Le serie della settimana (11/07/2016-17/07/2016)

Settimana particolare: oltre al proseguimento di Animal Kingdom, ritorna dopo la pausa del 4 luglio The Fosters; ma, dato l’ampio spazio libero, mi sono improvvisamente ricordato di recuperare qualcosa che avrebbe da tempo dovuto innalzare il livello di frociaggine di questo blog: il trittico formato da CucumberBanana e Tofu.
Se non sapete di cosa sto parlando, è tutto spiegato qui sotto.
Sul perché non ci sia Mr. Robot, l’ho spiegato su Facebook.

Animal Kingdom 1×06

Puntata con alti e bassi: la trama procede infatti piuttosto spedita in alcuni momenti, mentre si rileva però qualche squilibrio nei personaggi.
Quest’ultimo è piuttosto evidente nella nostra prof Alexa, che a inizio puntata appare improvvisamente molto più sfatta di quanto non siamo abituati a vederla: questo è in linea con il passato da eroinomane che ci viene rivelato dalla poliziotta, ma un po’ meno con quello che abbiamo visto nelle puntate precedenti (in fondo si era fatta solo una canna con J). Al termine dell’episodio, poi, appare nuovamente ripulita, senza alcuna traccia della sua crisi, né incertezze nell’accogliere J in casa – anche se, devo ammetterlo, forse è meglio così che qualche dialogo dai balbettamenti posticci.
Tutti coerenti, comunque, gli altri protagonisti: soprattutto Craig, la cui spocchia arriva a livelli tali da aver finalmente subito una raddrizzata (e per un attimo ho davvero temuto che avremmo dovuto salutarlo); ma anche Baz, con la sua divisione fra famiglia e “lavoro”, e il perenne tentativo di fare qualcosa di meglio, ma pulito e oserei dire quasi raffinato; e ovviamente Smurf, che ruba la scena quando va a recuperare il figlio e si impone con la sua personale versione del bastone e della carota.
Nota a parte per J, che mostra il suo bizzarro carattere quando ha l’unica esibizione di emozioni finora al sentir nominare la madre: sintomo di una psiche ferita dalla figura materna disastrata, un approccio gelido al mondo riscaldato solo da quel ricordo che però, per la sua stessa natura, viene nascosto. Come reagirà, dunque, di fronte alla figura di un’Alexa che si pone sempre più verosimilmente come materna? Comunque, ottima prova del’attore nel monologo in cui lascia Nicky.

Cucumber / Banana / Tofu 1-4

V3RwisS

Russel T Davies è noto al grande pubblico per aver creato Queer as Folk (l’originale inglese da cui l’omonimo remake americano di maggior successo) e Torchwood (lo spinoff dark di Doctor Who). A parte un certo Wizards vs. Aliens che preferisco non approfondire, la sua produzione si era piuttosto diradata, negli ultimi tempi.
L’anno scorso è tornato alla ribalta con un progetto originalissimo: tre serie differenti, in tre formati differenti, ma collegate tra loro pur essendo indipendenti.
Cucumber è infatti la serie “madre”, il cui protagonista principale (ma non unico) è Henry Best, omosessuale sulla soglia dei cinquanta in una relazione di lunga data ma di dubbia stabilità, che viene sballottato a destra e a manca dagli imprevedibili casi della vita e si ritrova circondato dai più improbabili personaggi. Divisa fra drama e comedy, ha puntate di tre quarti d’ora ed è andata in onda su Channel 4.
Banana è invece una serie antologica, in cui ogni puntata è indipendente dalle altre e si concentra su un unico personaggio (o al massimo su una coppia): detto personaggio è sempre collegato a Cucumber perché uno dei secondari o anche semplicemente una comparsa. Anch’essa dramedy, dura una ventina di minuti a episodio, che veniva trasmesso dopo Cucumber, ma sulla rete compagna E4.
Tofu, infine, è una serie di brevi documentari su tematiche sessuali, formati da interviste a persone comuni e membri del cast e della troupe delle altre due serie – interviste alle quali si alternano stralci video particolari ogni volta di natura diversa. Con puntate di una decina di minuti, Tofu era caricata sul sito 4oD dopo la messa in onda di Banana.

Dunque, iniziamo il recupero di questo originalissimo trittico, seguendo l’ordine di messa in onda originario (Cucumber 1, Banana 1, Tofu 1, Cucumber 2, Banana 2, Tofu 2 ecc.) con la prima metà degli otto episodi.

[Ah, se ve lo state chiedendo: il cetriolo, la banana e il tofu sono tre tipi diversi di erezioni. Eh, già.]

La prima puntata di Cucumber ci presenta il protagonista Henry alle prese con il complicato rapporto con il suo compagno, con i suoi amici e in generale con la comunità omosessuale, specialmente dal punto di vista dell’uomo di mezza età (quasi terza, diciamocelo). In soli tre quarti d’ora, questo pilot riesce a presentare egregiamente i protagonisti e sa offrire uno spaccato realistico quanto eterogeneo di un vasto gruppo di personaggi LGBT in grado di mostrare un panorama piuttosto ampio dei desideri, i sogni, le ansie e le incertezze che – ma tu guarda un po’ – sembrano attanagliare gli omosessuali esattamente come gli etero. Particolarmente riuscito l’equilibrio fra la parte più comedy (comunque lievemente preponderante) rispetto al drama (sia quello interiore che vive Henry, che quello esteriore – ad esempio nella vicenda di Sunil). Impeccabili regia e colonna sonora, la prima sempre ritmata e brillante, e la seconda in perfetta sintesi con le immagini. Nulla da eccepire sul notevole cast.
In Banana, invece, approfondiamo Dean, il fattorino con la cintura di castità che ben poco dura. Scopriamo che sotto l’innocente superficie del ragazzetto sorridente e indifeso si nasconde un bugiardo patologico: complessa quindi la psicologia di questo personaggio secondario portato in primo in piano con maestria, che fra una famiglia che lo accetta fin troppo e l’eiaculazione precoce offre un’immagine di sé quanto più sfaccettata possibile. Quest’altro pilot conferma tutte le impressioni di quello di Cucumber, nell’equilibrio formale (gli incastri con l’altra serie), lo straordinario ritmo e la componente tecnica (ottima, ad esempio, l’interruzione della colonna sonora nella porta girevole). La scrittura risulta particolarmente efficace nei dialoghi, in primis nel lungo monologo di Freddie sull’amica indiana.
La prima puntata di Tofu ci presenta gli intervistati, fra cui una casalinga sporcacciona (che personalmente è già il mio idolo) e un uomo che praticamente fa sesso solo con escort. Interessante e inaspettato, il breve inserto centrale, una specie di micro-episodio di Black Mirror di due minuti in cui si immagina questo mondo di poco futuristico in cui si viene pubblicamente recensiti a seconda delle proprie prestazioni sessuali. Un’idea interessante che aiuta a spezzare il ritmo del documentario, altrimenti troppo frammentario nel suo incessante susseguirsi di botta e via risposta.
La seconda puntata di Cucumber ci riporta alla drammatica situazione di Henry: mentre da una parte viene praticamente accusato di omicidio, dall’altra ci rendiamo mano a mano conto che la questione dell’affitto di Freddie e Dean potrebbe essere molto, molto più complicata di come appare (straordinaria la frase appena accennata della ragazza che paga anche lei 400 sterline: perché?). Altra grande dimostrazione di finezza di scrittura è Adam, di cui nella prima puntata viene detto che ha «addirittura delle fan» senza ulteriori spiegazioni, mentre in questa, dallo schermo del pc a malapena inquadrato, deduciamo che è uno youtuber – che peraltro potrebbe mettere in forte imbarazzo lo zio. Apice dell’episodio è comunque lo scontro finale con Lance, il cui monologo di Henry alla ricerca dell’ultimo cazzo esprime nel migliore dei modi possibili la sua sessualità ossessiva e ancora ben vitale; la quale ha il suo controbilanciamento nel monologo seguente di fronte a un Freddie, esaltato da un’eccezionale fotografia, un monologo fatto di puro, quasi doloroso desiderio.
Banana invece si concentra sorprendentemente su Scotty, che ridefinisce il concetto di ossessione che Henry sembrava aver delineato del tutto nella serie principale. Un’ossessione patologica, insensata, che aderisce perfettamente all’idea di cosa siano lo stalking e la fantasia più sfrenata, il classico “film mentale” che ti aspetti al massimo da un preadolescente. Scotty precipita nella sua fissazione e finisce a influire, con le sue azioni, sulle vite di due perfetti sconosciuti – sì, sconosciuta anche l’inusuale amata. Ottimo il finale, che riprende il cappello che sembrava solo una boutade mentre scoprivamo come la nostra momentanea protagonista si era procurata il numero, quando invece era parte integrante di una scrittura solidissima.
Il secondo pezzo di Tofu ci mostra come si parla di sesso, quanto la società sia aperta o meno al riguardo, quali differenze ci siano in questo genere di discussioni fra uomini e donne, fra gay e etero, fra giovani e no. Proprio a questi ultimi è dedicato il breve spezzone centrale, in cui tre archetipi dell’uomo giovane, dell’uomo di mezza età e dell’uomo anziano si mettono a confronto dal punto di vista sessuale.
Terza puntata di Cucumber stranamente molto incentrata su Freddie (che quindi non avrà il suo Banana?): nel suo passato si nasconde una travagliata storia, fatta di una relazione ai limiti del morale e senz’altro oltre quelli del legale, di omofobia interiorizzata, di soprusi e abusi. Ottima la prova dell’attore, che dimostra di non essere lì solo per la faccia e il corpo che la genetica gli ha fortunosamente regalato, ma per ben superiori talenti. In parallelo alla tensione erotica del suo incontro con l’ex-prof, c’è l’ambiguo rapporto che si va costruendo fra Lance e un sempre più confuso Daniel. Molta triste verità, infine, nel “lavoro” da youtuber di Adam, la cui storyline risulta attuale anche dopo un anno (che nel mondo di internet, in teoria, sarebbe molto tempo).
Banana invece ci riporta su due figure a malapena intraviste in Cucumber e molto sapientemente ricordate in un minuscolo frammento a conclusione della terza puntata: con Sian e Violet vediamo quindi la nascita e l’evoluzione di una storia d’amore, con i suoi alti e i suoi drammatici bassi. Finora l’unico vero lieto fine completo, che non viene adombrato neanche dal dolceamaro rapporto fra Sian e la verace madre. Divertente e un pelino disturbante il cameo del drogato rimorchiato casualmente da Lance nel pilot.
In Tofu, infine, si parla del non fare sesso, tra asessuate, vergini, casti e persone ormai di una certa età. Ad interrompere il flusso delle interviste, è stavolta uno stacchetto musicale, ambientato in un surreale locale a luci rosse: una canzone che si fonde egregiamente con le dichiarazioni finali, e che con un rapido alternarsi di montaggio va a concludere l’episodio.
La quarta puntata di Cucumber ci porta a seguire gli appuntamenti di vari personaggi: Dean è coinvolto in un gioco di ruolo in cui realtà e finzione si intrecciano; Freddie si scontra con le differenze fra frequentare una ragazza e frequentare un ragazzo; Lance ormai sembra più ossessionato del suo ex, e se continua così non farà che farsi del male; Cleo prova a intrecciare una relazione romantica, e con l’occasione ci racconta la storia della sua vagina; infine Henry, che si improvvisa psicologo e alla fine il suo appuntamento lo trova per caso, beccandosi i complimenti dell’aitante coinquilino. Conclude lo splendido episodio un breve montaggio di fantasie, premonizioni e paure dei personaggi di fronte alle conseguenze della serata appena trascorsa.
Banana ci parla di un tema importantissimo: lo stalking, con particolare attenzione a quello telematico. Per farlo usa un personaggio che sulle prime ci sembra del tutto ignoto, ma che dopo pochi minuti ci rivela il suo collegamento con il Cucumber appena visto. Ed Helen è un personaggio complesso: transessuale da poco, in uscita da una relazione con uno squilibrato, e con alle spalle una famiglia che ha faticato un po’, ma adesso la accetta, la ama e la sostiene anche e soprattutto nei momenti peggiori. Puntata molto drammatica dal rilassante lieto fine.
Tofu affronta il tema del coming out, raccontato da gran parte degli intervistati che abbiamo visto finora; fra questi, lo (ex, ormai) youtuber Mark Ludford, protagonista dell’inserto della puntata: di fatto il backstage di questo video col quale all’epoca Mark fece coming out con il suo vasto pubblico. La puntata mi ha anche insegnato che non sono assolutamente in grado di riconoscere le persone transessuali dalle cisgender – con loro somma gioia, suppongo.

[La serie, ovviamente, è consigliatissima. Ma rimando i giudizi finali a dopo la seconda tranche di episodi.]

The Fosters 4×03

Puntata con alti e bassi.
Partiamo dal basso massimo, ovvero la surreale storyline di Callie: non solo prima le sale il Cassius Clay, ma poi pensa bene di incontrare un palo di Scampia in un bar del tutto casualmente, sommergerlo di bugie, seguirlo su una moto e limonarci pure (e speriamo si sia interrotta lì). Il bello è che si sorprende se poi le madri la sgridano: semmai mi sorprendo io che non l’abbiano davvero “disadottata”.
Un po’ meno surreale ma comunque non del tutto convincente la vicenda di Jude, che ha un immotivato terrore della divinità senza che nessuno mai l’abbia educato in tal senso: ma uno cresciuto in mezzo a gente che non frequenta alcuna chiesa e in gran parte omosessuale, mi chiedo, da dove diavolo le dovrebbe tirare fuori certe idee? Ma, si sa, la psiche degli adolescenti è cosa complessa, quindi taccio e accetto quel che vedo.
Molto più interessante la parte più strettamente politica di questa serie, che per l’occasione si sdoppia in due fronti: da una parte, un monologo finale di Lena riguardo l’annoso problema americano delle armi nelle scuole (discorso molto toccante e sentito, ma che comunque manca di una chiusa efficace che lo renda quantomeno sensato); dall’altra, la più importante e finora mai toccata questione delle malattie sessualmente trasmissibili, incarnata da due ragazzi che decidono di essere scopamici a – ricordiamolo – quindici anni. Eh, ‘sti giovani d’oggi. Attendo comunque con ansia che uno dei due si becchi qualcosa per poterne parlare più diffusamente.
E mentre Brandon è di utilità dubbia e comunque ha la stessa età mentale del figlio di Cort, c’è da rilevare che non mi è chiaro come riceva quella chiamata Mariana: ma negli USA le chiamate dalle prigioni non vengono annunciate da una voce registrata che chiede se si vuole accettare la chiamata? Boh.


Questo è quanto. La prossima settimana nessuna novità, quindi si prosegue con Animal KingdomThe Fosters e il recupero di CucumberBananaTofu. E, se avanzerà tempo, è quasi certo che darò una chance alla nuova arrivata in casa Netflix: Stranger Things.
Inoltre, vi ricordo qui su Facebook le mie considerazioni sulle nomination agli Emmy.

Buona visione!

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