“La porta dell’infinito” (“Gateway”), di Frederik Pohl

Recensisco oggi un libro straordinario, di un autore che per qualche strano motivo ho finora bistrattato: Frederik Pohl. Il capolavoro in questione è La porta dell’infinito (Gateway, 1977).

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La trama

Robinette Broadhead va dallo psicologo, che per inciso è un robot ribattezzato Sigfrid. Ci va perché un qualche trauma, dal passato, gli sta rovinando la vita. Che cosa? Come è diventato un uomo ricchissimo, partendo dalle semplici miniere? Apparentemente passando per Gateway, un satellite artificiale di origine aliena scoperto anni prima e pieno di astronavi lasciate lì dagli Heechee (i mesteriosi costruttori) e dirette verso mete ignote. Ma allora cosa può essere andato storto?

La forma

La forma del libro riflette perfettamente il contenuto: abbiamo quindi capitoli al presente in cui assistiamo alle sedute dallo psicologo, alternati a capitoli in cui viene rivangata la storia del protagonista (entrambi in prima persona); inutile dire che alla fine le due linee si incontreranno.
In questo senso, possiamo vedere due percorsi convergenti: il viaggio del protagonista verso se stesso e il viaggio verso l’ignoto – entrambi aventi come meta finale il trauma scatenante l’intera narrazione.

Come se non bastasse, a costellare l’intero romanzo, interrompendo lo svolgimento, vi sono delle inserzioni: pubblicità, stralci di documenti e regolamenti, rapporti su altri viaggi. Frammenti di realtà che contribuiscono a dare una base oggettiva al racconto puramente personale di Robinette.

Forma, dunque, straordinaria e impeccabile.

Sulla psicologia, sull’omosessualità repressa, sulla ricerca del trauma – e quindi ancora sulla psicologia

Spero non prendiate come spoiler qualcosa che si intuisce a metà libro ed è in fondo slegata dal finale vero e proprio: ma uno dei grossi problemi che Robinette deve affrontare con Sigfrid è proprio quello dei suoi desideri omoerotici nei confronti di un compagno di viaggio. La ricerca delle motivazioni di questo desiderio, così come quelle più importanti della sua sofferta negazione, danno vita ad alcune delle pagine più intense dell’intero libro, riuscendo perfettamente a trasmettere al lettore l’angoscia della repressione, la forza del diniego assoluto, l’oppressione della non-accettazione di sé.
Impossibile non farsi tornare alla mente Oltre Apollo di Malzerg, che precede La porta dell’infinito di cinque anni e ci ha già dato un altro ritratto vivido (nonostante il narratore decisamente meno affidabile) di queste tematiche – per il quale rimando comunque alla mia recensione di allora.

Ovviamente, questa ricerca interiore è solo parte della ricerca personale di Robinette, verso il trauma che ha portato quest’uomo ricchissimo a doversi rivolgere a Sigfrid.
È proprio nella dinamica psicologo/paziente la parte più illuminante del libro: non tanto per eventuali massime di vita che non pare voler dare, quanto per l’eccezionale lavoro di analisi e di documentazione che traspare da ogni singola riga.
Non conosco la biografia di Pohl e non so se e quali rapporti egli avesse con la psicologia; so per certo, però, data appunto anche la lettura di Oltre Apollo, il primario interesse verso l’argomento da parte della letteratura fantascientifica del tempo, impegnata a svincolarsi dal cliché di avventura spaziale a base di mostri, e pronta a tuffarsi nello “spazio interno” le cui porte erano state dischiuse più di un decennio prima da Ballard.

In tal senso, la lettura di Gateway / La porta dell’infinito è rivelatrice di realtà difficilmente immaginabili da chi non vi ha avuto contatto diretto: non quelle dei pianeti più lontani, ma quelle delle difficoltà quotidiane, della nostra identità, del nostro rapporto con noi stessi e con gli altri – in un certo modo, del senso della vita.

Conclusioni

Come si sarà dedotto, non ho alcuna rimostranza da rinfacciare al libro: trama interessante e scorrevole, struttura affascinante e solida, perfetto equilibrio fra azione e riflessione, e un’indagine profonda all’interno della mente umana.
Non posso fare altro che porre Gateway nella mia personale classifica dei libri preferiti, e consigliare a tutti di leggere questo straordinario romanzo, che non può lasciare indifferenti.

Buona lettura!

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