Le serie della settimana (07/03/2016-13/03/2016)

Eh, sì, ho già finito House of Cards. Visto come passa il tempo quando ci si diverte?
Per il resto: Animals., Better Call Saul e The Fosters.

Animals. 1×05

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Torniamo fra i ratti per denunciare le ipocrisie del mondo della moda: dall’appropriazione delle idee altrui, all’assoluta insensatezza delle tendenze passeggere, dallo sfruttamento (in particolare dei bambini) fino alla scoperta degli altarini, con il classico espediente del re nudo. Ottima allegoria, con tanto di partecipazione straordinaria di Marina Abramovich.
Mentre sul fronte umano il sindaco si macchia di altri delitti, abbiamo delle splendide guest star fra gli animali: dei pesci che portano in due minuti il topos della coppia in crisi che si raffronta con i problemi di un’altra coppia (un vero e proprio stereotipo della sceneggiatura); e lo straordinario cameo della falene, impegnate a farsi di luce al neon come se fosse LSD, con tanto di esilarante citazione finale di 2001: Odissea nello spazio. Ottimo come sempre.

Better Call Saul 2×04

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La parte con più azione è stavolta lasciata interamente a Mike, che ci spiega che fine ha fatto Tuco fra Better Call Saul e Breaking Bad. Piano complicato, ma che ci mostra nuovamente come il nostro un tempo si facesse molti più scrupoli in fatto di violenza.
Più lenta la parte di Jimmy. Abbastanza insensata la reazione dei suoi capi, dato che, nonostante due spiegazioni da parte di due studi legali diversi, non è comunque chiaro quale irreparabile danno di immagine si farebbe nell’organizzare una pubblicità: il marketing è immorale? Anche la punizione di Kim pare eccessiva. Toccante invece il rapporto fra Jimmy e Chuck, con il primo che ci pensa due volte prima di “tradirlo” e non lasciare gli oggetti elettronici fuori casa, e poi procurandogli un secondo strato protettivo d’alluminio – gesto semplice ma che dice tutto. Poi litigano di nuovo come se niente fosse, ma almeno hanno fatto un tentativo.
Nel complesso, puntata con un po’ meno carica del solito, ma sempre eccellente.

House of Cards 4×04

4×04 – Difficile da commentare. Due personaggi (di cui uno particolarmente amato) cassati contemporaneamente, il protagonista fuori gioco per un po’, gli equilibri mondiali in mano a una persona ben poco adatta (a sua volta in mano a Claire). La stessa scelta di collocare il momento clou al centro di una quarta puntata di stagione invece che come cliffhanger dovrebbe far dedurre il valore di questa serie. Pretendo di rivedere la mano disegnata col pennarello – e di soffrirne un po’.
4×05  – Gli USA sono ormai totalmente in mano a Claire, complice un Donald che apparentemente è del tutto privo di sistema nervoso. Tornano anche Kate e Remy, anche se di quest’ultimo non ho capito bene che scandalo ci sarebbe con Jackie Sharp. Ottima la mossa di Doug di coinvolgere il Procuratore, ma è ormai un uomo disperato, disposto a tutto (tipo fare la figura del pazzo con Seth) pur di non perdere il suo potere ed essere fedele fino all’ultimo a Frank. Peraltro in questa puntata ho realizzato che gli autori sarebbero capacissimi di ammazzare il protagonista e fare almeno una stagione solo con la First Lady. Non so cosa sperare.
4×06 – Puntata che mi lascia perplesso. Da una parte abbiamo un raro caso di scena onirica con ritorno di morti che riesce a non essere pacchiana (tanto prima o poi c’è in qualsiasi serie). Dall’altra, la risoluzione delle varie storyline – principalmente la salute di Frank e l’accordo con la Russia – si risolvono con estrema semplicità, e nel caso dell’operazione chirurgica perfino con troppa fretta (in piedi nella scena successiva?!). A coronamento di questa scelta discutibile, la riappacificazione forzata fra Claire e Frank, che con la presenza della sigla sui titoli di coda fa sembrare quest’episodio una specie di finale, macchiato però di un senso di “volemosebbene” poco consono alla serie. Per giudicare la forma generale, attendo sviluppi ben più amari nella seconda parte di questa stagione palesemente divisa in due blocchi.
4×07 – Sì, è iniziata la seconda parte. Non sono l’unico che nei primi minuti si è chiesto chi diavolo fossero quei due, vero? Ad ogni modo, tolti Lucas, Heather Dunbar e il divorzio, Frank e Claire tornano insieme (troppo velocemente, ma almeno lo dice anche lei), alla carica e uniti come un tempo, stavolta contro i nuovi nemici e affrontando nuove tematiche di attualità: i Conway, l’ISIS ribattezzata ICO (come d’altronde Putin era diventato Petrov), le lobby delle armi, l’NSA e la privacy dei cittadini… Una “seconda premiere” migliore della prima, che mette una toppa al divorzio fuori personaggio e fa ben sperare in un proseguimento all’altezza delle prime due stagioni – forse intenzionalmente riecheggiate in un flashback di poco precedente il pilot.
4×08 – Inutile dire che questa storia di dimissioni di generali, telefonate, articoli su Vanity Fair, NRA e dirigenze di partito non è che l’ho capita tanto bene. In compenso è tornato Yates e si iniziano finalmente delle indagini su Zoe, rivangando storie che pensavamo sepolte (ma utilizzando documenti che non ho ben chiaro cosa siano). Peraltro la riapparizione dello scrittore, insieme al perpetuo ricordo di Meechum, ci permettono anche di soffermarci dopo molto sulla travagliata sessualità di Frank, il suo rapporto con essa e il rapporto che ne ha Claire.
4×09 – Will Conway Cattivo dell’Anno 2016. Il piano folle degli Underwood letteralmente sotterrato dall’inaffidabilissima Durant (che poi era il vero punto debole della strategia: ma come si fa?). Intrighi se non altro più chiari della puntata precedente, anche grazie a Tom che fa un po’ le veci di quello che ti siede a fianco quando guardi una cosa e te la spiega. Assolutamente imprevedibili gli sviluppi da qui in poi – se si esclude la possibilità di ammazzare direttamente Cathy e Conway, si intende.
4×10 – Devo dire che minacciare di morte il Segretario di Stato non mi pare una mossa particolarmente geniale… ma vabbè, ha funzionato. Puntata che risente di qualche problema di tempi: Hammerschmidt sta indagando sui movimenti di Meechum da due mesi? Sono passati due mesi in due episodi? Ma quando mai? Anche accennare ad alleviare il dolore di Elizabeth Hale e passare all’eutanasia 5 minuti dopo non è particolarmente funzionale. Pure la colonna sonora lascia perplesso, con il fastidioso riciclo dell sigla che rovina tutta la scena finale. Continuo a non ritenere legale quel che gli Underwood hanno fatto, ma tanto i casini verranno con la carta di credito di Doug, è ovvio.
4×11 – E Tom divenne il nuovo Meechum. Probabilmente sono l’unico ad aver trovato molto tenera l’ultima scena, ma me ne farò una ragione. Per quanto l’episodio inizi facendoci ben vedere lo scorrere del tempo, sono rimasto comunque abbastanza turbato dallo scoprire che sarebbero passati ben sei mesi dal trapianto… Doug incomprensibile, come anche la reazione un pelino eccessiva di Freddy. Inevitabile il gioco del “Non ho mai”, presente in qualsiasi serie USA. Ho già detto che Conway è maligno?
4×12 – Magari sono io ad avere la memoria corta, ma chi sarebbe questo George? E per cosa viene ricattato? Mica si capisce. Ad ogni modo, penultima puntata che prepara al gran finale, invero introducendo il rapimento un po’ troppo improvvisamente, e senz’altro concludendo l’episodio troppo velocemente: cliffhanger non è sinonimo di tagliare a metà una scena.
4×13 – Finale decisamente col botto. Tutto precipita per Frank Underwood (e chi lo circonda, da Claire, fino a Catherine, Doug, soprattuto Seth, che mi è sembrato a un passo dall’insano gesto), con la drammatica situazione degli ostaggi, le elezioni alle porte e un Conway da abbattere, e un articolo che rivanga tutte le stagioni precedenti. Mai come in quest’episodio i nostri due sono sembrati così rassegnati alla sconfitta… almeno fino a quando Claire – come al solito – non si fa venire un’idea, che sviluppano entrambi in un dialogo fatto molto, molto di non detti. Si noti la velata critica alla politica americana, che userebbe la guerra come distrazione dai propri giochi di potere: critica resa ben più che esplicita con la citazione dello «Yes, we can» di obamiana memoria. Ma c’è anche lo spazio per un paio di lieti fini: Jackie e Remy che se ne vanno a vivere la loro vita da qualche parte, e Doug che forse riesce ad intrecciare una relazione quasi normale (be’, a parte com’è iniziata, cosa che sicuramente il cretino confesserà). Non che mancassero i soliti problemi di tempo: tre settimane alle elezioni? Da cosa dovevamo capirlo? A parte questo, finale ottimo.

Nel complesso, la stagione è andata molto meglio della precedente: nelle prime sei puntate gli autori si impegnano infatti a tamponare la storyline del divorzio con cui ci eravamo lasciati l’anno scorso, un comportamento così fuori personaggio da poter tranquillamente essere considerato una leggerezza di scrittura non indifferente. Recuperato egregiamente questo scivolone, le successive sette puntate consistono in un accumularsi di archi narrativi e nuove sfide per i protagonisti, problemi che raggiungono progressivamente (a parte la questione ICO, introdotta un po’ troppo bruscamente) il loro apice nell’ultima, destabilizzante puntata.
Non nascondo la speranza che, per la quinta stagione, gli autori sappiano avere polso e scatenare questa Terza Guerra Mondiale che ci fanno sobillare fin dalla prima apparizione di Petrov – e figuriamoci adesso che ci si è messo pure il terrorismo islamico.

Appuntamento all’anno prossimo, quindi; con un ultimo appunto, per i fan di Breaking Bad: «Noi creiamo il terrore» è il nuovo «Sono io, quello che bussa alla porta».

The Fosters 3×17

Come si intitolava, questa puntata, “Coitus interruptus”?
Episodio decisamente incentrato sul sesso: la tensione fra Brandon e Callie, quest’ultima che non vuole proprio dargliela ad A.J., Connor che fa vedere a Jude quanto gli manca (cit.), Jesus che dà grandi consigli da navigato, Sally che non si accetta.
Su tutti spicca la fine della relazione fra Jude e Connor, peraltro con la frase più terrificante che io abbia mai sentito pronunciare da qualcuno per interrompere una relazione: «Ci siamo messi insieme solo perché eravamo gli unici due gay in circolazione»? Ma sei serio? Ma si può essere così maligni a 13 anni (peraltro dimostrandone 9)?
Sospendo qualsiasi giudizio sulla question Gabe, ma sottolineo la furbizia di Lena nel capire Sally, e quella di Callie nel parlare di sé stessa per parlare al fratello, ma risolvendo anche i propri problemi e comunque facendosi sgamare – ottima scena.
Però qualcuno mi spieghi quant’era grosso quel soppalco del magazzino e come potevano esserci tutte quelle persone senza che nessuno si ponesse dei problemi riguardo la sicurezza.


Per la prossima settimana nessuna novità, a parte il ritorno di Modern Family (dopo una sola settimana di pausa, incredibile). Potrei approfittarne per recuperare qualcos’altro, ma devo vedere se è compatibile con gli impegni presi su altri fronti in questi giorni – detto così, con quest’alone di mistero e chi vuol capire capisca, via.

Buona visione!

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