“The X-Files: Trust No One” – Antologia di racconti vari ambientati nell’universo della serie tv

La recensione di oggi è un po’ diversa dal solito: si tratta infatti di The X-Files: Trust No One, antologia di racconti ambientati nell’universo dell’omonima serie tv.
Prima di procedere, ringrazio la mia lettrice Paola per la segnalazione e le informazioni, e ricordo che potete leggere questa recensione anche su Andromeda – Rivista di fantascienza.

X-Files_Anthology_TrustNoOne_Cover

Jonathan Maberry è un autore poco noto in Italia: legato all’horror (vincitore di vari Bram Stoker Award), nel nostro paese ha visto pubblicati solo un pugno di volumi da Delos Books e da Multiplayer.it Edizioni.
Oltre che autore, Maberry non disdegna il ruolo di editor: qui raccoglie quindici racconti con protagonisti Mulder e Scully, in un’antologia edita dalll’IDW – che già aveva dato alle stampe la serie di fumetti che continuava le vicende di The X-Files dopo il finale della nona stagione.
Come nella serie, le vicende mescolano e contrappongono atmosfere horror a tematiche fantascientifiche o paranormali/soprannaturali.

Ma andiamo a vedere uno a uno questi brani (sotto al titolo, fra parentesi, la collocazione temporale all’interno della serie).


Catatonia, di Tim Lebbon
(2×04-2×05)

Ambientato all’inizio della seconda stagione, la sezione X-Files dell’FBI è momentaneamente chiusa. Questo non impedisce a Mulder di trascinare Scully in una cittadina dove quattro bambini sono riapparsi dopo essere stati rapiti… ma da allora dormono senza mai svegliarsi. Il che non sarebbe neanche un grande problema, se non ci fossero dei cadaveri di mezzo.

Buon racconto breve che vede la partecipazione di Krycek (all’epoca appena conosciuto) e che quindi si ricollega alla trama orizzontale senza addentrarcisi troppo, perciò senza farne le spese in quanto a chiarezza. Riguardo al caso specifico dei bambini, l’idea è estremamente interessante e con uno svolgimento migliore avrebbe potuto dare origine a un brano di piacevole inquietudine: l’autore decide invece di risolvere il tutto velocemente, non solo senza dare risposte – il che non era dovuto – ma di fatto ponendo decine di domande per giustificare situazioni senza senso nelle ultime pagine. Peccato.

Tim Lebbon, nato nel 1969, è anch’egli vincitore del Bram Stoker Award, e niente di suo risulta edito in Italia.

The Beast of Little Hill, di Peter Clines
(2×21-2×22)

Mulder trascina Scully in un paesino che negli anni ’70 si trovò al centro molti avvistamenti di UFO, di cui uno addirittura precipitato. La particolarità è che allora qualcuno andò a caccia delle creature che uscirono dal disco volante, ed oggi ben due cittadini dichiarano di conservare un alieno nei propri frigoriferi.

Racconto dello stesso livello del precedente, quindi niente di troppo memorabile e di certo niente di particolarmente imprevedibile. Molto più interessante è comunque l’ipotesi finale che vede il parallelo con il rapporto cane-uomo, e che apre scenari che non mi risultano ancora molto approfonditi nell’ambito della letteratura fantascientifica.

Anche Peter Clines è del 1969, ma è giunto in Italia con i suoi romanzi stampati da Multiplayer.it Edizioni e Dunwich Edizioni.

Oversight, di Aaron Rosenberg
(2×13-2×14)

Skinner deve vedersela con Tracy Malloy, l’addetta alla gestione finanziaria dell’FBI, che vorrebbe una motivazione valida per continuare a elargire fondi alla sezione X-Files. L’occasione di comprenderne l’utilità arriverà quando ella stessa vivrà un X-File sulla sua pelle.

Breve racconto che vede Skinner unico protagonista, impegnato a risolversi il caso da sé. Caso scientificamente molto interessante, purtroppo risolto un po’ troppo frettolosamente (praticamente con due telefonate). Si notino i divertenti riferimenti al fatto che Sharon, la moglie di Skinner, sarà progressivamente più arrabbiata per ogni ora di ritardo nel tornare a casa che lui accumulerà per risolvere il caso. Molto godibile.

Incredibile a dirsi, anche Aaron Rosenberg è del 1969. Autore particolarmente prolifico, nel nostro paese hanno visto la luce con Panini Comics due suoi romanzi ambientati nell’universo di World of Warcraft.

Dusk, di Paul Crilley
(Fumetti)

Nel microscopico paesino di Castle Bluff, giovani ragazze spariscono nei boschi mentre cercano Callum James, il vampiro protagonista della saga letteraria Dusk. E se fosse vero?

Ecco il primo racconto davvero bello dell’antologia. Una spassosa satira sulla letteratura young adult contemporanea, principalmente su Twilight e i suoi vampiri sbrilluccicosi, ma che in più di un dialogo sembra estendere la critica a certa industria letteraria da una parte, al ruolo dei mass media (sia la televisione che i social network) dall’altra. Emblematica in questo senso la figura di McEllroy, l’autore di Dusk, che per denunciare il suo odio nei confronti di queste realtà finisce col rimanerne invischiato, in un vortice di ipocrisia. Esilaranti, infine, le descrizioni dei personaggi e dei luoghi. Davvero ottimo e spassoso, ma non per questo meno sagace – nel complesso, decisamente sarcastico.

Di età irreperibile e inedito in Italia, Paul Crilley non è comunque nuovo dell’ambiente, avendo già scritto metà della mini-serie a fumetti The X-Files: Conspiracy.

Loving the Alien, di Stefan Petrucha
(5×02-5×06)

Mulder è sparito mentre investigava su un caso. Scully lo va a cercare in un paesino dove, tanto per cambiare, ci sono stati avvistamenti di un alieno e una bambina è addiritutra scomparsa.

Racconto pessimo: ho faticato tantissimo ad andare avanti nella lettura. Scrittura goffa, forma squilibrata, storia molto poco interessante e che per giunta si conclude in modo davvero ridicolo (ipnosi? Seriamente?). La particolarità di essere narrato in prima persona non è un punto a favore, dato che la voce di Scully sembra piuttosto innaturale, oltre che inutile – non dandoci niente che non potesse darci la terza persona. Come se non bastasse, alla nostra appare ripetutamente un arcangelo per dare consigli. Pessimo, appunto.

Nato nel 1959, anche Stefan Petrucha ha già esperienza nel fumetto, avendo scritto più di un episodio della serie principale post-finale di The X-Files – ma per il resto risulta inedito da noi.

Non Gratum Anus Rodentur, di Brian Keene
(2×06-2×07)

Skinner ricorda i terribili tempi della Guerra in Vietnam, proprio mentre scopre che Mulder sta seguendo il caso di un mostro nelle condutture sotterranee.

Storia interessante, si lascia leggere con facilità, ma risente delle terribili forzature di trama: Skinner a cui tornano i mente i ricordi di guerra proprio mentre vede un suo ex-commilitone sul giornale nella foto su una scena del crimine commesso dal mostro. Inoltre, nessun riferimento alla misteriosa donna che ha sognato. Peccato, perché la trama poteva essere interessante.

Nato nel 1967, anche Brian Keene è vincitore del Bram Stoker Award, e anch’egli è inedito in italiano.

Back in El Paso My Life Will Be Worthless, di Keith R. A. DeCandido
(2×20-2×21)

Mulder e Scully vengono chiamati a collaborare con l’agente speciale Jack Colt riguardo riguardo una strana serie di omicidi che continuano ad avvenire ad El Paso, nonostante ogni volta pare si sia giunti all’arresto definitivo. Per Mulder, ovviamente, è un chiaro caso di mutaforma.

Trama di per sé non particolarmente brillante, ma che spicca per l’originalità del punto di vista, che, pur in terza persona, ci mostra il mondo e sopratutto i due protagonisti attraverso gli occhi e la mente dell’agente Colt. Un ritratto di un Mulder psicopatico e una Scully decisamente più abbordabile. Questo, insieme al finale atipico e grottesco, fanno recuperare molti punti a questa buona storia.

Anche Keith DeCandido è nato nel 1969, e anche lui si è visto in Italia per un pugno di libri su World of Warcraft e altri videogiochi, editi da Panini, Multiplayer.it e Edizioni BD.

Paranormal Quest, di Ray Garton
(5×02-5×06)

Alla giovane Brandi Mislap è letteralmente esploso il cuore. Come se non bastasse, è successo mentre in casa sua giravano Paranormal Quest, il reality che va a caccia di fenomeni paranormali.

Buon racconto con il lodevole pregio di portare a credere che si tratti di poltergeist mentre, invece, ci troviamo di fronte a un altro genere di evento. Piuttosto fastidiosa la caterva di descrizioni completamente inutili che servono solo ad allungare artificiosamente il testo (dieci righe per descrivere l’aspetto esterno della casa, elencando almeno sei o sette tipi diversi di piante: era necessario?). Fa anche un po’ stridere l’evento paranormale che colpisce in pieno Scully, che di solo è sempre quella che ne rimane fuori.

Ray Garton, classe 1962, pur essendo autore estremamente prolifico e insignito del World Horror Convention Grand Master Award, rimane ignoto in Italia.

King of the Watery Deep, di Tim Deal
(7×17-7×22)

Arabia Saudita. Due coppie di americani sono su una barca, e vengono aggrediti da un mostro uscito dal mare. Una di queste persone è un diplomatico USA, e indovinate un po’ chi dovrà fare una trasferta per indagare?

Dal punto di vista strettamente tematico, la storia è estremamente banale, legata com’è a dei sacrifici umani per un dio delle acque – oltretutto senza neanche tentare di piazzare qualche colpo di scena, ma rendendo tutto facilmente intuibile fin dall’inizio. Il racconto però si caratterizza per la descrizione della vita in un paese dove vige la sharia, specie dal punto di vista di Scully, costretta a coprirsi da capo a piedi e a non poter andare in giro se non accompagnata da un uomo. Se a questo si aggiunge un traffico illegale di alcoolici, ne viene fuori un quadro, seppur incompleto, senz’altro interessante (e originale, in quest’antologia) delle contraddizioni di uno stato islamico.

Tim Deal, di età indefinibile, risulta inedito in Italia, anche perché apparentemente molto più concentrato sulla sua attività editoriale che verso quella creativa.

Sewers, di Gini Koch
(1963-1990)

Un uomo alligatore rapisce tre bambine e un bambino. E lo fa da un bel po’, se Arthur Dales ci aveva già lavorato nel ’63. Ora, però, ad indagare è Mulder.

La trama principale, a base di riti voodoo e che non ha alcun colpo di scena se non nelle ultime sei righe, non è particolarmente brillante. Molto più interessante l’ambientazione: siamo nel 1990, Mulder è un giovanotto e gli X-Files sono ancora nella mente di Arthur Dales. Come abbiamo appreso dalla fede nella 5×15, Mulder ha addirittura una moglie (per motivi di permessi di soggiorno). Da questo punto di vista, è ottimo il lavoro dell’autrice di ricostruzione di un background coerente con quel che si è visto nella serie, al punto che potrebbe perfettamente considerarsi canon. Peccato solo che ciò sia concentrato nella prima metà del testo, lasciando quindi la seconda alla sua scontatezza.

Gini Koch difende il segreto della sua data di nascita e riscuote un certo successo in patria con i romanzi la saga Alien (nessun collegamento col film), benché non sia mai giunta nel nostro paese.

Claire de Lune, di W. D. Gagliani e David Benton
(2×08-2×09)

Mulder e Scully devono scortare dal Canada all’America il detenuto Carlo DesMarais, che si è offerto di testimoniare contro altri. Ritrovarsi in una tormenta di neve è il problema minore, quando l’uomo ammanettato implora di lasciarlo andare perché c’è la luna piena…

L’argomento del racconto non può essere una sorpresa, con un titolo del genere. Sorprende, al limite, nella sua risoluzione, che però, più che rimanere semplicemente sul vago, appare improvvisata e senza alcuna spiegazione plausibile, per il mero gusto di spiazzare il lettore. Si segnala però come l’inglese di questo racconto sia molto più ricercato di quello degli altri (che potrebbero quasi essere letti da ragazzi delle medie – contenuto a parte).

W. D. Gagliani, di età ignota e altrettanto ignoto in Italia, è autore di thriller ed horror, specialmente con licantropia.
Misteriosa l’identità di David Benton, che sembra legato esclusivamente a collaborazioni con Gagliani.

It’s All in the Eyes, di Heather Graham
(post I Want to Believe)

Un duplice omicidio sconvolge un grosso rivenditore di decorazioni di Halloween e oggettistica macabra, che peraltro sorge davanti a un cimitero che viene contestualmente vandalizzato. Che succede?

Il racconto peggiore dell’antologia. La trama risulta abbastanza ridicola, specie nel patetico tentativo di citare L’invasione degli ultracorpi. La vera pecca è nell’uso quantomeno discutibile della lingua inglese, che ha dato fastidio persino a me, che non sono certo un madrlingua: una frequenza imbarazzante di trattini utilizzati alternativamente come se fossero parentesi, punti di un elenco, virgole e puntini di sospensione; corsivi che non si capisce se si riferiscono a pensieri dei personaggi, dell’autore o altro; qualche refuso altrimenti assente negli altri racconti (virgolette che non si richiudono, ad esempio). Se a questo aggiungiamo la scelta opinabile di chiamare spesso Mulder e Scully per nome, il risultato è una lettura pesante, fastidiosa e apparentemente mai toccata da un revisore. Pessimo.

Heather Graham Pozzessere, nata nel 1953, è considerata una colonna portante della letteratura romance; nonostante ciò (o forse a causa di ciò?), non è rintracciabile nelle librerie italiane.

The House on Hickory Hill, di Max Allan Collins
(5×02-5×06)

Arthur Creed, autore di best-seller, cerca l’ispirazione trasferendosi con tutta la famiglia in una casa nota per il suo passato maledetto, con radici fin nei processi alle streghe di Salem. Tra misteriose manifestazioni, la figlia maggiore viene rapita.

Storia interessante dalla trama contorta ma comunque coerente, in cui la componente soprannaturale viene infine relegata ad un angolo per lasciare spazio a un vero e proprio thriller, dai risvolti peraltro abbastanza morbosi. Mina il racconto qualche difetto di equilibrio (le streghe nominate all’inizio e poi dimenticate, il finale un po’ frettoloso, l’evidente sprezzo/ignoranza di qualsiasi procedura ufficiale da parte di Mulder e Scully, nonché dell’omicidio nel passato della casa). Nel complesso, comunque, una buona, scorrevole lettura.

Max Allan Collins è nato nel 1948 ed ha al suo attivo una lista di titoli che è più lunga dell’antologia che stiamo qui recensendo (è ad esempio l’autore dei fumetti Road to Perdition da cui venne tratto l’omonimo film); nonostante ciò, è inedito in Italia.

Time and Tide, di Gayle Lynds e John C. Sheldon
(7×07-7×08)

Tre ragazzi si avventurano in un bunker abbandonato, con due finestre affacciate sul mare: un mini tornado si manifesta e li costringe alla fuga. Scully e Mulder sono lì perché chiamati dal nuovo proprietario del bunker, perplesso dalle sue caratteristiche.

Racconto pessimo: privo di qualunque pathos, ridicolo e del tutto privo di senso. Basterebbe pensare a Scully che dopo tre pagine si è già convinta che varcando la finestra di sinistra si torni indietro nel tempo, per classificare questo racconto con uno zero spaccato. Se ci aggiungiamo la totale mancanza di logica nel funzionamento delle finestre (figlia di una totale ignoranza degli autori in merito alla letteratura di genere, direi), un tornado senziente di natura e scopi ignoti e sostanzialmente inutile alla trama, e una strizzata d’occhio ai fan nel finale di una ruffianeria impagabile, questo racconto si può tranquillamente evitare di leggere.

Di Gayle Lynds è irrintracciabile la data di nascita, ma è nota essenzialmente per i suoi romanzi di spionaggio – tanto che gli unici suoi romanzi editi in italiano sono collaborazioni con Robert Ludlum.
Di John C. Sheldon si sa che ha conosciuto Gayle Lynds su Facebook dopo la morte del di lei marito, e adesso sono felicemente sposati.

Statues, di Kevin J. Anderson
(2×24-2×25)

Una jeep si schianta in un paesino della Death Valley, e ne esce un uomo che si trasforma in pietra. A Los Angeles lo scultore Bernard Lumke fa faville con le sue opere iperrealiste. Mulder e Scully potrebbero trovare un collegamento fra i due avvenimenti.

Come si deduce dalla trama, non c’è alcun grande mistero da risolvere; i colpi di scena si limitano quindi alle ultime pagine, dove effettivamente l’autore riesce ad incollare il lettore costringendolo a dubitare della possibilità dei protagonisti di salvarsi. Lodevole è l’atmosfera ballardiana, con chiari rimandi al ciclo di Vermillion Sands e alle statue canore – o più in generale all’arte decadente e all’opprimente aria del deserto. Molto apprezzato, ad ogni modo, l’equilibrio degli elementi (si pensi al citazione di sfuggita della cisterna, che poi si rivela vitale).

Unico autore ad avere una voce sulla Wikipedia italiana, nonché una sul Vegetti, Kevin J. Anderson nasce nel 1962 e passa la vita a scrivere perlopiù fantascienza, spaziando da Star Wars a al Ciclo di Dune, più i tre romanzi di The X-Files (adesso non facilmente reperibili) Rovine, Anticorpi e Punto Zero e due apparizioni su Urania, una in solitario (Viaggio alieno, Urania 1436) e l’altra a quattro mani niente meno che con Van Vogt (Slan Hunter, Urania 1526).


Qui si conclude quest’antologia. I racconti, oltre a spaziare dai più fantascientifici ai più liberamente fantastici, oscillano anche qualitativamente, presentando almeno un paio di esempi di discutibile letteratura, e altrettanti pezzi meritevoli di una certa attenzione; nel mezzo, gli altri brani risultano discreti, senza particolarmi mire artistiche ma senza neanche rubare il tempo al lettore.
Più in generale, tutti quanti risentono del media originale, presentando storie che paiono più novelizzazioni di ipotetiche sceneggiature che racconti ex-novo: lo stile è sempre molto più televisivo che letterario – il che di per sé non è un problema né una spiacevole sorpresa, dato che non ci si dovrebbe aspettare niente di troppo diverso da un’antologia dedicata a The X-Files.

Si segnala infine che a questo volume, nei giorni scorsi, ne è seguito un altro, intitolato The X-Files: The Thruth is Out There. Anche questa raccolta è formata da una dozzina di racconti di autori perlopiù ignoti in Italia, spesso premiati al Bram Stoker Award ma dediti anche al thriller, alle spy-story e ovviamente alla fantascienza.

Buona lettura!

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