“Spore”, di Andrea Viscusi

Torno a parlare di Andrea Viscusi (poi smetto, giuro), con la sua antologia personale Spore, che contiene ben nove racconti.

spore
Già con la copertina si parte bene.

Spore

Il racconto che dà il titolo alla raccolta è un breve excursus della storia futura del pianeta Terra, a partire da una tuta per decomporre cadaveri tramite funghi realmente in progettazione.
In queste poche pagine, la mia mente è andata subito a Nancy Kress, un po’ per l’ampio respiro generazionale, un po’ per le tematiche ambientali. Su questo fronte ho espresso più volte la mia insofferenza verso certi mea culpa che vedono gli umani distruttori del pianeta e (cito) “parassiti”, ma chiudo volentieri un occhio sull’ideologia di fronte a un racconto ben scritto e completo pur essendo conciso.

Il giorno più importante

L’unico (credo) racconto già presente altrove, e che infatti ho già recensito nella raccolta Quattro apocalissi.

Natura morta

Perché a casa di Dario e Lorenzo le mele sul tavolo marciscono così velocemente? Un’anomalia temporale domestica li porterà a scontrarsi col concetto di destino immutabile.
Benché non apprezzi troppo il turpiloquio e l’utilizzo di nomi commerciali senza nessuna motivazione oggettiva e razionale da addurre, rimane comunque un ottimo esempio di racconto leggero ma che lascia spazio alla riflessione – e in questo caso penso a Ted Chiang e a What’s Expected of Us.

Il dottipardo

Marlo vive in un mondo rigidamente governato, dove a sei anni si riceve il proprio Libro, a trent’anni si fa il primo figlio e a sessanta si va al Crematorio. Suo fratello Narlo, però, sembra avere una mente diversa.
Ennesimo esempio di distopia, stavolta però narrato dall’insolito punto di vista non del personaggio che si ribella all’ordine, ma di quello che nell’ordine ci vive e con il ribelle di turno deve trovarsi a che fare. In questo, un’ottima variazione, su di un’idea i cui contorni vengono lasciati sul vago, per farci concentrare solo sui protagonisti.

Cattivi genitori

Un quadro sembra ossessionare particolarmente il protagonista delle vicenda, che vive chiuso, insieme ai suoi compagni, nell’istituto dal quale riceve una completa istruzione. Perché?
Idea molto originale che si schiude mano a mano, e pur diventando intuibile ben prima della conclusione, lascia un ultimo colpo di coda: bene, perché la deriva vagamente populista degli ultimi paragrafi è lenita dall’amaro realismo della natura umana (quella italiana, poi, non ne parliamo).

Il guardiano del faro

Un’intelligenza artificiale si risveglia. Chi è? Dov’è? Quando è? Chi ce l’ha messa? Suppone gli umani: ma per fare cosa?
Bel racconto breve in cui la ricerca di identità (benché sia di una macchina) procede passo passo, per indizi da scavare nella propria memoria, in cerca di una spiegazione alla propria esistenza. Un’allegoria della ricerca di un senso alla propria vita? Gli si può accusare soltanto una proprietà di linguaggio un po’ troppo fiorita, per un software cosciente da poco di se stesso, ma è pur vero che il senso del tempo è relativo, e tutto si giustifica.

Stelle cadenti

Lahire deve difendere il suo pianeta, Deneb, dalla sonda della Lega Scarlatta che ne minaccia la distruzione; tutto questo mentre ricorda, fino a pochi minuti prima, il volto dell’amata Jeanine.
Dopo Il giorno più importante, un altro racconto che gioca con l’alternanza temporale dei capitoli, partendo da un centro e diramandosi da una parte verso la guerra contro la sonda, dall’altra verso l’appuntamento con Jeanine. La costruzione non è, fortunatamente, un esercizio di stile fine a se stesso, ma è – come Viscusi ci ha abituato – perfettamente coerente con la trama (che si basa su un’idea che di per sé non sarebbe neanche particolarmente originale, se non fosse appunto per com’è condotta).

Sinestesia

Filippo Fritti è accusato di tentato omicidio. Il suo avvocato tenta la carta dell’infermità mentale, perché effettivamente, come scopriamo dai ricordi dell’imputato, qualcosa che non va nella sua mente c’è.
Ottimo racconto che gioca, anche questo, sulla struttura, alternando una parte in terza persona (ma dal punto di vista dell’avvocato) ai ricordi personali di Filippo. Ed anche in questo caso, il ricordo non è un artificio fine a se stesso, ma perfettamente inserito all’interno della trama.

La staffetta

Una strana creatura viene ritrovata: sembra umana, ma appare primitiva, bassa, con un linguaggio incomprensibile. Niente a che vedere con l’evoluta società futura di immortali.
Breve racconto che unisce da una parte un’evidente critica al razzismo, dall’altra un’acuta e oggettiva visione di quello che è il processo dell’evoluzione, che scontra l’idea della specie più adatta con quella di specie migliore: l’intelligenza, la tecnologia, l’organizzazione sociale sono i fini verso cui l’evoluzione si muove? Ovviamente no, ma è originale come il racconto ce lo mostri.


Qui si conclude questa raccolta di racconti. Come avete dedotto, sono tutti di ottimo livello (i miei preferiti sono i primi due), benché comunque nessuno mi faccia gridare al capolavoro come è stato col romanzo Dimenticami Trovami Sognami – ma potrebbero mai?
Ciò non toglie che meritano tutti l’opportunità di essere conosciuti, e in tal senso vi faccio notare che sul sito dell’editore vi potete leggere i primi quattro.

Buona lettura!

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8 Replies to ““Spore”, di Andrea Viscusi”

  1. Il commento precedente non appare…Lo rinserisco
    2015 Paparozzi elogia Viscusi – leggi l’area “Articoli collegati”.
    17.1.2016 – Viscusi elogia Paparozzi
    3.2.2016 – Paparozzi rielogia Viscusi.

    Mi avete convinto a NON leggere NIENTE di vostro.

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    1. Il commento precedente non appariva in quanto mi pare di capire che WordPress blocchi automaticamente commenti contenenti troppi link. L’ho ora sbloccato, dato che i link in questione sono di questo stesso blog e di quello di Viscusi.

      Ad ogni modo, lascio quello e questo al giudizio dei passanti, dacché non riesco a interpretarne il contenuto: per quale motivo si dovrebbe diffidare di due persone che si dimostrano un minimo di stima reciproca?

      Peraltro il 90% di quello che ho scritto è gratis qui sul blog, quindi tu, a leggermi, ci perdi esattamente quanto io ci guadagno: nulla.

      Ma, appunto, queste sono considerazioni che può fare tranquillamente chi, di passaggio qui, si degnerà di leggere anche i commenti.

      Mi piace

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