“The Best of Nancy Kress” – Recensione

Nancy Kress è un nome che non può essere nuovo ai lettori di questo blog: ho già recensito, infatti, il romanzo Mendicanti di Spagna, i romanzi brevi After the Fall, Before the Fall, During the Fall e Yesterday’s Kin, e l’antologia Fountain of Age.

In questo post vedremo l’ultima antologia, nella quale Nancy Kress raccoglie ciò che lei stessa considera il meglio della sua produzione: è infatti The Best of Nancy Kress, edito nel 2015.

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Di questi racconti lunghi e brevi, quattro erano già contenuti in Fountain of Age, mentre uno è quel Beggars in Spain che, ampliato, diventerà il Mendicanti di Spagna di cui sopra. Per questi cinque lavori, quindi, rimando alle recensioni già pubblicate.
A quanto mi risulta, nessuno dei seguenti racconti è stato tradotto in italiano, tranne Beggars in Spain (con titoli discutibili come Modificazione genetica e Dormire, forse sognare…) e The Flowers of Aulit Prison (I fiori della prigione di Aulit).

Andiamo dunque a vedere se e quanto sono d’accordo con l’autrice sul fatto che questo sia davvero o meno “il meglio” della sua produzione.


And Wild for to Hold

Un demone appare ad Anna Bolena e la rapisce: chi è? Ebbene, è un istituto di ricerca che nel Ventitreesimo secolo si occupa di far sparire alcune figure chiave dalla storia per prevenire guerre e massacri. Come la prenderà, la madre della grande Elisabetta?

Racconto lungo che, come spiega la stessa autrice in una nota finale, è frutto di un’intensa ricerca e una personale passione nei confronti della figura di Anna Bolena: il ritratto che ne esce fuori è reale, di una figura a tutto tondo e per stessa ammissione di Kress molto poco politicamente corretto. L’intero racconto non è altro che un percorso verso la ricostruzione del vero processo per adulterio subito da Anna, in un gioco di macchinazioni che decreta l’ineluttabile destino di una donna portata a inseguire il potere e a cadere con esso.
Un racconto quindi che, pur lasciando qualche dettaglio scoperto (chi era quel bambino che Lambert vede all’inizio? A cosa serve?), risulta nel complesso equilibrato, dal buon ritmo narrativo nonostante la scarsità di azione vera e propria, e di lettura estremamente scorrevole.
Venne nominato per lo Hugo nel ’92, ma perse (giustamente, direi) contro l’altro racconto lungo di Kress in gara, Mendicanti di Spagna.

Out of All Them Bright Stars

Una donna lavora un una tavola calda, quando uno degli alieni blu venuti sulla Terra qualche tempo prima si siede a ordinare un’insalata.

Al di là del classico tema kressiano degli alieni che arrivano e non si sa cosa vogliano, questo racconto è semplicemente una breve allegoria del razzismo, un bel un po’ allentato da una serie di descrizioni ripetitive. I personaggi sono davvero molto stereotipati, la narrazione appare perdersi per strada più di una volta, i dettagli poco curati. In generale, il messaggio e il modo in cui è veicolato mi sembrano molto banali anche per quel 1986 in cui è stato scritto.
Sono francamente perplesso della vittoria del Nebula per questo brano decisamente sottotono.

Pathways

Ludmilla Connors, come metà dei Connors, è affetta da Insonnia Familiare Fatale: una rara sindrome che porta gradualmente a smettere di dormire, avere attacchi di panico, allucinazioni ed entrare in coma. Un ristretto team di scienziati cinesi giunge nel suo piccolo paese di montagna per poter effettuare ricerche in proposito.

Racconto che lascia a più riprese pensare a possibili percorsi (pathways, appunto) che esso stesso potrebbe prendere, salvo poi non prenderne neanche uno: si accenna alla politica, ma non c’è alcuna analisi particolare; si parla di iperconsapevolezza, ma non c’è alcun approfondimento in tal senso; il linguaggio endemicamente scorretto fa presagire qualcosa alla Fiori per Algernon, ma niente di tutto ciò avviene. Anzi, a dirla tutta c’è da chiedersi come faccia questa ragazza chiaramente non molto istruita a raccontare così bene le vicende. Ad ogni modo, il racconto, pur scorrevole, non offre le riflessioni che sembra promettere più volte lungo il suo svolgimento, e il finale è piuttosto deludente – non perché anticlimatico, ma perché non porta ad alcun evoluzione dei personaggi e lascia aperte questioni che necessitavano una chiusura.

Dancing on Air

Caroline Olson è una giovane ballerina, ovvero una delle possibili prossime vittime del misterioso serial killer che ha già ucciso in precedenza: per questo le viene assegnato Angel, dobermann “biomigliorato” parlante. Susan, madre dell’ancor più giovane ballerina Deborah, è invece una giornalista, impegnata a indagare sulle modifiche genetiche proprio nel mondo della danza.

Racconto piuttosto lungo che tocca alcuni temi cari a Nancy Kress, quali l’ingegneria genetica utilizzata direttamente per cambiare la natura umana, e i cani e la loro fedeltà. Duole constatare che il primo dei due argomenti finisce con la solita morale da scienza perversa che non sa quello che sta facendo, ma ormai a della letteratura sci-fi un minimo ottimista ci ho praticamente rinunciato. Il tono non è comunque troppo polemico, anzi è smorzato dalle decisioni finali dei vari protagonisti.
La struttura del racconto alterna la narrazione in prima persona di Angel a quella di Susan. Proprio quella del cane è più interessante per il modo in cui l’olfatto diventi il senso più importante, e qualsiasi dato visivo venga totalmente ignorato. Rimane comunque il dubbio strettamente logico della scelta della prima persona.
Non sono perfettamente sicuro di aver capito il finale e quella specie di festa, ma quello che mi ha lasciato più perplesso è il ruolo totalmente marginale del killer di ballerine: non che ambissi a un giallo (anzi, tanto meglio averlo evitato), ma non comprendo bene il ruolo nella trama. Il racconto, comunque, benché molto lontano dall’essere perfetto, brilla per la resa del mondo del balletto, in tutte le sue fatiche, i suoi dolori, i suoi sacrifici, e trasmette con sincerità tutta la passione dell’autrice.

Unto the Daughters

Nientemeno che la storia di come Eva venne tentata di mangiare il pomo… raccontata direttamente dal serpente.

Breve racconto dall’ottimo stile e dall’indubbia originalità del punto di vista. Un po’ sconvolgente la lettura dell’episodio biblico come liberazione della donna dalla sua ignoranza, un’interpretazione non nuova ma qui esposta letterariamente. Forse un po’ didascalico nei suoi intenti politici, ma comunque estremamente godibile.

Laws of Survival

Racconto contenuto nell’antologia Fountain of Age e in quell’occasione recensito abbastanza positivamente.

Someone to Watch Over Me

Amanda si è separata dal marito, col quale ha l’affido condiviso della piccola Becky, di sei mesi. Per sapere come il padre si comporta, ha l’infelice idea di far installare una telecamera nell’occhio di sua figlia.

Breve racconto dall’atmosfera alla Black Mirror, che ha l’indiscutibile pregio (al di là della trama interessante e dell’imprevisto finale) di parlare di stalking dal punto di vista dello stalker – reso un po’ troppo autoironico, ma forse così tamponando il cinismo insito nell’utilizzare il corpo di una neonata. Purtroppo, dopo Yesterday’s Kin, Nancy Kress conferma di non aver mai visto un omosessuale da vicino, oppure di conoscerne solo in forma di cliché ambulanti.
Comunque un ottimo racconto, probabilmente il migliore finora.

The Flowers of Aulit Prison

Uli Pek Bengarin è un aliena. Siamo infatti su un pianeta (chiamato semplicemente Mondo) i cui abitanti hanno un’idea particolare di ciò che è reale e ciò che non è: infatti, colpevole dell’omicidio della sorella, ella è “tagliata fuori dalla realtà”. Ma questo non le impedisce di fare l’informatrice per le forze governative, in cerca della verità riguardo gli esperimenti che i visitatori terrestri stanno conducendo.

Le cose sono due: o la mia conoscenza dell’inglese è peggiore di quanto creda, o mi mancano alcune basi logiche. Non sono riuscito, infatti, a capire come percepiscano la realtà questi alieni: cos’è questa Realtà Collettiva dalla quale i criminali verrebbero estromessi? Mica spariscono: a me sembra solo che vengano ignorati. È di questo, che stiamo parlando? Persone che vengono ignorate? E dove sarebbe la diversa percezione della realtà? Ci deve essere qualcosa che non so a livello filosofico o che do erroneamente per scontato riguardo al concetto stesso di realtà. A me sembra semplicemente che questi alieni chiamino “realtà” quello che è molto banalmente il consorzio civile. Se qualcuno vuole illuminarmi, ben venga.
Mi dispiace che non riesca a entrare in sintonia con quello che è considerato uno dei migliori lavori di Kress, e incredibilmente uno dei racconti che dipinge meglio una visione della realtà aliena alla nostra (citando la maggior parte delle recensioni); ma davvero non ne capisco il senso – neanche del titolo, a dirla tutta – e quindi mi devo astenere da ogni giudizio.
Se lo volete leggere c’è anche in italiano.

The Price of Oranges

Harry Kramer è preoccupato per l’umore di sua nipote; vuole quindi trovarle un uomo che sappia ridarle la gioia. Solo che Harry ha un armadio che gli permette di tornare nel 1937, ed è proprio lì che va a pescare il prescelto.

Divertente racconto che affronta in maniera originale il classico tema del viaggio nel tempo. Ottima la scrittura ironica che mostra questa vena di Kress altrimenti poco nota; ben più conosciuta, invece, è la sua passione per i personaggi della terza età, qui ritratti nei loro passatempi quotidiani e nei loro piccoli problemi. È infine eccellente il finale, inaspettato e brillantemente allegorico, che non può non strappare un sorriso. Ottimo lavoro.

By Fools Like Me

Come Laws of Survival, anche questo buon racconto è contenuto nell’antologia Fountain of Age, la cui recensione è linkata sopra.

Casey’s Empire

Jerry Casey vuole fare lo scrittore di fantascienza. Deve faticare un bel po’, destreggiandosi fra le incomprensioni dell’accademia, della famiglia e della ragazza: ce la farà? E quando è accaduto, che ha rinunciato all’Impero Galattico?

Racconto che relega la parte strettamente fantascientifica alle righe finali, ed è molto più concentrato sulla fantascienza in sé: un meta-racconto sulla letteratura di genere, sul mestiere di scrittore e su tutti i drammi che la combinazione di questi due elementi comporta. Forse non molto ottimista (tanto che la stessa autrice nella nota finale ci tiene a precisare che la situazione, nella realtà, non è poi così drammatica), ma comunque un altro ottimo racconto.

Shiva in Shadow

Nel centro della Galassia c’è un buco nero. A studiarlo, viene mandata una nave capitanata da Tirzah e con i due scienziati Ajit e Kane. Verso il buco nero, una sonda ospita tre “immagini virtuali” degli umani sulla nave madre, che hanno il compito di raccogliere dati e inviarli ai loro originali. La materia oscura ci mette lo zampino.

Racconto lungo particolarmente complesso sa nella forma che nei contenuti. Eccezionale la resa delle piccole differenze fra i tre sulla nave e le tre immagini sulla sonda: interi paragrafi copincollati, a volte contemporaneamente, a volte a istanza di giorni; e poi, invece, enormi differenze, che magari scaturiscono da una parola detta in più sulla nave e una detta in meno sulla sonda, e viceversa. Aderendo alla Teoria del Caos, basta un dettaglio perché si arrivi a una morte violenta o si persegua fino all’ultimo il proprio obiettivo.
Anche su quest’ultimo dettaglio, ho apprezzato particolarmente il modo in cui viene dipinta la dedizione verso la scienza e le scoperte, non tanto durante il racconto (dato che è essa stessa motivo del contendere fra Ajit e Kane) quanto nel toccante finale.
Avrebbe forse giovato una maggior stringatezza (soprattutto alcuni concetti scientifici vengono ripetuti un po’ troppe volte), mentre provo un certo disagio per quest’uso surreale della prima persona; nonostante ciò, si tratta sicuramente di un ottimo racconto, fra i migliori della raccolta.

Grant Us This Day

Dio è in un bar a bere. Viene raggiunto dal narratore, che lo informa che i termini della “gara” sono cambiati.

Breve racconto surreale ma efficace, che pecca di cristiano-centrismo e di un po’ troppe ripetizioni. Sconcerta, infatti, che l’autrice senta addirittura il bisogno di dover di nuovo spiegarne il senso nella postfazione, come se fosse chissà quanto complicato. Probabilmente non ha molta fiducia nella comprensione dei più basilari concetti teologici da parte dei suoi lettori. È comunque un racconto di gradevole lettura.

The Kindness of Stranger

Contenuto in Fountain of Age, non uno dei più riusciti.

End Game

Anche questo in Fountain of Age, ma invece uno dei migliori della raccolta.

My Mother, Dancing

In un lontanissimo futuro, un’astronave giunge al termine di un’importante missione: scoprire come si è evoluta una vita lasciata su un pianeta duecento anni prima.

Breve racconto estremamente confusionario, con l’intento dichiarato di affrontare il tema del rapporto fra religione e scienza, ma fallendo miseramente. Troppo materiale, troppe voci, nessuna conclusione, nessun vero collegamento fra le parti, linguaggio inutilmente complicato. Che nella postfazione Kress asserisca che la Chiesa Cattolica ha accettato l’evoluzione, poi, è un’ulteriore dimostrazione che forse era meglio che non avesse affrontato l’argomento.

Trinity

Seena vuole salvare sua sorella Devrie, che si sta deteriorando tra digiuni e droghe psicotrope in un esperimento che vuole cercare tracce di un dio nelle percezioni telepatiche fra gemelli. Per farlo, cercherà anche Keith, il clone di Devrie.

Racconto lungo molto, molto incostante. Piuttosto prolisso (situazioni e spiegazioni che si ripetono, parentesi spesso di dubbia utilità), affronta il tema del rapporto fra scienza e religione in maniera piuttosto superficiale, contrapponendo due letterali “bigotte” di entrambe le fazioni. Per quanto possa volere bene a Nancy Kress, fa un po’ male leggere di un io narrante che si sente sola al mondo in quanto atea – parola che comunque non viene mai scritta, eh. Evidentemente, oltre a non avere amici gay, non ne ha neanche di atei.
Nonostante ciò, il finale migliora di molto la situazione, ponendo gli umani in un rapporto originale con questo possibile divino la cui natura non viene mai spiegata. Interessante anche la tematica strettamente sessuale, benché un approfondimento sul concetto di incesto fra cloni poteva essere gradito.
Nel complesso, il racconto è buono, ma la lettura è piuttosto faticosa sia da un punto di vista formale che da quello strettamente “filosofico”.

People Like Us

Sarah sta aspettando con suo marito George i signori Calucci per cena. Parleranno di affari, e porteranno con sé uno di quegli alieni che hanno sconvolto l’economia quando sono arrivati sulla Terra con le loro invenzioni.

La stessa Kress nella postfazione mette questo racconto in relazione al precedente Out of All The Bright Stars, del quale posso tranquillamente copiare il giudizio per quest’altro lavoro, sostituendo al razzismo le differenze di classe. Con la sola differenza che qui il tema è molto meno evidente e l’autrice stessa è costretta a farlo dichiarare esplicitamente dalla narratrice nelle ultime righe, dando un’interpretazione piuttosto forzata della cena appena trascorsa. Per il resto, abbiamo anche qui personaggi molto stereotipati e un eccesso davvero fastidioso di descrizioni pedisseque. Peccato.

Evolution

La vita di Betty, con il suo compagno Jack e i suoi figli Sean e Jackie, è perennemente minacciata da ciò che minaccia anche il resto della città e del pianeta: batteri che diventano sempre più resistenti agli antibiotici. Solo l’endozina sembra essere – per ora – efficace.

Racconto non del tutto riuscito, con una prima parte lentissima e piena di ingenuità (il discorso a tavola con il figlio che tenta goffamente di nascondere qualcosa è davvero imbarazzante). La seconda parte scorre ben più velocemente, forse anche troppo, tanto più che la conclusione sembra arrivare all’improvviso, con le motivazioni da parte della protagonista piuttosto oscure – ed è narrato in prima persona, eh. Comunque ben riuscita la descrizione del contagio tramite tocco di ogni oggetto, ma giunge tardiva a recuperare un racconto che non decolla mai.

Margin of Error

Karen è sul portico di casa con i figli, quando Paula torna dopo anni a riferirle che gli esperimenti con i nanorobot su cui hanno lavorato insieme anni prima stanno ora dando dei problemi.

Racconto breve che mette in contrapposizione l’essere madri con il lavoro di scienziate. Francamente non si capisce neanche da che parte vuole stare: è palese l’attenzione alla maternità, con tanto di indignate percentuali di donne che preferiscono la carriera alla famiglia; ma chi le riporta appare come la vera “scienziata pazza”, la “cattiva” del racconto. Poco comprensibile, e comunque la metafora della rana appare molto forzata.

Beggars in Spain

Racconto che, ampliato, diventerà poi lo stupendo Mendicanti di Spagna che mi ha fatto conoscere Nancy Kress. Tanto vale leggere la recensione di questo romanzo.


Questo era quanto.
È evidente che la raccolta è decisamente incostante: accanto al capolavoro Beggars in Spain, appaiono brani decisamente spenti, poco originali, incoerenti e spesso molto confusionari e squilibrati.
I lavori riusciti, oltre al già citato capolavoro, sono probabilmente Shiva in ShadowSomeone to Watch Over MeAnd Wild for to HoldCasey’s Empire e The Price of Oranges (più End Game già visto nell’altra antologia). Accanto a questi, come abbiamo visto, gli altri mi sono sembrati del tutto incomprensibili per intenti e/o per contenuti.

Il poco entusiasmo suscitatomi da queste letture non intacca il mio interesse verso Nancy Kress, che però non mi sembra mai riuscita a riavvicinarsi alla profondità di Beggars in Spain. Leggerò senz’altro altri suoi lavori, ma la mia opera di volontaria ricerca e scoperta di quest’autrice probabilmente si conclude qua.

Buona lettura!

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