“Mr. Nobody” (Jaco Van Dormael, 2009) – Recensione

Era un bel po’ che non recensivo un film. Tanto vale ricominciare a farlo con qualcosa di bellissimo ma difficile: Mr. Nobody – l’incrocio fra Eternal Sunshine of the Spotless Mind e Sliding Doors, ma molto più complicato.

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Non ho mica capito se questo è il poster ufficiale o una fanart. Scusate.

Trama (e se riesco a riassumere decentemente la trama, la parte complicata è passata)

Nemo Nobody è l’ultimo mortale al mondo. Mentre l’umanità resa eterna dal progresso scientifico segue le ultime ore di vita di quest’uomo in un grande reality, un giornalista si introduce nella clinica per intervistarlo: ma il signor Nobody ricorda più di una vita. Qual è quella vera? Chi è? Cos’ha vissuto realmente?

Struttura (cercando di non fare spoiler)

Come avrete intuito, il film è costituito perlopiù dal racconto dell’anzianissimo Nobody; e, come potrete ancora più facilmente immaginare, detto racconto è confuso, frammentario, tutt’altro che rispettoso della cronologia: un flusso di coscienza che salta dal padre alla madre, da una donna all’altra, da una vita a una morte. Allo spettatore il non semplice compito di unire i fili, di assegnare ad ogni Nobody il suo percorso di vita, a scoprire come è arrivato chi. Quindi…

Sulle scelte di vita

…Questa è la prima, palese tematica affrontata dal film, ed esplicata nell’inaspettato finale (del quale per rispetto tralascerò i dettagli).
Tutto ciò che noi siamo è frutto delle scelte che abbiamo fatto. Non solo quelle di evidente importanza (quale scuola frequentare, chi sposare, dove andare a vivere); ma anche quelle piccole, apparentemente insignificanti, come decidere se uscire di casa cinque minuti prima o cinque minuti dopo. Sono proprio queste più piccole, a volte, a cambiare in meglio o in peggio (interrompendola?) una vita; e per giunta possono non essere nemmeno scelte nostre: alla fabbrica di scarpe decidono di risparmiare sulla qualità dei lacci, noi inciampiamo e perdiamo il treno che ci separa per sempre da qualcuno di imporante.

Sull’amore

Questo film è anche e soprattutto formato da varie storie d’amore. È interessante notare come tutte le relazioni abbiano i loro lati positivi e quelli negativi, che persino quella ideale può non funzionare – o almeno può interrompersi bruscamente e drammaticamente.
E allora abbiamo da una parte Jeanne, donna devota ma soluzione di ripiego; dall’altra Elise, affettuosa madre di famiglia ma dalla psiche fragile; e infine Anna, che pare essere il vero amore della vita, ostacolato da mille problemi (ma, come vediamo, tutt’altro che unica alternativa possibile per trovare la felicità).

Sulla valore della narrazione

Un dettaglio importante del film è il valore che si dà alla narrazione.
In primis, gran parte di ciò che vediamo è narrato da Nobody anziano, ormai infermo: il suo racconto si intreccia, si contraddice, si complica e si manifesta come un chiaro esempio di narratore inaffidabile, reso ancora più surreale dall’essere il narratore stesso a sua volta narrato dalla pellicola.
Ma il racconto nel racconto continua con la versione di Nemo che si dà alla scrittura fantascientifica: e allora, quello che vediamo raggiungere Marte è l’ennesimo futuro possibile del protagonista o il suo racconto da ragazzo? E il suo racconto, in fondo, non è solo un’altra delle versione possibili? Che sia questa, la narrativa: racconto di altre versioni della realtà?
Infine, non da sottovalutare la narrazione divulgativa, con la versione di Nobody impegnata a realizzare documentari i cui temi sono sottilmente intrecciati con quel che vediamo. Narrazione scientifica come (o almeno a sostegno della) narrazione drammatica, quindi.

Sul perché siamo al mondo, insomma

Non è il caso di dire che questo è un film sul senso della vita – definizione totalizzante quanto riduttiva nella sua vaghezza.
È, senz’altro e come già detto, un film sull’importanza delle nostre scelte; ma non solo: perché è evidente che le nostre scelte hanno conseguenze sulle vite degli altri come le scelte degli altri le hanno sulla nostra. Ma di queste ultime non abbiamo e non possiamo avere alcun controllo.
C’è del fatalismo, allora? Non tanto: quello che si può dedurre al termine della pellicola è un invito a essere sempre noi stessi, non in relazione a quello che ci succede, ma al nostro modo di reagirvi; e, dato che quel che ci succede è sempre causato dalle scelte degli altri, il messaggio si tramuta nell’ancor più semplice: essere sé stessi a prescindere dagli altri.
Lettura del tutto personale, sia chiaro.

Giudizio finale

Come avrete dedotto, trovo che Mr. Nobody sia un grandioso film, che unisce le tematiche sopracitate a un comparto tecnico di eccezione: ottimi gli attori (in primis il protagonista Jared Leto, ma da non sottovalutare gli altri e soprattutto le altre); poi la regia, ricercata ma non prolissa o autoreferenziale; e da non dimenticare la colonna sonora, particolarmente variegata e di straordinaria efficacia.

Purtroppo Mr. Nobody è tristemente sottovalutato e troppo poco discusso qui da noi – complice la prevedibile mancata distribuzione in Italia. Faccio però presente che lo stesso regista ha ringraziato la pirateria per aver concesso a noi e a qualche altro paese sfortunato di poter vedere la pellicola (fortunatamente ci sono già i sottotitoli italiani, perciò non dovrò farli io). Quindi, non fatevi troppe remore e buona visione!

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