Il vero motivo per cui la “pizza dei froci” non è una goliardata innocente

Come avrete saputo, in una pizzeria di Bari vendono una pizza al salame chiamata “pizza dei froci”.

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[Fonte: La Repubblica Bari (e mi scuso se linko La Repubblica).]

Conseguentemente, il mondo si è diviso fra una minoranza di gente che si indigna e un nutrito 95% che galoppa al grido di «E fattela, una risata!».
Il problema grosso è che la gente che si indigna non sa il perché, né non lo sa/può spiegare all’altro 95%; e così la maggioranza, ancora una volta, vince.

Ci provo io, a spiegarlo.

Purtroppo, gran parte delle persone sembra essersi offeso per la parola “frocio”. Be’, no, il problema non è quello.
(Indipendentemente dal fatto che la maggior parte degli omosessuali si dà del frocio a vicenda come i neri si chiamano fra loro “negro”, intendo.)
Il valore offensivo di una parola molto spesso non è dato solo dalla parola in sé, ma dal contesto e dalle intenzioni.
E io, che sono una persona ottimista, credo che i gestori del locale non si siano certo messi d’impegno a cercare una parola volgare che intendesse denigrare una minoranza. Non credo ci sia stato un brainstorming del tipo:
«Raga, chiamiamola “pizza dei gay”»
«Ma “pizza dei gay” non è abbastanza forte»
«“Pizza dei ricchioni”?»
«Troppo regionale, è capace che i froci veneti non la capiscono»
«FROCI! “Pizza dei froci”!»
«Sì!»
«Genio!»
(Però dovete immaginare tutto il dialogo in barese stretto – quindi con solo le consonanti.)

Nonostante la mancanza di intenti, però, la minoranza (anzi, la minoranza della minoranza) si è sentita offesa comunque. Come?

Il problema, per me, è il salame. Il problema è che la pizza “dei froci” è proprio la pizza col salame.
Il problema è collegare un intera categoria di persone con l’irrefrenabile, irresistibile voglia di cazzo che sembra pervadere detta categoria notte e dì.
Se la pizza si fosse chiama con un più neutro “dei gay” o addirittura con “degli omosessuali”, sarebbe stata offensiva lo stesso, proprio per questo motivo.
Ma la cosa che mette più tristezza è che, a leggere i commenti, in quel 95% di «Fattela una risata» ci sono una marea di omosessuali che non si rendono minimamente conto di quel che succede su quel menu. Certo, la maggior parte di loro commenta la parola “frocio” spogliandola (giustamente, come ho detto) degli intenti denigratori; ma si fermano lì e non valutano il salame.
Questo alla faccia di chi pensa che i gay pensano solo a quello, per dire.

Piccolo esercizio intellettuale: immaginiamo se la stessa pizza si fosse chiamata “pizza delle donne”. Associamo quindi le donne alla voglia di salame.
A seguito dell’orda di commenti che urlano al sessismo, rispondiamo pure «Eh, ma fatevela, una risata. Cagne».
Ancora più divertente: immaginate che a dire «Fatevela una risata, cagne» siano le donne.
È sempre più surreale, vero?

Una delle osservazioni che ho letto più di frequente, è che la comunità LGBTecc avrebbe bisogno di più autoironia.
Facciamo un altro esercizio intellettuale: una pizzeria gestita da due orsi, nel bel mezzo del “quartiere gay” di una città, propone una pizza al salame detta “pizza passiva”, e una con dei taralli (tanto per rimanere in ambito pugliese, nel cercare qualcosa col buco) detta “pizza attiva”.
Questa è autoironia.
Se una pizzeria qualunque fa una “pizza per i froci”, non c’è il contesto per poter parlare di ironia, autoironia, goliardata o che dir si voglia.

Sia chiaro, ribadisco che sicuramente non c’è stato neanche un voluto intento offensivo: si tratta più semplicemente di ritrovarsi volenti o più probabilmente nolenti all’interno di una forma mentis che porta alla discriminazione, e che proprio in queste sue radici più subdole nasconde le sue origini. Niente di pericolo finché in questo stato: ma da questo stato si può evolvere.

(Poi, certo, il gestore stesso ci dice che «in diciassette anni nessuno si è lamentato», autodenunciando una certa mancanza di analisi del mondo che lo circonda: perché qualcuno denunci qualcosa, c’è bisogno che qualcuno interessato a denunciarla ne venga a conoscenza; se è successo solo adesso dopo diciassette anni, non vuol che l’osservazione non abbia senso. Che c’è, scatta la prescrizione?)

Io, intanto, vado ad aprirmi una pasticceria: voglio fare una torta alle banane e chiamarla “Torta dei neri” (neanche “negri”, proprio “neri”).
Se qualcuno mi viene a dire qualcosa, spero che il 95% di cui sopra si presenti all’ingresso a difendermi.

P.S.: Si astengano dai commenti gli eterosessuali: sanno parlare solo di fregna.

EDIT:
Mi fanno notare nei commenti qui sotto e in quelli su Facebook che il “frocio” potrebbe riferirsi al fatto che il salame e dolce, cioè non piccante come praticamente ogni cosa da quelle parti. E quindi riferirsi al fatto che chi non mangia piccante è una “femminuccia”.
Non cambia una virgola del ragionamento qui sopra, ma mi premeva integrare con le segnalazioni ricevute.

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3 Replies to “Il vero motivo per cui la “pizza dei froci” non è una goliardata innocente”

  1. sono etero, ma hai ragione da vendere. la misura esatta della profonda offesa perpetrato non è, come dici tu, il fatto del frocio; e non direi che il problema sia il salame. il problema vero è che il salame è “dolce”, ovvero i froci non hanno neanche le palle per essere vigorosi, lo pigliano e basta e si accontentano di tutto. questo è davvero un’offesa mortale, neanche agli animali dedicherei una infamia di questo tipo. agli ignoranti maschilisti e facinorosi, invece, ne direi di peggio 😀

    su su, ridete, ignoranti e rozzi maci mancati 😀

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    1. Sei già la terza persona che fa notare questa cosa (benché su decine e decine di commenti letti).
      A questo punto dovremmo chiedere ai gestori del locale se secondo loro a tutti i gay piace il salame o se ritengono che non riescano a mangiarlo piccante.

      Liked by 1 persona

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