Le serie della settimana (29/08/2016-04/09/2016)

L’avevo detto che sarebbe stata una settimana particolare: abbiamo infatti “solo” il finale di mezza stagione di The Fosters e il secondo speciale e la terza stagione di The Thick of It. Il che, considerato il trasloco che mi ha impegnato mezza settimana, mi sembra comunque un risultato notevole.

The Fosters 4×10

Alla faccia del cliffahnger. Ma andiamo con ordine.
Ovviamente Brandon manda totalmente in vacca la sua ammissione. Se non altro ha la decenza di accettarlo con un «Ok» senza fare troppe tragedie, a parte lo scoppiare a piangere.
Il ritorno della sorella pazza di Callie ne giustifica almeno l’esistenza, visto che quasi ci finiva molestata in bagno. È pur vero che il senso di quella scena viene comunque meno dato che: 1) non subisce alcuna violenza; 2) non viene raggiunta da Stef; 3) comunque quello lì non è l’assassino. E quindi?
Evito paragoni fra il nipote della morta e personaggi di Making a Murder perché non voglio denunce.
Mentre Jude si defila dalla sceneggiatura per andare a drogarsi, Jesus rischia la morte. Riusciranno gli sceneggiatori a trovare il coraggio di fargli fare almeno qualche puntata in coma, o a fargli perdere l’uso di qualche parte del corpo, o che ne so? Vedremo.
Infine, non manca il serio momento politico, con un dialogo come sempre non banale circa la transessualità, il suo rapporto con il corrispettivo sesso biologico, la gelosia, i legami sentimentali – il tutto concentrato in poche linee davvero ben gestite.

Qui si conclude la prima parte della stagione, come abbiamo visto con un molteplice cliffhanger (Callie col nipote pazzo, Jesus a terra, Jude a fumare, Stef che rischia il posto) e varie strade possibili che ci si aprono davanti.
La stagione è stata caratterizzata come sempre da alti e bassi, questi ultimi dovuti essenzialmente alla mancanza di coraggio riguardo i possibili cambiamenti nella vita dei personaggi: alla fine la casa non viene venduta, Brandon non entra alla Juillard, Callie continua a non portare a termine alcun progetto, Jude ha le stesse crisi che aveva nel pilot.
Il coraggio invece non manca negli “alti” della stagione, ovvero i momenti squisitamente politici di cui abbiamo visto un ultimo esempio in questo episodio, ma che sono stati davvero abbondanti per questi quasi tre mesi: dalle questioni di genere alle dipendenze, dalla transessualità alla giustizia sociale, The Fosters ha abbracciato totalmente la missione di spiegare al suo pubblico teen non solo le basi dei diritti civili, ma anche approfondimenti sempre efficaci, mai troppo didascalici e quasi sempre perfettamente integrati nella trama.
Ci rivediamo dunque presumibilmente a gennaio, con la seconda parte della quarta stagione.

The Thick of It Speciale 2 / 3×01-08

The Thick of it … reflecting the dark claustorphobic world of modern politics.

Il secondo speciale ricomincia direttamente da dove era finito il primo: seguiamo così quasi in diretta la concitata notte in cui il Primo Ministro si dimette e non si sa chi lo sostituirà. O meglio, lo si sa, ma ha qualche problema con gli antidepressivi, e inizia allora un’interminabile girandola di nomi e proposte una più surreale dell’altra: dal Cliff eliminato nel pilot al Ben autodistruttosi nel primo speciale, da uno scomparso Dan Miller alla tanto nominata e finora ai vista Clare Ballentine.
Praticamente qualsiasi personaggio ha i suoi momenti di gloria e i suoi tonfi, tutti hanno il tempo per pregustare la vittoria e ricadere nel baratro e subito viceversa, in una serie di sgambetti reciproci dagli esiti imprevedibili. Esilarante il finale, dove fin troppo esplicitamente ci viene fatto notare come quest’ora folle non avesse poi tutto questo gran motivo di esistere, e volendo ci si poteva anche dormire sopra.
Questo secondo speciale funziona anche meglio del primo: ancora più serrato, con ancora più elementi e ancor meglio incastrati, con ogni personaggio che riesce a dire la sua e ritagliarsi uno spazio per conquistare qualcosa o anche solo farsi offendere da Malcolm. Ottimo lavoro.

Via con la terza stagione!

La prima puntata ci mostra le conseguenze degli speciali, con un rimpasto di governo che ci costringe a dire addio a Hugh senza nemmeno vederlo. Poco male, perché la nuova arrivata Nicola è un ennesimo personaggio di sicuro interesse. Fugace apparizione di Rory Kinnear (IMDb mi informa già che non tornerà). Anche se la vera star, ovviamente, è Elvis.
Al di là dei numerosi giochi di parole per via dei cartelloni, c’erano comunque molti più errori del solito nei sottotitoli, della qual cosa sono piuttosto dispiaciuto. Speriamo sia solo una debacle momentanea. Comunque davvero un’ottima premiere.
Come volevasi dimostrare, nella seconda puntata Nicola già combina la sua prima travolgente valanga di guai (o altri termini più volgari che direbbe Malcolm). In pieno stile Iannucci, i casini si sommano e si sovrappongono, sviluppandosi in più vie parallele fino a tentare una qualche risoluzione: invero un po’ frettolosa e moscia per quanto riguarda la giornalista freelance, mentre molto più riuscito il colpo di scena finale sul backup, o anche quello del licenziamento.
Ottimo lavoro con i sub per i giochi di parole con la corsa dei sacchi; meno per le “palafitte” (?!) al posto dei trampoli.
La terza puntata è tutta incentrata sulla preparazione di un discorso per una riunione di partito che, tanto per cambiare, alla fine neanche vedremo. Seguiamo invece lo sfruttamento di una comune cittadina accidentalmente assurta al ruolo di eroina per via di un incidente (quante ne abbiamo viste?), litigata e sballottata da una personalità all’altra. Finalmente, poi, in quell’ambiente così teso qualcuno si sfoga e fa a botte.
Grande lavoro con i sottotitoli, stavolta, che vedono numerosi personaggi e programmi inglesi al contesto coerentemente adattati al contesto italiano.
Quarta puntata sull’irruzione dell’opposizione al Ministero (fanno queste cose, in UK?), con appunto il ritorno di Peter Mannion, Emma e Phil. IMBd dice che Vincent Franklin (l’Henry di Cucumber / Banana) c’era già negli speciali, nel ruolo di Stewart, ma io non ricordo. Tanto meglio, in una puntata che incastra un’improbabile Terry innamorata con una lunga serie alterchi omoerotici fra Olly, Glenn e Phil, nella consueta girandola di eventi da cui tutti escono sia vincitori che perdenti. C’è anche il tempo di un momento di serietà con lo sfogo di Nicola nell’ufficio di Malcolm, subito stemperato a colpi di battute sui dildi.
La quinta puntata ci porta negli studi della radio, dove, con la scusa di parlare di piercing (?!), Nicola e Peter se le danno di santa ragione. Non quanto i loro collaboratori, che dietro le quinte rischiano più volte la rissa – o la denuncia per molestie, nel caso di Terri. Straordinario lo scontro finale Malcolm/Stewart, che si gettano adosso l’un l’altro una vera e propria valanga di minacce di scandali a suon di rivelazioni compromettenti. Grandissima prova di recitazione (come se fosse inaspettata, da quei due).
Ottimo lavoro anche per i sottotitoli, con un adattatore impegnato a “tradurre” una marea di programmi televisivi british nei loro più o meno corrispettivi italiani.
Nella sesta puntata finalmente Malcolm sbaglia, e sbaglia anche di grosso e più di una volta. Incredibile come una parola al posto di un altra (“uomo” invece di “persona”, “per il” invece di “del”) possano cambiare completamente il significato di una frase e il destino politico di chi la pronuncia e di chi gli/le sta intorno. Impareggiabili le vette di incompetenza di Nicola e soprattutto Ben – che poi, più lo guardo e più mi sembra Ale di Ale&Franz (scusate la citazione poco colta).
La settima puntata è un’escalation inarrestabile che parte da un semplice invito a un tennista, e viaggiando parallelamente con l’arco dei dati sulla criminalità, porta a un finale a dir poco sconvolgente. Il “to be continued” alla fine fa chiaramente dedurre che si tratta di una puntata doppia insieme al finale, quindi senz’altro Malcolm avrà qualche qualche asso da tirare fuori dalla manica. O almeno spero.
E con questo episodio perdòno qualsiasi imprecisione al sottotitolatore, di fronte a un meraviglioso adattamento che paragona Vittorio Sgarbi ed Enrico Papi e soprattutto ci ricorda il beneamato Federico Fazzuoli e Linea Verde (ecco chi mi ricordava Stewart, infatti).
Nell’ottava e ultima puntata Malcolm riesce prevedibilmente a tornare al posto suo, con un piano in realtà semplicissimo. Non mi è molto chiaro perché si era finto “buono” con tutti, ma sono stati cinque minuti molto intensi. Interessante Cal, di fatto una specie di Malcolm dell’opposizione. Mai interessante quanto, ovviamente, le elezioni che presumibilmente monopolizzeranno la prossima stagione – salvo sorprese, che in effetti ci si potrebbe aspettare.
Il giudizio complessivo sulla terza stagione è quindi assolutamente ottimo. La serie non ha avuto un solo punto morto dal momento della sua partenza, e gli eccezionali cast e regia hanno fatto il resto. I sottotitoli hanno avuto qualche momento di debolezza, ma il lavoro di adattamento di personaggi e programmi citati è enorme e perfetto.


Dunque, nessun ritorno è previsto per la prossima settimana; quindi, a meno che non inizi qualche serie nuova che potrebbe interessarmi, al termine di The Thick of It passerò a qualche altro recupero (sempre su VVVVID?). E poi c’è questo film di Looking che mi aspetta da un po’.

Buona visione!

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