L’Unar, le Iene e i glory hole (pochissimi i glory hole)

Forse non ce n’è bisogno, visto che di articoli che chiariscano la questione del servizio de Le Iene riguardo i finanziamenti dell’Unar ce ne sono più di uno (su Butac, su Strade, Dario Accolla su Il Fatto ecc.); ma sento comunque la necessità di spiegare anch’io la situazione, nel modo più semplice possibile.

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Il lago artificiale di Berryessa, uno dei risultati di Google Immagini cercando “glory hole”. Ma non fatelo, comunque.

Caso 1

Mia madre mi dà 10€ per andare a fare la spesa. Io esco, faccio la spesa con dei soldi che avevo nel portafogli, e con i 10€ di mamma ci compro la droga.
Domanda: qualcuno di voi direbbe che mia madre mi ha dato dei soldi per drogarmi?

Caso 2

L’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) ha stabilito un finanziamento – peraltro non ancora erogato – di 55.000€ all’Anddos (Associazione Nazionale contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale). Quest’ultima l’ha chiesto per uno specifico progetto, ovvero «sostenere e potenziare i Centri ascolto e antiviolenza Anddos (CAA), che forniscono assistenza psicologica, medica e legale gratuita a chi è vittima di discriminazioni o necessita di ascolto e informazioni sui temi della sessualità e della salute».
L’Anddos, però, ha anche dei circoli ricreativi, in almeno uno dei quali i partecipanti si trovano spesso coinvolti nelle più disparate e discutibili (dal punto di vista della sicurezza igienica, intendo) attività sessuali.
Domanda: l’Unar ha dato i soldi all’Anddos per finanziare delle orge?

Voglio sperare che, se avete risposto di sì alla seconda domanda, vogliate ammettere che mia madre finanzia il mio spacciatore.

Postilla

Se la mia famiglia fosse sotto il controllo degli assistenti sociali, mia madre avrebbe l’accortezza di non darmi 10€ per fare la spesa, perché sa che sono un drogato e i Servizi Sociali potrebbero fraintendere lo scopo di quella donazione.

L’Unar è da sempre al centro di attacchi da parte dello zoccolo duro del clericalismo complottaro anti-gender, che da due o tre anni sta inquietantemente guadagnando forza e consensi. Ne avevo parlato quando il grande filosofo (sic) Diego Fusaro si era scagliato contro gli inesistenti libri gender e gli altrettanto inesistenti “genitore 1 e genitore 2” (qui), o quando un consigliere regionale con tanto tempo libero e ancor più fantasia riuscì a far approvare una mozione che ostacolasse l’introduzione del gender nelle scuole venete (qui).

Dunque: appurato il fatto che i soldi all’Anddos neanche sono arrivati, che i progetti decisamente meritevoli di finanziamento sono ben documentati, che è diritto di un’associazione portare avanti questi progetti ma anche gestire circoli ricreativi dove la ricreazione vada un po’ oltre la mano di briscola…
Ecco, ciò premesso, forse sarebbe stato opportuno, da parte dell’Unar, valutare la posizione estremamente delicata in cui si ritrova: attaccato dall’estrema destra clericale quotidianamente, ci si aspetta che sappia muoversi in maniera tale da non esporsi a fraintendimenti, ovvero che sappia dire a malincuore di no a realtà che possano fungere da carburante per spietate macchine del fango veicolate da programmi che fanno della menzogna e della disinformazione il loro marchio di fabbrica.
All’Unar sembrano essere un esempio di ottima pubblica amministrazione al fianco dei cittadini discriminati, ma dei pessimi, pessimi politici.

(Postilla alla postilla: questo non vuol dire comunque che l’Unar abbia delle responsabilità, se non quella di non aver saputo prevedere la possibilità di strumentalizzazione.
Le colpe qui sono tutte de Le Iene e della spinta clericofascista dietro quel servizio – che detto così fa un po’ teoria del complotto, ma allora spiegatemi voi come a qualcuno possa venire in mente di confezionare un servizio pieno di menzogne, se non a uno scopo ben preciso.)

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