“Pranzo di Natale” – Racconto (anteprima dall’antologia “Dinosauria”)

Vi presento in anteprima l’inizio del mio racconto “Pranzo di Natale”, contenuto nell’antologia Dinosauria, di cui potete avere più notizie a questo link.
Come vedete, c’è anche un’anteprima di una delle splendide illustrazioni di Marzio Mereggia.

dinosauria-copertina-illustrazione

Buona lettura!

Pranzo di Natale

 

1.

La porta si apre e a Giorgio la testa di sua madre sembra una luna appena sorta sul quel grembiule ridotto a una distesa di macchie di sugo e spezie e farina e fritto qua e là, neanche fosse il primo e ultimo pasto che prepara in vita sua. Il sorriso non le si spegne neanche quando il brontolio del marito arriva fin dal bagno a chiedere qual è, dei due figli, che ha appena suonato il campanello. Prende i regali da Giorgio e dalla moglie sfidando il rischio di sporcarli di tracce di cucina e li va subito a lasciare sotto l’albero, mentre strilla al marito che no, ovviamente non è arrivata prima Martina, ci mancherebbe, sarebbe la fine del mondo.
La moglie di Giorgio già si lava le mani, pronta ad aiutare quanto possibile nonostante gli inviti contrari della suocera fatti solo per educazione, ma attraverso i quali è comunque evidente il bisogno di un sostegno per rendere quelle patate accettabili al padrone di casa. E basta pensarlo che lui esce dal bagno e si palesa in cucina, saluta i nuovi arrivati, si guarda intorno in cerca di qualcosa da rubare: un pezzo di pane, una scaglia di formaggio, un fetta di insaccato. Decide infine il suo piccolo furto e se ne va in salotto con un paio di olive senza proferire parola sull’operato della moglie, ma lanciando ai lavori un’occhiata che non lascia dubbi riguardo la sua diffidenza.
Giorgio vorrebbe chiedere con quale piede si sarà mai svegliato il padre, ma il campanello suona, madre e moglie sono al lavoro, il vecchio si è appena seduto e tocca a lui andare ad aprire a Martina: lasciandogli una busta di regali e un pacco, la sorella piomba in casa salutando in fretta tutti e nessuno e a malapena facendo gli auguri, mentre sventolando il suo metro e rotti di capelli corvini si spoglia uno a uno dei vari pezzi di abbigliamento di cui si è coperta in rigoroso sprezzo del corretto accostamento di colori e tessuti. Nel pacco che ora ha in mano lui, Giorgio scopre un paio di polli che, come si affretta a precisare sua sorella, hanno vissuto un’esistenza piena e soddisfacente in una fattoria gestita da non meglio precisate persone di sua conoscenza, un’esistenza – quella dei polli, ma forse non solo – fatta di libertà nei campi, cibo composto unicamente da semi coltivati in loco e nessuna costrizione circa luoghi deputati al riposo o tempi ritagliati per l’accoppiamento. Martina riferisce che (sempre a detta dei precedenti possessori dei volatili) quest’agiata vita da pollo si è conclusa con serenità per cause naturali dovute a vecchiaia per uno e a indefinita malattia non trasmissibile agli umani per l’altro, e rassicura poi la madre sul fatto che non avrà difficoltà a condirli e cuocerli in tempo per potersi poi concentrare sulle patate, considerato che non si mangerà che fra un’oretta e sono già puliti, spiumati, privati di viscere e molto umanamente decapitati.
La casualità orchestrata dalla doppia morte nel periodo in cui la richiesta di questo genere alimentare è massima gli pare più che sospetta, ma Giorgio preferisce tacere i suoi dubbi, se non per amore della sorella, quantomeno per il bene del clima festivo.

Non c’è niente di sbagliato in queste patate lesse, come pensano tutti a tavola tranne il padre, che lamenta anzi carenza di sale e abbondanza di liquido, a suo dire né normale trasudazione, né linfa delle vicine carote, né residuo di qualche altra pietanza, ma proprio un difetto di scolatura che la moglie non sembra aver superato in trent’anni di matrimonio e vita da casalinga. Giorgio tenta di mediare come può dichiarando le patate in linea con i suoi standard di alimentazione, e perfino Martina ci mette bocca, si azzarda a dire che cotte così sono più buone, mantengono le proprietà nutritive, si digeriscono meglio; ma al padre, per quanto non sia né un filosofo né un fine analizzatore della realtà, non sfugge certo che elencare i pregi di un certo metodo di preparazione delle patate implica che esse non siano state cucinate come di norma. Giorgio, con un’occhiataccia alla sorella, lascia chiaramente intuire che vorrebbe rinfacciarle quanto lei sia in grado di rovinare pure un pranzo di un giorno di festa perché non pensa prima di parlare; ma basta che sua moglie si schiarisca la voce con fare tutt’altro che casuale perché si ricordi che il giorno di festa non dovrebbe rovinarlo nemmeno lui, dato che già sta facendo abbastanza danni il padre per due patate che forse davvero non sono scolate poi così egregiamente – ma insomma, che sarà mai.

[Continua…]




Se volete sapere come finisce (oppure, non so, quando diavolo arrivano i dinosauri), qui di seguito vi offro tutti i link per averlo:

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2 Replies to ““Pranzo di Natale” – Racconto (anteprima dall’antologia “Dinosauria”)”

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