Il panettone Motta e i vegani, ovvero una guerra fra poveri (di conoscenze scientifiche)

Due paroline sul caso Motta vs. Vegani (che poi, come vedremo, non è proprio così).
Dovreste esserne a conoscenza, ma linko il video dello spot e ne fornisco la trascrizione.

Per il nostro panettone, noi di Motta avremmo potuto usare:
•tofu tritato!
• papaya!
•seitan!
•alga essicata!
• e cuocerlo per trenta secondi in microonde!
E invece no: lo abbiamo preparato seguendo la nostra ricetta. Originale dal 1919.
Panettone Motta, da sempre quello di sempre.
Da oggi con bacche di goji! Scherzo…

Lo spot ha suscitato le ire dei vegani, immediatamente aizzati dal riferimento al dinamico duo Tofu&Seitan. Curiosamente, però, nonostante sia il primo a rimanere perplesso di fronte a scelte alimentari che escludono la carne per sostituirla con prodotti industriali di dubbia salubrità, ho trovato anch’io questo spot in qualche modo “irritante”.
Meditandoci, ne ho trovate due motivazioni.
Per quanto riguarda quella strettamente relativa al marketing e al ritorno negativo sul brand, rimando alla lettura di quest’articolo.
L’aspetto su cui voglio concentrarmi in questo post è invece quello prettamente scientifico/culturale.

L’intera “filosofia” dello spot, infatti, è fondata sull’idea della Tradizione contrapposta all’Innovazione.
Un’argomentazione classica per quanto riguarda i dolci natalizi – e che di per sé comincerebbe a essere anche un po’ surreale alle soglie del 2017, quando essenzialmente per nessun prodotto si usano le materie prime “naturali” che vengono millantate nelle pubblicità.
Ma, tralasciando questo aspetto, concentriamoci su quel che viene concepito come “moderno” in questo spot. In un assurdo calderone, vengono infatti messi insieme:
• tofu e seitan, due prodotti di svariati secoli più antichi del panettone, ma venuti alla ribalta negli ultimi decenni come sostituti (del tutto inutili) della carne per le diete vegetariane/vegane;
• la papaya, un frutto tropicale che credo abbia smesso di stupire il mondo occidentale più o meno negli anni ’50;
• le alghe – dalle quali però si ricava l’agar-agar, gelificante di cui mi sembra improbabile che la Motta non faccia uso;
• il microonde, inventato settant’anni fa, ottimo per tutta una serie di cotture impossibili con altri metodi, quanto del tutto inadeguato a far lievitare un panettone;
• le bacche di goji, uno dei così (ridicolmente) detti “superfood”.

Ora, sia chiaro: la pubblicità serve a vendere un prodotto, non a fare informazione scientifica.
Questa pubblicità sa vendere questo prodotto (anche se alla lunga gli si ritorcerà contro, come spiegato nell’articolo linkato sopra), e quindi da questo punto di vista funziona.

Però è utile (quanto triste) rilevare come questo spot sia un concentrato di quell’ignoranza scientifica e alimentare che dà origine alla stessa sub-cultura che lo spot sta più o meno simpaticamente attaccando.
Si parla infatti genericamente di un’insieme di elementi caratterizzanti per lo più l’universo vegano, ma per estensione l’idea dell’alimentazione salutista alla moda veicolata da certo massiccio marketing e che in realtà poco (o a volte nulla) ha di salutare.
Non che le bacche di goji facciano male, ma i superfood non esistono. Ci si alimenta bene nel complesso, ma non c’è nessun cibo che abbia proprietà straordinarie. Nessuno.
Le industrie che producono seitan e il tofu vivono letteralmente della leggenda (suppongo diffusa da loro stessi) per cui questi alimenti sarebbero l’unico modo per assumere le proteine necessarie in un’alimentazione vegana/vegetariana – quando basterebbe un piatto di pasta e fagioli.
Il microonde quasi stona, là in mezzo, visto che il vegano medio è probabilmente convinto (come del resto l’onnivoro medio) che questa cottura renda i cibi radioattivi, ne alteri il patrimonio genetico, o inquini l’ambiente con le onde elettromagnetiche – sono tutti commenti reali che potete facilmente trovare nel fantastico mondo di internet.

Quindi, per portare il messaggio della bontà della Tradizione, si abbraccia un antimodernismo sfrenato e costantemente alimentato dall’ignoranza scientifica che pervade la società in ogni strato: e la cosa surreale è appunto che si tratta della stessa ignoranza scientifica che porta i vegani ad abbuffarsi di prodotti di gran lunga meno “naturali” del panettone perché non hanno la più pallida idea di dove trovare le proteine; la stessa ignoranza che porta a credere che l’assunzione di un cibo in particolare ci salverà dal cancro, o dall’invecchiamento, o anche solo dal prendere peso; la stessa ignoranza per cui un metodo di cottura di cui non si hanno gli strumenti per capire la natura diventa un pericolo o al massimo viene usato per scaldare gli avanzi.

Ovviamente, come scritto sopra, lo scopo della pubblicità non è quello di fare informazione. Ma la natura di un messaggio pubblicitario rivela il substrato culturale del target a cui è rivolto. Qui il target sono gli italiani che devono comprare un dolce per Natale: quindi gli italiani sono scientificamente ignoranti.
Lo sapevamo anche prima di vedere questo spot, ma averne una conferma dopo un’attenta analisi non è di particolare conforto.

La soluzione non è prendersela con la Motta o boicottarla, né tanto meno prendersela con i vegani.
La soluzione è studiare e conoscere.

[P.S.: Il fatto che l’ignoranza scientifico/nutrizionale sia l’argomento centrale, oltre che di questo post, anche del mio racconto Pranzo di Natale contenuto in Dinosauria, non deve in alcun modo far pensare che questa riflessione sia in realtà una pubblicità mascherata.
O almeno credo.]

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19 pensieri su “Il panettone Motta e i vegani, ovvero una guerra fra poveri (di conoscenze scientifiche)”

  1. Al tuo articolo aggiungo un paio di cose. Panettoni e pandori sono dolci molto stagionali. Le vendite avvengono in un brevissimo periodo e la pubblicita` gioca un ruolo fondamentale su questo. Quindi, e` facile che ad essa possa avvenire anche tramite artefici retorici poco corretti. Dubito che Motta possa sentirsi minacciata dall’esigua concorrenza di panettoni e pandori con ingredienti vegetali disponibili sul mercato, tuttavia il suo tipo di comunicazione sembra seguire un paio di stratagemmi abbastanza noti.

    Una tecnica di marketing chiamata FUD, che sta per “Fear, Uncertainty and Doubt”, cioe`: Paura, Incertezza e Dubbio. Molto spesso e` stata usata da aziende informatiche come ad esempio Microsoft. Lo scopo e` di dare vaghe informazioni negative o insinuare il sospetto riguardo ad un prodotto concorrente, in modo da allontanare il possibile acquirente da esso.

    La pubblicita` non dice esplicitamente che sta attaccando i
    panettoni vegan concorrenti, ma l’elenco di ingredienti che fa, richiama
    chiaramente l’immagine stereotipata del vegan. Ed e` un elenco assolutamente falso, dato che nessuno si sognerebbe mai di usare tofu, seitan ed alghe per fare un panettone. La pubblicita` non confronta il loro prodotto con uno equivalente in cui si usino i veri ingredienti vegetali che si usano per fare un panettone vegan. Questo attaccare un bersaglio falso con argomenti falsi per colpire il vero bersaglio, e` un artificio retorico e fallacia logica, chiamato “Argomento Fantoccio” (o anche “uomo di paglia”). All’inverso, sarebbe come se io dicessi che i panettoni non vegan sono fatti con ricotta, carne macinata ed acciughe. Verrei preso per pazzo, ma cio` non avviene nel caso di Motta, perche` il suo scopo e` di dare una pacca sulla spalla ai possibili acquirenti e dirgli: “Ehi! So che ti piacciono le cose tradizionali, ed io sono con te, quindi compra il mio… Non seguire tutti quei modernismi di cui si parla tanto in giro.” Senza considerare il fatto che sara` da appena un paio di anni che nella conoscenza comune “vegano” significa “vegetariano stretto” e non “persona che arriva da una vicina galassia”.

    Quando all’ignoranza scientifica di chi sceglie di evitare prodotti animali, io ti consiglierei un sito: http://www.scienzavegetariana.it/
    In cui puoi trovare la traduzione del rapporto sulle diete a base vegetale dell’associazione dei dietisti USA, assieme a molti altri riferimenti a studi trasversali su campioni di popolazione, con tutte le referenze e gli eventuali peer review.
    http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/ADA_ital.html

    Questa e` stata aggiornata nel 2016, rimanendo identica nei contenuti, a conferma delle rilevazioni precedenti, ma rimuovendo dall’introduzione il fatto che debba essere “well-planned”, quindi indicando che non sia necessaria una pianificazione maggiore rispetto alle diete onnivore. Ho segnalato questa, perche’, fra i moti studi fatti spesso parecchio specialistici, offre una buona panoramica sulla questione.

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    1. Grazie del commento dettagliato e dei link.
      Sia chiaro che non ho mai detto che vegetariani o vegani siano scientificamente ignoranti tout court; semmai lo sono esattamente quanto gli onnivori – cioè in una percentuale tristemente alta.
      È ovvio che se non si sa cosa si mangia ma si mangia un po’ di tutto, è più difficile farsi del male se non si sa cosa si mangia ma si esclude metà delle possibilità.

      Rimane il fatto che una cosa come il seitan visto come unica fonte di proteine alternativa alla carne è un indiscutibile segno di ignoranza, oltre che di ipocrisia nel cibarsi di un prodotto di produzione decisamente industriale e ben poco “naturale”.

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      1. Ora non vorrei andarti OT, ma per fortuna, di vegani che utilizzano solo seitan come fonte di proteine non ne ho ancora conosciuti. Piuttosto, quelli sono ingredienti perche` sono un facile sostituto di quelli animali per le preparazioni, per chi ha deciso da poco di cambiare regime alimentare ed ha paura di essere da meno rispetto a prima. Ma nessuna delle persone che conosco essere vegane da diverso tempo, hanno per quegli alimenti piu` considerazione rispetto ad altri. Li si prende perche` magari son buoni, ma non perche` ce ne sia la necessita`.

        Poi, e` vero che di squinternati ce ne sono, ma ho idea che ci siano piu` vegani squinternati nell’immaginario collettivo che nella realta`.

        Il discorso sul farsi piu` male non sapendo cosa si mangia, ma mangiando tutto o escludendo meta`, mi sembra un po’ come la scommessa di Pascal, ed anche le critiche che si possono muovergli sono analoghe. 🙂

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        1. Non so, forse sono io che mi baso più sul marketing che sull’esperienza quotidiana.
          Di vegani ne ho conosciuti pochi, e non erano particolarmente svegli (gente che si dice vegana e mangia pure il pesce, per dire).
          Forse dovrei frequentare vegani migliori. 😀

          Non credo che l’analogia con Pascal sia valida. Obiettivamente, non c’è tutto questo gran bisogno di sapere dove andare a prendersi le proteine o la B12, se si mangia la carne. Poi i problemi saranno altri, ma è pacifico che di due persone ignoranti sulle scienze della nutrizione, di cui una consuma (con moderazione) la carne e l’altra no, la seconda per una questione meramente probabilistica si espone a tutta una serie di problematiche che l’altra non avrà.
          È statistica, tutto qui. 🙂

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          1. Credo che i tuoi conoscenti vegani siano migliorabili. 🙂
            Quelli che conosco io, me compreso da diversi anni ormai (ecco l’outing), per varie ragioni sono molto informati riguardo all’alimentazione. Motivo spesso principale: frequentemente qualche onnivoro solleva dei dubbi e diventa necessario capire se questi dubbi sono fondati, oppure sono cazzate e, nel secondo caso, conoscere la verità e saperla riferire alla prossima occasione. Può capitare che ci sia chi non s’informa, oppure crede a delle spiegazioni “magiche”, ma nella mia esperienza, sono estremamente rari.

            Sul resto… Ni… Perché forse consideri la possibilità di carenze, ma non quella d’ingerire alimenti dannosi. Come nella scommessa di Pascal si da per scontato che l’ipotetico dio sia vanitoso, geloso e premi l’adorazione, ma potrebbe anche essere un dio che disprezza e punisca il culto della personalità, allo stesso modo, dare per scontato che la via migliore sia di assumere un po’ di ogni cosa, sottovaluta il fatto che alcune delle cose che si assumono siano deleterie. Ormai sono risaputi i problemi causati dai grassi animali sul sistema circolatorio e l’aumento delle probabilità di contrarre tumori all’apparato digerente, ad esempio. Riguardo alla B12, anche gli onnivori possono andare incontro a carenze, perché è una vitamina un po’ rognosa da assorbire. Basta avere problemi gastrici, essere un po’ avanti con l’età o avere problemi di anemia e, per quanta se ne ingerisca, quella che viene assorbita potrebbe essere molto poca. Vero che nella carne la si trova, e quasi sempre è per il semplice fatto che gli animali allevati la assumono come integratore nei mangimi (questo è il caso più comune, essendo il prodotto che si trova più frequentemente in commercio ed è più spesso acquistato). Vero anche, che di solito sono principalmente vegetariani e vegani a porsi il problema di verificare se sono a rischio di carenza, mentre la stragrande maggioranza degli onnivori non è nemmeno cosciente di questa possibilità.

            Nel caso di ignoranza totale di onnivoro e vegano, non si può dire che l’alimentazione di una persona sia probabilmente più sana di quella dell’altro. Perché sia l’uno che l’altro possono voler ingerire alimenti dannosi, oppure trascurare alimenti necessari. Onnivoro che si strafoga di patatine e panini del McDonald VS vegano che si ammazza di patatine fritte e seitan. Nella totale ignoranza, ogni errore è possibile.

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            1. Ok, mi prodigherò di migliorare le mie amicizie vegane.

              Riguardo Pascal… No, ancora non mi convinci. Se non altro perché ho specificato il paragone fra un vegano e un onnivoro entrambi ignoranti, ma di cui il secondo mangia modiche quantità di carne. È comprovato che i problemi che insorgono dal consumo di carne subentrano solo al di sopra di una certa soglia (be’, come ogni cosa), per cui a livello di malattie cardiocircolatorie o insorgenza di tumori non c’è differenza fra un vegano e chi mangia carne due-tre volte alla settimana.
              Rimane il fatto che la questione è puramente matematica. Se ci sono più cibi da cui prendere sostanze nutritive, le possibilità di carenze sono inferiore. Ripeto, non è nutrizione: è matematica. 😉

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              1. Ed a queste cose, puoi trovare ottime risposte ai link che avevo indicato. 🙂

                Un vegano ignorante ed un onnivoro ignorante sono soggetti comunque a rischio. Per ragioni diverse, ma non per via della scelta alimentare, quanto dell’ignoranza (escludo dal discorso regimi alimentari folli o senza base scientifica come la dieta paleo o quella basata sul gruppo sanguigno, che hanno la stessa fondatezza di un oroscopo). Non si può essere selettivi sull’ignoranza che si prende in considerazione ed il comportamento di una persona ignorante. Allora, se diciamo che la maggior parte delle persone sono equamente ignoranti sulla nutrizione, allora dobbiamo prendere come risultato di quest’ignoranza le conseguenze sulla salute che possiamo riscontrare e confrontare la frequenza di disturbi alimentari, problemi di salute dovuti alla cattiva alimentazione nell’infanzia e da adulti (obesità, diabete, tumori, colesterolo elevato, osteoporosi, problemi neurologici dovuto alla carenza cronica di B12, anemia, carenza di proteine, calcio o qualsiasi altra cosa di cui solitamente si sospetta) ed incidenza di morte, fra la popolazione onnivora e quella vegan. In modo da avere un riscontro sul campo.

                Riguardo all’incidenza di mortalità, ad esempio ci sono i risultati di una ricerca di cinque anni su una popolazione di 90.000 avventisti:
                https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23836264
                In cui si evidenzia una riduzione di mortalità notevole nei campioni che seguivano una dieta vegetale.

                Analoghi risultati da una ricerca su 1,5 milioni di soggetti da parte della American Osteopathic Association
                http://jaoa.org/article.aspx?articleid=2517494

                “Despite variability in the data, the evidence is consistent that increased intake of red meat, especially processed red meat, is associated with increased all-cause mortality. Red meat also increases CVD and cancer mortality in Western cohorts. A vegan diet has been shown to improve several parameters of health, including reversal of CVD, decreased BMI, decreased risk of diabetes, and decreased blood pressure in smaller studies. Data regarding inclusion of some fish and white meat are conflicted—although fish and white meat consumption are not clearly associated with increased mortality, they do decrease mortality when they replace red meat in the diet.
                Even though limitations exist in these studies (eg, lack of large, long-term randomized controlled trials; large amount of heterogeneity), avoidance of red and processed meats and a diet rich in plant-based whole foods including fruits, vegetables, whole grains, nuts, and legumes is a sound, evidence-based recommendation. If such a recommendation represents a difficult change for a patient, physicians should encourage limited animal products when possible and substituting red meat with plant-based proteins, fish, or poultry. ”

                Qua non parlano di limitare, ma dicono esplicitamente “*avoidance* of red and processed meats and a diet rich in plant-based whole foods including fruits, vegetables, whole grains, nuts, and legumes is a sound, evidence-based recommendation”

                E attenzione, riguardo alle carni bianche ed al pesce: “although fish and white meat consumption are not clearly associated with increased mortality, they do decrease mortality when they replace red meat in the diet.”

                Quindi, anche se l’associazione fra consumo di carni bianche e pesce non ha una chiara correlazione all’incremento di mortalità, essa è comunque stata riscontrata empiricamente.

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                1. Scusa, ma paragoni (giustamente) la dieta paleo all’oroscopo, e poi mi linki uno studio dell’Associazione Americana degli Osteopati? 😀

                  Riguardo l’altro studio linkato, commette un errore più grande di quello che attribuisci a me: dà il merito della miglior salute dei vegani al fatto che siano vegani.
                  Ma, statisticamente, fra i vegani ci sono molti meno fumatori e consumatori di alcool e droghe, e molte più persone che fanno attività fisica.
                  Dunque: quando io parlo di ignoranza degli onnivori devo mettere da conto che potrebbero mangiare carne due volte al giorno tutti i giorni, mentre quando tu parli di vegani puoi ignorare il fatto che stiano meglio anche solo perché non si strafogano di fritti?

                  Secondo me il tuo problema è la matematica. 😉

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                  1. Bravo che hai parlato di alcool e droghe, perché proprio lo studio sugli avventisti del settimo giorno è interessante da quel punto di vista: dato che i partecipanti alla religione avventista non fanno uso di sostanze d’abuso, che quindi si possono escludere dalle cause di mortalità.
                    https://en.wikipedia.org/wiki/Seventh-day_Adventist_Church#Health_and_diet
                    http://archives.adventistreview.org/article/5005/archives/issue-2011-1536/adventists-and-alchohol
                    https://www.adventist.org/en/information/official-statements/statements/article/go/-/smoking-and-tobacco/

                    Riguardo al minor numero di persone che fanno uso di alcool e droghe e sono più sportive tra i vegani, non ho dati… Posso solo dire che una buona parte di persone vegane, lo è per motivi etici e lo sarebbe anche se facesse male, fregandosene della salute, una parte lo è per ragioni politiche, cioè estende il rifiuto della violenza e del predominio anche all’uomo verso gli animali, oltre che verso l’uomo. La fauna vegana è abbastanza variegata. Potrei farti esempi di prima persona, ma non sarebbero rilevanti quanto una statistica.

                    Il secondo studio è fatto sull’analisi di dati già esistenti. Non è una ricerca fatta su un campione selezionato dall’associazione. Infatti, parlano di meta-analisi e, nelle note in fondo, puoi trovare i collegamenti alle ricerche sulle quali si sono poggiati. Mi puoi dire che un’associazione di osteopati ha meno capacità di analizzare dei dati e di trarne una conclusione rispetto ad un associazione di dietisti, ma a quel punto ti rimanderei al rapporto del ADA che avevo linkato all’inizio, che arriva a conclusioni analoghe.

                    “Dunque: quando io parlo di ignoranza degli onnivori devo mettere da conto che potrebbero mangiare carne due volte al giorno tutti i giorni, mentre quando tu parli di vegani puoi ignorare il fatto che stiano meglio anche solo perché non si strafogano di fritti?”

                    Assolutamente no. Quello che dici è la stessa cosa che intendevo quando ho scritto “Non si può essere selettivi sull’ignoranza che si prende in considerazione ed il comportamento di una persona ignorante.” Dato che non posso prevedere quale ignoranza porti una persona ad alimentarsi scorrettamente, allora vale la pena andare ad analizzare sul campo il risultato di una diffusa, eterogenea e non precisata ignoranza.

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                    1. Gli Avventisti non “dovrebbero” fare uso di alcool e droghe. Per sapere se non ne fanno davvero uso bisogna fargli gli esami prima di inserirle nelle statistiche. Asserire di essere aderente a una religione è un dato insignificante, in una ricerca. 😉

                      Sulla ricerca dell’associazione di osteopati, sì: intendevo proprio dire che non sanno leggere i dati. Sono osteopati, quindi praticamente degli sciamani. Parliamo di gente che non ha la più pallida idea di cosa sia il metodo scientifico. Il solo fatto che la ricerca parli di un campione di un milione e mezzo di persone fa capire l’approssimatezza.

                      Continuo a ritenere che qui il problema sia solo ed esclusiamente matematico. 😉

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                    2. Se in due giorni sei riuscito a leggere tutte le relazioni che ho linkato ed a fare una sorta di peer review d’ognuna prima di arrivare alle tue conclusioni, allora mi devo complimentare.
                      Ricorda però che il metodo scientifico non è esso stesso un dogma, od un qualcosa di rigidamente definito. Il modo in cui parli del metodo, mi fa sospettare un approccio positivista. E sull’argomento, se nella facoltà che hai frequentato non c’era un corso di filosofia della scienza o di epistemologia, sarebbe utile farsi una bella carrellata partendo da Karl Popper, passando per Kuhn, Laktos e Feyerabend. Ma si andrebbe OT nell’OT.
                      Ti posso consigliare, almeno, di considerare il materiale che puoi trovare sui primi link che avevo postato, che sono gli unici che non hai mai citato nelle tue critiche. Oltre a questo, penso che si siano gia` spese tante parole in troppo poco tempo ed io stesso rischierei di ripetermi o di divagare.

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                    3. Credo tu stia confondendo la Scienza in sé con il metodo scientifico.
                      La prima la si può fraintendere e assurgerla a dogma; il secondo no. È un metodo, un procedimento logico al di fuori del quale non può esistere una discussione razionale.
                      Stiamo parlando di nutrizione, mica dell’esistenza dell’aldilà.

                      Se mi linki uno studio (con cifre da capogiro) dell’associazione di persone convinte che con due massaggi si possa riattivare la magica capacità del corpo di stare in salute… perdonami, ma mi faccio una risata.
                      Non è che mi devo leggere tutto l’oroscopo di Paolo Fox per poterlo valutare.
                      Riguardo l’altro studio, come ti ho detto è una mera questione matematico/statistica. Peraltro la davo per assodata, sono perplesso di non essere riuscito a spiegartela.

                      Sui primi link che mi hai dato non vedo cosa dovrei commentare che non ho già detto riguardo la stessa questione degli stili di vita, che non viene toccata.

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                    4. Va bene. Riassumendo, la questione e` che a parita` d’ignoranza sull’alimentazione, ossia: “un onnivoro ed un vegano mangiano a casaccio: quale dei due finira` con l’avere una salute peggiore?”:

                      – Secondo te un onnivoro rischia meno di un vegano, ed il motivo e` evidente matematicamente.

                      – Secondo me non lo si puo` dire solamente in base alle premesse, perche’ non hanno implicite informazioni importanti come gli effetti dannosi sull’organismo nel breve e nel lungo termine, oltre al mero apporto nutritivo degli alimenti, ma e` necessario un riscontro sul campo per evitare di cadere in un argomento ad ignoranza e “tirare ad indovinare”.

                      Ok: gli avventisti possono barare, ma penso che ne io ne te abbiamo verificato se sia davvero successo, quindi eviterei di incappare in un ulteriore argomento ad ignoranza e mi limiterei a dire che io e te non siamo in grado di dire se la peculiarita` potenzialmente interessante, cioe` che si potrebbero escludere gli effetti sul lungo periodo delle sostanze d’abuso, sia in realta` diversa da quella di una popolazione nella quale non vi e` una particolare opposizione all’uso di quelle sostanze e non possiamo dire, perche` i dati non lo indicano, se onnivori o vegani fanno piu` o meno uso di alcool o fumo rispetto all’altra popolazione, quindi dovremmo assumere che il cio` sia uniformemente distribuito fino a prova contraria (sempre per evitare di “tirare ad indovinare”). Infine: le statistiche elaborate dagli osteopati non possono essere ritenute valide perche’, argomento ad hominem circostanziale: praticando una pseudoscienza, non sono intrinsecamente in grado elaborare statistiche da ricerche scientifiche altrui. (Si`, e` una provocazione, ma volevo evidenziare i rischi di incorrere in fallacie logiche.)

                      Quindi rimangono i nutrizionisti, nel cui rapporto l’informazione che c’interessa e` riassunta nell’abstract e nella conclusione, ma spiegata piu` dettagliatamente nei vari paragrafi: “L’ampia offerta di mercato di alimenti 100% vegetali facilita l’aderenza a questo tipo di dieta. Le diete vegetariane correttamente pianificate forniscono un adeguato apporto di sostanze nutritive in tutte le fasi del ciclo vitale, e possono anche essere utili nella gestione terapeutica di alcune malattie croniche. La composizione nutrizionale complessiva, come valutata dall’Alternative Healthy Eating Index, è in genere migliore nelle diete vegetariane e vegane rispetto a diete onnivore. Anche se alcune diete vegetariane possono essere a basso contenuto di determinate sostanze nutritive, come il calcio e la vitamina B-12, questo aspetto può essere facilmente affrontato attraverso una pianificazione corretta.

                      Rispetto alle diete non-vegetariane, le diete vegetariane possono fornire una protezione da molte malattie croniche, come le malattie cardiovascolari, l’ipertensione, il diabete di tipo 2, l’obesità e alcuni tipi di cancro.”

                      In coda vi e` tutta la bibliografia presa in esame e, se fosse necessario aggiungere anche un appello all’autorita`, il rapporto e` stato redatto da esperti della nutrizione e non dal mago Otelma.

                      Mi sembra di non aver scritto nulla di falso o di aver usato argomenti capziosi, a parte l’appello all’autorita` dell’ultima frase.

                      Poi, posso capire che sia scocciante che uno sconosciuto ti arrivi in casa pretendendo d’insegnarti come si pulisce il tuo bagno… e di questo mi scuso. Ma come forse hai fatto tu, anch’io ho frequentato un’universita` ad indirizzo scientifico, scienze cognitive, nella quale e` previsto che si debba imparare come preparare indagini ed esperimenti, ed esaminarne i risultati evitando ambiguita` ed errori di correlazione (ad esempio). Solitamente preferisco pensare che non sia necessario esibire il proprio curriculum, perche’ cio` che si dice venga preso seriamente.

                      Credo che proseguire ulteriormente difficilmente porterebbe nuove informazioni, ma il blog e` tuo e non voglio arrogarmi il privilegio dell’ultima parola.

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                    5. Perdonami, ma mi sono accorto di questa risposta solo ora (a quanto pare le notifiche funzionano un po’ quando meglio credono).

                      Sulla questione matematica continui a non convincermi, mi spiace. Non aggiungi niente di nuovo in questa risposta.

                      Sugli avventisti, è una mera questione logica: io la ricerca la devo fare su chi non consuma alcool, non su chi DICE di non consumare alcool.
                      Le ricerche scientifiche si fanno su campioni controllati, non su gente che promette di non mangiare qualcosa perché gliel’ha detto qualche divinità.

                      Con gli osteopati non c’è nessuna fallacia ad hominem. Sono persone che praticano un’attività basata su qualcosa che non assomiglia neanche vagamente al metodo scientifico: quindi NON possono giudicare studi e lavori in quest’ambito.
                      Prenderesti in considerazione le previsioni meteo di un astrologo?

                      Di falso non hai scritto niente, ma continui a rimandarmi a quello studio come se io dubitassi dei risultati.
                      Benissimo, quello studio dice ciò che riporti, non l’ho mai negato, né l’avevo frainteso. Ma mica è l’unico studio, e non tutti arrivano alle stesse conclusioni.
                      Già la scienza per definizione è sempre perfettibile, ma la nutrizione è forse uno degli ambiti in cui si contraddice più spesso.

                      Perdona la brevità. 🙂

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