rimane da confrontare? È ovvio che con quella non-scienza che vediamo in I Origins è possibile un dialogo con la spiritualità. A me pare che sia questo, che Cahill vuole dire: che la Scienza per dialogare con la Fede deve essere qualcosa di diverso da quello che è in realtà.

          A meno che non abbia ragione tu, gli intenti di Cahill erano benigni e l’unico problema è che lui non sa niente né di metodo scientifico né di qualsiasi branca della scienza moderna – che, per uno che fa un film che vuole parlare di questo, mi sembra abbastanza grave.

          Comunque la si metta, il risultato pare sempre arraffato, dozzinale, di una superficilità che una tematica del genere davvero non si merita.

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          1. Si in effetti lo scambio civile piace anche a me, anche se talvolta metto in mezzo provocazioni per tirare fuori il meglio della gente lo ammetto.
            Con fedeli all’evoluzione intendevo appunto che non è scientificamente come la gravità. Tant’è che nel corso degli anni ci sono continue “evoluzioni” nell’ambito dello studio sull’evoluzione, dovute a ritrovamenti fossili e non.
            Io poi, conscio della sua validità, mi riservo il dubbio del non accettarla per quanto riguarda l’uomo, o per lo meno alcuni suoi aspetti (come si sia formata la capacità di parlare ad esempio ancora nessuno riesce a spiegarmelo, e con questo non voglio far entrare in campo Dio o chi per lui. Semplicemente mi tengo il dubbio, per ora) più che l’uomo in se.
            Molti pensano che il passaggio sia scimmia–>uomo ad esempio ma non è del tutto esatto se guardiamo alle ultime scoperte scientifiche quindi lasciami passare che qualcuno si affida all’idea di “teoria dell’evoluzione” che capta in giro qua e la ma poi non si preoccupa di indagare sui veri fatti e quindi, in un certo senso, si “fida”.

            Il complesso di irriducibilità ho detto essere per me una “cagata” e che il web è confuso al riguardo quindi non mi sembra di essere confuso.

            E sull’empatizzare non so, in effetti ci stiamo accusando a vicenda quindi qualcosa non torna.
            O meglio: io a fine film c’ho visto scienza e fede che si incontravano sul tema della reincarnazione (è successo anche in altri film ma non mi vengono in mente), tu che la scienza si redime e segue unicamente la fede.
            Ed effettivamente potremmo andare avanti all’infinito con queste teorie contrastanti ma basandosi su due “visioni” differenti penso sia meglio capire dove sta l’errore.
            Io, per quanto ho letto/pensato, posso dire che l’empatia verso Sofi era sul piano sentimentale: sono generalmente romantico e apprezzo racconti del genere. Ma appunto facendo lei la parte dello “sprovveduto di turno” mi ha fatto piacere vedere le sue teorie disfatte dal ricercatore. Se io le ho viste e tu no però non significa che io stia empatizzando, perché ad ogni minchiata detta dalla tipa segue una risposta di Grey tranne in un caso -quello dei vermi che hanno solo due sensi- che è effettivamente il motivo per cui Cahill ha fatto questo film. Non mi è rimasto in mente un “poverina, per fortuna alla fine aveva ragione”.
            Più che empatizzare con lei credo di aver empatizzato con lui. Con il suo percorso. Un ricercatore, forte dei suoi studi, che per Cahill spiega attraverso la scienza un tema solitamente religioso. Questo mi è piaciuto. Cioè è una bella visione d’insieme.
            Inoltre non credo che il regista sia poco informato sull’argomento: due fratelli più vecchi che sono entrambi biologi molecolari nel campo delle neuroscienze e svariati lavori con national geographic penso l’abbiano un pochino informato.
            Infatti, pensandoci bene, sai che non ho capito dov’è il problema della loro ricerca, scientificamente parlando? Sicuro che dica qualcosa contro l’evoluzione? Io in effetti guardando il film non ho notato questo strafalcione ma potrei sbagliarmi.
            Ti linko comunque il pezzo in cui ne parla
            http://io9.com/i-origins-went-to-insane-lengths-to-get-its-science-rig-1606676955

            e concludo dicendo che io a fine film ho pensato all’incirca ciò che Cahill voleva far pensare e così molti altri.
            Quindi, per quanto un’opinione sia opinabile, se un regista vuole dare un messaggio e quel messaggio viene percepito da tanta gente, forse chi non l’ha percepito ha frainteso qualcosa del film (c’era un’altra intervista dove Cahill spiega che non viene mai appositamente esplicititato nessun termine “religioso” ad esempio:

            “Well the movie doesn’t use any religious words. Like the word “reincarnation” is not in the movie at all. And that was very purposeful. If you do like Apple F to the script, it’s just not there.”

            Oh wow.

            “It’s not anywhere. There’s that one moment where Karen says “soul” and Ian jumps on her for it. Like “Is my wife really using the word soul?” And —”

            A for afterlife.

            “And A for afterlife, yeah. Well the thing is all that shit has so, all that terminology is so, has so much baggage. Right?”).

            Comunque, anche nel caso in cui riesca a farti comprendere il punto di vista del regista, non intendo cambiare il tuo giudizio sul film.
            Solo non stroncarlo perché c’hai visto quelle cose scritte nella recensione perché se io e altri tanti critici (non che voglia gasarmi eh, ma mentre do opinioni mi piace confrontarmi con la rete, così nel caso avessi trovato altri visioni simili alla tua o avessi trovato frasi del regista che spiegavano che alla fine l’aveva vinta la fede avrei dato ragione a te) non l’abbiamo percepito così e non siamo nemmeno felicemente solidali con i ” newagisti” ma affascinati scientificamente dalle teorie del film forse qualcosa non è passato semplicemente. O almeno è l’unica risposta che posso darmi, nel senso: non voglio vincere questa battaglia per partito preso, solo che il regista non voleva far passare i messaggi che ci hai visto tu e se tu li hai visti non vuol necessariamente dire che sia colpa sua visto che comunque ogni persona elabora gli avvenimenti in base alle proprie esperienze, solitamente.

            Quindi ok, il giudizio sul film non cambierà, ma l’interpretazione generalmente preferisco sia univoca, quando esplicitata dal fautore di un’opera.
            (I buchi di sceneggiatura -parlavo di racconto non di concetti- glieli lascio passare perché ha messo nel film un doppio vertigo in omaggio a Hitchcock, rimandi ai Radiohead e altri particolari che comunque fanno di lui un regista ancora più promettente e da punti in più al film)

            P.s. Se non l’hai visto guarda Coherence, sempre Sci-Fi abbastanza indie ed interessante (oltre ad Interstellar ovvio) 😀

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            1. Allora, mi piace come sta andando la discussione.

              Ho capito cosa intendi con “fedeli” all’evoluzione. Purtroppo molti la danno per scontata senza conoscerne i dettagli. E, per carità, meglio che diano per scontata quella che il creazionismo, ma è pur vero che l’evoluzione per come la intendiamo adesso già non è quella che intendeva Darwin, figuriamoci poi le varie visioni interne sui modi, i tempi ecc. Non capisco l’appunto sull’origine del linguaggio che “nessuno” ti saprebbe spiegare, visto che di teorie ce n’è ben più d’una. Semmai nessuno può ancora dire con certezza come è andata davvero, ma di spiegazioni possibili ce ne sono.

              Tornando al film. Semplicemente quel che si dice nel film, ripeto, è che l’evoluzione funziona per gradi di complessità verso una meta (prestabilita) di perfezione che è l’occhio umano. Cioè, quello che si dice è che essendo l’occhio umano il vertice dell’evoluzione, allora prima di quello c’è un occhio meno complesso, poi uno ancora meno complesso, poi un altro… fino ad arrivare a chi non ha occhi, ma ha intrinsecamente, ne propri geni la possibilità di sviluppare un occhio, in quanto l’evoluzione è predisposta ad arrivare alla perfezione dell’occhio umano.
              Tutto ciò è, semplicemente, ridicolo. L’evoluzione non ha una meta, e di certo la meta non possiamo essere noi, quantomeno non nel campo della vista (ci sarà un motivo se si dice “occhio di falco” e non “occhio di umano”).

              L’intervista che riporti mi ha anche ricordato quella scena imbarazzate dove lui letteralmente si scandalizza per l’uso della parola “anima”, una scena che fa il paio con la battuta sullo sperimentare sul figlio. Se questo è un ritratto neutro della scienza e della razionalità…

              Sull’empatia con Sofi: chiaramente io e te abbiamo reagito in maniera diversa a ciò che abbiamo visto. Questo, va detto, è un grande punto a favore di Cahill: riuscire ad offrire una visione così diversa a diverse persone credo debba essere considerato un punto di merito. Lo apprezzerei di più di più se mi fosse “toccata” l’interpretazione “migliore”, ma è andata così. Prendo atto del fatto che la pellicola ha diverse interpretazioni e rivaluto positivamente questo aspetto.
              Ovviamente solo questo, ché un buco di sceneggiatura è un buco di sceneggiatura anche se è una citazione di Hitchcock.

              Riguardo le altre critiche differenti dalla mia, non mi tangono minimamente. Non ho alcuna intenzione di cambiare opinione perché sono in minoranza (quale minoranza, poi? Su Rottentomatoes I Origins ha il 52%: praticamente mediocre). Al massimo, come è giusto che sia, mi leggo queste recensioni e cerco di capire cosa gli altri ci hanno visto che non ci ho visto io. Solo che nessuna per ora mi ha convinto, e francamente tu sei stato l’unico a dire qualcosa di sensato – magari anche perché c’è stato un dialogo e uno scambio di opinioni.

              E di Coherence, be’, ho fatto i sottotitoli… A questo punto mi sorge il dubbio che la visibilità di alcuni campi di questo blog non sia buona come la ritenevo. (I miei sottotitoli sono tutti nella colonna a sinistra).

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              1. Davvero hai fatto i sottotitoli di Coherence? Grandissimo!

                Ehm si scusa ma sto guardando il tuo sito da cellulare e quindi mi è sfuggita la parte laterale! Appena mi piazzo al PC ti scruto meglio! 😀

                A difesa di rotten dico solo che, per lo meno nella prima pagina di review della critica, le 6 recensioni riportate con l’insalatina, in realtà sono tutti dei voti 2 su 4 stelle, che non so perché vengano considerati come negativi.
                Leggendoli dicono che i biologi nel film tentano di dimostrare che l’occhio non è frutto di un “disegno intelligente” ma che viene da evoluzioni lunghe eoni (non so se è inteso come “l’evoluzione ha una meta” o semplicemente come “non è vero che l’occhio umano è così perché è stato appositamente creato così, bensì per via di evoluzioni dimostrabili scientificamente”. Io avevo capito la seconda, poi loro ovviamente sperimentano su altri animali per via delle proteine che penso siano parte di ogni occhio, indipendentemente dalla specie.
                Tipo penso facessero una sorta di ricerca simile a questa: http://www.galileonet.it/2005/09/spiegata-levoluzione-dellocchio/ quindi forse per quello non ci vedevo molti strafalcioni sotto quel punto di vista.

                Ammetto però che alcuni aspetti sono enfatizzati, come dici tu, ad esempio nello scandalo nel sentire la parola “anima”, e in altri punti del film. E questo è un male, concordo.
                Con “minoranza” poi intendevo solo riguardo l’aspetto teorico del film, ovvero leggendo le varie critiche negative su metacritic e rotten le accuse vertevano solo sulla superficialità con cui viene trattato il tema più che sull’accuratezza. Come dire “ok ci sta quello che fanno e il messaggio che si vuole dare, ma filosoficamente non da realmente nessuno spunto di riflessione”.
                Ma a questo proposito penso che il problema sia più sul lato “fede” e sul rapporto “scienza-fede”, che sono presentati un po’ frettolosamente, cadendo in qualche cliché qua e là e giungendo ad una conclusione che non è una vera conclusione (perché comunque non si spiega perché ci si reincarna, ne come, ne perché c’entri l’occhio in tutto ciò).
                Quindi si, abbasserò un pochino il voto ma la sufficienza gliela lascio perché comunque apprezzo gli spunti che possono nascere, soprattutto poi parlando con persone capaci come te, e apprezzo come è stato girato e confezionato il film.

                Anche se Shane Carruth continua a rimanere il più promettente in ambito indie (ma è avanti anni luce rispetto agli altri).
                Se hai fatto anche i sottotitoli di Primer tipo inizierò ad odiarti 😀
                (Dopo guardo il resto del blog, promesso, così magari trovo altro su cui polemizzare che mi diverte ahahah)!

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                1. Ebbene sì, se hai visto Coherence con dei sottotitoli italiani, erano sicuramente i miei. Se eri da cellulare è normale che non te ne sei accorto (e io non devo farmi problemi per la visibilità, tanto meglio così).

                  Riguardo Rotten: perdonami, ma se la matematica non è un opinione, 2 su 4 non è certo un voto positivo. Se si vuole relegare il negativo all’1 o lo 0 (se c’è, ora non ricordo), quantomeno bisogna ammettere che il 2 è un “mediocre”.

                  Ciò detto, riguardo la ricerca: sì, è verissimo, lo scopo dichiarato dei ricercatori nel film è proprio quello di confutare il creazionismo, con un ossessione tale da sembrare che più che altro cerchino di dimostrare l’inesistenza di un dio (di nuovo: che immagine vuole dare Cahill degli scienziati?). E però per farlo si attaccano all’idea di un evoluzione che proceda per gradi di complessità verso l’occhio umano, che è esattamente il modo migliore per offrire appoggio ai sostenitori del Disegno Intelligente. A questo punto mi sa solo che Cahill è genuinamente molto, molto confuso.

                  Sulla superficialità con cui è stato trattato il tema ovviamente non ci piove. Gli esempi molto meglio riusciti (soprattutto in campo letterario) si sprecano.

                  Per Shane Carruth la mia idea è quella di fondare una religione interamente basata sulla sua venerazione H24. Così, per dire.
                  I sottotitoli di Primer e Upstream Color c’erano già, quando li ho visti, quindi non sono io quello da ringraziare. Certo, soprattutto quelli del secondo contengono qualche errore che varrebbe la pena correggere… Ma do la precedenza ad altri progetti. Ovviamente sto aspettando il suo prossimo film (se ci fa la grazia di farlo uscire entro i prossimi 12 mesi, magari).
                  Ti consiglio comunque qualsiasi cosa di cui io abbia fatto i sottotitoli – che d’altronde, se non ne fosse valsa la pena, i sottotitoli non li avrei fatti.

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                  1. Provvederò con le visioni allora!
                    E si, l’unica pecca di Carruth è che fa un film ogni x-mila anni mannaggia a lui. Però è un genio!

                    (Si in effetti 2 su 4 non è un bel voto, dovrebbe essere intorno alla sufficienza vista dal basso però… Certo che anche loro, mettere 5 stelle no eh?)

                    Intanto grazie ancora per il confronto costruttivo! 😀

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        2. Grazie a quel cartellone lui nota gli occhi di lei che aveva fotografato alla festa in maschera, perchè sono occhi con un iride particolare, (detta eterocromia parziale), fa quindi una ricerca online dello spot e trova una foto di lei del viso completo, per questo la riconosce sulla metro…

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          1. Perché, dall’eterocromia non poteva riconoscerla sulla metro? Sta facendo una ricerca sugli occhi, gli occhi della gente li guarda con una certa attenzione anche in mezzo alla folla.

            Per me quel passaggio continua a non avere alcun senso – se non quello di aumentare artificiosamente il minutaggio.

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      1. La recensione è stata fatta appena il film è uscito quando non l’aveva ancora visto nessuno.
        È stata fatta perché mi sono precipitato a vedere I Origins in quanto mi era piaciuto molto Another Earth, e la delusione per il contenuto delirante di questa seconda pellicola era tanta.

        A distanza di più di due anni, sto ancora aspettando che qualcuno argomenti qualcosa in difesa di questo film e mi indichi cosa ho sbagliato e dove, invece che supporre che io mi sia meramente divertito a provocare il prossimo.
        Solo un paio di persone, fra le decine che hanno commentato questo post, hanno fornite spunti per una discussione civile, pur rimanendo ognuno sulla propria posizione.

        Rimango in attesa.

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    1. Che io sappia è una sceneggiatura originale del regista Mike Cahill, non tratta da alcun libro.
      La leggenda della reincarnazione e del suo legame con gli occhi c’è da secoli, niente di nuovo.

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      1. Grazie. Avevo il dubbio perché su twitter continua a girare questo testo:
        «Do you know the story of the Phasianidae? It’s a bird that experiences all of time in one instant. She sings the sound of love, anger, fear, joy, and sadness all at once. All combined in one magnificent sound. And this bird, when she meets the love of her life, is both happy and sad. Happy because she sees that for him, it is the beginning, and sad because she knows it is already over.»

        (tratto da “I origins”)

        Sembra tratto da un libro infondo tutte le sceneggiature sono tratte da qualcosa…
        Ti ringrazio in anticipo se mi avvertirai se saprai qualcosa.

        

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        1. Sì, è semplicemente una citazione del film.
          È una frase imbarazzante sia perché non ha alcuna logica dal punto di vista sintattico (che vuol dire che “vede tutto il tempo nello stesso istante”?), sia perché oggettivamente ciò che dice è del tutto falso (a meno che qualcuno non si sia fatto dire da un tacchino, un fagiano, un pavone o una quaglia come esperiscono lo scorrere del tempo).
          Gira anche un’altra citazione, riguardo al fatto che i protagonisti si erano sempre amati perché i loro atomi erano “insieme nel Big Bang”; pur con la profondità di un Fabio Volo qualsiasi, bisogna almeno ammettere che ha un certo fondamento.

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          1. Grazie Stefano, si non ha molta logica, ma per molti suona molto poetica.
            Io inizialmente pensai ad un racconto popolare, poi qualcuno mi parlò di un filosofo…
            Comunque sia tutti cercano questa storia…la storia principale da cui il reggista trae lo spunto.
            La teoria del Bing Bang mi piace! Hai la citazione in inglese?
            Ps. Grazie è stato un piacere leggere la tua recensione.

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  11. Non approvo per niente la tua stroncatura su questo film. La totalità delle critiche muove da una serie di inesatezze scientifiche e diciamo alcune scelte di sceneggiatura. Mi sembra strano dato che Another Earth (che dici di adorare) utilizza come nucleo di narrazione una cazzata colossale. In teoria anche questo film dovresti stroncare. In altri termini per farla breve, credo semplicemente che il film non ti sia piaciuto per via delle tematiche affrontate (seppur alcune piuttosto superficialmente), e non mi sembra giusto uccidere i origins solo per questo.

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    1. Innanzitutto grazie del commento. Purtroppo non lo condivido.

      Tanto per cominciare, non mi pare proprio che la mia stroncatura sia “totalmente” mossa dalle inesattezze scientifiche, benché sia effettivamente uno degli aspetti.
      Non credo però che il paragone scientifico con Another Earth regga.
      In Another Earth noi abbiamo un evento a cui applicare la sospensione dell’incredulità: la comparsa di un altro pianeta. Dobbiamo chiudere gli occhi sul fatto che sia rimasto invisibile finora e non influenzi la nostra orbita.
      In I Origins non abbiamo un evento: abbiamo un’intera concezione dell’evoluzione che è semplicemente sbagliata. L’evoluzione non funziona così, e dipingere un biologo che fa una ricerca del genere è semplicemente stupido, o quantomeno ignorante.

      Ripeto comunque che l’inaccuratezza scientifica non era il fulcro della recensione, quanto piuttosto il modo in cui vengono dipinti gli scienziati e più in generale il metodo scientifico (che Mike Cahill palesemente ignora nel modo più totale).

      Riguardo le tematiche, non è che non mi sia piaciuto il fatto che siano state trattate, ma appunto il modo infantile e banale in cui sono state trattate. Tutte, non “alcune”.

      Rinnovo comunque i ringraziamenti per il commento civile – che di questi tempi è una cosa rara.

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      1. no no ma quali ringraziamenti…anche se non la condivido la recensione è fatta proprio bene, non esiste offendere. Comunque dopo another earth mi aspettavo anche io diciamo un film “diverso” da Cahill. Spero non venga mangiato da hollywood anche lui.

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  12. Il film persenta sicuramente delle defezioni, alcune probabilmente dovute al tempo ristretto di un film. Nel complesso è carino. La questione del numero 11 è piuttosto semplice: lui scienziato e totalmente devoto alla razionalità si affida all’irrazionale, al fato numerico che lo porta poi a trovare la ragazza. Un disincantato calcolatore che agisce d’istinto. Il messaggio che passa ad un tratto (e quello su cui, a mio parere, avrebbe dovuto insistere) è che l’elemento irrazionale fa parte del nostro mondo e socchiudere la porta, o chiuderla del tutto, è un grave errore.

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    1. Sì, il messaggio che VOLEVA passare poteva anche essere quello (e in tal caso avrei accettato e apprezzato), ma per me l’unica cosa che Cahill è riuscito a far passare è l’idea che chi usa un minimo di raziocinio invece di affidarsi agli istinti e alle credenze popolari è una persona gretta, spiacevole e vuota.
      La scena degli 11 non funziona per il semplicissimo motivo che vediamo una serie infinita di 11 per 3 minuti e mezzo e successivamente nessuno ne parla più. È qualcosa di indecente a livello narrativo, indipendentemente dallo scopo che voleva avere nel contesto del film.

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      1. Mi perdoni, dimentica l’esperimento fatto con la bambina in cui viene riscontrato il 44% di risposte esatte su 25 domande realizzate. Perciò 11 esatte.
        Ho trovato questo film particolarmente delizioso, e sono ansioso di guardare anche quello da lei citato nella recensione.
        Credo che lasciarsi abbandonare e trasportare in una storia del genere seppur senza alcun fondamento scientifico o morale sia sempre emozionante ma soprattutto la cosa più giusta da fare, senza pensare a come sarebbe potuto essere un racconto mai esistito e soprattutto non nostro.
        Apprezzo questo genere di film proprio perché registi come Mike Kahill seguono un particolare filologico in ogni storia da loro raccontata senza preoccuparsi di aspetti che generalmente nella vita quotidiana salterebbero subito all’occhio (gli stessi che lei ha evidenziato come aspetti negativi del film), dovendosi quindi schierare a tutti i costi o con la scienza o con la chiesa. Alla fine però, quella sottile pellicola che si pone tra le due fazioni si alza per un’istante, aprendo quella porta che spesso lasciamo socchiusa.
        Io la fine di questa storia l’ho interpretata così.
        È un semplice commento di un diciannovenne tanto curioso quanto affascinato dalla vita, e (rimanendo in tema) studente di biologia.

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        1. È un po’ difficile lasciarsi abbandonare alla visione di un film quando questo è tutto fuorché una storia narrata, ma piuttosto uno spot didascalico a più o meno tutte le credenze senza prove che ci sono nel mondo.
          Dire che Cahill non si schiera “a tutti i costi con la scienza o con la chiesa” (ma magari, avesse parlato di cristianesimo, guarda) e che fra le due fazioni c’è solo una sottile pellicola che viene rimossa alla fine, non significa essersi goduti la storia: significa aver subito delle immagini e dei suoni senza comprendere ciò che ci stavano comunicando. Perdonami, Tommaso, ma forse dovresti stare un po’ più attento ai messaggi che ricevi dall’esterno.
          È proprio per questo che un film come I Origins è pericoloso: passa un messaggio altamente autodistruttivo e molti nemmeno se ne rendono conto.

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          1. Lei mi consiglia di stare più attento ai messaggi che ricevo dall’esterno, quando afferma che questo film può essere dannoso e usa termini come “autodistruttivo” (mi perdoni, Stefano ma mi viene da ridere). Stiamo parlando di un film, no? Trattiamolo come tale, semplice finzione della realtà.
            A entrambi piace questo genere di film ma non siamo registi, per cui non possiamo dire come dovrebbe essere una cosa non nostra. Così come studiare biologia nel mio caso non fa ancora di me un biologo.
            Non crede che a volte i segnali che possiamo cogliere siano diversi da quelli degli altri? Io rispetto quelli che ha colto lei, anche se non li condivido. Ho voluto comunicarle l’età, ma sono sicuro che se non lo avessi fatto avrebbe utilizzato altre parole. Quello che traspare è un tono saccente contro quello di un semplice “ragazzino”.
            Purtroppo è difficile confrontarsi su internet, soprattutto con opinioni differenti. Non è assolutamente mia intenzione offenderla, la saluto Stefano. Continuerò a leggere le sue recensioni.

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            1. Mi spiace che ti sembra che abbia il tono di uno che si rivolge a un ragazzino: era solo il tono di chi vuole spiegare qualcosa a qualcuno che non la vede. L’età non c’entra, e ti assicuro che non avrei cambiato di una virgola il mio commento se tu avessi avuto 16 anni o 70 (o se li avessi avuti io).
              Tornando alla questione. Qui non si tratta di rispettare i “segnali” che tu hai colto: il punto è che tu non li hai colti proprio. E la cosa è parecchio, parecchio preoccupante. Tu hai recepito il film come una “semplice finzione della realtà”, quando è – ripeto per l’ennesima volta – un tentativo maldestro di affrontare l’argomento Scienza&Spiritualità riducendolo a “chi crede nella reincarnazione e nell’oroscopo è simpatico e ha ragione, mentre gli scienziati sono chiusi di mente e arroganti”. Il fatto che tu abbia recepito solo la parte narrativa e non quella sfacciatamente propagandistica è davvero preoccupante, perché dovresti fermarti e interrogarti su quante altre volte assorbi quel che ti è intorno liquidandolo come “racconto innocente” quando invece insieme a se veicola messaggi di cui non ti rendi conto.
              Questo a prescindere dal fatto che, studiando biologia, avresti dovuto interrompere la visione bestemmiando quando il protagonista spiega in cosa consiste la sua ricerca.
              Non è nemmeno mia intenzione offendere nessuno, ma ci terrei veramente che la gente aprisse gli occhi su questa pellicola, visto commenti ben più incensanti che si leggono su internet.

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  13. Penso vi siate dimenticati della scena dopo i tioli di coda… infatti secondo me faranno un seguito (per la gioia di Stefano! hahah xP ). Io lo speroooo, mi è piaciuto un sacco!!! Andatevi a vedere la scena dopo i titoli vah

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    1. Ah, sì, la scena l’avevo vista, ma non l’ho inserita in questa recensione.
      Francamente non credo fosse un input per un seguito – un po’ perché lo spero, un po’ perché in fondo non dice niente che non fosse stato detto in precedenza. Risulta solo inquientante in maniera del tutto fuori luogo.

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  14. “Sundance Science Fiction” dall’indie all’India – Su Rotten Tomatoes appena il 52% e 46 stroncature per il nuovo lungometraggio di Cahill, il quale non lascia ma rilancia nel suo cinema che lui stesso considera influenzato da Kieślowski, un cinema caratterizzato dai dilemmi esistenziali sulla filosofia del soggetto, caso e destino, vita e morte, scienza e fede, ecc. E insiste nel trattarli con una superficiale ingenuità antitetica alla profondità ch’essi richiederebbero. Pare tuttavia che se n’accorgano in pochi, in quanto l’ingenuità coinvolge pure la sfera affettiva e lui è abile nel piazzare delle scene madri conformistiche e proprio per questo commoventi un pubblico altrettanto tradizional-qualunquista. Le dinamiche umane e relazionali sono esplorate nella loro casistica più ovvia: genitori-figli e maschi-femmine, alla faccia dello sviscerare i più reconditi meandri della problematica identitaria. “I Origins” sembra una caricatura involontaria sia d’una corretta epistemologia sia d’una corretta riflessione spirituale: è davvero fantascientifico cercare di dimostrare (?) in laboratorio la non esistenza di Dio confutando i creazionistici sostenitori del Disegno Intelligente (discutono di falsi positivi e di singole eccezioni che valgono più d’un milione di corroborazioni come fossero a piena conoscenza del paradosso dei corvi neri di Hempel, ma poi si comportano all’opposto), ed e davvero fantareligioso aprirsi alla reincarnazione della spiritualità buddhista col suo concetto impersonale di divinità e al contempo parificarla ai teismi occidentali coi loro servitori terreni incontrati in albergo. Un guazzabuglio a cui il regista aggiunge ulteriori amenità: il gioco di parole del titolo fra “I” ed “eye” che rinvia a “The Mind’s I”, celebre libro dell’81 scritto da Hofstadter e Dennett; la piccola protagonista che si chiama Sofi e la sua reincarnazione Salomina per rinviare a Sofia e Salomone quali emblematici esempi di saggezza e sapienza; i Radiohead che nel finale cantano la strofa “help me get back to your arms” da “Motion Picture Soundtrack” (tiè, pure la metareferenzialità), decimo e ultimo brano dell’album “Kid A” pubblicato nel 2000; Michael Pitt che replica l’animistico Cobain di Van Sant (quando muore in “Last Days”, sale in alto con una scala). Girato, fotografato, montato bene? Ritengo che film di questo tipo rendano irrilevante il giudizio sulla qualità della confezione. Valida fattura per una fesseria: “cui prodest”?
    Ps.: Il Cahill d'”Another Earth” NON era certo migliore. Il film che ha lanciato la giovane Marling da sceneggiatrice ad attrice, più fotogenica ch’espressiva. Già allora filosofemi da liceale o collegiale mediocre come il pensare di risolvere l’enigma della soggettività incontrando il proprio doppio proveniente da una Terra parallela. Le due si trovano, poi magari iniziano un dialogo paradossale: “Chi sono io?” “E lo chiedi a me? Mi stavo ponendo la stessa domanda”. Farlocconate su cui si basa quest’opera indipendente forse né furba né astuta, però ingenua di sicuro. Dietro il fascino del Doppelgänger poc’altro. Non che Trier abbia fatto meglio con “Melancholia”, che s’impantana alla prima curva quanto la limousine degli sposi.

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    1. Per motivi non dipendenti dalla mia volontà, il sistema automatico di Worpress aveva catalogato questo commento come spam, della qual cosa mi sono accorto solo ora.

      Non sono d’accordo con le stroncature verso Another Earth e Melancholia: il primo perché, pur mancando di profondità come il suo indegno fratello, ne rimane comunque svariati gradini sopra; il secondo perché, tuttalpiù, quel che si può dire di Melancholia è che si crogioli un po’ troppo nella sua stessa lentezza.

      Per il commento su I Origins sono ovviamente d’accordo.

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      1. Spam o non spam, mi corre l’obbligo di ringraziarti per l’ospitalità, anzi: per il rifugio concessomi sul tuo blog. In giro per i vari siti nostrani di cinema ho incontrato e continuo a incontrare solo lodi sperticate o meglio incensamenti buddhistici ad “I Origins”. Colgo l’occasione per augurarti felice buon anno.
        Mauro

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  15. Dio è con la minuscola perché non si tratta di un dio specifico ma del concetto di divino (tant’è che quanto ho riportato la citazione della frase, l’ho scritto in maiuscolo perché evidentemente l’intenzione del personaggio era altra).
    Ammetto di aver messo in mezzo l’omeopatia senza logica.
    Riguardo alla scienza, ho semplicemente descritto il modo in cui viene trattata nel film – che peraltro, torno a ripetere, è estremamente offensivo anche per che a queste cose ci crede, visto il modo infantile in cui gli argomenti sono trattati.
    Che siano cose “che amano tutti”, perdonami, ma è solo un’idea tua.
    Debunker non lo sono: primo perché non ho conoscenze e pazienza per farlo; secondo perché ci sono almeno un paio di argomenti sui quali ho opinioni che farebbero rizzare i capelli in testa a qualsiasi “debunker professionista” in circolazione.
    Infine, l’articolo che posti riflette perfettamente I Origins: non fa altro che dire “io ho ragione e te no perché sì”, e accusare l’altro di fare la stessa cosa. Non dubito che il film ti sia piaciuto, ma spero che ti renderai conto che non è con questi articoli (e con questi film) che puoi sperare che certe idee vengano almeno prese in considerazione per un serio dibattito.

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      1. Riguardo ciò che ho scritto in questo commento o riguardo quel che c’è nell’articolo? Perché se è il secondo caso, mi spiace ma le critiche stroncanti sono davvero tante, non certo solo la mia…

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  16. dio con la d minuscola, omeopatia, denigrazione della scienza, del metodo scientifico, degli scienziati, parlare male di cose a caso che amano tutti e risultare così estremamente antipatico… ovvero, TANA per il debunker di turno.

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