Le serie della settimana (23/05/2016-29/05/2016)

Sì, sono riuscito a vedere tutte le serie che seguo. Non so neanche io come ho fatto.
Quindi a voi le comedy ArcherSilicon ValleyThe Real O’NealsVeep e i drama Banshee (col suo discutibile finale), Gomorra (sempre di buon livello) Orphan Black (sempre con un discreto ritardo che non so se recupererò mai) e infine Penny Dreadful, con quella che potrebbe essere considerata la miglior puntata finora (e senz’altro una delle migliori cose andate in onda quest’anno).

Archer 7×07

Carol non sa fare la centralinista (o forse è solo maligna), e questo dà il via a una puntata sdoppiata, con il cast maschile e quello femminile divisi ma procedenti su binari perfettamente paralleli: tra scommesse, tentativi disperati di interventi estetici, alcool e fraintendimenti, una trama altrimenti banale acquista un ritmo incredibile e conduce molto velocemente allo scontro finale, che non può che essere un generale tutti-contro-tutti con tanto di fiale di sangue di topo infrante.
Potrebbero non essere le battute migliori, ma senz’altro questo è fra gli episodi in cui si susseguono con maggior frenesia e non lasciano respiro al povero spettatore, che un po’ ci rimane male a non sapere chi avrebbe vinto le varie scommesse – né, a dirla tutta, se l’intento degli Zissner era veramente quello di assecondare qualche particolare fetish e non la “genuina” gelosia con cui si erano presentati. Ottimo.
Citazione dovuta: «Lo so, sembro proprio una zoccola.»

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 Banshee 4×08

Finalmente si conclude la tortura di questa ex-meravigliosa serie ridotta a una squallida parodia di sé stessa.
Iniziamo malissimo, con un Calvin magicamente a piede libero dopo che nella scorsa puntata ha ucciso un collega sul posto di lavoro andandosene poi in giro nudo e coperto di sangue per la città: nessuno ha chiamato la Polizia? Nessuno è riuscito a fermarlo? Nessuno l’ha notato? E ora cammina così, a piede libero? E c’è un senatore nazista?!
Segue un interrogatorio al quale a me sembrava evidente che i satanisti erano stati pagati a qualcuno per uccidere Rebecca… E invece Veronica pensa alla soluzione meno sensata, che curiosamente si rivela quella giusta, anche grazie all’altra intuizione magica di Hood (classico errore di scrittura da dilettanti, appunto).
Dimentichiamo la scena con il camion di droga, che fra il piano suicida, l’aver coinvolto Brock in un’azione del genere, e il tempismo e la mira del colpo di bazooka, non c’è davvero niente che regga.
Si potrebbe pensare che più in basso di così non si possa andare, ma poi Hood appare all’improvviso da un cespuglio colpendo in pieno la macchina di Proctor e Burton, e successivamente mandando quest’ultimo totalmente, totalmente fuori personaggio. È evidente che gli autori di questa stagione le precedenti non le hanno manco viste: complimenti per il tentativo di giustificazione («Ti uccido perché lo stai rovinando»), però direi che la missione è fallita.
Segue un ultimo scontro senza senso, correttamente riassunto da Brock poco dopo («Cioè, vi siete prima picchiati e poi hai deciso di sparagli a bruciapelo davanti alla moglie, così, tanto per?»).
Da qui in poi devo ammettere che la puntata migliora, fra la rivelazione del fascicolo di Veronica e tutti gli ultimi saluti – di Hood agli altri personaggi e di Proctor al mondo. E ottimo, davvero ottimo il messaggio finale, che tinge il più classico “prendi in mano la tua vita” di una redenzione che sa di non troppo velata critica al sistema carcerario punitivo e non rieducativo. O forse era il mio subconscio che cercava di giustificare l’ora che avevo passato.
Ottimo anche il dialogo con Ana, che ora è definitivamente Carrie e con questo ci impedisce di sapere il nome di Hood (che secondo Wikipedia e vari forum si vedrebbe nel fascicolo, ma non mi è chiaro che definizione dovrebbe avere lo schermo per poter renderlo visibile).

Tiriamo le somme, dunque. Questa stagione è stata semplicemente orribile: errori di scrittura a palate, personaggi che perdono totalmente la loro identità, oblio delle storyline più interessanti (gli amish, gli indiani, lo stesso passato di Hood) a favore di un’imbarazzante sottotrama satanista di cui nessuno sentiva il bisogno. Il finale, se non si può definire la puntata migliore, è se non altro la meno peggiore.
Riguardo invece Banshee nella sua interezza, è stata una serie particolare, che ha saputo trovarsi in poche puntante una sua identità personale fatta sì di cazzotti e scene di sesso random, ma anche di regia molto ricercata (indimenticabile la 2×05), di una scrittura spesso caratterizzata da una narrazione cronologicamente complicata, da complesse dinamiche fra i personaggi che rendevano non semplice la categorizzazione in Buoni e Cattivi.
Spiace che quello che poteva diventare un capolavoro incompreso sia stato totalmente rovinato dal progressivo abbandono di alcuni autori/produttori/showrunner (se non ho capito male). Spiace anche che la serie sia stata, per tutti e quattro gli anni, molto poco seguita.
Nel complesso, dunque, se non avete mai visto Banshee vi invito caldamente a recuperarla perché è una serie che merita il tempo e l’attenzione che spenderete a guardarla; dovete solo tenere a mente che l’ultima stagione vedrà purtroppo un notevole calo qualitativo, recuperato in poche scene e fortunatamente negli ultimi minuti.
Dunque: addio, cittadina con più cittadini morti che vivi; addio scazzottate e sangue gratis; addio amish, indiani, poliziotti e nazisti. Ma soprattutto: addio Hood-o-come-cavolo-ti-chiami.

Gomorra 2×05-06

Gomorra_La_serie

Quinta puntata dall’inizio così lento da rasentare lo sperimentale: la protagonista è la pistola stampata in 3D che vedrà il suo momento solo alla conclusione.
L’episodio vede finalmente contrapporsi Ciro e Gennaro, dapprima in un percorso parallelo che ci mostra dove sono arrivati, come ci sono arrivati, cosa sono disposti a fare e quali sono i loro piani. Poi, lo scontro/incontro finale: proprio qui gli autori ci stupiscono di nuovo, dopo averci fatto praticamente dare per scontato il coraggioso atto di eliminare l’Immortale, la decisione in extremis di Gennaro cambia le carte in tavola e ci ricorda il perché del soprannome del rivale.
Proprio qui però mi sembra di rilevare un punto debole, non riuscendo francamente a comprendere le motivazioni di Gennaro. Forse perché uccidendo Ciro, anche facendola franca, sarebbe stato comunque incolpato lui? La mossa non sembra funzionare poi tanto, se deve letteralmente vendersi il padre per stipulare l’ambita pace. A meno che liberarsi di Don Pietro non fosse stato il piano fin dal principio… Salvo poi ritrovarsi con quel bizzarro regalo di compleanno da parte di Azzurra.
E comunque Don Aniello sembrava un po’ l’Uomo del Monte. E il vento finto a Trieste perché è Trieste era evitabile.

Nella sesta puntata, gli amici scemi di Genny si rivelano personaggi più importanti di quanto non potesse sembrare nell’episodio precedente, di fatto dando vita a un cruento ammutinamento, dalle dinamiche invero piuttosto oscure (gli uomini sono stati caricati su un furgone: perché? Non l’abbiamo visto).
Ammetto che i giochi di alleanze e lealtà non mi sono stati proprio chiarissimi, ma comunque sufficienti a piazzare i personaggi con Genny o con Ciro o con nessuno dei due. Non ho neanche capito chi è quello a cui lo scemo spara con la complicità del bambino, sia per i miei noti problemi a riconoscere i volti, sia perché oggettivamente non è mai stato inquadrato decentemente, né qualcuno ne parla dopo.
Questa è appunto una delle piccole imprecisioni di questa puntata, comunque caratterizzata da un’ennesima deriva del personaggio di Genny, che già nella prima stagione era passato da incapace a supercamorrista, e di nuovo quest’anno sta tornando al punto di partenza – con in più il bizzarro rapporto con il padre, credo ma odiato così finora.

Nel complesso, quindi, una coppia di episodi un po’ sottotono, ma comunque di alta qualità.

Orphan Black 4×06

Molte cose in quest’episodio; fin troppe, direi.
Gran parte del tempo è occupato dallo scambio Kendall/bot/Susan/Cosima, un colpo di stato invero piuttosto complicato e con qualche buco logico di troppo: perché Evie Cho sta facendo tutto questo casino? Per prendere il potere? Di cosa, che non abbia già? E perché dovrebbe distruggere tutto Leda per farlo? E perché lasciare Cosima viva e dirle di Delphine? Tutta la scena semiconclusiva sembrava avere l’unico scopo di risvegliare il sentimentalismo dello spettatore: ma mancava di logica.
Difetto che invece non si riscontra nella vera scena di chiusura, che con un montaggio volutamente (spero) caotico dà una degna conclusione alla vicenda di Beth, che peraltro a forza di flashback si è rivelato probabilmente il clone caratterizzato in maniera meno raffinata. Credo che ora potremo dirle definitivamente addio.
I momenti più leggeri sono affidati ovviamente a Krystal, che ha la decenza di smontare il piano di Felix – scena che mi piace credere ideata da qualche sceneggiatore subito corretto da un collega più attento agli appunti sulle puntate precedenti.
Dal punto di vista prettamente scientifico, credo di non aver capito molto il modo in cui la leucemia abbia aiutato a distinguere le cellule: si dice che quelle tumorali sono di Castore e in questo modo si distinguono quelle di Leda… ma Cosima e Scott che ne sanno, che quelle sono le cellule di Castore? Se sapessero distinguerle, non avrebbero bisogno dello stratagemma del tumore. Boh.
Apprezzato, infine, il tentato suicidio di Ira con citazione de La morte di Marat di David, anche se dal punto di vista del montaggio la scena durava obiettivamente troppo poco per introdurre Bach in sottofondo (ma d’altronde il montaggio non è il punto forte di quest’episodio, visto la discutibile scelta di una doppia scena emotiva finale).

Penny Dreadful 3×04

Ormai iniziano a mancare le parole.
Sconvolgendo il ritmo usuale che vede la quinta puntata ambientata nel passato, quest’anno è la quarta a regalarci un flashback di Vanessa. E il flashback è quello iniziato nella puntata scorsa: un interminabile viaggio interiore, un’ipnosi che diventa una trappola per la stessa protagonista.
Salvo un paio di sporadiche apparizione della dottoressa, la puntata è interamente tenuta da Eva Green e Rory Kinnear, che se non vincono Emmy e Golden Globe per questa performance c’è solo da scandalizzarsi. Letteralmente straordinari entrambi: lei oscillando fra la lucida follia, la compassione, lo smarrimento, la rabbia e in fine la ribellione; lui interpretando praticamente tre personaggi diversi, di cui due di una certa “levatura” soprannaturale, per così dire.
Un episodio che non può non ricordare la mitica puntata della mosca di Breaking Bad, col quale peraltro ha ora in comune anche il «Say my name» di walterwhitiana memoria, ora grido di battaglia di Dracula.
Straordinariamente intenso lo scontro fra i due ancestrali fratelli, che in poche righe rievocano un rapporto di rivalità che dura da millenni, fra due creature dai poteri sconfinati ma dalle debolezze prettamente umane: la carne da una parte, lo spirito dall’altra; ognuno schifato dall’altro per la sua natura, entrambi ansiosi che la Prescelta si conceda a uno di loro per compiere… cosa? La distruzione dell’umanità? La conquista del mondo? Questo dualismo, inoltre, non è proprio da sottovalutare, ora che nella serie è arrivato Jekyll.
Praticamente perfetta la colonna sonora, che sostiene i momenti più tesi e quelli più drammatici, e sa ritirarsi nel silenzio quando deve lasciare spazio ai protagonisti. Dialoghi come al solito impeccabili, mai banali, e sempre imprevedibili.
Lo dico: puntata migliore di sempre, serie che guadagna in solo 50 minuti molti posti nella mia personale classifica. Imperdibile.

Silicon Valley 3×05

Ottima puntata che smuove molto la trama e unisce qualche linea narrativa. La principale è quella che vede protagonista Gavin Belson, finora apparentemente scollegato dai nostri protagonisti, ma che diventa capro espiatorio per rimediare all’autoleak di Richard. Riguardo quest’ultimo, c’è da dire che era abbastanza prevedibile fin dal momento in cui entra nella stanza, ma la scena era comunque arricchita dal montaggio parallelo con una Laurie curiosamente pronta ad ammettere i propri errori.
Un po’ debole la storyline di Guilfoyle e Dinesh in cerca dell’hard disk (salvo sviluppi futuri), e come sempre eccellenti i piccoli dettagli: dal non-compleanno di Jared alla sudditanza di Capoccione a Erlich e alla sua stessa assistente, fino all’idea geniale finale condita dalle peripezie di Richard sulla sedia.
C’è da chiedersi a questo punto quale sarà il ruolo della società per la quale Capoccione ha apposto le sue variegate firme, e come reagirà Belson allo scandalo – specie se la giornalista rivela la fonte e Capoccione aveva firmato qualche accordo di non divulgazione.
Ennesimo ottimo episodio per questa serie dal ritmo sempre travolgente.

 The Real O’Neals 1×12

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Episodio che dimostra una maggiore cura dei dettagli rispetto al solito (l’accenno alla porta all’inizio che poi è vitale alla fine, il vino del vicepreside e i cocktail di Pat che si uniscono nel dialogo finale con Eileen), e anche battute più efficaci (dall’incapacità di Kenny di riconoscere gli attrezzi che lo identifica come gay, all’imitazione di Horatio di CSI: Miami).
Non mancano imprecisioni, sia a livello dell’abbastanza stanca regia che della coerenza narrativa – Eileen che improvvisamente ha un tavolo pieno di roba da cucinare quando nella puntata precedente scongelava polpette del discount.
Accolgo con piacere il ritorno del vicepreside, che a questo punto potrebbe anche acquisire un maggior peso nella trama.
Nel complesso, una penultima puntata ben riuscita, in attesa del finale di stagione.

Veep 5×05

Puntata che stabilisce il record di giochi di parole fisicamente inseribili nell’arco di mezz’ora: mi complimento quindi con i traduttori di Italiansubs per il terrificante lavoro di adattamento che hanno dovuto svolgere.
L’episodio è, come al solito, travolgente e ricco di avvenimenti, confermando l’umorismo della serie incentrato sul rapido al alternarsi e variare delle situazioni e non su una semplice sequela di battute.
Come sempre, poi, ogni singolo elemento va ad incastrarsi alla perfezione, fra l’operazione estetica e l’epidemia di salmonella, i loschi piani di Tom Jones (ho già predetto che diventerà Presidente lui, no?) e le varie famiglie coinvolte nel Ringraziamento.
A questo punto non vedo l’ora che inizi la campagna elettorale di Jonah, probabilmente la più sfigata e breve di sempre.
«Adoro le battute sulla violenza domestica.»


Per la prossima settimana, quindi, niente più Banshee (per fortuna, direi), mentre The Real O’Neals arriva al suo finale. Dubito che mi metterò a recuperare altro (neanche Game of Thrones) almeno per un paio di settimane.

Buona visione!

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