Le serie della settimana (18/07/2016-24/07/2016)

Settimana che ripropone le serie della scorsa: un The Fosters un po’ affaticato, un Animal Kingdom sempre tanto ottimo quanto ancora troppo poco seguito, e la seconda e ultima tranche di episodi del gruppo Cucumber / Banana / Tofu, che conferma l’impressione iniziale di trovarsi di fronte a un gioiello che tutti dovrebbero vedere.

Animal Kingdom 1×07

Storyline principale affidata alla matriarca, che in cerca del suo passato ci mostra stralci di flashback dai quali ricostruiamo mano a mano il suo background, difficilmente intuibile dagli episodi precedenti: la seguiamo andare avanti nella sua ricerca, fino a trovare questa importante figura della sua infanzia, assolutamente non in grado di riconoscerla. Grande la tensione finale, quando la decisione di rinunciare alla vendetta coincide con la rivelazione del suo storico soprannome (Smurf=Puffo).
Su altri fronti, colpisce particolarmente Alexa, che continua a oscillare pericolosamente fra cadute rovinose e momenti di grande coraggio, benché confessare di avere una cimice non sia chiaro a quale delle due eventualità corrisponda.
Momento quasi comico quando Craig sbatte in faccia a Deran il suo segreto di Pulcinella (anche se dice di essere l’unico), tanto più che in conclusione di episodio il fratello minore sembra anche avere un minimo di orgoglio e amor proprio – anche se dubito la faccenda evolverà poi così in meglio.
Infine mi è parso di notare, in questa puntata, un più frequente uso del piano sequenza, con interi monologhi e dialoghi praticamente ininterrotti, con movimenti di macchina a volte articolati e un senso del ritmo nell’interpretazione davvero ineccepibile da parte di tutto il cast.
Ottimo episodio, quindi, che prepara il terreno verso una conclusione che, fra colpi da progettare e poliziotti informati, si prevede piuttosto movimentata.

Cucumber / Banana / Tofu 5-8

V3RwisS

Continuiamo il recupero della splendida serie di Russel T Davies.

La quinta puntata di Cucumber inizia mostrandoci un Henry perso nei labirinti in cui le linee che l’umanità si disegna intorno finiscono per imprigionarla – ottima variazione della consueta apertura nel supermercato, brillantemente riflessa nell’attacco di panico finale. Il gioco dei parallelismi non finisce qui, mostrando da una parte l’incredibile semi-realizzazione del sogno erotico di Lance (invero abbastanza frustrante), e dall’altra la tensione che non sfocia e si arrende per Henry e un Freddie mai troppo poco lucido. Al di là della questione Youtube, che come previsto è molto ai limiti del legale, è encomiabile il monologo di Cleo, che parte da un paio di pinzette, mette in mezzo la figlia e solo alla fine approda alle responsabilità del fratello. Superbo esercizio di scrittura.
L’episodio di Banana si concentra sul diciottenne intravisto a inizio Cucumber (e che si rivela interpretato dallo stesso attore di Kieran di In The Flesh), che si dimostra essere l’ennesimo ossessionato di queste serie. Fortunatamente, il pericolo di ripetitività è scampato nel momento in cui più che altro ci si concentra sulla sua amica, e sull’idea, in generale, di “sistemarsi” in giovane età. La puntata risulta comunque la più debole finora, data soprattutto una certa mancanza di approfondimento di un po’ tutti i personaggi coinvolti. Peccato.
In Tofu si affrontano la prima cotta e la prima volta dei vari intervistati. Tornano, nell’inserto, i tre archetipi giovane/mezz’età/anziano che avevamo visto nella seconda puntata, stavolta parlandoci – per qualche misterioso motivo – di quante volte si masturbano. Episodio quindi piuttosto debole, anche se ho imparato che ci sono ragazzine che shippano Jake Bass e Max Ryder.
Le parole per commentare a sesta puntata di Cucumber sono davvero difficili da trovare. In un episodio-omaggio a Lance, lo spettatore viene incollato alla sedia con qualcosa di una qualità che è difficile riscontrare da quanto è finito Six Feet Under – apertamente citato fin dall’inizio, con il saggio auto-spoiler di una trama che, per via del flashback, si sarebbe troppo facilmente capito dove sarebbe andata a parare. Formalmente ineccepibile, l’episodio consta di una prima parte di brevissimi flashback, organizzati come uno dei classici “previously” prima di ogni puntata di ogni serie; dopodiché, con l’arrivo di Herny, il ritmo si fa più rilassato, e il protagonista assoluto ha modo di esibirsi in un paio di monologhi di straordinaria fattura. Nel finale, l’ammiccamento al soprannaturale è splendidamente compensato dalla cruda, terribile concretezza di una realtà fatta di omofobia interiorizzata, di squilibrio, di complessità psicosessuale. Geniale la regia per tutto l’episodio, regia che ha il suo culmine nell’ultima terrificante carrellata, in quegli attimi che si sovrappongono all’immagine del moribondo, all’ultimo ricordo di Henry e del fantasma. Capolavoro.
Con Banana ci si rilassa: a parte il breve accenno a quel che abbiamo visto in Cucumber, il resto della puntata ci mostra il lato divertente del disturbo ossessivo-compulsivo. La protagonista infatti non può non fare tenerezza a noi quanto alla sua poliziotta, viste le sue preoccupazioni in fatto di tostapane, barboni, incidenti e riconoscimenti di cadaveri. Nonostante il trauma subito poco prima, l’episodio riesce a strapparci un sorriso nel tenero finale, forse non molto conclusivo dal punto di vista narrativo, ma efficacissimo da quello visivo.
Tofu è un po’ autocelebrativo nei confronti di Russel T Davies, ma funge anche da vero e proprio backstage di Cucumber Banana, con la scusa di parlare delle scene di sesso. Rivangando Queer as Folk (che a questo punto dovrei proprio vedere), è anche un omaggio alla città di Manchester, oltre che una convinta affermazione dell’importanza delle serie tv nel percorso di accettazione sessuale di un adolescente.
La settima puntata di Cucumber si divide su più fronti: prima di tutto il funerale, che con una serie di montaggi piuttosto rapidi alterna episodi comici a momenti puramente drammatici (esemplare la scena nel bagno – anche se non ho capito che bagno fosse). La sezione centrale è perlopiù occupata dalla lunga caccia di Henry, Freddie e Dean, che si risolve in una scena dalla consueta tensione erotica sapientemente non risolta. Infine, nella scena conclusiva di questo piccolo gioiello, la prevedibile caduta in rovina dell’intero stabile finisce per coinvolgere qualsiasi personaggio visto finora in Banana, tutti trascinati nella festa finale. Finale, appunto: proprio per ciò, sembra che questa penultima puntata voglia chiudere tutto. Che deve succedere ancora?
Banana ci porta a conoscere l’Aiden che per poco non abbiamo conosciuto in Cucumber (invero con una lieve imprecisione di corrispondenze, ma vabbè), e con lui si affronta il tema delle relazioni fra persone, per così dire, “non allo stesso livello”. Insomma: può qualcuno genericamente considerato “bello” stare con uno che secondo i canoni standard è “brutto”? E quanto dura e come si sviluppa un’infatuazione? Quelle le domande che ci pone questo splendido episodio dolceamaro.
Tofu ci parla di internet, prevalentemente dell’app Grindr (che se state leggendo questa recensione, conoscete sicuramente). Cosa vuole dire rimorchiare su internet? È più facile per i gay che per gli etero? È un mercato della carne o è una delle tante possibilità che vengono offerte? L’inserto – oltre che al centro, anche in apertura dell’episodio – è la surreale ricostruzione di alcune chattate avvenuto sull’app di cui sopra, interpretate da senzatetto su pellicola in bianco e nero. Ho detto “surreale”, vero?
L’ottava e ultima puntata di Cucumber dimostra come la scena conclusiva della precedente fosse in realtà il preambolo alla fine vera e propria. Anche in questo caso, un episodio diviso in tre parti: nella prima, la “comunità” nasce e ci mostra uno spaccato pressoché completo della vera comunità LGBT; nella seconda, la comunità si scioglie e Henry viene lasciato solo, a pensare a sé stesso, a elaborare, a scavare nella sua mente, nell’attesa della condanna mentre il tempo scorre veloce; nella terza, infine, la riunione con Freddie ci porta a uno straordinario dialogo finale, che si chiude con un monologo dalla conclusione sorprendente e che chiude la puntata all’improvviso, sull’ultima inaspettata rivelazione – la rivelazione suprema di tutta la vita di Henry, di tutta la vita di ogni omosessuale, e forse di tutta la vita di chiunque. Finale volutamente anticlimatico quanto assolutamente perfetto.
Per la conclusione di Banana ritorna Vanessa, la madre della Sian della terza puntata: è lei a pulire l’appartamento lasciato sfitto dopo lo sfratto, e di fatto a gestire quasi interamente da sola la puntata, dacché interagisce solo con una nigeriana che non parla inglese. Fra la confessione di un omicidio che non c’è stato e un tentativo di liberazione, la puntata affronta prevalentemente il tema dello sfruttamento dei lavoratori stranieri. Non dà minimamente l’impressione di essere una puntata finale (d’altronde Banana è concepita come antologica), ma sa alternare dramma e commedia fino all’ultimo guizzo finale di humor nero.
Tofu, infine, ci porta un’ultima carrellata (per l’occasione solo di interviste, senza inserti) di riflessioni sull’insegnamento del sesso ai bambini, su cosa si (dis)impara dai porno, sulle prime esperienze e su quelle più bizzarre, e infine su qual è il valore e l’importanza del sesso nella vita di una persona. E, soprattutto, dopo la sparata della madre e della figlia abbiamo capito chi è quello che mente fin dal primo episodio.

Qui si conclude la visione di questo trittico di serie, fra loro incastrate seppur indipendenti, che offrono ognuna il proprio sguardo su un aspetto della vita umana – magari concentrandosi sulla vita sessuale, è vero, ma non solo su quella.
Le serie, dal punto di formale, è indiscutibilmente un capolavoro di equilibrio, riuscendo perfettamente a far convivere la storyline orizzontale di Cucumber, i ritratti antologici di Banana e la non-fiction di Tofu. Questo compendio di modi narrativi è egregiamente supportato da una scrittura praticamente perfetta, che non ha mai un punto morto, e sa bilanciare drama  e comedy con un’abilità francamente introvabile altrove. E all’interno di questa complessa struttura di scatole cinesi narrative, i dialoghi non sono mai banali, sempre intensi e dal ritmo che non perde mai un colpo.
Merito anche del cast, che brilla per spontaneità e ci dona personaggi che più reali non si può, in situazioni che più reali non si può, con azioni e reazioni che più reali non si può. Il tutto è sostenuto da un comparto tecnico senza falle, dalla regia che spesso sottolinea i monologhi con intensi piani sequenza, alla colonna sonora perfettamente integrata nel racconto, fino alla fotografia che esalta ogni dettaglio della curatissima scenografia.
In conclusione, questa triplice serie è assolutamente imperdibile. Vola dritta nella mia personale top 10 delle serie TV , e non posso fare a meno di consigliarla a chiunque voglia da una parte farsi una cultura del genere televisivo (o del sesso, se è per questo), dall’altra come vera e propria scuola di scrittura – avendo tutto da insegnare, dalla forma generale, passando per gli archi narrativi fino ai singoli dialoghi e i più microscopici dettagli.
Capolavoro da recuperare, insomma. Quindi fatelo.
Ora.

The Fosters 4×04

Puntata dal ritmo quantomeno discutibile, fra salti temporali immotivati, scene troppo corte o troppo lunghe e una generale lentezza; la regia era comunque notevolmente più fresca del solito.
In compenso, chiudiamo definitivamente la questione Gabe (con l’insospettabile aiuto di Mike) e scopriamo che Cort frequenta Brandon perché ha effettivamente l’età mentale di un liceale. Inoltre, Nick per qualche misterioso motivo non è in carcere, ma in un ospedale: il che spiega parzialmente come avesse potuto chiamare Mariana. Ma non spiega come permettano a lei di parlargli.
La parte più interessante è riservata a Callie, che ci mostra due facce di una stessa medaglia: essere parente di una persona accusata di un reato. Da una parte abbiamo quindi la madre di Liam, non solo convinta della sostanziale innocenza del figlio, ma anche pronta a scaricare ogni responsabilità su Callie, in pieno stile “se l’è andata a cercare”. Dall’altra parte, invece, scopriamo la totalmente inverosimile storia di Kyle, che è in galera perché era un ragazzo in affido dislessico e quindi giudicabile colpevole senza prove. Ora: capisco che anche la giustizia americana ha decisamente delle falle, ma insomma… Fatto sta che il beota della puntata precedente trova quindi una giustificazione alla sua esistenza, anche se probabilmente finirà in rissa con AJ già alla prossima puntata. Prossima puntata che, a quanto pare, si prefigura a tema Anni ’70.
E intanto: «Grazie di essere venuti» (cit.).


Per la prossima settimana, oltre a proseguire le mirabolanti avventure della famiglia Cody e della famiglia Adams-Foster, la nicchia gay lasciata vuota da Cucumber / Banana / Tofu dovrebbe venir rimpiazzata dal film che concluderà le vicende lasciate in sospeso al termine della seconda stagione di Looking (ma forse rimanderò la visione ad agosto). Nel tempo che rimane, ovviamente vedrò Stranger Things – anche se questo dimostrerà incontrovertibilmente che non ho diciassette anni.

Buona visione!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...