“Annientamento”, “Autorità”, “Accettazione”: Trilogia dell’Area X, di Jeff Vandermeer

Oggi recensisco uno dei casi editoriali dell’anno scorso – se non altro perché per una volta una grande casa editrice generalista come l’Einaudi si è degnata di pubblicare della fantascienza: la cosiddetta “Trilogia dell’Area X” di Jeff VanderMeer, formata dai volumi Annientamento, Autorità, Accettazione.
Anticipo che non ne sono rimasto esattamente entusiasta. Vediamo perché.

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Annientamento

C’è un luogo del mondo in cui avvengono fenomeni inspiegabili: non si sa perché, non si sa quando è cominciata, non si sa neanche cosa accade davvero. Non si sa come abbiano fatto, i membri dell’ultima spedizione, a tornare a casa da soli, inosservati, quando varcare il confine dell’Area X non è per niente semplice.
La dodicesima spedizione è formata da donne. Quel che leggiamo in Annientamento è il diario della biologa (banditi i nomi, ci si rivolge l’un l’altra con le professioni): un viaggio in una terra di sogno e di incubo, divise fra una Torre conficcata nel suolo, il Faro in lontanza e la follia tutt’intorno.

Stile, contenuto, varie ed eventuali

Vandermeer e il traduttore fanno un ottimo lavoro, rendendo la lettura scorrevole e interessante anche nei punti più lenti e riflessivi, nonché in quelli descrittivi. Forse ci sono un po’ troppi strano, misterioso e segreto, parole che francamente vorrei evitare di leggere.
Proprio riguardo ciò, si noti come ricorrano ossessivamente le minuziose descrizioni della flora e della fauna dell’Area X: dettagli che contribuiscono a delineare il ritratto di una biologa interamente dedita al suo lavoro.
I flashback sono equilibrati, danno la giusta dose di informazioni personali sulla protagonista e di informazioni generali sulla situazione dell’Area X – o perlomeno quel poco che se ne sa.

Giudizio finale sul primo libro

La prima parte si conclude terminando l’arco narrativo della biologa, ma lasciando molti spiragli aperti sull’Area X, di cui a malapena si intuiscono alcune proprietà. Confidando in approfondimenti nei due libri successivi (benché non ritengo obbligatorio spiegare necessariamente tutto), sono comunque ampiamente soddisfatto di questa prima lettura.


Autorità

L’uomo che si fa chiamare Controllo viene inviato alla Southern Reach, il centro di ricerca che studia l’Area X, per capire cosa è successo alla dodicesima spedizione, alla biologa, alla direttrice. A fianco a lui, a suggerirgli possibilità e/o ad ostacolarlo, una pletora di personaggi: dalla vice direttrice Grace all’enigmatico Whitby, dalla Voce che gli impartisce ordini al telefono alla madre che da lontano lo consiglia. Capiremo cos’è l’Area X?

Lo stile, il ritmo: ve li ricordate?

Questo secondo libro scorre come il precedente quantomeno nella prima metà; dopodiché, è innegabile un rallentamento del ritmo che rende la lettura decisamente più faticosa. Le descrizioni inutili abbondano, le ripetizioni di pensieri e ipotesi anche, le domande retoriche cominciano a infastidire. Nell’ultimo capitolo si ha il definitivo scossone, anche se non mancano anche qui delle diluizioni evitabili.
Molto più che in Annientamento, l’utilizzo dei segni grafici è confuso: dialoghi col trattino, ma spesso in mezzo al paragrafo tanto da richiere il punto dopo il trattino medesimo (?); suddetti trattini che si confondono con quelli degli incisi, molto presenti (assenti le parentesi, forse qui più utili); soprattutto, grande confusione riguardo al discorso diretto riportato nel discorso diretto, ai pensieri del protagonista, ai flashback, ai dialoghi immaginati: tutte situazioni risolte incoerentemente a volte col trattino, a volte con i caporali, a volte con le virgolette, a volte senza nulla. La lettura ne risulta affaticata.

Giudizio finale sul secondo libro

Il libro regge senz’altro, ma la qualità rispetto ad Annientamento è diminuita, per il semplice fatto che si ha l’impressione che lo si sia voluto artificiosamente allungare con una serie di descrizioni e ripetizioni evitabilissime. Fosse durato come il suo predecessore (cioè praticamente la metà), ne avrebbe bissato se non superato la qualità, vista la vicenda e i personaggi particolarmente interessanti, coinvolti in un intreccio forse non così imprevedibile, ma quantomeno apprezzabile.


Accettazione

È ora di fare chiarezza nell’Area X e alla Southern Reach: tra diari e introspezioni personali, tra passato, presente e passato remoto, scaviamo nelle vite della direttrice, di quel che rimane della biologa, di Controllo e di Saul Evans, il guardiano del faro.

Lost, confusione e supercazzole

Con questo terzo libro ho capito perché in molte recensioni lo si metteva in relazione a con la serie Lost: sono partiti i flashback. Lo shock del lettore nello scoprire delle vite dei personaggi (particolarmente del guardiano del faro) è notevole.
Purtroppo però l’attenzione va scemando da metà in poi, quando la narrazione sfugge completamente alla logica e si susseguono una serie di eventi privi di senso. E quando dico “privi di senso” intendo dire che sembrano veramente un succedersi di parole del tutto casuali. Probabilmente all’autore e a molti lettori potranno sembrare sublimi passi di letteratura simbolista e psicadelica, ma queste a casa mia si chiamano supercazzole.
Il finale delude per gli stessi motivi per cui delude quello di Lost: non perché manchi una spiegazione, ma perché si spargono ovunque indizi e misteri che orientano verso una soluzione da svelare… che però non c’è. E suppongo che anche la scusa sarà la stessa usata per la serie: «Eh, ma l’importante sono i personaggi, mica quello che succede.»
E infatti i personaggi nel terzo libro vanno completamente fuori dai binari, con una Direttrice e una Grace che non assomigliano per niente a quelle dei libri precedenti (e non parliano della bambina), e soprattutto una biologa che nei flashback della Direttrice appare diversa in maniera davvero imbarazzante dalla sua stessa voce nel primo volume.
Il tutto è ovviamente esposto con lo stesso confuso uso della punteggiatura del secondo volume, al quale si aggiungono da una parte le citazioni del sermone nella Torre che non si capisce mai se vengono pensate, detto, ricordate o buttate a caso dal narratore; dall’altra, i capitoli della Direttrice scritti in una seconda persona che non ha davvero alcuna giustificazione credibile.
Come nota finale, non mi è ben chiaro perchè l’unico personaggio ad aver una vita sessuale attiva e ad avere pensieri erotici debba essere quello gay – come se gli etero non le facessero, certe cose.

Giudizio finale sul terzo libro

Questo terzo libro inizia in maniera estremamente promettente, apparentemente risarcendo la lentezza del secondo; purtroppo si perde in un mare di pagine di furbizie narrative per evitare di parlare, occupando spazio con frasi molto poetiche ma del tutto sconclusionate. Peccato.




Giudizio complessivo sulla Trilogia

Sconsiglio il libro a chi si spazienta facilmente per ripetizioni e descrizioni inutili. Lo sconsiglio vivamente a chi non sopporta pagine e pagine di suoni descritti come luci, o odori descritti con sensazioni tattili, o altre menate psicotrope.
Consiglio il libro – oltre che a coloro a cui piaccono le cose di cui sopra – ai fan di Lost che ancora pensano che non fosse solo un prodotto commerciale, ma avesse anche un significato filosofico.
A proposito di commerciale: faccio notare che il costo complessivo dei tre volumi editi da Einaudi è 50€ (in questo momento in offerta a 42,50 su IBS). Li vale? Purtroppo la risposta è: assolutamente no.
Non posso che sconsigliarvi di spendere così tanto per questa trilogia, ma invitarvi comunque a farvela prestare o prenderla in qualche biblioteca se volete provare: magari per voi potrebbe valere la pena.

Buona lettura!

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5 Replies to ““Annientamento”, “Autorità”, “Accettazione”: Trilogia dell’Area X, di Jeff Vandermeer”

  1. Io ho letto il primo e non mi è piaciuto per niente. L’ho trovato lento, confuso e inconcludente, privo di tensione e di interesse… se gli altri due sono peggio lascio perdere (eppure io sono uno di quelli che ritengono che Lost abbia un significato filosofico 🙂

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    1. Dal punto di vista della lentezza e della confusione, senz’altro secondo e terzo volume sono messi decisamente peggio.
      L’interesse invece lo risvegliano molto all’inizio, salvo bruciarlo arrivati a metà.
      L’essere inconcludente credo sia congenito alla Trilogia. 😀

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  2. ero già piuttosto scettico per alcuni commenti letti in giro, questo mi conferma che probabilmente non sarebbe roba adatta a me. magari guarderò il film, riesco a sostenere meglio questo tipo di atmosfere/narrazioni nel mezzo cinematografico.

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    1. Ecco, mi hai ricordato che nella recensione non ho fatto riferimento al progettato film.
      Secondo me sarebbe stato meglio un adattamento in forma di serie/miniserie: non tanto per il primo libro (che effettivamente può anche reggere come unicum di un’oretta e mezza), quanto piuttosto per gli altri due – soprattuto il terzo, che di per se è praticamente già diviso in puntate.

      Sarei anche curioso di vedere come renderanno a schermo tutte le scene “simboliche”: ci sono descrizioni che… non descrivono niente.
      E, a prescindere dal fastidio o meno che posso provare personalmente a leggerle, sarebbero piuttosto ostiche da rappresentare visivamente, visto che per definizione rifuggono la rappresentanzione mentale.

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