Una stanza piena di spose: “Sherlock – The Abominable Bride”

Nel caso foste scesi adesso da Urano, Sherlock è una serie che porta le avventure di Holmes e Watson ai tempi moderni. Dopo tre stagioni di tre episodi l’una sparse nell’arco degli ultimi cinque anni, in attesa della prossima stagione del 2017 è andato in onda il 1° gennaio lo speciale The Abominble Bride, eccezionalmente in uscita nei cinema italiani il 12 e il 13 come L’abominevole sposa.

Vi metto anche il trailer in italiano, benché sentirli doppiati mi faccia sanguinare le orecchie.

La seguente recensione non contiene grandi spoiler (se non dove indicato), a meno che non si consideri tale il continuo riferimento agli eventi della terza parte della puntata.

La trama

Abbandoniamo momentaneamente la contemporaneità per calare i due protagonisti e i loro comprimari nell’epoca originaria: eccoci dunque a fine Ottocento, alle prese col curioso caso di una moglie suicida che sembra apparire per uccidere tutti i mariti fredifraghi di Londra. Sherlock sa che non è così… Ma allora qual è la spiegazione? E cosa c’entra con tutto ciò che abbiamo visto negli anni passati? A quale altro caso probabilmente collegato sembra riferirsi Sherlock durante le sue meditazioni?

Quel che funziona

Innanzitutto, apre la puntata un previously molto lungo, estremamente completo, ma nient’affatto ridondante. Può sembrare un dettaglio minore, ma non è facile riuscire a riassumere alcuni eventi fondamentali, dando la possibilità di apprezzare meglio dei riferimenti al passato, ma senza apparire prolissi. Inoltre ha anche il pregio di non offrire la possibilità di anticipare gli avvenimenti – difetto riscontrabile in molte altre serie (ad esempio quando si fanno rivedere personaggi dati per morti, e lo spettatore capisce che li rivedrà in puntata).

Ciò detto, quello che colpisce è la costruzione dell’episodio dal punto di vista della distribuzione delle informazioni, ovvero: gli indizi per capire dove sarebbe andata a finire la narrazione sono lasciati in giro fin dall’inizio, ma nonostante siano onnipresenti è davvero difficile comprenderli senza il senno di poi. Pensiamo alla considerazione di Sherlock che per risolvere un caso nuovo bisogna risolverne uno vecchio: una frase apparentemente banale, la cui verità peraltro era già stata dimostrata in alcuni episodi precedenti, ma che assume un significato basilare per la comprensione di quel che accade nell’ultima parte di The Abominable Bride.
Questo gioco di rimandi meriterebbe da solo un rewatch dell’episodio, dato che già con un’unica visione si possono cogliere a malapena i riferimenti più in superficie, a volte formati da una sola parola o espressione (pensiamo a Mycroft che parla – nell’Ottocento! – di «virus nei dati», e a un certo personaggio che verso la conclusione dice «io sono il tuo virus»…)

Il gioco di rimandi, come anticipavo parlandone nel previously, riguarda anche le stagioni scorse. Esemplare, in tal senso, la scena del primo incontro fra Watson e Sherlock, letteralmente un remake del pilot.
Non mi metto neanche a discutere dei rimandi alle varie storie di Conan Doyle, citate ora più ora meno esplicitamente, dei quali quest’episodio è letteramente saturo.

Un altro aspetto riuscito di quest’episodio è la tematica femminista: incarnata prima di tutto dal “dottor” Hooper e dal suo non riuscitissimo travestimento, si vede poi portata alla ribalta dal caso dell’Abominevole Sposa del titolo – i cui dettagli sulla risoluzione (invero un po’ didascalica) ovviamente vi risparmio, ma che grazie a Molly contribuisce a formare quel gioco di rimandi che assicura un solido equilibrio alla puntata.

Inutile dire che il vertice dell’episodio è raggiunto nel colpo di scena – che ovviamente non preciserò – che lascia inevitabilmente di stucco anche lo spettatore preparato a tutto.

Quel che funziona meno (contiene qualche spoiler)

È proprio nell’utima mezz’ora, dal colpo di scena in poi, che la struttura si fa un po’ meno solida.
Da qui in poi c’è qualche spoiler minore, un bel po’ vago.

Possiamo sorvolare sul fatto che non si capisca cosa è vero e cosa no? Relativamente, se dobbiamo capire quali sono gli indizi veri e cosa invece Sherlock si sta semplicemente immaginando. La smania di voler creare confusione citando Inception sfugge un po’ di mano agli autori Gatiss e Moffat, col risultato che quel che si vede, più che ambiguo e misterioso, risulta proprio non del tutto decifrabile.

L’altra cosa che mi ha fatto storcere il naso (ma più per colpa mia che degli sceneggiatori) è che ci si aspettava qualcosa in più: non tanto la risoluzione del mistero con cui si era conclusa la stagione scorsa, ma di certo non un’ora e mezza di intermezzo ottocentesco per arriva ad ottenere un’altra serie di indizi misteriosi che solo Sherlock sa interpretare – forse, e nemmeno si degna di spiegarceli.
Uno su tutti: questo Redbeard, che sfido chiunque a ricordare fosse il cane d’infanzia che Sherlock ha nominato una volta, di sfuggita, non so più quanti anni fa. Come pretesa di attenzione dei fan mi pare un po’ eccessiva, no?

Nel complesso, benché la storia regga anche nell’ultima parte, ho avuto l’impressione che The Abominable Bride fosse più un pretesto per riempire un’ora e mezza, che qualcosa di davvero calato nella narrazione principale. Tutto ciò che vediamo, insomma, poteva risolversi nella stagione con scorsa con un «Elementare, Watson».
Sostanzialmente, quindi, si è trattato di una specie di (splendido, sia chiaro) allungamento di brodo per lenire l’attesa di una serie che si presenta al mondo ogni due o tre anni.

A meno che (grosso spoiler) lo scopo di tutto ciò non fosse spiegare che ciò che stiamo vedendo da quattro anni non è altro che l’allucinazione da cocaina dello Sherlock storico. Teoria un po’ azzardata, ma spiegherebbe perché i nostri sembrino vivere in un universo in cui Conan Doyle non è mai esistito… Sì, ovviamente cozza con il riferimento ai virus informatici del Mycroft ottocentesco, ma insomma, fatemici credere almeno un po’.

Giudizio finale

La puntata, anche al netto di alcune evidenti incomprensioni fra me e la coppia Gatiss/Moffat, è comunque all’ottimo livello che questa serie ha sempre avuto, pur non essendo il miglior episodio.
Prepara bene l’attesa per la prossima stagione, che purtroppo, però, non andrà in onda prima del 2017. No, non è un errore di battitura.
E allora, ci vediamo fra (almeno) un anno.

Intanto, buona visione!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...