“Sotto la pelle”, di Michel Faber

Mesi fa ho recensito (con non troppo entusiasmo) il film Under the skin; oggi è la volta del libro da cui il film è tratto – o almeno così asseriva il regista.

sottolapellemfaber

Trama

Isserley è una ragazza strana, e se ne va in giro a caricare autostoppisti per la campagna scozzese. Pagina dopo pagina, scopriamo che Isserley è solo un ingranaggio nel sistema che permette ad una razza aliena di cibarsi di noi.

Del mangiar carne

È inutile girarci attorno, perché è questo il vero argomento del libro: il vegetarianismo (o -nesimo, come vi pare).
E il lato davvero positivo è che non ne parla dettando una morale, dando lezioni e giudicando. Faber, semplicemente, porta di fronte ai nostri occhi una razza aliena che si ciba di noi, che non ci considera senzienti – a differenza delle pecore, per dire – ma dove almeno uno di questi alieni comincia a farsi delle domande di carattere etico sulla nostra esistenza.
L’autore mostra la situazione, fa domande, e lascia a noi lettori il compito di trovare le risposte insieme ad Isserley. Una tattica coerente con lo stile generale della scrittura di cui parlo in seguito.

Differenze col film

Di fatto, l’unica cosa in comune fra il libro e il film è l’idea di un’aliena che se ne va in giro a prendere autostoppisti per mangiarli. Per il resto, libro e film non hanno niente, niente in comune: la trama è totalmente diversa dall’inizio sino al finale, scompaiono personaggi, non si vedono né alieni né astronavi, e sparisce ovviamente anche la tematica del vegetarianismo.
In tutta franchezza, se Under the skin avesse avuto un altro titolo, il regista poteva anche non pagare i diritti a Faber, tanto nessuno potrebbe rilevare una qualche somiglianza fra le due opere. Poi la pellicola ha altri problemi che ho già rilevato nella recensione di allora, ma questo è un altro discorso.

Nota finale sulla scrittura

Tornando al libro e a dettagli più concreti. Quello che colpisce veramente è il modo in cui i fatti vengono esposti mano a mano da Faber: senza spiegoni, retroscena e monologhi inutili, i dettagli vengono rivelati piano piano, le informazioni vengono centellinate e il mondo di Sotto la pelle ci si spiega davanti con calma, come se lo scoprissimo noi viaggiandoci dentro.
La parsimonia con cui ci vengono dette le cose va a braccetto con l’assoluta neutralità, quasi schiettezza con cui vengono descritte: per cui, ad esempio, non c’è alcuna enfasi particolare nel rivelarci che c’è un pulsante che inietta veleno negli autostoppisti o che c’è un’astronave nella fattoria. L’apice di questo stile narrativo è raggiunto nel momento in cui con estrema naturalezza si passa a descrivere gli alieni…

Conclusioni

Benché non creda di aver compreso totalmente il senso del finale (mi è sembrato quasi che Faber non sapesse bene come uscirne) la lettura è assolutamente consigliata, un po’ per i motivi stilistici sopra esposti, un po’ per le domade che pone, un po’ e soprattutto perché è un gran bel libro.
Poi, se volete vedere il film, fatelo pure: ma non c’è paragone.

Buona lettura.

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