Le serie della settimana (15/02/2016-21/02/2016)

Mentre The X-Files arriva alla sua penultima puntata, mi rimetto in pari con Better Call Saul, continuo Modern Family e The Fosters, e inizio a sorpresa Animals. – per motivi che io stesso ignoro.

Animals. 1×01-02

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Sono abbastanza sicuro di aver detto che non avrei iniziato niente di nuovo, ma sono un po’ come quelli che dicono «Ma sì, tanto smetto quando voglio, cosa sarà mai una dose in più».
Inizio quindi quella che è probabilmente la serie più low budget di tutta la storia dell’HBO: Animals. (così, col punto alla fine), ideata e scritta da Phil Matarese e Mike Luciano – a me ignoti – e prodotta dai fratelli Duplass (di cui Mark è il protagonista di The One I Love, di cui ho fatto i sottotitoli; mentre Jay è Joshua in Transparent).
Di cosa parla? Di animali. Di che pensavate che parlasse? Ma gli animali in questione sono tutti alle prese con problemi squisitamente umani: dalla vita sociale al sesso, dal lavoro alla ricerca della propria identità. Ma siccome sono animali disegnati in maniera grossolana, niente sembra avere un senso.

1×01 / Rats – Protagonisti del pilot sono i ratti, alle prese con un megafestone sotto la metro. Phil è un topo sociopatico, e il suo amico Mike si sforza di fargli perdere la verginità: ci riuscirà? Con i camei di due cavalli e due piattole, scopriamo anche quella che sembra essere una trama gialla a base di sesso e potere fra gli umani. Il che rischia anche di passare inosservato, quando il DJ della festa è un topo con un’orecchio cresciuto artificialmente sulla schiena. Ottimo pilot, mezz’ora volata nel non-sense che tanto non-sense non è.
1×02 / Pidgeons – UN PICCIONE GAY. Povia, tiè! Si conferma l’andazzo del pilot, con situazioni ben più che umane riportate ad ambiente animale: classica litigata fra padri a un incontro sportivo dei figli, ragazzi che si sentono a disagio alle feste perché gli amici maturano prima, diabolico piano di seduzione che evolve in amore vero – tutte le trame del romance, dello spy e del drama in generale, ma in chiave zoo. E la trama umana è un vero e proprio poliziesco. Ottimo!

No, davvero, recuperate questa serie: è solo mezz’ora a settimana, per nove puntate.

Better Call Saul 1×08-10, 2×01

Better_Call_Saul

1×08 / RICO – Al di là di qualcosa di imprecisato nella storyline di Mike, l’intera puntata verte su quello che sarà probabilmente il primo grande caso di Jimmy, quello che gli permetterà di gettare le basi della futura carriera di Saul Goodman. Caso apparentemente molto semplice, ma che mescola un minimo di altruismo (è chiaramente motivato anche dal voler aiutare quegli anziani) con la questione di Chuck, che si conferma il personaggio meglio tratteggiato di questa stagione: dalla paranoia alla passione per il proprio lavoro, che sfocia in una bellissima scena finale.
1×09 / Pimento – Apertura che riflette la chiusa precedente. Un po’ tutte le storyline tendono a chiudersi e come al solito in un nulla di fatto per il nostro protagonista. Un po’ delude Chuck, apparentemente incapace di macchinazioni, e invece da sempre uomo dietro il sipario. Kim molto ferita, e attendiamo con ansia un flashback chiarificatore dei suoi rapporti con Jimmy. Perplesso su Mike, che si incammina su un binario interessante ma tutto suo – e apparentemente motivato dal mantenimento di un cane.
1×10 / Marco – Finale che è quasi un flashback ambientato nel presente, con Jimmy alle prese con i fantasmi del suo passato e un ritorno alle origini. Perfetto il monologo durante il bingo, nonché l’intero svolgimento e il colpo di scena a Chicago. Forse un po’ meno funzionale la svolta finale, dove la decisione del protagonista risulta un po’ troppo brusca e immotivata. Finale comunque ottimo, soprattutto nella sua originalità formale.

Qui finisce la prima, straordinaria stagione di questa serie che non fa certo rimpiangere Breaking Bad (anche se non riesce comunque a raggiungerla – ma insomma, non è mica facile, eh).
E via con la seconda.

2×01 / Switch – Seconda stagione che inizia, parallelamente alla prima, con un quasi inquietante flashforward. Quando mai arriveremo a quel punto? Ci riagganciamo poi a dove eravamo rimasti, sviluppando un episodio parallelo al finale della stagione precedente: ma stavolta accanto a Jimmy Scivolone c’è Kim (che, ho realizzato solo ora, potrebbe anche morire, prima o poi). Strano che alla fine si arrenda alla crisi di mezza età e decida comunque di accettare il lavoro. La storyline di Mike sembra sempre andarsene troppo per conto suo: perché?

Modern Family 7×13

Puntata decisamente lenta, sofferente di tre storyline abbastanza scontate.
Da una parte Claire e Phil che si scambiano di ruolo (ma non era già successo?); poi un Jay geloso e un Manny quasi fuori personaggio (ma come risponde al compagno di scuola?); infine, seppur lodevole il fatto che gli autori si ricordino del piano di sopra di Cam e Mitch, non è comunque il caso di riempirlo di personaggi di dubbio interesse con una trama da rara prevedibilità.
Si salva qualche battuta, ma il ritmo, nel complesso, era gestito molto male, assolutamente non all’altezza di Modern Family. Puntata fiacca, insomma.

The Fosters 3×14

Puntata che inizia all’insegna della leggerezza, fra il video su Twitter e il sito di Fost&Found finalmente portato a degli standard grafici che non mi costringano a sanguinare dagli occhi ogni volta che lo inquadrano. Inizia, però, una deriva che porta presto a scottanti colpi di scena: il pazzo subisce violenze (be’ non che fosse così inaspettato), la barista ha un figlio, i rapporti fra Stef e Lena sono piuttosto conflittuali, quelli fra Callie e Brandon sono a dir poco tesissimi.
L’apice lo si raggiunge alla fine, col segreto decisamente sconvolgente che riguarda il padre bioogico di Jesus e Mariana: sarà un fraintendimento? O affronteremo di petto anche questa tematica?
Aspetteremo. Intanto, la puntata è stata parecchio movimentata ed è scorsa piuttosto bene. Inoltre, mi sono reso conto solo ora che l’attore che interpreta Nick è probabilmente sulla soglia dei 30, mentre Jude è ormai 10 cm più alto della sorella.
E qualcuno dica alla madre di Stef che se proprio vuole fare gli spaghetti con le polpette (inesistente piatto tipico italiano, secondo gli americani), almeno potrebbe evitare di farle coi guanti di lattice. Grazie.

The X-Files 10×05

A questo punto è evidente che Chris Carter è affetto da sindrome da personalità multiple. Oppure, semplicemente, dovrebbe smettere di fare puntate orribili legate alla mitologia (la 10×1) e concentrarsi su questi divertissment che nascondono ben più profondi significati.
Perché le capacità non mancano: il cold opening è probabilmente uno dei migliori di tutta la serie, nonché fra i migliori visti ultimamente. Fin da subito porta in scena il tema portante della puntata, nonché un po’ degli ultimi 15 anni di vita reale: il terrorismo islamico. E lo fa fin da subito cercando di non cadere nello stereotipo e di offrire un’analisi non superficiale e frettolosa. La promessa è mantenuta per tutto l’episodio che vede ripetutamente sottolineata la follia del terrorismo religioso a cui si contrappone la follia del razzismo (bellissima l’infermiera praticamente leghista). Un sistema di odio che alimenta l’odio, come giungerà infine a capire Mulder al termine dell’episodio.
Veniamo ai personaggi. Date le anticipazioni, ci si chiedeva come sarebbero stati questi agenti Miller e Einstein. E Carter ci sorprende: sono proprio le repliche di Mulder e Scully. Non stiamo per caso gettando le basi per un sequel/spino-off? Anche quest’ipotesi era comincita a girare; ma c’è da considerare che una nuova serie, con dei personaggi fotocopia (perfettamente funzionali a una puntata singola), rischia facilmente il collasso su se stessa.
Venendo alla puntata, la fa da padrone il trip/non-trip di Mulder, in cui peraltro abbiamo occasione di rivedere fugacemente alcuni volti noti. A volte un po’ troppo fugacemente, dato che i Lone Gunmen si vedono per mezzo secondo e rischiano di passare inosservati, come d’altronde lo stesso Skinner. Migliore la scena dantesca con Fumatore – scena che forse deve qualcosa, visivamente, al film Al di là dei sogni.
Unico appunto negativo è per la questione del suono delle trombe del giudizio: che c’entrava? Non credo di essere l’unico a pensare che la puntata sarebbe stata identica anche senza quell’inutile storyline.
Debole anche la colonna sonora, che vede la presenza di canzoni poco efficaci e per un periodo troppo prolungato (un’intero brano praticamente ininterroto in tutti gli ultimi 10 minuti) e inserzioni inopportune anche nella parte originale (perché attaccare quelle note dopo l’esplosione prima della sigla e rovinare tutto?). Molto apprezzato il momento country durante l’allucinazione, e la citazione, insensata ma tipica di Mark Snow, di Per Elisa – ammesso che qualcun altro l’abbia notato oltre me.
Come detto, si è trattato nel complesso di un ottimo episodio, che, pur non all’altezza di grandi classici firmati dall’autore (Triangle, The Post-Modern Prometheus), riesce facilmente a ritagliarsi il suo angolo nella mia classifica personale delle migliori puntate.
Dita incrociate per il finale – che, in quanto puntata della mitologia, ha il 99% di probabilità di essere orrendo.


Fine, per ora. Settimana prossima come questa, con l’ultimo episodio della miniserie-evento di The X-Files
e il proseguimento di tutto il resto. Non credo avrò tempo per ulteriori recuperi, ma mai dire mai.

Buona visione!

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