Le serie della settimana (15/08/2016-21/08/2016)

Una settimana di esperimenti: rimasto solo con The Fosters, infatti, non mi è rimasto altro che cercare nel passato.
Ho terminato dunque Barracuda, drammone di tristezza sempre crescente.
Ho recuperato poi la sfortunata The Aliens, dramedy sci-fi di Channel 4 purtroppo cancellato un paio di mesi fa.
Ho iniziato The Fades, miniserie teen drama soprannaturale BBC del 2011. Quest’ultima la sto recuperando su VVVVID, il servizio di streaming gratuito legale (be’, c’è la pubblicità apposta) di cui sono venuto a conoscenza solo questi giorni.

Barracuda 3-4

Barracuda_serie_TV

Continuiamo e concludiamo Barracuda!

Con la terza puntata, devo dolorosamente rilevare come il rapido scorrere del tempo, benché da una parte giovi alla narrazione, dall’altra genera più di un errore: siamo ormai a due anni dal pilot, e la commentatrice di Kuala Lumpur si riferisce ancora a Danny come diciassettenne; inoltre, per quanto si possa chiudere un occhio sull’invariabilità del protagonista, un po’ meno lo si può fare riguardo la sorella e il fratellino, che apparentemente in due anni non hanno neanche mai cambiato pettinatura. La velocità fa anche apparire il padre un psicopatico, che prima dà dell’egoista al figlio e dopo un minuto mezzo gli ricorda quanto gli vuole bene e quanto è orgoglioso di lui.
A parte questi dettagli, l’episodio rimane ottimo come i precedenti, e non risparmia anche qualche perla: lo sconosciuto che dopo il fatidico bacio urla «You boys are early» («Siete venuti presto», ma anche alludendo a un ironico «Ci avete messo poco»); la breve parentesi riguardo la costruzione del personaggio da parte dei media; l’evoluzione dei sentimenti nei suoi riguardi da parte della madre di Martin, che ora vede Danny praticamente come il figlio che avrebbe voluto, ed è quasi preoccupata per la sua salute mentale al telefono.
E infine, qualsiasi difetto possa aver macchiato i minuti precedenti è completamente lavato via dalla scena conclusiva, che travolge lo spettatore che vive la gara con gli occhi di Danny, con quelli della sua famiglia, con quelli della famiglia Taylor: una scena emotivamente fra le più cariche che abbia mai visto, devastante nelle sue conseguenze su Danny e su chi lo circonda – oltre che su noi che lo vediamo. Merito ovviamente dell’eccezionale interpretazione del protagonista Elias Anton, insieme a Matt Nable (Torma) e alla geniale idea di chiudere bruscamente la puntata su un criptico, simbolico «Non hai niente di cui vergognarti». Ripeto: scena conclusiva fra le migliori mai viste.
La quarta puntata è probabilmente una delle cose più tristi che abbia mai visto in vita mia – e ho visto Six Feet Under, per dire. Dal finale dell’episodio precedente, parte una spirale di disperazione che è palpabile fin dalle prime, shockanti inquadrature all’alimentari. Devastante la parabola discendente di Danny, che ha ormai perso sé stesso e qualsiasi obiettivo nella vita. Difficile dire quale sia il punto topico della puntata: il camion? il bicchiere tirato in faccia? forse la nuotata in mare?
Le emozioni provate al termine del terzo episodio sono poco e nulla in confronto all’angoscia che quest’ora riesce a trasmettere: impeccabile il lavoro di interpretazione e di scrittura per rendere palpabile il senso di smarrimento che si ha quando si perde quello che si credeva il proprio obbiettivo nella vita, che sia uno sport o l’amore. Finalmente, poi, lo scorrere del tempo ha fisiche manifestazioni almeno sul protagonista e su Torma (non su altri, come il fossilizzato fratello o il perenne bambino Tsitsas).
Eccezionale l’equilibrio generale, che riporta ogni cosa al suo posto (perfino la riapparizione di Luke o di Demet) e crea continui giochi di rimandi: le indicazioni che dà Torma al nuovo arrivato, il ricordo del primo incontro della madre con il Coach, il discorso sulla carità di Emma apparentemente mirato alla situazione attuale, ma invece – col senno di poi – orientato alla realizzazione finale di Danny.
Ed è proprio lì che arriva inaspettato un ultimo sorriso: dopo tanto soffrire, dopo tanti sbagli, dopo tante incertezze non ammesse, si può ricominciare solo affrontando l’errore. E se da una parte potremmo ricevere solo una scrollata di spalle, dall’altra potremmo liberare qualcuno dai suoi, di pesi.

Il giudizio finale su Barracuda è assolutamente ottimo. L’equilibrio della scrittura è praticamente perfetto, e l’intera vicenda basata sull’evoluzione psicologica dei personaggi riesce a coinvolgere emotivamente lo spettatore; l’unico difetto è lo scorrere del tempo a volte non ben scandito, ma è comunque comprimario del grande pregio di avere una narrazione veloce, che non ha paura di salti e di svolte nella vita dei personaggi.
Questi ultimi sono ritratti da attori davvero eccellenti, benché tutti (tranne Rachel Griffiths) a me totalmente sconosciuti. Quindi anche un lavoro di casting eccezionale, che ben accompagna l’ottima regia e perfino la colonna sonora sempre azzeccata.
Infine, grande qualità è data dalla storia in sé, dal suo messaggio di speranza finale, anche dopo tutte le peggiori avversità della vita, anche dopo che si è perso tutto, tutto quello – e tutti quelli – a cui tenevamo: c’è sempre uno scopo, c’è sempre qualcosa che possiamo fare; un errore, anche quello che ci cambia la vita per sempre, non può mai fermarci.
Non posso quindi far altro che consigliarvi questa miniserie (è evidente che non ci sarà alcun seguito): confido nel fatto che Barracuda saprà coinvolgermi quanto ha fatto con me.

The Aliens 1×01-06

the-aliens

The Aliens è una serie britannica andata in onda su E4, per sei puntate, fra il marzo e l’aprile scorsi.
Scritta da Fintan Ryan (autore fra l’altro di un paio di puntate di In the Flesh), è ambientata in un mondo in cui gli alieni sono sbarcati quarant’anni fa. La brillante soluzione adottata dagli umani è stata quella di rinchiuderli nella città-getto di Troy, dove gli alieni possono dedicarsi alle stesse attività criminali che ci si aspetterebbe da una favela. A complicare le cose, il fatto che sia effettivamente possibile drogarsi bruciando e fumando i peli degli alieni, che quindi passano il tempo a depilarsi per venderci la loro pelliccia.
Vediamo quindi le sei e purtroppo uniche puntate.

Prima puntata dall’ottimo ritmo: la situazione viene illustrata velocemente da un breve ma necessario spiegone iniziale, alleggerito dalle reazioni dei bambini. I personaggi sono tutto sommato piuttosto originali, a partire dalla complessa situazione del protagonista. Lily appare invece un po’ più scontata, mentre l’assurdità di Dominic finisce col rubare la scena in tutta la seconda parte. In generale, un pilot efficacissimo, molto divertente (con un umorismo decisamente particolare), e che non ha alcun vero punto debole, presentando una regia molto curata e una colonna sonora sempre azzeccata. C’è solo il rischio di scadere nel trash – ma se non ci fosse non sarebbe Channel 4, no?
La seconda puntata riesce se possibile a intensificare qualsiasi sensazione provata durante il pilot: situazioni assurde, un po’ di violenza gratuita, continui vani tentativi di approccio da parte di Dominic, una Lily pronta a sfruttare praticamente chiunque, un Lewis ostinatamente goffo e incerto. Stupisce la new entry Antoine interpretato dallo stesso Benny di Luther, mentre non è molto chiaro dove andrà a parare la storyline di Holly (o più in generale l’intera famiglia Garvey). Al di là di tutti i pregi elencati nella prima puntata, è ottimamente riuscita la costruzione della tensione nella scena finale.
Terza puntata ancora più brillante delle precedenti, sia per ritmo che per contenuti. Interessante l’intricarsi del doppio gioco, nonché l’assoluta impossibilità di capire quali siano i veri piani di Lily. Ma più interessanti ancora i risvolti sociali: dal razzismo del padre di Lewis al mobbing sul povero Dominic, dalla questione della riabilitazione (dal punto di vista degli alieni con la cerimonia della pira dei peli, e degli umani con l’astinenza di Molly) al tema della genitorialità dal doppio punto di vista che possiede Lewis. Ottima la scena finale, in cui tutti questi fili si intrecciano nelle loro varie, momentanee risoluzioni.
Quarta puntata assolutamente splendida! La questione appena accennata della Lega Aliena diviene protagonista in una puntata particolarmente incentrata su Truss, classica figura dell’odiatore represso che disprezza qualcuno che sfrutta, che non riesce a essere sincero né con sé stesso né con gli altri, che si sente superiore solo per appartenere a una categoria invece che a un’altra… ed è nero! E infatti Lewis prende la decisione più dura della sua vita, e come predetto dal padre ne risente. La puntata (a parte i brevi stacchetti di Fabien di cui non ho capito bene il senso nell’equilibrio generale) guadagna molto nei piccoli dettagli, dal visibile pianto di Lily al meno notabile cellulare preso da Gaspard. Interessante anche la questione accennata da Dominic circa la leggenda sulle loro origini: ci torneremo? Comunque, episodio migliore finora.
La quinta puntata riassesta la situazione portando molte linee narrative a trovare il proprio scopo: dal figlio di Fabien, lì fin dall’inizio per dimostrare che Antoine è cambiato e Gaspard può essere pericoloso, fino a Holly, il cui ruolo programmato è stato quello di sacrificarsi per far sì che il fratello non potesse avere possibilità alcuna di abbandonare la sua esistenza. La parte centrale dell’episodio vede il suo apice nella meravigliosa scena fra Dominic, Lewis e la vittima designata, con i due protagonisti travolti dalle emozioni e dall’assoluta incapacità di commettere un crimine di quella portata: ottima interpretazione per entrambi. Ottima anche l’inquadratura finale della città in fiamme e i primi profughi verso l’esterno.
La sesta ed ultima puntata porta ovviamente alla risoluzione di gran parte delle situazioni lasciate in sospeso. Il colpo di scena principale è nella rivelazione del piano che Lily aveva fin dall’inizio, e che si realizza in modo diverso da ciò che si aspettava, forse anche a causa dei sentimenti che ha maturato nel frattempo nei confronti di Lewis. Per il resto, la strage dei personaggi può non essere imprevista, ma ognuna delle dipartite giunge improvvisa e in modi e tempi sorprendenti – così come la non-morte di Dominic. Ma ovviamente niente va per il verso giusto, e la sotterranea storyline della Lega Aliena prende il sopravvento proprio agli ultimissimi secondi.

Qui si conclude, purtroppo, l’intera serie. Come accennato, infatti, The Aliens non è stata rinnovata da Channel 4, visti gli ascolti non entusiasmanti e la critica (chissà perché) non proprio unanimemente favorevole – anche se la produzione ha indicato nel numero di nuove serie ordinate per l’anno prossimo i reali motivi della cancellazione. Purtroppo quindi non sapremo mai cosa aveva in mente Fintan Ryan per la seconda stagione.
Le sei puntate sono state comunque un piacevole, breve diversivo, e se siete a caccia di qualcosa di breve di recuperare, di certo The Aliens non è tempo perso. Peccato, appunto, per la non risoluzione del cliffhanger finale.
Non ci resta che aspettare il prossimo progetto di Ryan, che ha saputo dimostrare di avere idee originali e tanta fantasia – checché ne dica la critica.

The Fades 01-03

The Fades è una miniserie targata BBC, trasmessa in sei puntate fra il settembre e l’ottobre del 2011.
Racconta la vicende che legano il giovane Paul alle Ombre, ovvero gli spiriti dei morti che non sono riusciti ad “ascendere”: entità finora innocue (perché impossibilitate a toccare fisicamente i vivi), ma che adesso hanno elaborato un piano per diventare tangibili e scatenare l’Apocalisse.
Lo so che, detta così, non sembrerebbe essere in linea con i miei gusti piuttosto difficili, ma mi è bastato mezzo pilot per capire che questa serie ha una marcia in più per farmi chiudere un occhio sul tema soprannaturale altrimenti non molto nelle mie corde.
Come accennato sopra, la serie è disponibile in lingua originale sottotitolata in italiano su VVVVID, un sito di streaming legale. La registrazione è semplice e, benché l’offerta non sia esattamente come quella di un Netflix, ci sono serie tv mai giunte altrimenti in Italia (come appunto The Fades, ma anche Psychoville – di cui avevo già parlato) che meritano una visione – oltre che a qualche film interessante (The Congress, ad esempio) e anime (di cui però non so nulla).
Ma ci ritornerò: ora veniamo alla prima parte di The Fades.

La prima puntata riesce a presentare la trama e i personaggi ottimamente, dandoci le informazioni basilari sui protagonisti e caratterizzandoli a dovere, ma senza per questo esplicare ogni relazioni e ruolo. Riguardo i fatti narrati, molti sono ancora i punti interrogativi, nonostante il paio di spiegoni non troppo pesanti (quello sui tetti, ad esempio), realizzando quindi un buon equilibrio tra informazioni rivelate e misteri ancora da svelare.
Oltretutto, la trama sembra essere molto più logica di quanto ci si aspetterebbe da una serie paranormale: basti pensare agli spiriti intrappolati per la troppa antropizzazione, o l’evoluzione in esseri tangibili dopo secoli di dissoluzione in polvere al minimo contatto. Apprezzabile anche l’assenza di un paradiso vero e proprio, e quindi l’ancorarsi in particolare a una religione o all’altra – la presenza di una pastora sembra del tutto accidentale.
Niente da rilevare sull’interpretazione, che non brilla per nessuno tranne che per Daniel Kaluuya, che ruba tutta la scena al protagonista. La colonna sonora è a tratti un po’ fastidiosa, ma comunque efficace.
Nel complesso, un buon pilot che invoglia a continuare.
La seconda puntata mi ha fatto capire che si può fare una serie piena di riferimenti ai nerd agli anni ’80 ma che abbia anche una trama (a differenza di Stranger Things, ecco). Piace constatare che ci si è resi conto dell’importanza di Mac al punto di lasciargli il divertente previously, anche se è da questo che apprendiamo il nome degli Angelici e non dalla puntata (errore piuttosto grave). Continuo a non capire come facciano i fantasmi a camminare se non possono toccare le cose, ma me lo chiedo fin da bambino e questa serie non risolverà l’enigma facendoli evolvere in zombie.
La storyline prettamente teen non è scontata, e offre anzi un ottimo parallelo fra la doppiezza di Jay e quella di Paul. Interessante inoltre la figura di Mark, che è collegata praticamente a qualsiasi protagonista, ma è ignaro di qualsiasi cosa – in questo senso incarnando alla perfezione lo spettatore stesso.
Terza puntata sempre in linea con le precedenti, benché purtroppo confermi l’impressione che anche alla BBC usino ventiquattrenni per interpretare diciassettenni (finora non ero sicuro dell’età). Oltretutto non avevo riconosciuto il padre di Mac nel detective, ma questo è un problema mio. Il colpo di scena finale è un po’ telefonato, ma rimane comunque lodevole l’inserimento delle continue micro-scene dell’evoluzione del bozzolo durante tutto l’episodio. Ottimo che finalmente qualcuno indaghi su Mark come dovrebbe essere in qualsiasi poliziesco, anche se ha fornito un numero di indizi notevole che viene sistematicamente ignorato.
Comunque Mac insiste a rubare la scena a chiunque – vedasi ad esempio la citazione di Cyrano.

The Fosters 4×08

Puntata in gran parte occupata dalla gara dei robot, che nonostante i tentativi disperati degli autori non riesce mai a essere particolarmente coinvolgente, fra bracci che non funzionano e irregolarità che non sembrano toccare minimamente i giudici.
Idem per l’indagine di Callie a Aaron, ai quali viene proibito di continuare ma invece lo fanno tranquillamente, salvo fermarsi quando si ritrovano davanti una scena che sembra uscita da True Detective.
La parte più interessante è probabilmente quella della vendita della casa, con un’agente immobiliare particolarmente antipatica ma che è in grado di farci vedere quanto quella famiglia possa essere estremamente più confusionaria di quanto non ci sembri di solito. Vediamo cosa si inventeranno per non fargliela vendere, stavolta – tanto lo sappiamo che finirà così.
E lo stesso vale per Brandon, la cui audizione per la Juilliard andrà senz’altro a ramengo.
Rimane un dubbio: ma dove cavolo era Jude?


Questo era quanto. Come già detto, nessuna novità prevista fino a metà settembre (Masters of SexAmerican Horror Story: Cose a Caso ecc.), e quindi in contemporanea con gli USA rimane sempre solo The Fosters. Finito The Fades, dunque, si continueranno i recuperi – presumibilmente ancora qualcosa su VVVVID.
Inoltre, c’è sempre il film conclusivo di Looking che mi aspetta…

Buona visione!

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