The Outer Limits (serie classica): 2×09 “I, Robot” – Sottotitoli

Qualcuno potrebbe ricordarsi della serie Oltre i limiti, andata in onda in Italia negli anni passati; se non per la trama, almeno per l’inquietantissima sigla.

Be’, questa altro non era che il remake della serie classica The Outer Limits, prodotta per ABC negli anni fra il ’63 e il ’65 e composta da 49 episodi divisi in due stagioni; è una serie antologica, cioè con puntate totalmente slegate una dall’altra.

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Nella prima stagione, molti episodi sono stati scritti da Joseph Stefano, creatore della serie e noto anche per essere lo sceneggiatore di Psycho di Hitchcock. Nella seconda stagione, invece, la collaborazione con altri scrittori si espande fino ad avere un episodio scritto da Clifford Simak e ben due da Harlan Ellison.
Incredibilmente, in cinquant’anni questa serie classica non è mai andata in onda in Italia.
La mia missione è quindi di fornirvi, uno dopo l’altro, i sottotitoli di tutte le 49 puntate.

Oggi, dopo le precedenti (le 32 della prima stagione e le prime otto della seconda) che potete trovare qui, ecco recensione e sottotitoli per la nona puntata della seconda stagione.

2×09 “I, Robot” (“Io, robot”)

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Il dottor Link viene trovato morto, e dell’omicidio viene accusato Adam Link. Piccolo dettaglio: Adam Link è un robot creato dal dottore. Quale migliore occasione, per un ex-avvocato ritiratosi a vivere lontano dalla civiltà come è Thurman Cutler, per tornare ad arringare alla sbarra di un tribunale?

Potrebbe essere la puntata migliore di sempre? Molto probabilmente sì.
Innanzitutto, la forma è eccezionalmente non convenzionale, per gli standard della serie. L’inizio in media res sconvolge lo spettatore che si aspetta il classico flashforward pre-sigla ed è invece già catapultato nella storia. Tutto quel che non sappiamo ci viene offerto durante il processo, tramite flashback – mezzo narrativo di cui sappiamo la pericolosità in caso di abuso: è invece qui perfettamente funzionante, riuscendo a integrarsi alla perfezione nella narrazione e dando ritmo a quella che non è altro che una serie di interrogatori ai testimoni chiamati in causa.
A colpire è soprattutto uno straordinario equilibrio di scrittura, garantito da una serie raffinata e accuratamente distribuita di rimandi: Coyle che fin dall’inizio del processo dice che Cutler ha ben altro in mente; il dottor Link che mostra a Adam proprio il generatore, e il secondo che stringe la mano del primo; di nuovo il Dottore che, parlando del suo rapporto con le donne, riferisce che non vuole essere «messo in gabbia»; lo stesso ditino della piccola Evie che indica «l’uomo di latta» in tribunale, promo come farà nel finale… Tanti piccoli dettagli che concorrono a creare una struttura solida, degna della migliore narrativa ancor più che di The Outer Limits.
Perfino i momenti più strettamente emozionali sono gestiti in maniera tutt’altro che prevedibile: ecco allora che la morte del dottor Link non è evento tragico in sé, ma è incredibile l’angoscia che lo spettatore prova di fronte all’impotenza di Adam, robot dalla forza di dieci uomini che, senza capire, chiede al dottor come può aiutarlo – scena straziante come mai ce ne sono state fin d’ora, probabilmente una delle migliori che abbia mai visto. Anche la scena finale, pur nella sua prevedibilità, assume un carattere e una potenza particolari proprio in luce di quel piccolo indice puntato dall’innocente Evie, simbolo forse dell’umanità futura ancora diffidente verso la tecnologia (su questo torno fra qualche riga).
Mentre la presenza femminile è un po’ scarna (e, più che la remissiva Nina Link, brilla per sempliciotta simpatia la signora McCrae), Cutler calamita su di sé l’attenzione dello spettatore, e Howard Da Silva con la sua interpretazione ci restituisce un personaggio particolarmente complesso, diviso fra il suo odio per il genere umano e la sua fiducia nel progresso, fra il suo cinico distacco dalle persone e dalle emozioni e la passione con cui si getta nell’impresa quasi impossibile di difendere Adam. Anche Leonard Nimoy (già visto nella 1×30 e ancora a dieci anni dall’esordio in Star Trek), pur con il limitato tempo a disposizione rimane impresso con il suo Judson Ellis che potremmo definire “subdolo a fin di bene”. Il dottor Link, invece, incarna finalmente un ricercatore agli antipodi dello stereotipo dello scienziato pazzo, apparendo bonario, gioviale e apprezzato da tutti (non sottolineo le continue allusioni sulla sua vita sentimental-sessuale, che lascio a voi indovinare).
E veniamo dunque all’arringa conclusiva di Cutler. Lì si nasconde il senso ultimo della puntata, il messaggio per il quale la triste vicenda di Adam Link è solo un pretesto – per Cutler quanto per lo sceneggiatore che egli stesso simboleggia (quel Robert C. Dennis già autore del profondo e misterioso 2×06, “Cry of Silence”): un monito all’umanità a non avere paura delle proprie capacità, delle proprie scoperte e dei propri progressi; un invito ad abbracciare senza timori le meraviglie che siamo in grado di creare, senza timore di non essere in grado di gestirle o peggio ancora di non essere all’altezza; una proposta controcorrente rispetto all’ideologia dominante nella fantascienza, da sempre votata per lo più a mettere in guardia la specie umana dai progressi scientifici, a colpevolizzarla per i suoi errori, e a instillare giorno dopo giorno un odio per sé stessa e per le proprie possibilità che rasenta il terrorismo psicologico.
Finalmente, quindi, una spinta positiva e propositiva; e per giunta in un episodio impeccabile per scrittura, forma e interpretazione. Assolutamente indimenticabile.

Non è la fine della storia. È solo l’inizio.

[Note di traduzione:
La puntata è ambientata per tre quarti in un tribunale, e la gente parla usando termini da romanzo di fine Ottocento e alla velocità che ci si aspetta dallo spagnolo. Se non fosse stata bella quanto è, a costo di non spararmi l’avrei saltata, considerato anche il fatto che invece delle solite 450/500 linee di testa, stavolta erano più di 700.
Tutti danno del tu a Adam (tranne Coyle in sede di processo, perché lì si danno tutti del lei – ma non Cutler, che è uno un po’ così), e come al solito chi si chiama per nome si dà del tu e chi per cognome del lei.
Cutler dice che lo Sceriffo è così stupido da «non riuscire a buttare fuori l’acqua da una barca». Non funzione bene, in italiano, e l’ho tradotto «non riuscirebbe a trovare l’acqua in mezzo al mare».
«Un Daniele è venuto a rendere giustizia» è una citazione del Mercante di Venezia di Shakespeare. Non credo di dovervi dire da dove viene la citazione riguardo una certa Alice e una certa Lepre Marzolina.
«Wild horses couldn’t stop you» («Non ti avrebbero fermato neanche i cavalli selvaggi») è un modo di dire inglese che ha una radice storica. Intraducibile, direi, ma è bastato un «Niente l’avrebbe fermata.»
Fred dice al dottor Link che si è dimenticato di mettere il suo «John Henry» sull’assegno. Potevo tradurre con «si è scordato di mettermi il suo Mario Rossi», ma ho preferito un più efficace «si è scordato di farmi l’autografo» (sono o non sono un fine umorista?).
Che flurry possa essere reso con polverone o «swing from bell to bell» con «fare faville» sono mie ipotesi non supportate da prova alcuna.]

Ecco dunque i sottotitoli, caricati come sempre sia su Opensubtitles che su Addic7ed.

Buona visione!

The Outer Limits – 2×09 “I, Robot” (“Io, robot”) [Opensubtitles]
The Outer Limits – 2×09 “I, Robot” (“Io, robot”) [Addic7ed]
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