Le serie della settimana (04/07/2016-10/07/2016)

L’avevo preannunciato, che sarebbe stata una settimana strana.
E così, mentre mi metto in pari con un Animal Kingdom che migliora di puntata in puntata, recupero anche una miniserie ingiustamente passata in sordina: Thirteen.

Animal Kingdom 1×03-05

Nella terza puntata continuano a emergere segreti e relazioni paraincestuose come non mai, dando l’impressione che tutto ciò che abbiamo visto finora sia solo la punta dell’iceberg: di chi è figlia Lena? Di chi è figlio J? Quanti e quali figli sono di Baz? Fortissima la tematica del padre (anche se su questo devo tirare le orecchie ai ragazzi di Subs4you: killer whale è l’orca, mica un assassino di balene).
E Smurf, poi, si è effettivamente fatta almeno un paio dei suoi stessi figli, e ha intenzione di posare le mani anche su J? Chissà se avremo mai delle risposte – tutto sommato quasi spero che tutto rimanga nel non-detto.
La spinosa questione di Daren non rimane in secondo piano, ma è anzi saldamente intrecciata alle vicende strettamente illegali della famiglia, oltretutto andando a toccare l’argomento surf, l’unico dettaglio del pilot a non essere tornato finora.
Per il resto, anche quest’episodio conferma una scrittura molto equilibrata, con un’alternanza di scene d’azione e lenti momenti riflessivi che sembrano ormai essere la cifra stilistica della serie. Esemplare la scena subacquea, in cui la tensione affoga lo spettatore che rimane senza fiato. Come in qualsiasi scena compaia Pope, comunque.

La quarta puntata raggiunge nuovi livelli di incestuosità, fra Smurf che si fa uno praticamente identico al figlio, Catherine che è postumamente gelosa di Julia, Pope che inscena morbose recite con escort strapagate per interpretare gemelle sopraffatte dai rimorsi con le quali lui ha tanti, tanti segreti – altro che candelina.
Cresce ancora J, che per la prima volta fa una mezza specie di sorriso quando la cuginetta (se non è la sorellastra) gli fa i complimenti per il cibo; si richiude poi nel suo accenno di Asperger fissando immobile il muffin dopo la neanche troppo velata minaccia di morte della nonna, comunque sempre condita da quell’insana tensione erotica che contraddistingue il loro rapporto dal pilot. Tensione a cui si aggiunge anche quella della prof.
Agghiacciante la storyline di Craig, che si dimostra una persona addirittura peggiore di quel che poteva sembrare dal fatto che sniffa cocaina più spesso di quanto si lavi. Ma, in generale, tutti i personaggi mantengono una solida coerenza caratteriale, fra un Baz subito pentito per il bene della pace famigliare, un Pope fortemente instabile, e un Deran che si va a rinchiudere con due ragazze (sì, come no).

La quinta puntata mostra fin dal titolo (Flash is Weak, «La carne è debole») la preponderanza della tematica sessuale.
Innanzitutto, la vicenda personale di Deran, diviso fra l’omofobia interiorizzata e il rapporto morboso con la madre che hanno anche i fratelli: la confusione che ne nasce dà origine a un vortice di irruzioni notturni, semi-stupri e minacce di morte su commissione che fanno sembrare il figlio giovane solo leggermente meno psicopatico di Pope. E Adrian che vorrebbe fargli fare coming out…
L’altra occasione in cui, in quest’episodio, il sesso viene usato per ottenere qualcosa è con Smurf, che rincorre il suo passato (è di nuovo l’unica persona di cui vediamo un flashback) concedendosi momenti di lesbismo gratuito con la prima fotografa che incontra. C’è da dire che il modo in cui si accorge del ragazzo in foto è forse un po’ troppo improbabile per gli standard realistici della serie, ma ce ne faremo una ragione.
Infine, a utilizzare il proprio corpo – anche se un po’ controvoglia – è la prof di J, che quasi inavvertitamente lo seduce e guadagna in questo modo la sua fiducia. Nulla di troppo sorprendente, se il colpo di scena finale non aprisse spiragli imprevedibili, gettando forse lei stessa in una situazione molto più scomoda di quanto avesse preventivato.
E poi c’è Baz che è l’unico serio e Craig che il più scemo di tutti. Be’, a parte il padre di Nicky.

[E qui siamo in pari con la programmazione di TNT. Da ora in poi sarà una puntata a settimana, per un totale previsto di dieci. La serie è già stata rinnovata per una seconda stagione.]

 Thirteen 01-05

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E ora cos’è ‘sta roba?
Molto semplice: alla BBC sono finiti i soldi, quindi tra un taglio e l’altro il terzo canale (BBC Three, appunto), è diventato un canale solo online. Ucciso malamente In the Flesh, la prima produzione di questa specie di pseudo-Netflix british è proprio Thirteen: una miniserie in cinque episodi di un’ora, a firma della pressoché sconosciuta Marnie Dickens.
Di cosa parli la miniserie è presto detto: Ivy Moxam è stata rapita nel 2003 a tredici anni; oggi, tredici anni dopo, fugge dalla casa del rapitore. Cos’è successo in tutto quel tempo? Dov’è il rapitore ora? Come si reinserirà Ivy nella sua famiglia? E quali effetti avrà il suo ritorno proprio sulla sua famiglia, o suoi suoi amici, o anche solo sui poliziotti che stanno conducendo l’indagine?

Contrariamente a quello che ci si può aspettare (e, lo ammetto, con mia somma gioia), la miniserie non è un mero thriller, ma fin dal pilot è evidente come l’intento sia quello di intrecciare le vicende più strettamente poliziesche e gialle a quelle da classico family drama, dove coppie si sfasciano e si riformano, l’amore e l’odio si sovrappongono, l’evoluzione umana la fa da padrona al di là del mistero.
In questo senso la scrittura risulta riuscitissima, riuscendo sempre a mescolare le due anime di Thirteen in maniera perfettamente equilibrata, senza rinunciare a qualche scena d’azione (anche molta, molta azione) in un contesto generalmente riflessivo, focalizzato su quel che avviene dietro gli occhi dei protagonisti più che davanti ai loro nasi. È esemplare come bastino poche battute per farci entrare nella storia di Elliott e Lisa, i due agenti che fin dall’inizio seguono il caso della ragazza riapparsa: due persone legate da un rapporto complesso, con una relazione professionale e una sentimentale che si sovrappongono e si compenetrano l’un l’altra, senza mai lasciare intendere i propri contorni.
Ma lo stesso vale per gli altri personaggi: Angus e la sua amante che quasi non vediamo nemmeno, e del cui background impariamo quel minimo che c’è da sapere fra un ritaglio e l’altro di dialogo; Craig e Emma, e Tim e Yazz, le due coppie colpite dal ritorno di Ivy in modi diversi ma con risultati analoghi, con un intreccio di gelosie e non-detti che degenerano in scontri e ritorni; Henry sopraffatto dai rimorsi e da sentimenti di cui non abbiamo che pallidi indizi per gran parte del tempo.
E uno spazio a parte non possono non averlo infine Ivy e Mark White, legati da tredici anni di cui non sapremo nei dettagli mai nulla, e dei quali ci vengono concessi assaggi, frammenti, informazioni estorte più o meno con la forza o elargite più o meno casualmente; il tutto originato da un passato che deduciamo più dagli altri film che possiamo aver visto (primo fra tutti Psycho) che da quello che effettivamente osserviamo in Thirteen.

Come si sarà notato, il grande punto di forza di questa miniserie è proprio nella narrazione che rifugge totalmente qualsiasi spiegone, lasciando allo spettatore l’impegno di dover comprendere, ricostruire, ipotizzare tutto ciò che non è strettamente vitale per lo svolgimento e costituisce l’ambiente, il mondo in cui Ivy e tutti i personaggi che le ruotano intorno vengono a trovarsi. Questa è una miniserie di non-detti, di dettagli lasciati nelle tenebre, di sfondi accennati e mai portati a compimento; ma sempre senza che il risultato dia l’impressione dell’incompiutezza, della confusione, o dell’imperizia.
Se si vuole trovare un difetto, lo si può ricercare negli ultimi minuti, in un finale forse un po’ frettoloso e brusco, che lascia prevedibilmente scoperte molte storyline ma in realtà riecheggia la scena di apertura, con il suo improvviso esordio in medias res e che condivide con la chiusura perfino la similitudine con la location.

Inutile dire che il cast (formato integralmente da attori che personalmente non avevo mai visto) è perfettamente all’altezza della prova, e viene francamente da chiedersi dove diavolo siano stati tutti questi finora.
Lo stesso giudizio positivo si estende anche alla regia (divisa fra Vanessa Caswill e China Moo-Young) e perfino alla colonna sonora.

Vi lascio anche la recensione da parte di Telefilm-central.

Nella speranza che BBC Three continui su questo livello, e che sia Marnie Dickens che gli attori coinvolti in Thirteen possano presto lavorare nuovamente sullo schermo, vi invito a recuperare quest’ottima miniserie, della cui visione certo non vi pentirete.


La prossima settimana, oltre a quello di The Fosters dopo la pausa del 4 luglio, ci sarà un altro atteso ritorno: Mr. Robot, la cui seconda stagione esordirà con ben due episodi nella stessa serata. Continua senza interruzioni Animal Kingdom, quindi ci sono ancora margini temporali per il recupero di qualcosa. Vedremo.

Buona visione!

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