Le serie della settimana (22/08/2016-28/08/2016)

Questa strana settimana è andata così: il consueto The Fosters, la fine del recupero di The Fades e l’inizio del recupero (sempre su VVVVID) di The Thick of It, che qualsiasi fan di Veep avrebbe già dovuto aver visto (ma ho come l’impressione che quest’ultimo non abbia molto seguito, in Italia).

The Fades 04-06

Continuiamo e terminiamo The Fades!

La quarta puntata dimostra che un lavoro ben scritto va oltre il genere, e permette di sopportare anche i piccoli dettagli nonsense che qualsiasi contesto paranormale si porta con sé: tipo le Ombre che non possono toccare, ma non possono attraversare le porte (?!?). Ciononostante, notevoli i colpi di scena, che costruiscono man mano questa mitologia complessa di cui ci mancavano ancora alcuni dettagli: l’evoluzione da fantasma a zombie conferma l’eccezionale originalità della serie, così come le dubbie sfumature fra Buoni e Cattivi che sembravano mancare finora.
Ottimo il finale, che risolve in maniera non scontata mandando all’aria uno scenografico quanto ridicolo incantesimo, ma riuscendo comunque nel suo intento. Ancora dubbi, però sul ruolo di Mark – anche se, adesso che si ritroverà davanti Sarah…
Nella quinta puntata la situazione precipita più velocemente di quanto ci si può aspettare. Molto buona la regia, che offre più di un momento originale: ad esempio nell’inizio, che sembra un ulteriore previously dopo quello consueto di Mac. Devo dire che comincia a pesare l’errore logico dei morti che uccidono vivi che apparentemente però non diventano Ombre: dove sono tutti? E poi, qual è il piano di John? Uccidere tutta l’umanità? E questa, a sua volta, di cosa si nutrirà per rimanere in vita? Ma forse è lui che non si è fatto i calcoli bene.
Interessante il voltafaccia di Neil, ma anche l’ultimo dialogo Paul/John, che dimostra ancora una volta come questa serie ci tenga a non mantenere troppo netta la dicotomia buoni/cattivi e a mostrare come tutto sia relativo. Un po’ meno sensato l’ultimo gesto di Anna nei confronti di Mac, ma probabilmente era solo molto scossa. Sarà interessante soprattutto scoprire se finalmente, nell’ultima puntata, Mark e Sarah avranno un ruolo vero e proprio.
La sesta ed ultima puntata riesce nel suo intento di chiudere più o meno ogni arco narrativo, rimanendo sempre coerente a sé stesso e mantenendo un ritmo davvero ottimo per tutta la durata. Eccellenti i vari montaggi che presentano percorsi paralleli: forse un po’ eccessivo quello finale, dove l’assalto al container sembra durare davvero troppo, ma nel complesso si è trattato di un lavoro di scrittura particolarmente equilibrato.
La qualità non è solo nel ritmo, ma anche nell’evoluzione dei personaggi, che fino all’ultimo secondo rifuggono da qualsiasi classificazione banale e presentano ognuno delle argomentazioni a favore delle proprie azione – dalla follia di Neil, al piano di John, fino all’ostinazione di Paul. Il ruolo di Sarah nell’economia generale è infine svelato, mentre purtroppo rimane molto distaccato Mark (sempre che non lo si intenda fino all’ultimo un’incarnazione dello spettatore che infine lascia la città).
Nel complesso, un ottimo finale decisamente all’altezza delle aspettative.

Qui si conclude questa bella miniserie a tema sovrannaturale, ma con una mitologia originale e fin troppo “logica” per gli standard del genere. Al termine delle sei puntate, il giudizio conclusivo su The Fades è quello di un’ottima serie, con una trama che riesce a dare un minimo di vitalità a tematiche stantie (fantasmi, zombie, apocalissi), condendo il tutto con dialoghi frizzanti, qualche riferimento nerd, e un ottimo e coraggioso mix fra umorismo e dramma.
Il finale lascia aperto un grosso spiraglio per una seconda stagione che non c’è mai stata, ma il 90% delle linee narrative viene chiuso, e si può quindi considerare la conclusione pienamente soddisfacente.
Consiglio il recupero, reso estremamente facile dalla reperibilità su VVVVID.

The Fosters 4×09

Puntata all’ardito assetto temporale, fra flashforward, flashback e flashback nei flashforward.
Che il divorzio fosse “per motivi fiscali” (cit. Sensualità a corte) non sorprende, mentre lascia un po’ interdetti la velocità con cui l’intera questione si sia risolta – benché probabilmente i poveri nonni hanno venduto l’anima all’Agenzia delle Entrate.
Brandon è un idiota e Callie pure: uno che lascia la ragazza via lettera su suggerimento di una sconosciuta e l’altra che si mette a rubare spazzolini dopo essersi sentita dire dieci volte «non sarà accettato in tribunale»… sono fatti proprio uno per l’altra.
Dopo la parentesi dello scorso episodio, improvvisamente gli autori si sono ricordati che Jesus aveva preso un chiodo in fronte e Mariana è dopata. Mi sorge il dubbio che le puntate fossero state originariamente scritte in ordine diverso.
Lascio per ultimo Jude, che dopo la fase etero ora è in quella “morirò vergine, ma strafatto”. Devo dire che Noah, per essere figlio del pastore, sta messo molto peggio di AJ e fratello messi insieme, con in più dei livelli ormonali decisamente fuori scala. Mi chiedo se le mamme non sarebbero state meno sconvolte di trovarli a letto, invece che a fumare.
La puntata lascia comunque molti spiragli aperti (soprattutto la scena finale) in vista del finale prima della pausa autunnale, la settimana prossima.

The Thick of It 1×01-03 / 2×01-03 / Speciale 1

The Thick of it … reflecting the dark claustorphobic world of modern politics.

The Thick of It è il primo lavoro di Armando Iannucci, autore che i lettori di questo blog dovrebbero conoscere per VeepThe Thick of It non è infatti altro che la “versione originale” della serie HBO, che ripropone le stesse dinamiche di inefficienza politica e umorismo surrealmente realistico all’interno del fantomatico Ministero degli Affari Sociali e della Cittadinanza del Governo inglese.
Andato in onda sulla BBC dal 2005 al 2012, si compone di due stagioni di tre episodi, due speciali, e altre due stagioni rispettivamente di otto e sette puntate. Sono tutte reperibili su VVVVID.

Dato che le prime tre stagioni sono formate da tre episodi di mezz’ora l’uno, mi pare il caso di recensierle come blocchi unici.

La prima stagione ci presenta l’arrivo di Abbott e del suo staff. Impossibile, per chi ha visto Veep, non notare come questi personaggi fossero i prodromi dello pseudo-revival HBO: Abbott è ovviamente Selina, ma Glenn è Ben, Terri è Amy, Olly è una vita di mezzo fra Dan e Mike. Ma The Thick of It vive di sé stesso, e in pochissimi minuti riesce a tagliarsi una personalità forte, in chiaro stile Iannucci (dialoghi sovrapposti, tremolanti camere a mano, volgarità gratuite), con quell’umorismo tutto particolare che sa mescolare improvvisi accessi di rabbia, frasi imbarazzanti e inopportune, sordide trame politiche un senso dell’assurdo che non varca mai il confine che lo fa sembrare irreale.
L’ora e mezza di prima stagione, soprattutto, tiene fede al nome della serie, catapultando lo spettatore in un perenne in media res che in fine dei conti non ha né un capo né una fine: ci ritroviamo “nel bel mezzo” del termine del mandato del predecessore di Abbott, e finiamo così, con delle dimissioni mancate e tutti tornano a casa dopo l’ennesima intensa giornata di lavoro. L’effetto documentario si sposa alla perfezione con un umorismo meno inglese di quanto si possa pensare, e le tre puntate volano via in un istante.
Ovviamente un plauso a tutti gli interpreti, in grado di rendere un realismo e una spontaneità incredibili e perfettamente in linea con le scelte registiche (compresa quella di non avere una colonna sonora). A questo, associo anche i complimenti per i difficili sottotitoli italiani.

La seconda stagione appare da subito un po’ più complicata della prima, lasciando spesso allo spettatore il compito di ricostruire molti, molti retroscena politici che avvengono al di fuori di quello sfigatissimo ministero. Questo non toglie alla serie tutto il suo divertimento e soprattutto il suo inarrestabile ritmo, che è di fatto un unico fluire ininterrotto dal pilot fino alla 2×03. Giusto quest’ultimo appare un episodio con un po’ più di personalità rispetto agli altri, per via ovviamente del cambio di location oltre che del nome del ministero stesso (non che questo cambi in qualche modo l’essenza/assenza dei contenuti che vi vengono prodotti).
La mancanza iniziale di Terri è ben compensata da un paio di personaggi nuovi di sicura presa, mentre il livello complessivo di volgarità e politically uncorrect riesce clamorosamente ad alzarsi – soprattutto nel finale a base di scuole per disabili.
Da questo punto di vista ho notato un paio di scelte discutibili riguardo la traduzione dei sottotitoli (prima fra tutte quella del “circle jerk”), ma il lavoro di traduzione rimane comunque ottimo, considerata la difficoltà della serie.
Come la precedente, anche questa stagione si chiude senza una vera chiusura, così come inizia senza una vera intro: “nel bel mezzo”, quindi, sempre fedele a sé stessa e coerente.

Il primo speciale ci catapulta al tempestoso ritorno dalle vacanze invernali, e con esse per la prima volta ampliamo l’orizzonte: con Hugh in vacanza, infatti, conosciamo finalmente Emma e con lei gli uffici dell’opposizione. Che poi è identica alla maggioranza.
Nell’arco di un’ora, i nuovi personaggi riescono tranquillamente a ritagliarsi il tempo necessario a mostrare la loro personalità, dai piani alti del partito fino al muto coinquilino.
La natura della serie è granitica e incredibilmente coerente, mantenendo la velocità frenetica, l’umorismo sottilissimo e gli improvvisi accessi di volgarità gratuita che hanno caratterizzato le precedenti sei puntate.
Questo speciale si distingue anche per avere un discreto quantitativo di colpi di scena (fra cui l’abnorme finale) e un’elevatissima concentrazioni di magheggi di Malcolm, che peraltro per una volta non ne esce esattamente vincitore.
Un ottimo speciale, quindi, per un’ora che vola via come se fossero trenta minuti e spalanca le porte per possibili, imprevedibili cambiamenti.


Inutile ripetere che non si prospettano novità per la prossima settimana. Anzi: per The Fosters sarà l’ultima puntata prima della pausa fino a gennaio. Dovrei avere tempo per finire The Thick of It, ma non so se riuscirà a vedere altro: potrebbe quindi essere un post quasi “monotematico”… 

Buona visione!

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