“Il marziano in soffitta”, di Frederik Pohl

Ho conosciuto Frederik Pohl con un romanzo straordinario: La porta dell’infinito (qui la recensione).
La mia lenta opera di approfondimento dell’autore passa ora per la celebre antologia di suoi racconti pubblica a suo tempo da Urania in due volumi: Il tunnel sotto il mondoIl marziano in soffitta.
Per un bizzarro scherzo del destino, iniziamo dal secondo volume – ammesso e non concesso che io riesca mai a leggere il primo.

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Il marziano in soffitta

Dunlop vuole parlare col signor LaFitte, l’uomo più ricco del mondo. Perché, a quanto pare, sa come lo è diventato, e sa che la cosa coinvolge un marziano.

Racconto breve che risulta prevedibile nella prima metà, si fa più interessante nella seconda dove la trama si sviluppa per vie un po’ più contorte di quanto non fosse possibile sospettare (ad esempio col ciclo di vita dei marziani) e sorprende con un finale davvero inaspettato. Un lavoro discontinuo, ma che almeno va migliorando di pagina in pagina.

Problema energetico

Howard e Tandy vivono in un mondo futuro con qualche problema energetico per il quale il Governo continua a inviare allerte nei momenti meno opportuni. Uno sconosciuto bussa alla porta.

Abbastanza difficile riassumere la trama senza anticipare nulla, in questo brevissimo racconto che riesce a dipingere un mondo dominato dal particolare problema energetico del titolo, ma senza esplicarlo del tutto se non nel finale. Si concentra piuttosto sui personaggi e sulle somiglianze fra quel mondo e il nostro. Nel complesso, molto buono.

Come contare sulle dita

Non un vero racconto, ma un esauriente e ben esposto mini-trattato su quanto sarebbe più conveniente contare in sistema binario.
Non avrà alcun valore letterario, ma magari può fornire da ispirazione…

Una storia di famiglia

I Dexter sono una famiglia particolare, anche se George, il più giovane, ancora non lo sa. Arriva a spiegarglielo (anche se cercava suo nonno) Gideon Upshur.

Breve racconto anche questo piuttosto prevedibile, ma che lancia un colpo di coda finale che, più che sorprendere, regala un momento di humor nero al confine con l’horror che fa senz’altro rivalutare positivamente il brano nel suo insieme.

Perché corriamo tanto

Il dottor Chesley Grew in teoria si occupa di meteorologia, ma ha avuto un’idea: perché perdere tempo in conferenze, incontri, lezioni, quando la tecnologia può permetterci di leggere i lavori dei nostri colleghi, ragionarci meglio e così permetterci di progredire più velocemente? Ne parlerà proprio a una nuova conoscenza durante un congresso.

Racconto molto interessante dal punto di vista tecno-filosofico (se mi passate il termine), nel momento in cui il protagonista espone il suo piano che grazie alla tecnologia permette di risolvere molti problemi, praticamente tutti originati dalla perdita di tempo della “burocrazia accademica”. Quanto potremmo evolverci se gli scienziati non dovessero perdere tempo a preparare le slide per le conferenze? Durante la lettura ci si chiede, in fondo, dove sia la trama di questo racconto, apparentemente solo teorico: il finale spiazza per la natura soltanto vaga della minaccia e il modo in cui il protagonista vi si assoggetta. Ottimo.

L’uomo più ricco di Levittown

Harlan Binns ha ereditato una fortuna dal defunto zio Otto. Bussa alla sua porta Winnie, il primo marito di sua moglie Margery: asserisce di essere lì per farsi finanziare una sua straordinaria invenzione.

Altro racconto che parte quasi in sordina per far precipitare gli eventi in uno slalom di prevedibilità e sorprese. È chiara qual è l’invenzione mentre Winnie inizia a parlare, è chiaro dove finirà con tutte quelle descrizioni del piccolo inquieto… Ma è assolutamente sconvolgente l’ultimo paragrafo, con una situazione così incredibilmente fuori controllo da rendere inevitabile tornare indietro e chiedersi quanto poco possa bastare per generare una quasi-apocalisse. Molto buono.

Altamicyn, Inc.

Siamo su Altair Nove, colonia terrestre caratterizzata da neve colorata, pesci volanti e crisi economica dovuta alla chiusura della Fabbrica dei Ghiaccioli. Milo Pulcher è l’avvocato incaricato di difendere gli indifendibili tre aspiranti rapitori del figlio del sindaco. Scoprirà il mondo dell’affitto dei corpi per turismo.

Racconto lungo dalla trama straordinariamente complessa, in cui il mondo viene costruito da numerosi, precisi e incastonati dettagli. È infatti sorprendente come nel finale ogni cosa (il turismo, la crisi, i pesci) vada a incastrarsi, in un gioco di cause e conseguenze imprevedibile quasi fino all’ultima riga. Un altro autore avrebbe potuto tirarci fuori un romanzo, ma Pohl decide di stringere il più possibile, col risultato di rendere un po’ piatti tutti i personaggi, protagonista compreso. Un racconto quindi non molto riuscito dal lato strettamente umano, ma interessantissimo per invenzione e coerenza interna.

Quello che la NASA non vi ha detto

Il narratore è in un bar a sbronzarsi, accanto a una ragazza appena conosciuta. È reduce da una missione su Marte: perché è lì? Perché non dovrebbe esserci? Perché non dovrebbe neanche uscire fuori dalla sua zona?

Breve racconto molto particolare, che in un certo senso anticipa le tematiche tipiche di Malzberg riguardo l’equilibrio psichico precario degli astronauti. La traduzione cerca di rendere un linguaggio chiaramente più discorsivo, risultando però a volte un po’ pesante (i continui «sapete?» o le parole inutilmente fra virgolette), benché in grado di assecondare riferimenti alla pronuncia e onomatopee di starnuti. Ottimo racconto sino al finale inaspettato che conferma l’atmosfera turbata delle prime righe.

Censimento

Il narratore è il Capo Zona per l’annuale censimento, che cerca gli Extra da eliminare e qualche sporadico In. Il suo amico e sottoposto Witeck, però, trova uno strano individuo.

Breve racconto dai contorni sfumati, in cui non è mai troppo chiara qual è la vera organizzazione di questa Terra futura, cosa fa un censimento e cosa succede agli Extra e agli In – e soprattutto perché. Nonostante ciò (o forse proprio per questo), l’effetto straniante è particolarmente efficace, e il finale conclude questo bel racconto con un’insolita aria di humor nero.

I figli della notte

Gunner è il gioiello della sua azienda di pubbliche relazioni. Viene inviato a Belport per far vincere il sì al referendum per la costruzione di un avamposto degli alieni proveniente da Arturo. Non è facile, visto che erano in guerra con la Terra fino a poco prima e hanno condotto atroci esperimenti.

Lungo racconto che ha il pregio di alcune perle sulla malleabilità delle opinioni, sulla illogicità dell’elettorato e dei risultati degli scrutini, e in generale sul terribile mondo della pubbliche relazioni, della manipolazione dell’opinione pubblica, e della politica operata dietro le quinte. Pohl dimostra di saperne qualcosa di indagini di mercato e del loro utilizzo ai fini della cosa pubblica, e riesce a intrecciare queste conoscenze con un’interessante storia personale e una trama agghiacciante che vede protagonisti i Bambini. Purtroppo, tutto cade nel finale, sbrigativo e con dei voltafaccia del tutto insensati, per giunta senza poi risolvere le questioni personali di cui sopra. Peccato, perché con queste premesse ci si aspettava qualcosa di più di un cambio di idea francamente immotivato da parte dei più acerrimi nemici di Arturo.




Nel complesso, quindi, una buona antologia, in cui nessun racconto è mediocre e si dimostrano tutti di buon livello; purtroppo, nessuno fa gridare al capolavoro come mi ha fatto fare il suo romanzo: ma questo non è abbastanza per farmi demordere dall’approfondire la conoscenza di Pohl.

Buona lettura!

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