Le serie della settimana (14/03/2016-20/03/2016)

Eccoci a una settimana particolarmente intensa. Oltre ai consueti Animals., Better Call Saul, Modern Family e The Fosters, ben tre sono stati i recuperi: la “datata” The Lost Room, la recente Bosch e la neonata The Real O’Neals.

Animals. 1×06

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Torna il nostor piccione gay preferito, stavolta invischiato in una vicenda di truffe e scommesse clandestine: di nuovo trame-cliché sapientemente fatte aderire alla vita animale, e per giunta con un intreccio ben più complesso del solito.
Una certa più intricata costruzione la si trova anche nella trama umana, stavolta costellata di flashback del nostro infiltrato (forse in iniziativa personale, dunque?).
Gli animali guest star sono da una parte una coppia di tartarughe che ripropone le dinamiche delle amiche/nemiche; dall’altra una strepitosa scoiattola con tendenze pedofile – una delle idee più surreali visto finora in questa serie.
Nel complesso un’altra ottima puntata, dall’intreccio più studiato del solito.

Better Call Saul 2×05

Better_Call_Saul

«Ma quindi di scena con Kim che fa le chiamate mettiamo quella in cui parla o quella con My Way in spagnolo?»
«Mettiamole tutte e due, tanto è solo minutaggio da riempire prima che arrivi Hector Salamanca.»
Deve essere andata così, fra gli autori di Better Call Saul, al momento della stesura di questo episodio. Per carità, si tratta sempre di ottima televisione, ma la puntata soffriva di un’evidente indecisione su cosa raccontare in vista del grande ritorno degli ultimi minuti.
Il flashback iniziale e il racconto del padre ci aiutano a tratteggiare ancora meglio il ritratto di Jimmy, specie di quello di un tempo; sebbene il protagonista sia quasi assente dall’episodio, fungendo per lo più come strumento per scoprire la sua balia Erin, ligia al dovere quanto estremamente antipatica.
Vera protagonista della puntata è Kim, che è però appunto impegnata per una decina di minuti a fare chiamate e riempire così il minutaggio richiesto dalla rete.
Puntata quindi non fiacca (perché si lascia guardare senza noia), ma quantomeno vuota, fino alla scena conclusiva con tanto di citazione col campanello sul bancone della tavolta calda.

Bosch – Stagione 1

Finalmente, dopo mesi che mi imponevo di farlo senza poi ricordarmene, inizio il recupero di Bosch, la serie prodotta da Amazon e basata sui libri di Michael Connelly.
Hyeronimous “Harry” Bosch è il classico poliziotto travagliato, con un infanzia tra i riformatori e una gioventù in guerra (in Vietnam nei libri, in Afghanistan nella serie trasportata al giorno d’oggi). Personaggio forse un po’ stereotipato, soprattutto a quasi un quarto di secolo dalla sua creazione, ma che nel tempo si è creato una nicchia di appassionati e un universo particolarmente variegato, spalmato su più di venti libri. Personalmente, ho seguito la produzione di Connelly in traduzione italiana fino più o meno a dieci anni fa – l’ultimo suo libro che ho letto dovrebbe essere Il poeta è tornato.
La prima stagione porta sugli schermi dei nostri pc le trame rimescolate di tre titoli: La bionda di cemento, La città delle ossa e Il cerchio del lupo (ho letto solo i primi due).
Via!

1×01 – Pilot che scorre bene, presentando in maniera compiuta anche se non completa tutti i personaggi (peraltro interpretati da metà cast di ER). Come accennavo nella descrizione qui sopra, l’uomo Bosch risente, dalla sua creazione nel ’92 a oggi, dell’essere divenuto un vero insieme di cliché di un certo stereotipo di membro delle forze dell’ordine. Vedremo come sapranno salvare la sua identità gli autori. Per il resto, mi appare molto fedele ai romanzi, soprattutto per quanto riguarda le ambientazioni: ottima la casa del protagonista (anche se attendo di vedere il quadro di Hopper), l’aver mostrato il tatuaggio (che ovviamente è diverso), e un po’ l’intera scena del ritrovamento delle ossa, che mi ha stupito per essere proprio come ricordo di essermela immaginata quando ho letto il libro quindici anni fa. Buon pilot, insomma.
1×02 – Seconda puntata molto più interessante della prima. Scena iniziale – con adattamento dei tunnel del Vietnam in grotte in Afghanistan – in cui Bosch dichiara il suo ateismo/agnosticismo sulla classica base della teodicea. Ottimo il personaggio di Waits, enigmatico senza cadere negli stereotipi del serial killer. A proposito di cliché, divertente la battuta del capo di Bosch sui poliziotti ribelli. E ancora più divertente il riferimento al film su La memoria del topo (in realtà il film è stato su Debito di sangue: a Connelly non è piaciuto e spesso Bosch nei libri si è fatto portavoce della sua insoddisfazione).
1×03 – Per un attimo ho temuto che Bosch si fosse riconvertito subito, invece ha una religione tutta sua. Litigata con Julia quasi senza senso, e infatti dura poco. Il personaggio di Waits, seppur come detto ben tratteggiato, comincia un po’ a soffrire della mancanza di smalto dell’attore. Il giornalista è sempre più antipatico, ma mi pare che il libro in cui sia l’assassino è un altro, quindi le mie speranze di vederlo in galera sono vane. Un saluto alla buonanima di Rex Van de Camp, che non è invecchiato di un giorno dal pilot di Desperate Housewives.
1×04 – Un po’ di rocambolesca azione, anche se non ho capito perché ci debba finire di mezzo Bosch quando le manette al pazzo gliele ha levate perché gliel’ha detto Rex Van de Kamp (tanto lo chiamerò sempre così). Anche il verdetto della giuria pare uscito da un consorzio di deficienti – ma forse si chiama giuria “popolare” per quello. Non mi è chiaro il siparietto su Edgar e la moda, a meno che le scarpe made in Italy non siano un prodotto di punta dei magazzini Amazon a cui questi si fa la marchetta da solo.
1×05 – La situazione si fa disturbante e le trame dei romanzi si intrecciano. Ottima la “confessione” di Delacroix, con tanti non detti e la dimostrazione che sta coprendo qualcuno (la figlia?) nascosta fra le righe. Le scarpe di Edgar trovano una giustificazione – più o meno. Dopo il non-colpo di scena della madre, Waits / David almeno conclude la puntata con un momento abbastanza disturbante; nel caso in cui le foto trovate da Bosch un attimo prima non avessero inquietato abbastanza… E intanto, primo riferimento all’ex moglie, della quale ricordavo gran parte della biografia dai tempi dei libri.
1×06 – Ma quello è Job di Banshee! Ok, sorpresa a parte, ottima Eleanor Wish, della quale iniziavo a sentire la mancanza – e che un po’ la voglia di diventare un profiler te a a venire. Non mi è chiaro perché nessuno prova a rintracciare le chiamate che riceve Bosch, ma d’altronde non è chiaro neanche perché per fermare uno a un autolavaggio bisogna chiamare i rinforzi, e poi vedi che succede. No, in effetti non si vede, che succede, ma suppongo ci verrà spiegato. I magheggi politici non sono male, anche se Lance Reddick ha girato una scena identica in The Wire.
1×07 – Ah, ok, era Julia che aveva le mani di ricotta. Ma com’è ligio al dovere Harry. Ad ogni modo, i nodi cominciano a venire al pettine, e si trova anche un ottimo stratagemma narrativo per far lavorare il protagonista su due casi (e due romanzi) differenti. Finalmente qualcuno pensa a rintracciare il cellulare, e Waits pensa ad ammazzare la madre – due cose ovvie ma attese forse troppo a lungo. La puntata è scorsa molto velocemente nonostante in realtà non sia successo granché, a parte il fatto che è Natale.
1×08 – Colpo di scena nel caso Delacroix, con tanto di storia fra le più tristi a cui ho mai assistito (bambini che si ammazzano per uno skateboard e poi se lo scordano pure a casa quando si trasferiscono). Chissà perché nelle serie americane i pedofili sono quasi sempre innocenti. Bosch comunque è del tutto incapace a relazionarsi con gli altri: vedasi la scenata folle con Eleanor. Julia in realtà è anche peggio, vista la sua ostinazione a rinfacciare non si sa bene cosa a Bosch quando lei è oggettivamente dalla parte del torto. Waits non mi sembra psicologicamente credibile, ma almeno far venire i detective in laboratorio per confessare la fuga di notizie sulla stessa è stato un ottimo stratagemma narrativo.
1×09 – Eccoci alla conclusione di una delle due principali linee narrative. Conclusione non dico deludente, ma che nemmeno lascia qualche sorpresa, risolvendosi esattamente come la stessa Eleanor aveva predetto nel suo primo atto di profiling. Anche l’idea del cunicolo coperto dalla bandiera e della provvidenziale assenza di Edgar mi sono sembrate piuttosto banali e ben al di sotto degli standard della serie, così come il lesbismo gratuito e anche telefonato. Peccato. Ma almeno il protagonista ha imparato a utilizzare Skype. Speriamo che la ricerca di Stokes nel finale non sappia anch’essa di già visto.
1×10 – Finale che raggiunge vette di anticlimax che non credevo possibili, con i primi venti minuti occupati da gente che dice a Bosch che deve prendere Stokes, poi altri minuti riempiti della figlia del tutto priva di personalità, e infine il veloce arresto fuori scena che si conclude con un nulla di fatto. A salvare la situazione, il doppio colpo di scena finale: il capo che si comporta da idiota e manda a casa Harry e il signor Delacroix che si fa giustizia (anche lui fuori scena, non sia mai). Finale, nel complesso, decisamente moscio.

Qui concludo la prima stagione, che al di là delle ultime due puntate non entusiasmanti, si è rivelata comunque un prodotto di buon livello, apprezzabile sia dai neofiti che – soprattuto – dai lettori di Connelly. Inizierò quindi subito la seconda stagione.

Modern Family 7×16

Grande puntata con un ottimo ritmo.
A quanto pare Jay è uno youtuber da mesi (si noti la finezza di Stella che sullo sfondo è svenuta al termine della registrazione), ma almeno questo buco ci riporta all’acerrimo nemico Earl, con il quale non manca la consueta tensione amore/odio che tanto inquieta Manny.
Divertente il gioco di gelosie Gloria-Claire-Phil, con un riuscitissimo parallelo con Nixon per quest’ultimo, e una serie di riferimenti sessuali e razziali piuttosto arditi per la media di Modern Family.
Storyline di Lily forse un po’ meno originale, ma con delle battute irresistibili da parte dell’irriverente bambina.
Puntata quindi riuscitissima e caratterizzata da un’attenzione ai dettagli maggiore del solito (il cane di cui sopra, quello che corre seminudo a cui si ripensa solo dopo, i nerd dietro a Alex già nella video chiamata ecc.)

The Fosters 3×18

Callie continua a ricevere lezioni sull’economia e il mercato, mentre suo fratello tanto per cambiare è assente (ma possibile che non c’è mai, questo ragazzino?).
Jesus dimostra nuovamente di provare dei sentimenti contrastanti verso il proprio padre biologico, il quale peraltro ha una fortuna incredibile, come impariamo nell’ultima scena. Tra questo e la situazione di Brandon e Cortney, abbiamo l’ennesima conferma che le leggi in materia di sesso negli USA sono un pochino troppo rigide – o forse, se posso permettermi di dirlo, proprio sbagliate.
La parte migliore dell’episodio è nel monologo di Stef, che al termine di lunghe discussione sul vuoto lasciato dalla mastectomia, ci ricorda che l’importante non è apparire come gli altri ci vogliono o come ci si aspetta che si sia: ma è soltanto essere come ci pare, che ci renderà felici.
Intorno a questo, una lunga sequenza di confessioni: Brandon alle madri sulla sua relazione, Mariana a Mat e Brandon sulla sua storia, Justina a Callie sulla sua vita…
Puntata quindi un po’ più scialba della scorsa, ma nel complesso buona.

The Lost Room

Per questa, vedere il post dedicato.

The Real O’Neals 1×01-04

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Ed eccoci arrivati alla folgorazione della settimana (in realtà, mi perdonerete, vista tutta di domenica).
Non chiedetemi come l’ho scoperta, perché non me lo ricordo più. Fatto sta che questa comedy – ideata da Dan Savage e trasmessa da un mese su ABC – ci racconta, com’è ovvio dal titolo, le vicende degli O’Neal: di chiare origini irlandesi, gli O’Neal sono una famiglia di ferventi cattolici (be’, se non altro la madre), composta da genitori, due figli e una figlia. Il patinato castello di cristiana ipocrisia duramente costruito negli anni viene abbattuto nel momento del coming out del figlio di mezzo.

La serie è decisamente divertente, quanto sorprendentemente irriverente nelle tematiche: dall’omosessualità alla religione (ovvio), dai disturbi alimentari alle questioni sessuali, The Real O’Neals si maschera da sitcom in salsa teen per nascondere la sua natura di comedy decisamente adulta negli argomenti trattati e nel modo di affrontarli. Quindi un prodotto se possibile perfino più ardito di The Fosters o di The New Normal, con il secondo dei quali peraltro condivide la presenza di Bebe Wood (che diviene quindi la più giovane frociarola della storia della tv americana).
Senza mai perdere il ritmo, e facendo riflettere mentre si ride e viceversa, The Real O’Neals ha tutte le carte in regola per diventare il prossimo prodotto di punta dell’ABC, forse anche – mi sbilancio – l’erende di Ugly Betty. Questo se il pubblico americano non manda tutto in vacca come suo solito.

Riassumendo quanto visto finora:
– Nella prima puntata, gli O’Neal devono affrontare una lunga serie di rivelazioni (non pensiate che l’unico a dover confessare qualcosa lì sia il figlio gay), in mezzo alle quali tutto sommato quella di Kenny non sembra neanche particolarmente degna di attenzioni.
– Nel secondo episodio, la fa da padrona la madre con i suoi tentativi di normalizzare la sua famiglia alla deriva e il suo percorso di accettazioni di un po’ tutto il parentame; tutto questo mentre Shannon dimostra con nonchalance che non c’è alcun dio.
– La terza puntata unisce la parata di S. Patrizio, il primo ciclo di Shannon (argomento trattato sempre troppo poco) e soprattutto il primo appuntamento di Kenny con una mezza specie di sosia di Zac Efron venuto male e pure vegano.
– Nella quarta, infine, Kenny torna a scuola e se la vede col concetto di crimine d’odio e col politically correct, mentre Jimmy ci stende con una citazione di Game of Thrones.

No, seriamente: correte a recuperare The Real O’Neals!


Per la prossima settimana, dunque, alle quattro che recensisco da un bel po’ si aggiunge The Real O’Neals, più la seconda stagione di Bosch. E, per ora, nient’altro di preventivato.

Buona visione!

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