Le serie della settimana (09/05/2016-15/05/2016)

Se mi seguite su Facebook, sapete che ultimamente sono piuttosto impegnato; c’è stato quindi qualche sacrificio sul fronte delle serie.
Orphan Black salta per questa settimana, ma verrà subito recuperato; stessa sorte è toccata a Banshee, nonostante sia al penultimo episodio (così imparano a mandare tutta la serie in vacca); data come intoccabile per manifesta superiorità Penny Dreadful, e avendo deciso (sempre per manifesta superiorità) di tentare di seguire entrambe le puntate di Gomorra che vengono trasmesse consecutivamente, ho deciso che dalla prossima settimana metterò in pausa Game of Thrones fino a data da destinarsi (per manifesta inferiorità); le comedy da mezz’ora sono invece tutte qui – ArcherModern FamilySilicon ValleyThe Real O’ Neals (solo la puntata slittata dalla settimana scorsa) e Veep.

Archer 7×06

Si conclude degnamente il sequestro da parte dei pagliacci iniziato nella puntata precedente.
Di nuovo Archer gioca con i tempi lenti con una scena iniziale atipica ma efficace. Altrettanto lo sono i due personaggi dal misterioso ruolo nelle forze dell’ordine, che prendono il comando e litigano fra di loro prendendo in giro le più classiche figure del poliziesco pur senza diventare a loro volta macchiette.
Notevole il crescendo di tensione nel momento in cui tutti iniziano a sospettare di tutti, fino all’incontro fra i tre clown sostituiti (anche se non lieve il buco di trama di aver lasciato i due rapinatori storditi da qualche parte in casa, col rischio di denunciare Shapiro).
Apice raggiunto ovviamente nella scena al rallentatore, una delle migliori di sempre in sette anni di questa serie (e che peraltro mi ha ricordato un’altra morte per intervento della SWAT su una persona legata con la pistola in mano… Cos’era? Fargo? Aiuto!).

Game of Thrones 6×03

È evidente che, per scrivere una scena iniziale del genere sperando che Kit Harington sia in grado di portarla a casa in maniera decente, bisogna essere davvero ingenui. Anche Melisandre, con le sue ridicole faccette, contribuisce a dare il colpo finale alla risoluzione del finto pathos in sospeso dalla puntata precedente.
Da questo momento in poi, la puntata è composta per il 90% da scene di sconcertante inutilità: Sam che vomita (no, seriamente, o il figlio è l’erede legittimo al Trono di Spade o potete anche far affondare quella nave); Tyrion che tenta di fare conversazioni (un pallido ricordo di scene memorabili delle stagioni passate); il Re cretino e Bergoglio che si scambio una serie di frasi assolutamente prive di senso; e Arya (qualcosa di imbarazzante nella sua totale mancanza di coerenza: «Chi sei?» «Nessuno.» *stud* «Chi sei?» «Nessuno.» *stud*«Chi sei?» «Nessuno.» *stud*«Chi sei?» «Nessuno.» «Ah, ok.»).
Innumerevoli gli errori: i Dothraki che hanno una città guardata da due cavalli bronzei di un centinaio di metri (ma se non usano neanche i mattoni?!); Varys che si mette a fare il cretino fuori personaggio, in una scena di cui non si capisce nulla se non che ci manca molto il valore e il ruolo dell’intrigo politico da cui era caratterizzata la prima stagione e di cui questa storia dei finanziamenti alle Arpie è un’indecente imitazione; lo squallido tentativo di fare della regia ricercata nel flashback (il primo piano dell’elmo, ad esempio), che stride molto con il montaggio dozzinale di tutti i cinquanta minuti dell’episodio.
Ammetto però che non mancano dei lati positivi: Jamie che trascina la sedia citando una memorabile scena di Tyrion; l’impiccagione finale (ho seriamente temuto che il cretino li graziasse); l’idea del paradosso temporale (che da uno come George Martin ce lo dobbiamo decisamente aspettare – anzi, strano che Ned non l’abbia salvato direttamente Bran).
Nel complesso, praticamente gli unici cinque minuti consecutivi decenti erano quelli di Ramsey.
Decido perciò di sospendere la visione di Game of Thrones fino a quando non avrò tempo da dedicare a una serie alla quale preferisco non dare la priorità rispetto ad altre ben migliori. Sì, sto parlando di Gomorra qui sotto.
L’appuntamento con questo dozzinale prodotto commerciale tratto della saga di George Martin è quindi per giugno.

Gomorra 2×01-02

Gomorra_La_serie

Ricomincia Gomorra, la serie tratta dall’omonimo film (che non ho visto) di Matteo Garrone, tratto a sua volta dal libro (che non ho letto) di Roberto Saviano. Sì, insomma: mi mancano un po’ le basi, ma chiudiamo un occhio.
Non credo di dovervi spiegare di cosa parla. Semmai vi dovrei spiegare come mai seguo una serie italiana. La risposta è semplice: perché è una serie in grado di poter essere comparata sul piano internazionale a quelle che vengono dagli USA, dal Regno Unito e dal resto del mondo. Pur non perfetta (ha sempre sofferto di qualche imprecisione nel mostrare correttamente lo scorrere del tempo, ad esempio), Gomorra dimostra un coraggio altrimenti introvabile in questo paese – ma anche altrove – nel trattare temi di importanza vitale come la criminalità organizzata; nel dipingerne i protagonisti in maniera realistica, con i loro pregi e difetti, senza farne degli eroi positivi (checché se ne dica), ma permettendo comunque l’immedesimazione dello spettatore; nel giocare col ritmo proponendo spesso momenti di grande lentezza pur carichi di tensione, e rinunciando al facile colpo di scena o al cliffhanger; nell’ammazzare essenzialmente qualsiasi personaggio, lasciando l’idea che davvero nessuno sia al sicuro (come solo un The Wire o un misconosciuto Love/Hate hanno saputo fare – altro che Game of Thrones, per dire).
Il vero grande difetto di Gomorra, l’unica concessione al malcostume italico, è andare in onda con una puntata doppia ogni sera – sono abbastanza sicuro che siamo l’unico paese al mondo dove accade una cosa del genere. Non so quindi se in questo periodo riuscirò ogni settimana a vedere entrambe le puntate entro la domenica, ma ad ogni modo cercherò di vederne sempre almeno una.

La prima puntata della seconda stagione conferma pienamente tutte le impressioni suscitate l’anno scorso: grande scrittura, ottimi dialoghi (anche se ammetto che potrei non aver capito esattamente tutto quanto, ecco), un ritmo miracolosamente tenuto alto pur senza praticamente alcuna scena d’azione.
Iconiche, in tal senso, le scene con Debora, in cui l’ansia della possibile reazione di Ciro per il supposto tradimento lascia senza fiato anche durante una banalissima scena al ristorante, e finisce col sorprendere con una risoluzione inaspettata, improvvisa e di incredibile crudezza (che ha ricordato un po’ The Sopranos e una certa scena di Mr. Robot).
Grande scrittura anche nell’organizzazione della copertura per la rapina di Ciro, con l’uomo assoldato per fingersi lui senza alcuna spiegazione fornita allo spettatore, che deve ricostruire quel che sta succedendo mano a mano, interpretando retroattivamente le scene precedenti. Praticamente il contrario di quello che fanno il 90% delle serie di tutto il mondo.
La puntata conferma anche l’impressione di cui parlavo sopra, ovvero una certa difficoltà con la scansione temporale: sfido chiunque a capire quanti giorni passino fra la prima scena e l’ultima. Niente di gravissimo, anche se una maggior cura a questo dettaglio renderebbe la serie virtualmente perfetta.
Ottima, ottimissima premiere. Calma, Debora.

La seconda puntata si distingue invece per l’incredibile scelta narrativa di un salto di ben un anno, incentrato su un personaggio che avevamo lasciato appena uscente dal coma e che sembra essere diventato nel frattempo il re dell’esportazione di droga dall’Honduras all’Europa tutta; e con esso il padre latitante, a quanto pare impegnato in affari in terra germanica. Che cosa è successo agli altri personaggi? Che ne è di Ciro, che accade a Napoli? Non ci è dato saperlo, dato che l’episodio vede come soli protagonisti i Savastano padre e figlio.
Questa scelta, da parte degli autori, è stata saggia? Non ne sono perfettamente sicuro. Lo spaesamento è notevole, e non viene compensato poi da un adeguato svolgimento: essenzialmente, per due terzi della puntata non succede assolutamente niente. Qualche scena intelligentemente tesa c’è (quando i due si svegliano di notte, e quasi si teme che possano ammazzarsi a vicenda), ma per la maggior parte del tempo c’è solo Ciro che guarda il vuoto. Per fortuna che i calabresi si ammazzano fra di loro, anche se presumibilmente questo serve solo come pretesto narrativo per riportare Genny a Napoli.
Ma dov’è stato finora? Cos’ha fatto, come hanno reagito Ciro e tutti gli altri? Lo vedremo mai? A queste domande avremo evidentemente delle risposte nelle prossime puntate: ma non era forse il caso di darne qualcuna sin da subito? La scelta estrema del salto temporale può essere sensata, dal punto di vista della forma, quando avremo visto tutta la stagione; ma, preso singolarmente, l’episodio senza alcun flashback, alcun riferimento al passato o una conclusione a Napoli risulta fortemente squilibrato.
Una puntata quindi di qualità inferiore come ritmo e come struttura generale – anche se quest’ultima potrebbe avere una rivalutazione una volta arrivati alla conclusione dell’annata.

Modern Family 7×21

Nel caso non lo sapeste, negli USA non è normale prendere il treno (prendono l’aereo pure per fare 60 chilometri). Un dato da tenere in conto per apprezzare questa puntata, in cui l’intera famiglia si reca al matrimonio di Dede decidendo di farlo proprio in treno – scelta che appunto qui da noi sembra normalissima, ma che non lo è affatto nella patria della serie.
Nonostante tutti i personaggi siano a pochi metri di distanza uno dall’altro, le varie storyline sono completamente indipendenti l’una dall’altra: Alex è impegnata in una replica di Titanic (forse un po’ eccessiva al momento dell’ingresso dei violinisti); Luke tenta come al solito vano di rimorchiare; Phil e Mitch, nell’arco migliore della puntata, si improvvisano romanzieri, peraltro trovando una soluzione finale davvero straordinaria; infine, tutti gli altri cercano di elaborare i loro rapporti con Dede, che dal canto suo si vede per dieci secondi ma sono più che sufficienti a ricordarci com’è.
Nel complesso, un episodio particolarmente riuscito, sempre frizzante e divertente. Poteva forse approfittare dell’ambientazione per essere più corale, ma probabilmente ad avere un tono del genere sarà la prossima puntata, l’ultima della stagione.

Penny Dreadful 3×02

Tornano in forma smagliante i nostri immortali preferiti, benché il piano di Dorian e Lily di reclutare schiave sessuali non mi sembra porti da alcuna parte: perché lo fanno? Per noia?
Scopro ora con orrore che quella sul treno nella puntata scorsa era la strega della scorsa stagione che non avevo riconosciuto (non che sia una novità, per me). Sempre sul frangente americano, ottima l’apparizione in sogno ad Ethan, in linea con la migliore tradizione Apache e in generale nativo-americana. Mi chiedo se ora il Lupus Dei ha intenzione di farsi il viaggio di ritorno da solo con Hecate.
Ottima, in linea generale, l’attenzione alla psicologia per tutto l’episodio: in primis nella seduta con la dottoressa Seward; poi con i sentimenti contrastanti confessati e ribaditi da parte di Malcolm; poi (e qui siamo al confine con la filosofia) con l’ossessione per il dualismo da parte di Jekyll – il cui laboratorio è peraltro bellissimo, checché ne dica Frankenstein. Anche le perplessità sull’assistente della psicologa e la sua incoerenza vengono eliminate quando lo si scopre ormai convertito.
A al proposito, la rivelazione finale non giunge esattamente inattesa, e sembra avere qualche difetto di regia: insomma, non lo si poteva inquadrare meglio? Ho dovuto mettere in pausa, per riconoscere Dracula.
Ovviamene la qualità resta sempre altissima, soprattutto nell’accuratezza dei dialoghi.

Silicon Valley 3×03

Memorabile scena d’apertura con un inquietante custode della sala server, un oscuro mondo a sé fatto di solitudine e reiterazioni.
La puntata si divide essenzialmente in una prima parte che vede i nostri impegnati a convincere il grande capo a tornare al progetto originale, con un meraviglioso quanto inconcepibile quadro di capelli umani; nella seconda, a elaborare un complesso, assurdo ma perfettamente realistico piano segreto che viene clamorosamente mandato all’aria negli ultimi trenta secondi con un colpo di genio di scrittura comica (e sullo zaino di Meinertzhagen c’è anche quest’interessante articolo, che fa una suggestiva – ma forse un po’ tirata – ipotesi sul finale).
Abbiamo anche l’occasione di rivedere Carla, che ritroviamo ancora più maligna della stagione scorsa.
Attenzione puntata su Guilfoyle, che monopolizza l’episodio con angherie ben peggiori del solito nei confronti di Dinesh, riuscendo a trascinare nell’impresa persino Jared.
Un’altra ottima puntata dinamica e particolarmente divertente.

 The Real O’Neals 1×10

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Recuperiamo la puntata della settimana scorsa.
Non so esattamente cosa siano questi ritiri di giovani cattolici, ma credo di aver finalmente capito tutti i sottotesti di YMCA.
Mi sfugge quest’ansia di Kenny di fare addirittura il chierichetto, ma fintantoché funge da pretesto per presentare cotanto vicepreside, gli si perdona tutto. Piacevolmente forzati e paradossali i due fratelli, mentre Shannon ruba la scena con un paio di battute e un finale imprevedibile.
Su due binari a parte i genitori, che da una storyline non originalissima traggono almeno lo spunto per dare dignità a Jodi, l’unico personaggio secondario ad essere pressoché onnipresente, ma finora privo di ruolo.
Nel complesso, non una delle puntate migliori (qualche battuta decisamente sottotono), ma comunque sufficiente.

Veep 5×03

Puntata forse dall’umorismo meno travolgente del solito, ma che lascia letteralmente senza fiato per l’interminabile serie di eventi e colpi di scena che si susseguono in meno di mezz’ora: riconteggi, Alzheimer, segreterie telefoniche, malattie sessualmente trasmissibili, offese alla Regina e ai cinesi e soprattutto a Jonah, e chi più ne ha più ne metta.
Impeccabile il lavoro di costruzione di queste prime tre puntate, con una serie di storyline incastrate che in mano ad altri sceneggiatori sarebbero probabilmente state spalmate per un’intera stagione. Basti pensare all’intero mini-scandalo di Twitter, originato da un Baird incontrato casualmente e che va ad intaccare la vita di Mike, a minare la politica estera e a offrire una risoluzione per il problemino dell’Aquila (grandissimo colpo di scena, peraltro – anche se questo, forse, un po’ troppo improvviso).
Catherine continua a manifestarsi sullo sfondo, e l’ansia per la pubblicazione del suo doc cresce di episodio in episodio.
Nota di merito per la brevissima inquadratura sull’aereo da cui scende la noiosissima Karen, che sembra preannunciarci in qualche modo che potremmo ritrovarci Presidente in certo ex medico zoppo… Sempre che non fosse un caso – ma ne dubito.
E comunque non ho ancora capito qual è la differenza tra le due pronunce di Nevada.


Questo è quanto. Come detto, dalla prossima settimana metto in pausa Game of Thrones fino a che non sarò molto più libero o ci saranno molte meno serie da vedere. Il resto procederà come questa settimana, con le comedy costanti e i drama con possibili posticipi o slittamenti (certi nel caso di Orphan BlackBanshee, possibili in quello di Gomorra). Modern Family, comunque, chiuderà la settima stagione, mentre Banshee vedrà la sua conclusione definitiva, sperando di non incorrere in spoiler – cosa piuttosto complicata, visto il numero abbastanza esiguo di spettatori. Si concluderà anche

Buona visione!

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