“The Demolished Man” (“L’uomo disintegrato”), di Alfred Bester

Dopo Destinazione stelle, torno ad Alfred Bester con un altra sua nota opera: The Demolished Man, tradotto in Italia con L’uomo disintegrato (ma anche Anime cieche nella versione pubblicata a puntate).

Alfred Bester_1953_The Demolished Man
Edizione in inglese

 

uomo-disintegrato
Edizione in italiano

La trama

La vicenda vede protagonista Ben Reich, ricco proprietario di un’impresa interplanetaria da generazioni in lotta con la concorrenza della famiglia D’Courtney. All’ennesimo rifiuto a una sua proposta di pacifica fusione, Reich (peraltro ossessionato da incubi ricorrenti) decide di uccidere il capofamiglia Craye D’Courtney. Il piano sarà particolarmente complicato, dovendo vedersela con una società in cui, grazie alla presenza di telepati, non si riesce più a commettere un omicidio da decenni. E le successive indagini, guidate dal prefetto Lincoln Powell, saranno se possibile ancor più complesse.

L’equilibrio

Togliamoci il sassolino dalla scarpa e iniziamo dal punto debole. Il romanzo, pur rimanendo avvincente senza mai annoiare il lettore, tende a rallentare molto l’azione nella parte centrale, con numerosi piccoli eventi marginali, ripetizioni pedisseque e descrizioni quasi ridondanti. Per dare un’idea, si prenda la trama su Wikipedia: degli otto paragrafi che la compongono (vi sconsiglio di leggere oltre il terzo), il quarto riassume da solo praticamente metà del libro – da un quarto fino ai tre quarti, per dare un’idea.

Disegnare con le parole

Come già accaduto in Destinazione stelle, anche qui Bester fa un uso grafico della parola per rendere alcune condizioni mentali e psichiche, bypassando il tentativo di descrivere l’indescribile.
Particolarmente efficace in tal senso è l’organizzazione delle parole nella pagine nei “dialoghi mentali” fra telepati, dove frammenti di discussioni si intersecano e si sovrappongono, si spargono per tutta la superficie del foglio, formando una mappa di parole più che un testo vero e proprio.
Altre digressioni – meno radicali ma altrettanto efficaci e stupefacenti – dalla prosa classica si hanno nei flashback, nel recupero dei ricordi da parte dei telepati, nelle sequenze oniriche con l’Uomo Senza Volto, con interminabili fiumi di discorsi diretti senza autore né voce, impaginazioni che ricordano sceneggiature, scansioni temporali nette, linguaggio che scarta rapidamente dal secco al barocco.
L’apice lo si ha nello strepitoso ultimo capitolo, del quale per ovvi motivi non vi anticipo il contenuto, ma che costituisce quasi un racconto a se stante.

Post scriptum, sempre a proposito delle parole: nel libro sono contenuti molti, molti neologismi e tanto linguaggio gergale. Leggendolo in inglese ci si sente a volte un po’ sperduti, benché non ci sia niente di davvero incomprensibile una volta calato nel contesto.

Il tema nascosto: Il rapporto padre-figlio/a

Fra i vari aspetti del complesso mondo che Bester costruisce in questo romanzo, c’è un leitmotiv che rincorre i quattro personaggi principali: quello della paternità e del rapporto figlio/a-padre.
Abbiamo innanzitutto il legame spezzato fra Craye D’Courtney e la figlia Barbara; curioso come l’unico davvero esplicito sia in realtà quello immediatamente distrutto e quindi meno approfondito, ma dal quale discenono direttamente i due più importanti (da qui in poi c’è qualche anticipazione che potete saltare).
Innanzitutto quello che si crea fra Barbara e Powell, un rapporto padre-figlia squisitamente frudiano nei suoi sottotesti incestuosi, nel proporre la figura archetipica del padre che si innamora della figlia e della figlia che cerca il padre – e in questa complessa costruzione trova lo spazio di inserirsi anche la moglie-madre con le sue gelosie.
L’altro rapporto, di vitale importanza perché sottinteso fin dall’inizio, vero motere degli eventi e mistero finale da svelare, è quello fra Reich e D’Courtney, un rapporto di odio-amore specchio dei rapporti padre figlio fatti di continui tentativi di avvicinamento e di compromesso, di desiderio di affetto ma di rifiuto (probabilmente anche in nome del virile rifiuto dei sentimenti?), che non può che culminare con l’omicidio – freudianamente simbolico, ma qui ben concreto – della figura paterna.

Giudizio finale

Pur con qualche squilibrio formale, il libro è un’interessante giallo che affronta anche tematiche politico-sociali (le lotte di potere, la condizione delle minoranze, da ultimo anche la riabilitazione dei criminali) e soprattutto – come abbiamo visto – psicologiche a un livello più personale.
Nonostante la mia preferenza, riguardo l’opera di Bester, vada ancora a Destinazione stelle, quella di The Demolished Man / L’uomo disintegrato è comunque una lettura altamente consigliata.

Buona lettura!

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