Le serie della settimana (18/01/2016-24/01/2016)

Benvenuti in questa settimana in cui non ho visto quasi nulla: Modern Family, dopo due sole puntate, è di nuovo andato in pausa (peraltro di durata indefinita); ho provato a vedere Mad Men, ma l’ho mollato per motivi che proverò ad argomentare; ho salvato la settimana iniziando Fargo, scoprendo un capolavoro così, per noia.

Fargo 1×01-05

fargo-first-season.23043

Premessa: io il film omonimo non l’ho visto e finora non sapevo neanche di cosa parlasse.
Ho iniziato questa serie colpito dalle diffuse recensioni positive e dal fatto che l’aggettivo più usato per descriverla fosse “grottesca”. E non ne sono rimasto deluso.
Riassumo la trama, prima di procedere a commenti più mirati: Lester fa (male) l’assicuratore. Incontra per caso un sicario al quale racconta di essere tuttora vittima del bullo che lo tormentava al liceo. Il sicario decide di fargli un favore personale – il genere di favori personali che fanno i sicari.

Vediamo la prima metà della stagione, di dieci episodi.

1×01 / The Crocodile’s Dilemma – Pilot che esordisce in crescendo, iniziando prima di tutto a presentare egregiamente, lentamente e freddamente i personaggi principali. Molto lo si deve agli straordinari dialoghi, che fin da subito riscono ad alternare il buffo e surreale (l’impacciatezza di Lester al lavoro, Sam che si bulla davanti ai figli) al serio e inquietante (il dialogo Lester/sicario all’ospedale). Il crescendo segue anche un andamento progressivo dal (per così dire) “leggero” al “pesante”, passando dai toni più umoristici via via verso quelli più tragici, fino al sanguinolento finale – che però trova tempo per fermarsi a presentarci un altro personaggio. Pilot impeccabile.
1×02 / The Rooster Prince – Seconda puntata più lenta, che da una parte ci risparmia il sangue ma dall’altra conferma il tono generale della serie, diviso fra il dramma estremo (Lester che piange sul maglione di sua moglie) e la commedia surreale. A Duluth sembra iniziata una storyline parallela, col sicario impegnato in un’altra missione, la cui natura sembra comunque intrecciarsi, prima o poi, alla vicenda principale. Molti elementi: vedremo come saranno gestiti.
1×03 / A Muddy Road – Tutto ciò che ho detto finora si conferma in questa puntata, con la rapida alternanza di accenti surreali (i figli di Sam Hess, la sorella di Molly) e tragici (il cane di Milos – storyline di cui però ancora non comprendo le finalità). Finalmente Grimly si inserisce nella trama principale, portando, se mai ce ne fosse stato bisogno, un’ulteriore dose di imbarazzo a Bemidji.
1×04 / Eating the Blame – E finalmente sappiamo il nome del sicario, che suona strano come tutti quelli dei paesini coinvolti. Il ricatto a base di piaghe bibliche continua, benché si ostini a farlo su binari paralleli – e con tanto di flashback. Per il resto, puntata che non abbassa minimamente il livello di questa straordinaria serie (anzi, era anche un episodio più scorrevole dei precedenti).
1×05 / The Six Ungraspables – Altra magnifica puntata, dal surreale flashback d’apertura all’inquietante finale. La storyline di Stavros sembra assumere un ruolo nell’equilibrio della vicenda, e finalmente ci viene spiegato per bene cos’è successo alla mano di Lester (anche se non si spiega perché nessuno se n’era accorto alla visita per la commozione cerebrale, ma vabbè). Ottima l’intermezzo con la parabola per introdurre il vicino di Grimly.

Comunque siamo a metà stagione e non ho ancora capito il senso dei titoli degli episodi.

Mad Men 1×01-04 e perché non ha funzionato

Inutile dire con quali aspettative ho iniziato Mad Men: acclamata da pubblico e critica, vincitrice di sedici Emmy e cinque Golden Globe, è andata in onda su AMC (lo stesso canale di Breaking Bad – ma se è per questo pure di The Walding Dead) dal 2007 al 2015, per 92 episodi spalmati su sette stagioni.
Ambientata negli anni ’60 a New York, segue le vite dei pubblicitari, delle loro famiglie e di chi gravita loro intorno, anche in relazione al contesto storico.

Ho visto le prime quattro puntate ed ho deciso di mollarlo.
I punti a sfavore sono troppi. Il primo, più evidente anche se il più soggettivo, è il mio totale disinteresse per ciò che accade. Francamente, nulla di quel che ho visto mi spronava anche solo minimamente a guardare la puntata successiva, a cui sono sempre approdato solo perché ormai avevo preso l’impegno. I personaggi sono delineati ottimamente, ma… c’è ben poco da delineare. Storie banali, relazioni scontate; persino la doppia identità del protagonista non mi ha offerto alcuna necessità di approfondimento – anche perché mi sembra un pretesto narrativo un pelino abusato.

Ma, ovviamente, di fronte a una trama non stimolante chiudo sempre volentieri un occhio se la realizzazione tecnica è invece interessante e curata (il caso di American Horror Story è esemplare).
Questo purtroppo non posso dirlo per Mad Men, ed è proprio l’aspetto che mi ha deluso di più.
La prima grossa delusione arriva dalla regia: è chiaro che, da una serie con tutti quei premi e col target di pubblico che so avere, mi aspettavo qualcosa che avesse un minimo di personalità. Invece non c’è assolutamente niente di tutto questo: piatta, banale, senza identità né smalto, la regia non viene aiutata dalla fotografia, e viene definitivamente azzoppata da un montaggio con tempistiche quantomeno discutibili. Capisco che, venendo da Breaking Bad, The Knick o Mr. Robot, i miei stardard possano essere altini; ma è pure vero che stiamo parlando di sedici Emmy e cinque Golden Globe, e ritrovarmi davanti qualcosa al cui confronto Masters of Sex sembra essere la serie originale di cui questa è la parodia, ecco…

Altro grosso problema è nella sceneggiatura, che come detto non offre alcuno spunto di interesse. Un po’, come detto, è sicuramente una questione soggettiva. Ma in parte è anche dovuto a delle lacune: imbarazzanti i minuti spesi a pensare a nuovi slogan, che si risolvono poi in una presunta idea geniale che non può che sembrare profondamente inefficace allo spettatore. Forse alcune si basano su giochi di parole che potevano avere un senso nell’America degli anni ’60, ma l’impressione che ho avuto è che chi scriveva le puntata non aveva a fianco a sé un copywriter che lo consigliasse – cosa assolutamente necessaria, in un prodotto del genere.
Mi hanno fatto storcere il naso anche alcune scelte tempistiche rispetto ai colpi di scena, come dirci che il protagonista a una doppia identità solo alla terza puntata (ma non dovrebbe essere la cosa più importante?), o nascondere in maniera goffa l’omosessualità di Sal, palese fin dal pilot, ma che per qualche motivo si continua solo ad occhieggiare ancora fino alla quarta puntata (ma ci prendete per scemi?).

Quello che funziona assolutamente in Mad Men (e che è il più grande rimpianto che ho – o forse l’unico? – per non essere riuscito a continuarla) è la questione della parità di genere e il ruolo pressoché nullo della donna nella società di cinquant’anni fa. Forse perfino eccessiva nel mostrare donne prostrate al loro ruolo di zerbini e uomini ben contenti di approfittarsene, questa serie ha almeno il pregio di portare senza filtro alcuno il tema sul piccolo schermo. Quanto sia efficace farlo attraverso questa reiterazione e questa quasi “violenza” con cui viene esposto, non lo saprò mai.

Queste dunque sono le motivazioni per cui la mia visione di Mad Men si è interrotta alla quarta puntata: trama soggettivamente poco interessante, seppur con tematiche intriganti, ma comparto tecnico assolutamente scadente, al punto da rendere impossibile apprezzare le capacità attoriali, soffocate da una realizzazione pratica dozzinale.
Mi spiace, è andata così.

Però dai, la sigla era bella.


Fine di questa settimana atipica. Nella prossima (sempre ricordando che apparentemente Modern Family continuerà a latitare) terminerò la prima stagione di Fargo, se posso ne inizierò a seconda, tornerà The Fosters con la sua seconda parte di terza stagione, e ovviamente – nel senso che non dovrei neanche stare a dirvelo, dovreste già saperlo, insomma – inizierà la serie più attesa dell’anno: The X-Files.
E poi rilascerò i nuovi sottotitoli di The Outer Limits, anche a costo di viziarvi.

Buona visione!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...