Le serie della settimana (01/08/2016-07/08/2016)

Chi avrà affiancato una tesissima penultima puntata di Animal Kingdom e un sorprendente The Fosters questa settimana?
La risposta è: Luther. Perché non l’ho vista prima?

Animal Kingdom 1×09

Di nuovo al centro della trama è il corpo come merce di scambio: ancora quello di Alexa nei confronti di J (e non capisco come la prima sia ora preda di tutte queste fisime quando per portarsi a letto la stessa persona qualche puntata fa non mi pare ci abbia pensato due volte); e poi una Catherine geniale, che per la sua ultima apparizione riserva il massimo della freddezza di fronte al determinato Pope, alternando la sua finta noncuranza a istanti di irrefrenabile panico. Eccezionale la sua dipartita, in una scena di rara crudezza e con il costante dubbio circa la sorte della piccola Lena. Sperando che J non sia il prossimo.
Riguardo il lungamente progettato piano, non posso dire altro che non vedevo qualcosa di così minuziosamente programmato dai tempi di Prison Break: ognuno dei dettagli seminati nelle scorse puntate va ad incastrarsi, in un’operazione dai rischi francamente un po’ troppo alti, ma dai risultati praticamente certi. Sempre che Paul la smetta di chiamare a vanvera.
Scopriremo il destino della famiglia Cody e se è bastato un po’ di pelo per convincere J a mettersi una cimice, nella prossima, ultima puntata.
E comunque la poliziotta è antipaticissima.

Luther 1×01-06 / 2×01-04

Luther è una serie inglese, prodotta da BBC e andata in onda dal 2010 al 2015, per quattro stagioni rispettivamente di sei, quattro, quattro e due episodi. Praticamente una media di una puntata ogni sei mesi: si vede proprio che è la stessa rete che fa Sherlock.
Chi è John Luther? Interpretato da Idris Elba (do per scontato abbiate visto tutti The Wire), l’ispettore Luther è un poliziotto con un codice morale molto personale. Nell’arco delle quattro stagioni, dovrà vedersela perlopiù con degli psicopatici, che lo terranno impegnato per un solo episodio o per archi più lunghi.
Vediamo nel dettaglio.

La prima puntata è un gioiello che da sola mostra tutti gli elementi della serie. Innanzitutto i personaggi, a partire dal protagonista: un poliziotto dalla condotta stavolta davvero discutibile – altro che i soliti agenti col vizio del bere o con qualche metodo creativo per trovare le prove: qui parliamo di omicidi e furti; altro che situazioni familiare complesse: qui abbiamo porte letteralmente distrutte e oggettivi atti di stalking. Sull’altro fronte, il “cattivo” ricalca il classico modello sherlockiano del Moriarty genio malvagio in cerca di riconoscimento da parte di qualcuno alla sua altezza: ma il volto dietro cui si nasconde è senza alcun dubbio il più insospettabile possibile. Eccezionali, in questo senso, gli interpreti Idris Elba (di cui dopo The Wire non dubito affatto e che quindi quasi neanche sorprende) e Ruth Wilson (che vedo per la prima volta fuori da The Affair, e quindi mi sorprende davvero). Ovviamente ottimi tutti i comprimari (sì, specialmente compresa quella di Game of Thrones).
Dal punto di vista tecnico, una nota a parte va alla regia, che letteralmente anticipa gli squilibri e i perenni isterici microtagli di Mr. Robot di anni, di fatto togliendo a questa l’ultimo merito che le accreditavo. Inutile dire come questa scelta registica non sia fine a sé stessa, ma perfetto accompagnamento alle fragili psichi di Luther e Alice.
Riguardo la sceneggiatura, mentre non c’è nulla da dichiarare sulla storia (che appunto finora appare modellata sul classico schema Sherlock/Moriarty), notiamo dialoghi meravigliosi, di cui non sospettiamo l’arrivo nei primi minuti ma che ci colpiscono duramente già dalla breve lezione di astrofisica nella sala degli interrogatori, e nel parallelo scambio di battute davanti al quadro del buco nero – peraltro significativamente entrambi momenti in cui Luther riceve delle “illuminazioni”, ed entrambi caratterizzati da un acuirsi delle caratteristiche di regia di cui sopra.
Niente da eccepire, quindi, a questo che è senz’altro uno dei migliori pilot che abbia mai visto. Il numero assai ridotto di puntate rende concreata la speranza che si rimanga su questo livello fino alla fine.
La seconda puntata prevedibilmente conferma le impressioni della prima: il “caso del giorno” permette al protagonista di esibirsi ancora una volta in deduzioni brillanti e tattiche discutibili (tipo spacciare materiale pedopornografico o accarezzare il suicidio varie volte nell’arco dell’episodio).
Continua l’arco narrativo principale, con una stalker che cominciava a farmi storcere il naso per la natura della situazione, ma per la quale ogni dubbio viene dissipato quando lo spettatore perplesso si incarna in Zoe e Mark e tenta di capire cosa sta accadendo nella mente del protagonista, cosa non dice, quale rapporto sta costruendo con Alice. Esemplare, in questo senso, il dialogo appunto fra Alice e Zoe con il montaggio di Luther che si reca al suo appuntamento con la morte. Anche il personaggio di Justin si fa interessante (ma no capito di chi è figlio), mentre l’umorismo nero di Teller la caratterizza anche solo con una semplice frase.
La terza puntata sfrutta il cliché del satanismo, per giunta con l’infame combinazione “ex conoscenza del protagonista” + “ricco intoccabile”. Incredibilmente, la qualità di Luther è tale che un mix di così devastante banalità non dà origine alla ciofeca che avrebbe creato in altre serie, ma ad un’altro ottimo episodio. Il cattivo riesce a sfuggire al rischio di apparire caricaturale, e la trama evita grazie a lui il già visto.
Ottimo anche il susseguirsi di trappole (che scorre parallelamente fra Luther e Burgess e fra Alice e Luther), che spostano sempre di più l’asticella del moralmente concesso da parte del protagonista. Splendido il dialogo fra Justin e Schenk proprio su quest’argomento, mentre il montaggio ci fa seguire un increscioso montaggio di prove (che, dopo aver visto Making a Murderer, non posso vedere di buon occhio neanche in un caso del genere). Nel complesso, c’è comunque qualche forzatura logico/legale (come giustifica Luther la sua presenza nella barca al momento dell’arresto?), ma per stavolta gliela lasciamo passare per palese superiorità di tutti gli altri aspetti.
Nella quarta puntata, l’attenzione del caso è concentrata sull’aspetto più strettamente umano della vita del serial killer e di chi con lui vive. Particolare attenzione è infatti riservata alla moglie, forse suo malgrado motivo scatenante della furia omicida del marito, ma in perenne oscillazione fra senso di colpa e rifiuto. Straordinaria la scena della scoperta della verità nella sala degli interrogatori (con tanto di ennesimo rifiuto e deviazione verso delle innocenti borse), così come il passaggio a casa dell’amante con tanto di parallelo nella vicenda Luther/Zoe. Apice raggiunto ovviamente nell’imprevedibile, crudissimo finale, che è un’ottima prova di recitazione per tutti. La storyline del comatoso sembra chiudersi definitivamente, ma l’evidente sospetto di Schenk sarà probabilmente il motore di qualche sviluppo con Alice.
La quinta puntata è il primo vero capolavoro di questa serie, che finora era di qualità alta ma adesso sale quel grado che la porta direttamente nell’Olimpo. Non c’è niente, niente di scontato: niente che vada come deve andare, nessun lieto fine, nessuno che abbia uno straccio di morale, nessuna giustizia né legale né etica, nessun personaggio che non sia marcio almeno per un buon 40%. Luther rinuncia a parlare della corruzione della Polizia per parlare direttamente della corruzione dell’anima – che sia per vendetta o per una spirale che inizia dalla cupidigia e termina in una valanga di morti accidentali e volontarie. Un’interminabile serie di reazioni sbagliate che si sommano in un effetto valanga di errori e vite spezzate (quelle delle vittime e quelle dei carnefici, ormai rovinati). E questo nonostante l’episodio abbia una regia decisamente più piatta del solito – con un montaggio un po’ impreciso nella camera d’albergo. Tremo per il finale di stagione.
La sesta ed ultima puntata della stagione porta a termine in pieno stile Luther le vicende dell’episodio precedente. Dopo un inizio più lento per assestare la complessa situazione, comincia un complesso gioco di confessioni, menzogne, inedite collaborazioni e inganni. Inutile dire che la conclusione è sempre e comunque delle più inaspettate: arrestare Ian? ucciderlo brutalmente? andare a processo? Macché: nemmeno i gesti inconsulti di Justin o la benedetta illuminazione in extremis di Schenk possono salvarci da una conclusione degli eventi che deraglia completamente da qualsiasi capacità di previsione. Ottimo il risultato con il quale, all’ultima scena, abbiamo di fatto concluso tutte le storyline dal punto di vista strettamente “pratico”, ma rimaniamo con un cliffhanger di proporzioni mastodontiche per il lato strettamente legale della situazione. E poi c’è sempre Alice Morgan in giro, ecco.

Il mio giudizio complessivo sulla prima stagione, come avrete dedotto, è assolutamente ottimo. Questa serie ha tutte le carte in regole per entrare nella mia personale Top 5 dei capolavori della serialità televisiva. Riuscirà a mantenere lo stesso livello per altri dieci episodi?

Iniziamo la seconda stagione.
La prima puntata risulta, nel complesso, un po’ sottotono rispetto alla stagione precedente. Innanzitutto, il cliffhanger del finale viene anticlimaticamente trasformato in un mini flashback riassuntivo da parte di Alice – il che sarebbe in linea con la tendenza della serie a non fare mai niente di prevedibile, ma smorza fin troppo l’attesa e richiede una sospensione dell’incredulità eccessiva per giustificare la presenza di Alice in un ospedale. Ottimo invece un cambio di rapporti fra personaggi (Schenk capo, John e Mark quasi amici), anche questo però azzoppato dall’immediato ritorno alle abitudini per Justin e di nuovo Alice. Il caso della puntata potrebbe trasformarsi in un caso di stagione, e quantomeno il cattivo della situazione sembra allontanarsi dagli stereotipi satanisti o emulatori di serial killer del passato; peccato per la magica deduzione di Luther sull’identità dell’assassino sulla scena del crimine.
Non commento la storyline di Jenny, di cui non comprendo ancora il ruolo, né, a dirla tutta, la gravità delle sue scelte in fatto di cinematografia (ma cos’è ‘sto necro-porno? Porno con gente truccata da zombie? E allora?). Colpo finale dato dalla colonna sonora, francamente eccessiva. Inizio quindi che fa un po’ storcere il naso, ma che d’altronde era solo la prima di quattro parti.
La seconda puntata migliora le impressioni della prima, anche se continua a latitare il mordente della prima stagione: a Neil Cross manca infatti il coraggio di uccidere Justin o un bambino, e persino quando un chiodo si pianta nella mano del protagonista, questo non sembra influire minimamente sulla sue esistenza – anzi, continua ad usare quella mano come se niente fosse, nonostante un Luther seminvalido per un’altra puntata sarebbe stato di gran lunga più interessante. La storyline del povero sfigato si conclude con una psicologia ardita ma apparentemente coerente, mentre la vicenda di Jenny giunge ad una stasi solo momentanea.
Spero che nelle prossime due puntate saranno chiariti altri punti, perché al momento la vicenda è fumosa: non si sa chi è questa Caroline, non si capisce chi sono queste persone e come possono essere così potenti, e ancora devo capire cos’è il necro-porno.
La terza puntata vede l’esordio di una nuova storyline, particolarmente interessante per essere il non plus ultra di quell’imprevedibilità che caratterizza la serie (più nella precedente stagione che in questa, come abbiamo visto). Una spirale di follia che vede la conclusione della sua prima parte con un dialogo in sala interrogatorio piuttosto anticlimatico, fortunatamente risollevato dalla rivelazione finale. Scegliere una attore molto simile al cattivo dei primi due episodi comunque non giova. La vicenda di Jenny, oltre a non avere un granché senso, pecca anche di banalità nello scontato risultato della visita di Toby. Non ci resta che sperare che con l’ultima puntata venga data dignità a quest’arco narrativo surreale e forzato – mai quanto la magica guarigione della mano di Luther.
La quarta ed ultima puntata risolleva la stagione portandola ai livelli della precedente. Lo vediamo nei piccoli dettagli: il dado nella sala degli interrogatori che non viene inquadrato per non creare inutile e facile pathos; idem per il coltello di cui deduciamo solo l’esistenza nella scena iniziale; Jenny che dimentica il secchio e non agisce con la più banale perfezione; Gray che impazzisce e cita La fattoria degli animali.
Non manca comunque qualche imperfezione, prima fra tutta l’apparente impossibilità di mettere il cadavere di Toby nell’auto di Frank. Memorabile, infine, la citazione conclusiva di Alice, assente ma sempre presente, che chiude con una strizzata d’occhio una stagione un po’ sottotono risollevata da quest’ultima ora.

Come detto, quindi, il mio giudizio complessivo sulla seconda stagione è inferiore a quello della prima, di molto per quanto riguarda la prima puntata piuttosto spaesante, ma via via innalzandosi fino a tornare ai livelli consueti per il finale. In generale, comunque, ho notato un grosso calo qualitativo nella regia, che non sembra più cercare gli squilibri e le composizioni precarie che avevano caratterizzato la prima annata e che erano uno dei punti di forza della serie. Anche la colonna sonora aveva più di una scelta discutibile, specie nel tema pacchianamente fanta-horror del primo dei due killer di questa stagione.
Vedremo come andrà con la terza. O, per dirla alla Luther: «Now what?».

The Fosters 4×06

Alla faccia del colpo di scena, Aaron. Vabbè, anche io che seguo l’attore su Instagram e non ho notato le foto in cui è evidente la mastectomia non sono molto sveglio, lo ammetto. Mai quanto Callie, che cassa la pagina con i referti della Scientifica ignorando venticinque anni di CSI prima che tutto le ritorni in mente con un gavettone (ottima idea introdurli all’inizio, un po’ meno lanciarne uno in mezzo al corridoio senza conseguenze disciplinari). L’apice comunque lo raggiunge quando le sale il Lucio Fontana migliorando notevolmente la qualità del suo progetto: spero lo lasci così, con le spille da balia e le ricuciture – ammesso che sia abbastanza sveglia da capire il simbolismo involontario.
Dunque Jesus è davvero frigido perché si sente stupido, ma l’interessante dialogo con Emma è interrotto dal fatto che sua sorella è cretina. D’altronde sono gemelli, è genetica.
Niente di nuovo per Brandon, tanto che gli stessi autori hanno l’accortezza di ricordarci gli eventi delle scorse stagioni e quanto tutto si stia ripetendo, quindi, non a causa di mancanza di idee in fase di scrittura, ma per il preciso scopo di farci capire che il figlio maggiore sia essenzialmente un idiota. Un plauso ad Adam Lambert per essersi impegnato a muovere le mani più o meno coerentemente per fingere di suonare Debussy.
E mentre il nonno ha la sua versione personale della dipendenza dal gioco d’azzardo, non posso non chiudere con Jude e Noah, che pensano bene di drogarsi invece di intrattenersi nei ben altri modi della cara vecchia #Jonnor. Peraltro mi chiedo che diavolo di marijuana giri in America, visto che apparentemente dà gli stessi effetti dell’LSD (sia a loro due che nei tristi ricordi di Brandon); o forse sono io che ho conosciuto solo gente che consuma erba di pessima qualità che non sortisce alcun effetto devastante. Ovviamente mi rendo conto che, dato il target della serie, non possono invitare i teenagers ad assumere THC come se niente fosse; ma, insomma, piuttosto che inventarsi sintomi, forse è meglio concentrarsi sulle conseguenze del drogarsi prima degli esami – cosa che presumibilmente vedremo nella prossima puntata.


La prossima settimana si concluderà questa prima stagione di Animal Kingdom, mentre The Fosters ci accompagnerà ancora per un mese. Vedrò dunque le sei puntate rimanenti di Luther e cercherò qualcos’altro…

Buona visione!

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