“Mondo alla rovescia”, di Christopher Priest

Oggi recensisco un libro che mi sono trovato in mano per caso, di un autore che peraltro, finora, non ho minimamente degnato di attenzione: Christopher Priest. Il libro in questione è uno dei suoi primi romanzi, Mondo alla rovescia (Inverted World, 1974).

image_book

Trama

Helward Mann vive in un mondo particolare: la Città si sposta su dei binari che le vengono costantemente smantellati dietro e rissembalti davanti. Perché? Perché il mondo è a forma di iperbole e il punto ideale in cui la città dovrebbe trovarsi, l’optimum, continua ad avanzare verso nord.
Seguiamo il protagonista alla scoperta delle dinamiche sociali che regolano il funzionamento della città, cercando di capire cos’è quest’universo bizzarro.

Struttura

La vicenda è suddivisa in cinque parti, a loro volta divise in capitoli di dimensioni variabili, ma mai troppo brevi o troppo lunghi.
La particolarità è che quelli dispari sono narrati dal protagonista in prima persona, mentre quelli pari sono in terza. Questo stratagemma è inevitabile per poterci offrire uno sguardo su una percezione della realtà che Helward non può provare, e che altrimenti sarebbe preclusa totalmente al lettore – che già si trova sufficientemente spiazzato dal questo improbabile mondo.

Cosa funziona…

«Avevo raggiunto l’età di seicentocinquanta miglia.»

Non c’è dubbio che l’incipit sia di quelli che fanno storia. Non che si possa giudicare un libro dalla prima riga, ma si converrà che Priest riesce in un pugno di parole ad introdurre efficacemente il senso di staniamento che accompagnerà il lettore per le pagine successive.

Infatti, un altro punto di forza del libro è l’accuratezza con la quale viene descritto il funzionamento della Città. Si colgono chiare suggestioni steampunk, ma nonostante ciò Priest non si limita a crogiolarsi nella tecnologia vintage, ma offre continui spunti scientifici e pratici che contribuiscono a non far perdere mai il profondo senso di realismo che, in un mondo del genere, potrebbe facilmente perdersi.

Proprio la descrizione di questo mondo è un altro momento straordinario: quando Helward si ritrova ai confini dell’iperbole, ciò che vede è non a torto definito come indescrivibile a chi non l’ha vissuto. Ho delle difficoltà anche solo a riportare l’idea senza limitarmi al copia&incolla. La capacità di dipingere una scena così al di là della percezione umana è a dir poco straordinaria.

E straordinaria, infine, è l’idea di fondo, che in quanto rivelazione finale preferisco non dire in questa sede. Basti accennare al fatto che è un’invenzione (sia dal punto di vista scientifico che da quello narrativo) a dir poco sconvolgente, in grado di apparire realistica e di spiegare l’irreale, e che costituisce uno dei più clamorosi colpi di scena nei quali mi sia mai imbattuto in letteratura. In quelle ultime pagine c’è senza dubbio un’idea di un’originalità che non può che lasciare a bocca aperta.

Il tutto è condito da una narrazione sempre vivace, che non pecca di rallentamenti (nonostante l’azione non sia costante) e tiene incollato il lettore per le non poche pagine del romanzo.

…e cosa funziona meno

L’unica pecca è qualche spiegone di troppo, una certa facilità con cui si ricorre per tutto il tempo allo stratagemma di far sedere un personaggio a raccontare quel che è successo – il che peraltro stride con l’apprendistato del protagonista, che occupa metà libro all’insegna del «noi non ti insegnamo niente, lo imparerai vedendolo».
Questo si risente soprattutto nel finale, dove l’idea strabiliante di cui sopra viene raccontata praticamente da capo a coda quasi con una certa inopportuna facilità. Mi rendo conto che soluzioni diverse potevano essere particolarmente complesse, data la situazione di quel mondo, ma rimane comunque la sensazione che il libro si esurisca un po’ troppo velocemente.

Giudizio finale

Come si è dedotto, il libro ha dei lati positivi e alcune debolezze. Data l’idea di fondo geniale (insisto nel ripetermi), ci si aspetta una trattazione che sia sempre all’altezza; invece, benché la struttura narrativa a POV variabile si adatti perfettamente alla narrazione, i fatti stessi non sono sempre esposti nel migliore dei modi, e il finale risulta in uno spiegone un po’ sbrigativo.
L’impressione generale è quindi di trovarsi di fronte a qualcosa che poteva essere un capolavoro, ma deve “limitarsi” a essere un ottimo libro, sempre sicuramente e caldamente consigliato.

Buona lettura!

Annunci

4 Replies to ““Mondo alla rovescia”, di Christopher Priest”

  1. In gioventù adoravo la fantascienza e ancora adesso ogni tanto non disdegno. Grazie dell’ottimo consiglio. Una domanda: cosa significa che il mondo è fatto ad iperbole? L’iperbole è una curva bidimensionale che tende asintoticamente all’infinito, mentre un mondo dovrebbe essere rappresentato con un solido chiuso

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...