Ma davvero la scienza non è democratica?

Come siamo arrivati al punto che un medico, parlando di vaccini, arrivi a dire che «la scienza non è democratica»?

burioni

Cos’è la Scienza

La scienza, per definizione, non è mai esatta.
Perfino quelle che consideriamo verità assodate possono essere (e saranno sicuramente) riviste e perfezionate.
Sappiamo tutti qual è la velocità della luce, sappiamo che è costante e che non si può superare: questo perché è ciò che le nostre conoscenze attuali ci dicono. Questo è vero ed è inconfutabile ora. Ma tutte le verità scientifiche sono verità provvisorie, e un domani potremmo scoprire che la velocità della luce non è invariabile né superabile.

Chi è che le corregge, allora, queste verità? Ma ovviamente gli scienziati, ognuno nel proprio campo.
Ed è qui che sorge la prima frattura.

Gli scienziati e i non scienziati

Dunque, a poter stabilire che la luce viaggia a velocità N e non a velocità M devono essere gli scienziati; e più precisamente i fisici – non certo i biologi, i chimici o i geologi.
Fin qui siamo tutti d’accordo. Ma… Chi non è uno scienziato? Qual è il suo ruolo?
Si dirà: «Il suo ruolo è quello di ascoltare ciò che gli scienziati hanno da dire; e, se non gli sta bene, prendere i libri, studiare e farsi un curriculum di almeno una ventina d’anni di pubblicazioni e poi iniziare a fare le domande».
Tutto bellissimo. Ma, dopo una risposta del genere, vi stupite veramente che qualcuno creda che la Terra sia piatta?

Noi e Loro

Quello di cui non mi pare ci si stia rendendo conto è l’insanabile frattura che sta avvenendo tra chi ha studiato e chi no. Si sta arrivando inconsciamente e pericolosamente alla creazione di un’élite le cui affermazioni non vanno accettate per meriti riconosciuti o per manifesta evidenza, ma semplicemente perché «lo dicono “loro”».

Manca, da parte di gran parte degli scienziati di ogni ramo, la capacità di identificarsi con chi le cose, semplicemente, non le sa; e vorrebbe capirle, comprenderle, non sentirsele imposte.

«Vai a studiare»

Ecco quello che secondo me è l’errore in cui si cade troppo spesso: rispondere a un’affermazione “scientificamente discutibile” che «Io ho studiato l’argomento per X anni» non può in alcun modo portare a una conclusione favorevole. Per nessuno.

È indubbio il fatto che una persona dovrebbe conoscere l’argomento, prima di metterlo in discussione. Ed è altrettanto indubbio che per conoscerlo, quest’argomento, si possa anche dover studiare anni.
Ma intanto qualcuno si pone delle domande, vuole capire e viene spesso fuorviato da chi ha interesse a diffondere idee che ben poco hanno a che vedere con il metodo scientifico (vedasi appunto il caso degli anti-vaccinisti).
Cosa succede quando si risponde a questo qualcuno «Sei ignorante, io ho ragione e te no» (perché è esattamente questo che implicano affermazioni come quella dello screenshot in apertura)?

Nascita e crescita dei complottismi

Esatto: si alimentano proprio quelle stesse idee che hanno dato origine a quell’affermazione antiscientifica contro cui ci si è – a ragione, si intende – scagliati.
Se una persona legge fonti di informazione scorrette e imprecise e si convince che i vaccini siano dannosi e inutili, o che gli OGM ci uccideranno o che il nucleare è pericoloso, cosa si ottiene dicendole «Vai a studiare»?
Se di fronte a qualsiasi domanda che metta in discussione la responsabilità umana dei cambiamenti climatici, cosa cambia invocando il 97% del consenso?
Se una persona è convinta che un bambino non possa crescere con due genitori dello stesso sesso, o che l’evoluzione sia una bufala e un dio abbia messo i fossili sotto terra per mettere alla prova la nostra fede, chi ci guadagna se gli diciamo che il suo dio non esiste?
Se una persona è convinta che non siamo mai stati sulla Luna, che la Terra sia piatta, o che il cielo possa caderci addosso, che ce ne facciamo del prendenderla in giro?

Le risposte

Ecco, quello che manca sono le risposte alle domande.
Quello che manca è la voglia di mettersi seduti e, con calma, dimostrare uno per uno ad ognuno dei soggetti di cui sopra per quale motivo è giusto ritenere che i vaccini siano utili, che la Terra sia tonda, che il creazionismo non è sostenibile ecc.
Arroccarsi nella certezza dei propri studi e del proprio curriculum è esattamente il motivo per cui le persone non si fidano degli scienziati.
È vero che la scienza non è democratica perché non la decide il popolo per acclamazione; ma è anche vero che di certo non è una dittatura che al popolo si può imporre.
Semplicemente, più a qualcuno si impone una cosa, più è probabile che non la accetterà.

Ma insomma, non avete mai avuto a che fare con dei bambini?

Link utili

Il primo articolo che voglio linkarvi è firmato nientemeno che da Dio (sì, il Nostro Signore Onnipotente) e si intitola L’importanza di Chicco Mentana nello scoramento della post-verità.
Dice più o meno le stesse cose, ma usando l’imperativo perché Egli è l’Altissimo.

L’altro link – estremamente autoreferenziale – è quello al mio racconto AMT, che tratta esattamente di come ritenere la scienza e le sue singole branche dei gruppi chiusi all’esterno sia un atteggiamento dai risultati pessimi.
Poi parla anche di altro (tipo programmazione, evoluzione, piccoli problemi di cuore).

EDIT: Infine, vi invito a leggere nei commenti, dove ho avuto (e probabilmente avrò in futuro) modo di fare alcune precisazioni.

Buona divulgazione.

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4 Replies to “Ma davvero la scienza non è democratica?”

  1. D’accordo con te. Chi fa divulgazione scientifica dovrebbe parlare al pubblico come se fosse costituito da amici e parenti: quando cerco di comunicare ad amici che acquistano prodotti omeopatici che secondo me stanno buttando via i loro soldi non lo faccio certo dandogli dei deficienti (otterrei l’effetto contrario). Capisco che per chi è pubblicamente esposto da anni e molto seguito come Burioni a volte non sia semplice.
    Ho ritrovato molte cose interessanti che hai scritto anche in questo articolo, che ti segnalo: http://www.valigiablu.it/scienza-democrazia-vaccini/

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  2. Caro Stefano,
    mi permetto di commentare il tuo interessante post per fare una precisazione, perchè il tuo post mi sembra ingeneroso nei confronti di quel che fa Burioni. Quando tu dici “Quello che manca è la voglia di mettersi seduti e, con calma, dimostrare uno per uno ad ognuno dei soggetti di cui sopra per quale motivo è giusto ritenere che i vaccini siano utili, che la Terra sia tonda, che il creazionismo non è sostenibile ecc”, ecco Burioni è proprio quello che fa da anni sui vaccini, ha anche appena pubblicato un libro divulgativo sull’argomento. Burioni in quel post stizzito non se la prende con “chi le cose, semplicemente, non le sa; e vorrebbe capirle, comprenderle, non sentirsele imposte” (è proprio a loro che si rivolge quasi ogni giorno sulla sua pagina fb e con il suo libro), ma con coloro che, a fronte delle sue affermazioni supportate sempre dalle referenze, risponde in modo irrazionale, molto spesso insultandolo. Ecco, sono sicuro che anche se tu ricevessi giornalmente decine se non centinaia di insulti da persone che non hanno neanche l’umiltà di leggere e cercare di capire quello che scrivi magari un post stizzito ti scapperebbe via.
    Inoltre, mi sembra che tu fraintenda il senso dell’affermazione “la scienza non è democratica”, che banalmente vuol dire che una verità scientifica (che è sì, sempre, parziale e provvisoria) non è stabilita per votazione da una maggioranza, ma è il risultato di un processo (fatto di ipotesi, raccolta dati, analisi, conclusioni ecc.) e che può essere contestata solo sulla base di un processo analogo (altri dati, dai quali seguono altre conclusioni, ecc.)
    Un caro saluto

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    1. Grazie Michele del commento, che mi permette di fare delle precisazioni.

      Pur non conoscendo nel dettaglio il lavoro del dottor Burioni, basta farsi un giro nella sua pagina per capire che ha fatto della divulgazione una delle sue attività principali. Il che, per i motivi sopra esposti, è per me encomiabile.
      Proprio per questo, però, sono rimasto sorpreso da questa sua uscita, che in un certo senso mi ha fatto pensare che si sia “arreso”.
      Sono abituato a rispondere (qui o su Facebook) a persone che reagiscono anche con una certa violenza a quello che dico, ma mai mi sono tirato indietro, e ogni volta ho tentato di spiegare le mie ragioni con calma. La maggior parte delle volte ci riesco anche, a ricondurre il dialogo a toni più civili, anche se alla fine non faccio cambiare idea al prossimo.
      Ovviamente, però, non posso rendermi conto delle proporzioni con cui il dottor Burioni ha a che fare: decine di messaggi di insulti al giorno possono chiaramente far perdere la calma, e soprattutto portare a fare quantomeno una cernita fra persone a cui è il caso di rispondere e persone che sono “cause perse” perché ci si impiegherebbe troppo tempo (o sarebbero impossibili da educare via messaggio su Facebook).
      Da questo punto di vista giustifico pienamente il fatto che il dottor Burioni ne ha abbia – detto papale papale – le scatole piene. E ci sta che voglia esprimere questo suo disagio. Ritengo però che non avrebbe dovuto farlo esibendo i suoi onorati trentacinque anni di studi. Limitarsi a un onesto «Non posso starvi appresso, perché molti di voi non possono capire via commenti su Facebook, e non è questa la sede per dialogare o spiegare» sarebbe stato più gradito.
      La mia stima nei confronti del dottor Burioni è immutata, ma preferirei che non si arrendesse, o perlomeno che non adducesse la scusa del proprio curriculum e dell’ignoranza altrui.

      Riguardo la definizione di “democratica”, ovviamente l’ho intesa come specifichi, tanto che nel post l’ho scritto, che sono d’accordo che la scienza non sia democratica. Era l’imposizione (la dittatura) che deriva da un certo atteggiamento che mi spaventava.
      Tu dici che può essere contestata solo seguendo lo stesso metodo con il quale si fanno le affermazioni, e questo è verissimo; ma c’è gente che non lo fa. Come in democrazia, dove puoi esprimere le tue idee contro il governo candidandoti, vincendo le elezioni e governando tu al suo posto. Ma anche in democrazia ci sono persone che si fanno beffe del processo democratico – dai terroristi alla persone che semplicemente non capiscono come si vota.
      Che facciamo con queste persone? Gli “imponiamo” la democrazia? E questo come migliorerà le cose? Io preferirei spiegar loro in cosa secondo me stanno sbagliando. È una battaglia persa in partenza? Non lo so, ma sicuramente perdiamo tutti in partenza non facciamo lo sforzo di spiegare – mai imporre.

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