Le serie della settimana (02/05/2016-08/05/2016)

Eccoci alla settimana del grande ritorno di Penny Dreadful, una delle migliori serie attualmente in onda, nonché una delle migliori di sempre nel suo genere.
Continua anche quel che rimane di Game of Thrones, il cui calo qualitativo è superato solo dalla caduta libera di Banshee; torna Modern Family dopo l’ennesima pausa e proseguono spedite tutte le altre: ArcherOrphan Black, Silicon ValleyVeep.
Salto The Real O’Neals perché non sono usciti in tempo i sottotitoli e anche se fosse probabilmente non avrei avuto tempo.

Archer 7×05

Ritorniamo sulla trama orizzontale della stagione: sebbene lasciando da parte il misterioso cd Longwater, rivediamo infatti Shapiro e la sua splendida cliente Veronica Deane, che vuole ostinatamente indossare una preziosissima collana in pubblico.
La puntata parte piuttosto lentamente, ma ha una svolta improvvisa ed efficacissima con l’arrivo dei banditi. Peraltro, pensando che si tratta in realtà di un episodio diviso in due parti, la forma risulta strutturalmente sensata: la prima metà dell’episodio funge infatti da introduzione degli elementi con i quali si sviluppa l’azione in seguito (pensiamo al riferimento ai clown) e si spera continuerà la prossima settimana.
Ottimo – anche se non originalissimo – il pretesto dello svenimento di Shapiro per realizzare un salto temporale presto colmato da chiacchiere che potrebbero sembrare inutili, ma ci servono a far vedere un Archer perfettamente ambientatosi nel suo ruolo. L’ho già detto, che è scritta bene, no?
Attendiamo la prossima puntata per la conclusione di questa nuova, imbarazzante avventura.

Banshee 4×06

Terzultima puntata caratterizzata da un ingente quantitativo di cose a caso, in una stagione che segna il totale declino di questa serie.
Scena di apertura tanto intensa quanto completamente inutile ai fini della trama, dacché non lascia alcuno strascico sui personaggi (e Brock glielo chiede pure, a Kurt, se ha qualcosa da dire: casomai al pubblico fosse sfuggita la mancanza di reazioni), né tanto meno ha senso in relazione all’aggressione subita dal neo-sceriffo medesimo – in un vicolo dove per interi minuti non sembra passare nessuna delle seicento persone che erano nella Centrale, e dove il satanista scompare magicamente.
Buona invece la scena dello stupro, così come l’arrivo di Deva e la sua conoscenza con Job. Non male anche l’interrogatorio di Veronica e Lucas al dottore, benché minato da qualche cliché e risolto con eccessiva facilità.
Non ho capito nulla del dialogo fra Proctor e Ana, tanto più che la stessa idea di mandarle un plotone d’esecuzione a casa (dagli esiti scontati) mi pare davvero fuori di senno anche per i suoi standard. Certo, non quanto metterci anche l’agente Cruz: e se va in Centrale e la riconosce?
E così, mentre Lucas scoppia a piangere e va completamente fuori personaggio, Veronica almeno smuove un po’ la trama negli ultimi trenta secondi. Il problema è che mancano due puntate, e gli autori stanno parlando di satanisti dimenticandosi completamente gli amish, gli indiani, Burton e tutto quello che rendeva straordinaria Banshee.
È inutile che ci sbattete l’uccello di Calvin in faccia, ecco.

Game of Thrones 6×02

E proprio quando pensi che finalmente sia arrivata una puntata decente, tutto viene mandato in vacca. Andiamo con ordine.
La scena iniziale mi conferma che gran parte della natura intima degli eventi di Game of Thrones sia legata al motivo per cui Hodor dice solo Hodor. Flashback tutto sommato ben piazzato, anche se seguito da un dialogo orrendo.
I giganti mi sembrano cambiare dimensione ogni volta che appaiono, ma me ne farò una ragione. Anche qui, scena girata con qualche ingenuità (l’arrivo proprio mentre stanno sfondando la porta).
Ottimi invece i dialoghi in quel di Approdo del Re, soprattutto quello fra Jamie e Bergoglio, che mostra quanto il popolo ignorante possa essere pericoloso.
Delirio a Mereen, dove Tyrion esce completamente fuori personaggio già a metà del primo bicchiere: ride in maniera differente, prende decisioni avventate, si lascia andare a sentimentalismi verso i draghi. Boh.
Altrettanto delirio per Arya, ma questa storyline ormai ce la siamo giocata e le probabilità che accada qualcosa di sensato e coerente sono praticamente nulle.
Ottimo Ramsey, anche se la regia fa capire l’omicidio del padre con un paio di minuti d’anticipo. Sorprende per efferatezza il resto, tanto che, dopo quel paio di teste esplose precedentemente, quasi ci si rimane male a non vedere i cani al lavoro.
Pallido tentativo di destare interesse in casa Greyjoy, grazie all’arrivo di uno che non si vede in faccia e manco si sa chi è e da dove viene.
E veniamo al tasto dolente. Prima una Melisandre anch’ella completamente fuori dai binari della sua caratterizzazione. E poi… già: accade esattamente quello che tutti avevano previsto che sarebbe accaduto alla fine della scorsa stagione. Be’, qualcuno potrebbe dire agli autori che spostarlo alla seconda puntata non cambia molto, in fatto di banalità. A peggiorare la situazione, l’averlo reso nella peggior maniera possibile, ovvero con l’abusato cliché dei personaggi che se ne vanno dalla stanza e l’incantesimo che riesce all’ultimo, per i soli occhi degli spettatori. Scrittura vergognosa.
In conclusione, puntata migliore della precedente, ma che conferma l’abbassamento di qualità di cui Game of Thrones soffre almeno dalla terza stagione. Sono sempre speranzoso riguardo a un risveglio, ma temo che si stia ormai discendendo una china che sacrifica del tutto gli elementi di fascino che avevano caratterizzato la serie agli esordi, preferendogli la facilità di fruizione per lo spettatore medio. E vabbè.

Modern Family 7×20

Torna Modern Family con le ultime tre puntate (si spera senza ulteriori pause).
In quest’episodio, molte linee narrative più o meno complesse si intrecciano: si va dal piccolo Joe (funzionale solo a rompere una mano al padre per la scena al ristorante, e per la chiusura; ma ciononostante molto divertente) alla salsa di Gloria (che inaspettatamente è una lezione per Phil e non per lei, anche se non ho capito nulla delle leggi che ha citato), fino alla paranoia di Claire (anche se l’idea che Jay torni a lavorare mi sembra un ritorno al passato evitabile).
Gran parte della puntata è occupata dalle ramificazioni della storyline dell’invito al ballo, che finisce col coinvolgere mezzo cast in una serie di imprevedibili cambi di programma: alla fine ognuno va con chi deve e l’equilibrio è raggiunto.
Un ottimo ritorno, quindi, per la corsa verso il finale di stagione.

Orphan Black 4×04

L’episodio parte lentamente, con un inizio confusionario e un po’ di tempo perso con Donnie ed Helena e in parte con Alison.
Ma la puntata decolla poi con l’arrivo dell’improbabile coppia al centro per la fertilità, con un Donnie impegnato a scheccare e a prendere lezioni di statistica da Felix, seguito immediatamente da una scena surreale di sesso telefonico. Alison e Donnie si confermano fra i personaggi più interessanti e sfaccettati della serie, gli unici ad essere riusciti a regalare tanto grandi momenti drammatici quanto grandi momento comici. La scena peraltro è chiusa brillantemente al raggiungimento del “climax” con l’estrazione del vermicello.
La scoperta del progetto BrightBorn è invece un po’ tirata per le orecchie, purtroppo. Unico punto debole, d’altronde, insieme al ridicolo trasferimento di denaro dal conto di Felix (non si possono fare ancora certe scene dopo Mr. Robot, dai).
Cosa importantissima, il personaggio di Mika finalmente trova il suo ruolo e il suo senso nel momento in cui si rinvangano i fatti di Helsinki – rivelazione che, se non avessi completamente rimosso dai miei ricordi quell’evento, avrebbe anche potuto non essere così imprevedibile, visto l’accento.
Intanto, il personaggio di Dizzy si fa più interessante, benché sembra stia prendendo i posto di Art: significa che non vedremo più molto spesso quest’ultimo?
A quanto pare è il destino che invece avrà Helena, benché la sua decisione mi sembri inspiegabile. Ringrazio comunque gli autori per aver usato la versione dell’Ave Maria di Schubert col testo tedesco.
Un’ottima puntata, quindi, che tira qualche filo e offre anche un paio fra le migliori scene della serie.

Penny Dreadful 3×01

Finalmente ricomincia anche Penny Dreadful, a mio modestissimo parere la miglior serie a tema soprannaturale mai fatta – anche se ammetto che è un genere che tendo ad evitare.
Per chi non la conoscesse, la serie vede protagonista Vanessa Ives, incantevole quanto oscura ricca ereditiera, amica di famiglia di Malcolm Murray, padre di Mina: sì, quella di Dracula. E poi c’è anche un lupo mannaro, il dottor Frankenstein con la sua amabile Creatura, Dorian Gray, Satana col fratello e tanti altri bei personaggini.
Insomma, avete capito l’andazzo.

La premiere della terza stagione ci mostra i protagonisti qualche tempo dopo lo scorso finale, seguendoli nell’arco di un’unica giornata (il 6 ottobre 1982, il giorno in cui è morto Alfred Tennyson – il titolo della puntata).
Vanessa è sopraffatta dalla depressione, benché nessuno può chiamarla così non esistendo ancora il termine. L’amabile Lyle le consiglia una psicologa che è in tutto e per tutto la reincarnazione della cara vecchia Joan Clayton, e grazie alla quale la nostra protagonista decide di incontrare il Killer del Camion Frigo nel Museo di Scienze Naturali. Interessante come il segretario della dottoressa, apparentemente personaggio estremamente secondario, venga reclutato alla fine da Dracula in persona (che non ho capito se essere lui, il fratello di Satana, o meno). Peraltro in quella scena mi stavo convincendo che fosse Jack lo Squartatore… e invece niente.
Altro grande arrivo è quello del dottor Jekyll, per l’occasione magicamente divenut mezzo indiano ed ex compagno di studi di Frankenstein: gli autori sobillano qui le autrici di fanfiction infarcendo i loro dialoghi di plateali sottintesi omoerotici. Attendiamo comunque il crossover scientifico.
Grande colpo di scena è il recupero della memoria da parte della Creatura / John Clare: cosa per la quale, dopo due anni, avevamo abbandonato ogni speranza. Quanto ci metterà a tornare a Londra a piedi dall’Artico per ritrovare sua moglie e suo figlio (se ancora vivi)?
Ethan si ritrova in mezzo a una grande rapina al treno diretta da Tarantino, e c’è da scommettere che la testimone è come minimo una strega. Intrecciata alla sua vicenda, quella di Malcolm, coinvolto nell’unica scena debole della puntata: attaccato in mezzo alla strada… da chi? perché? A parte che come pretesto per far entrare l’indiano, intendo.
L’episodio quindi conferma l’eccezionale qualità – peraltro in costante aumento – di questa serie, caratterizzata come sempre da una scrittura precisissima, una regia sempre attenta e una colonna sonora dalla grande personalità (forse in questa puntata un po’ troppo presente, ma chiudiamo un occhio). Ottima premiere.

Silicon Valley 3×02

Continuano le rivoluzioni in casa Pied Piper.
Barker non ha lati oscuri da nascondere o maligni progetti: ha solo altri scopi nella vita, rispetto a quelli di Richard. Molto bello il breve monologo di quest’ultimo riguardo le speranze per il futuro e, incidentalmente, sull’utilità della tecnologia e del progresso. Certo, il tutto era incorniciato da due cavalli in monta, ma apprezzo il coraggio di mostrare due animali che si accoppiano (è la prima volta in una serie? Con dei cavalli sì, credo).
Ottimo il parallelo fra le vicende di Jared e di Erlich e dei loro rispettivi coinquilini, due archi ottimamente gestiti nella mezz’ora di puntata.
Infine, la storyline di Gavin acquista immediatamente un senso di fronte all’illiminazione dei ragazzi di Nucleus, peraltro chiara citazione dello strepitoso finale della prima stagione (con tanto di “gesto ambiguo”). A chi venderanno?
Nota di merito, in quest’ottimo episodio, a Guilfoyle per la battuta sui sassi.

Veep 5×02

Un’altra puntata piena di avvenimenti per Veep: l’onnipresenza di Catherine – di cui attendiamo i tragici sviluppi – per ora porta solo a un calo glicemico, ma sufficiente a non far sentire la sua storyline completamente distaccata; la tresca di Selina con la nuova guest star è ben altro che fine a sé stessa, e genialmente corredata dai contrastanti sentimenti di Gary; la fugace apparizione di Furlong lascia il segno, così come su Ben si prospetta un’inquietante ombra di un passato alla Jonah. E infine, il vero grande mistero: ma quanti anni ha Sue? Ho l’impressione che questa domanda ci tormenterà per un po’.
Ogni pezzo si incastra alla perfezione, la mezz’ora passa senza perdere mai ritmo e tutta l’assurdità di questa serie travolge lo spettatore: altra ottima prova.


La prossima settimana torna l’unica serie italiana che seguo: Gomorra. Con questa salgono a dieci le serie che seguo contemporaneamente, di cui appunto Gomorra va in onda con due puntate per volta (e una possibile doppia presenza di The Real O’Neals per recuperare questa settimana).
Risulta quindi abbastanza evidente che, per il bene della mia salute psicofisica, delle mie promesse editoriali e dell’avanzamento dei sottotitoli di The Outer Limits, qualcuno potrebbe venire sacrificato: Banshee è la maggior delusione, ma mancano solo due puntate; a correre il rischio temo sia Game of Thrones… Vedremo.

Buona visione!

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4 Replies to “Le serie della settimana (02/05/2016-08/05/2016)”

  1. Più che Melisandre mi ha seccato Davos così palesemente OOC: già dimenticata la fine di Stannis? Ma a quanto pare l’ho notato solo io…

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    1. Non l’ho notato perché che Stannis sia morto me l’ero scordato pure io. XD
      Se non l’avessero nominato nella 6×01, probabilmente ora mi starei chiedendo che fine ha fatto…
      Forse.

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      1. Ma tu non eri il suo fedele-fino-alla-morte braccio destro… Per non parlare della ragazzina. Capisco che GoT è essenzialmente plot driven però quando i personaggi fanno cose a caso “perché serve” mi girano un po’ le scatole. Per dire, trovo più accettabile quello che accade alla fine della 6×03 perché per quanto (a mio avviso) tirata per i capelli ha una certa logica.

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        1. Gli ultimi cinque minuti della 6×03 sono probabilmente l’unica parte davvero decente della puntata; figuriamoci il resto.
          [Al 90% la mollo qui e la recupero con calma quest’estate.]

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