Le serie della settimana (25/04/2016-01/05/2016)

Settimana con al centro lo zoppicante ritorno di Game of Thrones, le ben più brillanti premiere di Silicon Valley e soprattutto di Veep, e gli oramai consueti appuntamenti con Archer, Banshee, Orphan Black e The Real O’Neals.

Archer 7×04

Torna la storyline più fantascientifica di Archer: quella di Barry, arcinemico morto più volte e ormai elevato a indistruttibilità cyborg dalle capacità tecniche del KGB. In cerca della madre biologica, offre un parallelo quasi toccante con il bizzarro rapporto fra Sterling e Marjory – quest’ultima finalmente in grado di dimostrare le sue capacità di cui evidentemente deve aver fatto ampio sfoggio in passato.
Mentre si è un po’ persa la schizofrenia di Barry, torna alla luce l’inquietante follia di Krieger, che tra una rana (presumibilmente transessuale) in tasca e dei disturbanti calchi dei suoi colleghi chiusi nell’armadio, ci ricorda a tutti di quale pericoloso stereotipo di scienziato pazzo egli sia (ammesso che sia l’originale e non uno dei cloni di decine di puntate fa).
Nel complesso, una buona puntata, il cui unico difetto è non vedere una vera e propria conclusione, perlomeno per ora – ma la trama della prossima sembra abbandonare quest’arco narrativo.

Banshee 4×05

Finalmente la qualità aumenta, anche se siamo già nella seconda metà della stagione. E, oltretutto, la puntata soffre comunque di alti e bassi davvero notevoli.
Del tutto priva di senso la scena iniziale (perché quell’incendio?); per contro, fantastica l’idea di far trasferire Hood nella roulotte abbandonata di Siobhan.
Altro esempio di squilibrio: gran pare della puntata aveva una regia piuttosto piatta, salvo trovare momenti di grande ispirazione in certi punti – ad esempio nella seduta con lo psichiatra di Ana (di per sé abbastanza inutile) o il confronto fra Kai e la comunità amish.
Finalmente, poi, Job si rade; e abbiamo inoltre la nostra morte atroce à la Banshee, benché dalle dinamiche completamente oscure.
Come oscure sono le vie che portano i nostri in un locale sadomaso di dubbia utilità ai fini della trama (a meno che non sia un crossover con Orphan Black, ma ne dubito), con una rissa illogica quando la sua stessa esistenza.
Finale che non sorprende, benché la psicologia di Calvin sia delineata in maniera decisamente incoerente per tutto l’episodio. E non parliamo di quanto sembri improvvisamente stupido il fratello, nel bosco con Brock.
Stagione in miglioramento, quindi, ma sempre abbondantemente al di sotto degli anni precedenti.

Game of Thrones 6×01

Vabbè, non credo ci sia bisogno di introduzioni.
Dopo l’imbarazzante quinta stagione, conclusasi con un finale scritto probabilmente dagli sceneggiatori de I Cesaroni, le mie aspettative per la sesta stagione erano estramemente basse. È andata meglio del previsto.

L’assenza del previously ad inizio puntata è stata compensata dalla prima mezz’ora di spiegoni e riassunti, gestiti abbastanza bene e senza troppa pesantezza (a parte quello di lord Bolton). Dalla Barriera fino ad Approdo del Re, abbiamo un veloce ripasso di chi è morto finora – tipo Stannis, cosa che ero riuscito a dimenticare completamente (e tuttora non ricordo assolutamente come sia morto, né lo cercherò su Google).
Un po’ stantio il dialogo Jamie/Cersei, praticamente un patchwork di frasi fatte.
Ringraziamo quella lì che stava con Oberyn (non so se ho mai saputo il nome) per aver eleminato un paio di personaggi secondari che non servivano più.
Un altro spiegone, piuttosto pesante, viene da Tyrion e Varys, che per qualche bizzarro motivo si aggirano per la città come se fossero invisibili.
La puntata comunque non ci risparmia un grosso errore: sir Friendzone che, in un campo di diciassette milioni di chilometri quadrati, trova magicamente l’anello di Danaerys. Ma scherziamo? E li pagano anche, per scrivere queste cose?
Seguono l’inevitabile Danaerys che elenca i suoi titoli (e alla fine viene pure creduta! e inviata in un posto famosissimo che però nessuno ha mai sentito nominare!); Arya che vive nel suo spin-off senza senso; zinne senza alcun motivo apparente – se non quello di mostrare l’apprezzamento per Il racconto dei racconti, evidentemente, nonché di utilizzare il sempre freschissimo topos della strega millenaria.
Nel complesso, una premiere non pessima, con le consuete “leggerezze” (=errori) di scrittura, qualche congenito spiegone ma comunque un buon ritmo. Meglio del previsto, come detto.
Vedremo come saprano continuare.
[Ah: potevano anche dire all’attrice che fa Sansa di non ingrassare dieci chili fra una stagione e l’altra.]

Orphan Black 4×03

Dopo le prime due puntate destabilizzanti, Orphan Black torna in carreggiata iniziando a tirare i fili con le stagioni precedenti. Molto del passato viene rivangato dandogli finalmente un ruolo, a cominciare dall’omicidio di Leckie.
D’altra parte, la vicenda di Rachel e di Susan Duncan procede su un binario parallelo ma suscitando un vivo interesse per quel che accade e per la situazione particolare in cui quel clone si trova.
Unica forzatura dell’episodio a far storcere il naso: Art che ferma gente a caso in corridoio chiedendogli di avvenimenti di mesi prima. Anche l’intera storyline di Felix sembra ancora disconnessa: cosa avranno in testa gli sceneggiatori?
In compenso l’intera vicenda del verme sembra diventare via via più solida e meno campata in aria: era veramente tutto nella mente degli autori fin dall’inizio?
Ma soprattutto: cosa sta accadendo a Kira? Molto apprezzata la resa di questi suoi bizzarri momenti di catalessi: senza ostentazione né di regia né di colonna sonora, si inseriscono nella normalità quotidiana con inquietante naturalezza.
Dunque, una puntata che mette da parte molti dubbi sorti con i primi due episodi, e – grazie anche a un paio di momenti di leggerezza – ci regala la tipica amosfera di Orphan Black che si poteva ingiustamente temere persa.

Silicon Valley 3×01

Ricomincia anche Silicon Valley, la serie ad alto tasso di codici di programmazione, aziende quotate in borsa e droghe leggere e di sintesi.

La terza stagione inizia esattamente dove finiva la seconda, con l’annuncio shock di Richard: reazioni contrastanti, con due prevedibilissimi “traditori” che regalano l’ennesima analogia tecnologica con l’acronimo per risparmiare tempo.
Questo Barker temo nasconda qualche secondo fine, mi sembra troppo generoso con il protagonista; o forse Richard è effettivente un genio più di quanto possa sembrare a noi spettatori, visto anche la corte fattagli dai ragazzi (quanti anni avevano? diciotto fatti ieri?) dell’app che cambierà il futuro dell’umanità aggiungendo baffi.
Gli autori non dimenticano il fronte Hooli, dove Gavin fa una mossa a sorpresa di cui non ho capito bene le motivazioni, ma della quale ha saputo subito sfruttare il guadagno monetario.
Nel complesso, una puntata che ha visto spesso momenti piuttosto seri (anche sottolineati da una colonna sonora piuttosto cupa), alternati alle consuete situazioni imbrazzanti e agli immancabil riferimenti sessuali di Erlich. Ottima premiere, in generale.

The Real O’Neals 1×09

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I miei dubbi sulla velocità con cui la madre ha accettato il coming out di Kenny vengono sciolti in questa puntata, dove risulta più che evidente che Eileen ha ancora speranze residue e incertezzr da chiarire.
Curiosamente, le battute migliori dell’episodio spettano a Jimmy e alla sua assenza di pelo, nonché al divertente parallelo con l’imbarazzo del padre. Ottima pure la disturbante Shannon.
Punto forte è anche l’aver finalmente ripreso qualche filo di trama orizzontale finora abbandonata, recuperando l’ex Mimi e quell’improbabile eterosessuale – di quest’ultimo attendiamo con ansia qualche bel dialogo con il protagonista che gli faccia capire che, insomma, dai…
Nel complesso, quindi, um ottimo episodio, soprattutto nel contesto generale della stagione.

Veep 5×01

Torna per il quinto anno Veep, la storia della vicepresidente più divertente che gli USA abbiano mai avuto, e del suo altrettanto incompetente entourage. Di fatto, la versione comica di House of Cards, ma iniziata prima.

Questa quinta stagione inizia esattamente da dove era finita la precedente, di cui non ho faticato a ricordare la conclusione grazie agli efficaci minuti iniziali. La serie conferma il ritmo incredibile, le battute sempre frizzanti e spesso molto poco politicamente corrette (colate di fango! simposi sul razzismo! pro-life!), la satira sociale, i paradossi del sistema politico americano e le straordinarie capacità del cast – che quest’anno, dopo Hugh Laurie nella scorsa stagione, vede l’arrivo anche di una ieratica Clea Duvall.
Grandi aspettative per una stagione che probabilmente avrà il suo punto massimo nella diffusione del documentario che Catherine sta girando sullo sfondo di varie inquadrature (complimenti alla regia) e che potrebbe mostrare una wannabe Presidente diversa dall’idea che l’elettorato si è fatto – questo indipendentemente dall’esito della conta dei voti.
Ottima premiere, dunque, che conferma la qualità di questa comedy HBO.


E questo, per questa settimana, è tutto. La prossima, come già annunciato, vedrà l’attesissimo ritorno di Penny Dreadful, oltre a quello di Modern Family, dopo la pausa, con la sua terzultima puntata per quest’anno.

Buona visione!

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