Le serie della settimana (11/04/2016-17/04/2016)

Settimana caratterizzata (e post monopolizzato) dalla scoperta dell’eccezionale The Girlfriend Experience, serie targata Starz e basata sull’omonimo film di Steven Soderbergh con Sasha Grey.
È inoltre ricominciata Orphan Black, mentre proseguono Banshee, Better Call Saul e Modern Family.
The Real O’Neals salta una settimana e di Archer non sono ancora usciti i sottotitoli – e mi perdo troppo anche a leggerli in italiano, figuriamoci in inglese.

Banshee 4×03

Secondo me questa cosa dei flashback sta un po’ sfuggendo di mano; più che altro non mi piacciono molto queste continue scritte che specificano esattamente quanti mesi sono passati…  davvero necessario? Se non altro sono limitati ai primi minuti.
Ottima la scena iniziale, ma nel complesso l’intera puntata ha un buon ritmo e riesce a gestire i vari archi narrativi con equilibrio. Perfetto che la storyline di Job sia giunta a una risoluzione, ma soltanto parziale, in modo da dare ai personaggi l’ulteriore missione di recuperare i soldi (o almeno spero lo facciano).
Sorprende Proctor, che sta chiaramente perdendo la sua freddezza; spero che Burton saprà rimetterlo in riga, o almeno consigliarli di non portare a casa delle sbandate e poi sorprendersi se rubano e gridare loro quello che avrebbe voluto dire alla nipote. Insomma, ci sono gli psicologi, per queste cose.
Inevitabile l’arresto di Hood, che adesso dovrà pur inventarsi qualcosa per giustificare il suo sangue, ma senza confessare altri reati. O forse è semre meglio che essere accusato dell’omicidio di Rebecca?
A tal proposito: a me sembra abbastanza evidente che il serial killer è il coroner – peraltro personaggio di rara antipatia. Spero di sbagliarmi e che la risoluzione di questa trama (di cui però, insisto, davvero non sentivamo il bisogno) possa sorprendere in qualche modo. Magari è Nina Cruz: almeno potrebbe dimostrare un qualche straccio di personalità.

Better Call Saul 2×09

Better_Call_Saul

Oh, finalmente questa serie si risolleva.
Per farlo ovviamente deve ricorrere a Chuck, della cui malattia non vedevamo gli effetti in prima persona da un bel po’. La paranoia si sovrappone alla realtà, e il finale è infinitamente più tragico del previsto.
Anche Kim ha la sua degna parte, con un brevissimo monologo a letto che dice e non dice in una maniera che finalmente ci ricorda la serie madre.
Anche Jimmy, visto che in teoria sovrebbe essere il protagonista, torna alla ribalta dopo molte puntate in cui aveva lasciato il passo ai comprimari. Incredibile l’improvvisazione a scuola, quanto la sua sofferenza nell’ultima scena.
Perfino Mike, pur continuando a rimanere molto scollegato dal resto, porta avanti la sua storyline con molto più interesse, benché non sia molto chiaro il suo piano (incastrare Hector? E come? Che c’entrano i giornali?).
Nel complesso, quindi, una penultima puntata che innalza il livello qualitativo ultimamente un po’ in declino, e che con un doloroso colpo di scena finale prepara la strada a un finale dalle grandi potenzialità. Staremo a vedere.

Modern Family 7×19

Puntata invero abbastanza moscia, soprattutto riguardo la storyline del cane randagio: stantia, ripetitiva, con battute inefficaci e tempi comici completamente sbagliati (a parte Alex e i regali da nerd).
Meglio sul fronte Jay/Reece, anche se si sarebbe preferito un approfondimento maggiore. Ad esempio eliminando interamente la presenza di Manny, ridotto a un paio di misere battute che mettono finalmente in luce Joe, ma non sono sufficienti a costituire il benché minimo arco narrativo.
L’attenzione si concentra invece sul gruppo christian rock e sul povero represso Dex, che chiaramente spalleggia la serie del canale figlio (Freeform è sempre ABC) The Real O’Neals. Storyline questa che ci concede addirittura il doppio colpo di scena, con un concerto finale imbarazzante nel suo bigottismo. Peccato manchi di conclusione adeguata.
Nel complesso, quindi, una puntata decisamente non riuscita. Cosa non sorprendente, vista l’imbarazzante marchetta alla Corolla nella prima scena (e dire che anni fa erano riusciti a fare uno spot all’iPad senza farlo sembrare così pacchiano).

Orphan Black 4×01

Ricomincia anche Orphan Black, la serie a base di Tatiana Maslany. Ella è infatti l’interprete dei settantordici cloni più o meno protagonisti, che dal momento in cui comprendono la loro natura intraprendono la pericolosa strada dell’indagine alla scoperta della verità sulle proprie origini. Non riassumo le tre stagioni precedenti un po’ perché i dettagli francamente non li ricordo, un po’ perché la trama si è fatta via via più complessa: basti sapere che si è arrivati a un complotto che vede coinvolti un esperimento militare e una specie di culto para-scientifico denominato Neo-voluzione (Neo-lution in originale).

La quarta stagione inizia sorprendentemente con un flashback: vediamo quindi la vita di Beth, il clone che muore nei primi due minuti del pilot di quattro anni fa.
La puntata mi ha lasciato perplesso su più fronti – oltre all’idea stessa di iniziare una stagione con una puntata-flashback, si intende. Quel che vediamo per questi quaranta minuti mi sembra stonare fin troppo con tutto ciò che avevamo imparato finora: al di là del fatto che non ricordassi che Alison spacciasse fin da prima, non comprendo come fosse possibile da una parte che la relazione con Paul fosse di fatto conlcusa, dall’altra che fosse invece iniziato qualcosa con Art. Quest’ultimo dettaglio, soprattutto, sa più di fan service che di effettivo contributo dato alla trama. Grandi perplessità sulla talpa dei Neo-voluzionisti nella Polizia (spero che vedremo che successivamente è morto, o non mi spiego che fine abbia fatto); non quante le perplessità che mi lascia il fatto che Beth si rechi tranquillamente nella roulotte di Mika nonostante sappia di essere sorvegliata sia dalla suddetta talpa che dagli Affari Interni. Mika, appunto: spunta un po’ troppo dal nulla; ma ovviamente per valutarla aspetterò le prossime puntate.
Nel complesso, la premiere funziona benissimo a livello di ritmo (molto bella la scena della resa dei conti con Paul e il sottofondo pianistico) e più in generale di scrittura, ma mi sembra eccessivamente destabilizzante a livello di trama generale: cosa sono tutti questi personaggi nuovi che dovrebbero essere in circolazione da prima del pilot? Com’è possibile che nella stagione scorsa si scoprano i Neo-voluzionisti come una novità, se già prima della 1×01 Aldous teneva conferenze? Quando mai si era detto che i rapporti fra i personaggi (Beth/Paul, Beth/Art, Beth/Alison/Cosima) fossero così?
Ho l’impressione che, per la volontà di stupire (nonché, ripeto, per amore del fanservice), si siano voluti fare un po’ troppi strappi alla coerenza. Vedremo se, proseguendo, il resto della stagione saprà rammendare il dissesto provocato da questa puntata.

The Girlfriend Experience

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The Girlfriend Experience è un film di Steven Soderbergh del 2009, noto per avere come protagonista la pornostar Sasha Grey. A distanza di sette anni, la rete Starz (quella di Spartacus e Boss, tanto per dirne un paio) produce una serie di tredici episodi da mezz’ora, tratta da suddetto film e prodotta ovviamente da Soderbergh stesso; un Soderbergh che pensa bene di realizzarla chiamando uno stuolo di amici fidati: alla sceneggiatura e alla regia Amy Seymetz e Lodge Kerrigan, alla colonna sonora Shane Carruth (quello di Primer e Upstream Color – e se non sapete di cosa sto parlando, potete anche andarvene da questo blog).
Di che parla? Christine Reade studia legge ed ha appena iniziato uno stage in un importante studio che si occupa principalmente di questioni di brevetti; la sua amica Avery, però, sembra fare fortuna come escort. Christine decide allora di buttarsi anche lei.
Andiamo a vedere puntata per puntata (se non volete troppe anticipazioni, potete fermarvi a leggere le prime tre o quattro, e poi saltare alle conclusioni).

1×01 – Buona presentazione dei personaggi: già da quel poco che vediamo della protagonista, comprendiamo subito le sue insicurezze ma anche la sua intraprendenza. Anche Avery (con la sua ambiguità fra lavoro e vero amore nei confronti di Garrett) e David (freddo lavoratore o con un umorismo tutto suo?) si ritagliano i loro momenti, tutti aiutati da buone interpretazioni degli attori. Il ritmo si manifesta subito lento ma non per questo noioso. Ottima la regia di Amy Seimetz, egregiamente spalleggiata dalla colonna sonora del fido Shane Carruth.
1×02 – Christine si getta definitivamente nel lavoro, anche se negli occhi ha meno convinzione che nelle parole. Molto ambiguo il rapporto con Jacqueline (avrà davvero scaricato Avery per l’amica?), ma interessantissimo per lo sguardo quasi documentaristico verso questa professione. Mi chiedo quale sia il ruolo della storyline al lavoro.
1×03 – Grandi sconvolgimenti già alla terza puntata. Personalmente, a me Avery sembra davvero la psicopatica dipinta da Jacqueline, ma Christine giustamente preferisce fidarsi dell’amica e mandare totalmente a puttane (è il caso di dirlo) il lavoro della loro ieratica organizzatrice di incontri. Molto raffinata la psicologia con la quale si sta tenendo per sé tutti i clienti – con un meraviglioso parallelo con la situazione di David alla Kirkland. Comunque la colonna sonora è abbastanza latitante, eh, Shane.
1×04 – Il lato positivo di questa serie è che, pur mantenendo un ritmo bradicardico, non ha paura di sconvolgere e non rinuncia a mandare avanti l’azione. In questo caso, ben due clienti persi in mezz’ora di puntata, più l’inizio della prima relazione extra-lavorativa (benché il capo che si faccia la stagista sia il non plus ultra dei cliché). Arriva anche Amy Seimetz dall’altra parte della macchina da presa. Continuo a non capire come faccia la protagonista a fare la escort, lo stage e l’università contemporaneamente (visto anche che è chiaramente Asperger), ma chiudiamo un occhio.
1×05 – SHANE! Ok, mi contengo, non sono una tredicenne. Non solo la serie non molla un colpo, ma continua a far susseguire un colpo di scena dopo l’altro (incredibile pensare di vedere Michael morire in mare e poi muore fuori scena). Geniale che un cliente possa diventare il suo vero avvocato – anche se un po’ controvoglia. La scontatezza della telefonata captata dietro lo stipite viene immediatamente compensata dalla trappola finale: quello di Christine è senso di giustizia o sarà un semplice ricatto?
1×06 – Piacevole la non linearità con il flashforward iniziale, ma è la prima puntata in cui lo scorrere del tempo non è reso benissimo (già sapere nell’episodio precedente che sono passati almeno cinque mesi dal pilot è stato traumatizzante), complice il fatto che il personaggio nuovo si prende quasi tutto il minutaggio. Se non altro se lo prende lasciandoci un profondo senso di disturbo, nonché di apprensione per l’incolumità di Christine – che peraltro non sembra voler utilizzare la registrazione, o almeno vuole prima indagare. E prendersi i 500.000$ di Michael.
1×07 – A quanto pare la struttura sembra essersi assestata su un cliente particolare in ogni puntata. Stavolta riprendiamo quello visto di sfuggita a inizio della precedente, solo per ritorvarselo invischiato in un’indagine. Interessante scoprire chi c’è, alla fine, dietro tutto. Christine rinuncerà all’eredità per il bene della sua carriera, o prenderà i soldi e scapperà alle Maldive come modestamente farei io al suo posto e fanculo all’etica?
1×08 – Il gioco dei ricatti si complica, e finisce che tutti si ricattano a vicenda. Sorprende il coinvolgimento di Erin, sia perché «Lei lo sa» è una frase un po’ troppo scontata per una serie con i dialoghi ai livelli cui ci ha abituati, sia perché alla luce di ciò che abbiamo appreso non è molto chiara l’intera dinamica della promozione di Ben e dell’affidamento della causa alla collega. In compenso credo sia una delle prime volte che in una serie tv si vede qualcuno masturbarsi con degli sconosciuti su una chat casuale. E poi sta iniziando a fare delle assenze all’università, era ora.
1×09 – Oh, finalmente un po’ di narrazione non lineare! Oltretutto al servizio di una sceneggiatura impeccabile, che porta avanti mezz’ora senza respiro semplicemente su un’email. Un po’ mi stupisce, che diano tutti per scontato che Christine sia pazza e non la soluzione più ovvia dell’account hackerato, ma ora che David ha deciso di cavalcare questa teoria, la nostra protagonista non ha scampo (specie se continua ad affidarsi ad Erin). Sempre ottimo.
1×10 – Ma Toronto è tutta un cantiere? Sembra Milano (o viceversa). A quanto pare ci si può annoiare a morte anche facendo l’escort, tipo se becchi un drogato pigro, o uno sopraffatto dai sensi di colpa. Purtroppo fuggire all’estero a quanto pare non serve. Continuo a non capire perché tutti (ora anche la sorella) danno per scontato che l’email l’abbia mandata Christine stessa, quando l’hacking è la soluzione più logica. Provo tenerezza per Martin che si è ormai autoassunto come avvocato ufficiale.
1×11 – A me sta sorgendo il dubbio che il video l’abbia veramente mandato Christine: le piace guardarsi, le piace farsi guardare, registra e riprende tutto sin dal pilot… Possibile che abbia pianificato ogni cosa fin dall’inizio? E quando e come noi spettatori verremo informati della cosa? Piano molto rischioso, visto che c’è ancora in giro Jacqueline – e, a dire il vero, anche Avery deve pur stare da qualche parte.
1×12 – Penultima puntata chiaramente a carattere riflessivo, con la scoperta della famiglia di Christine e degli effetti dello scandalo: ingenuo e comprensivo il padre, rabbiosa e inquietantemente fredda la madre, chiaramente dell’opinione che tutto sia un piano architettato dalla figlia. La sorella invece non sembra prenderla troppo sul serio. Ma si ricomincia a lavorare.
1×13 – Finale che sorprende, rinunciando completamente a toccare la trama orizzontale (se si esclude la breve presenza di Annabelle) per dedicare il 90% del tempo a un caso patologico di cuckold. Tra le lezioni di francese e l’ultima seduta di autoerotismo guardando con nostalgia fuori dalla finestra, questo finale atipico guarda comunque al futuro di Christine, senza dare una conclusione (specie alla vicenda dei brevetti) ma senza per questo lasciar anelare a un proseguimento.

Il giudizio finale per questa serie, come si dovrebbe dedurre dal fatto che occupa metà dell’odierno post, è assolutamente ottimo. La serie ha un ritmo e un linguaggio del tutto particolare, che potrebbe annoiare chi non ci è abituato, e non può che esaltare chi invece lo sente più vicino – penso a chi apprezza o ha apprezzato Rectify, Top of the Lake, Southcliffe, per certi versi anche True Detective o The Affair.
C’è anche da sottolineare come, nonostante l’argomento e la rete che la trasmette (la stessa di Spartacus, ricordiamo), le scene di sesso sono meno onnipresenti e meno esplicite di quanto ci si aspetterebbe – benché ovviamente assolutamente centrali.
Al di là del dispiacere per la colonna sonora di Carruth poco presente, ammetto che le puntate finali anticlimatiche fanno sospettare una certa mancanza di confort di fronte alla forma seriale da parte del duo Kerrigan-Seymetz, benché non sia da escludere una precisa volontà stilistica. Potremo accertarcene solo con la seconda stagione, della quale attendo con ansia l’annuncio – così come delle eventuali candidature ai principali premi (per i quali ancora “puntate da mezz’ora” = comedy; quindi potremo vederne delle belle).


Per la prossima settimana, torna The Real O’Neals dopo la brevissima pausa, mentre Better Call Saul concluderà la seconda stagione – a cui aggiungerò ovviamente l’Archer lasciato indietro. Qualcos’altro da recuperare/scoprire? Non so, visto che la settimana successiva ricominceranno contemporaneamente Game of Thrones, Veep e Silicon Valley, e quella ancora dopo Penny Dreadful

Buona visione!

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