“Galassie come granelli di sabbia”, di Brian Aldiss

L’ultimo post del 2015 è la recensione di un grande classico della fantascienza storica: Galassie come granelli di sabbia, il libro-antologia di Brian Aldiss.

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Premessa: l’autore

Brian Aldiss è un autore che potremmo definire della cosiddetta Epoca d’Oro (uno dei pochissimi tutt’ora in vita). Nonostante ciò, finora l’ho quasi del tutto ignorato, avendo letto soltanto l’ottimo e divertente La lampada del sesso anni fa; per il resto, sono abbastanza sicuro di non essere mai inciampato nemmeno in un suo racconto.
Ho preso in mano questo libro, quindi, senza sapere neanche molto bene cosa aspettarmi: sono stato colpito sia positivamente che negativamente. Vediamo come.

Innanzitutto: di che parla

Il libro è una raccolta di racconti scritti precedentemente; pur essendo indipendenti uno dall’altro, sono tutti ambientati lungo una stessa linea temporale, e costituiscono vari episodi della sterminata storia della specie umana nello spazio.
Riassumo brevemente la trama di ognuno degli otto racconti, separati da interludi ora più ora meno brevi che sintetizzano quelche è avvenuto nei secoli fra un evento e l’altro.

I millenni della guerra. Alieni sono giunti sulla Terra e poi l’hanno abbandonata. Lo sconforto ha portato molti terrestri a rifugiarsi nelle Case del Sogno, dove appunto possono immergersi nei loro mondi onirici. Ma quelli di Floyd Milton sembrano diversi.
I millenni sterili. L’umanità si è rammollita al punto che il mestiere degli psicologi è quello di creare la rabbia necessaria ad andare avanti.
I millenni dei robot. Una flotta di robot gestisce una fattoria. La regolarità del loro lavoro è spezzata dall’improvvisa scomparsa di ordini da parte degli umani.
I millenni oscuri. Ishrail dice di venire da un altro pianeta e ha una storia straordinaria da raccontare. Ma sarà vero?
I millenni delle stelle. Alla Terra è chiesto di entrare nella Federazione Galattica. Farro Westerby rappresenta la minoranza che si oppone, e a nome della quale chiede un colloquio col ministro Jandanagger. Riuscirà quest’ultimo a convincerlo?
I millenni dei mutanti. La disciplina medica ora si avvale della possibilità di entrare in trance col paziente e controllarne le singole cellule. Ma la professionista Cyro Gyres verrà trascinata in un mondo incredibile quando cercherà di guarire un marinaio che ha avuto un misterioso incidente.
I millenni delle megalopoli. In quello che potremmo definire la versione futuristica di uno studio televisivo, l’autore Rapsodia 182 presenta ai suoi colleghi il suo lavoro su Ars Stakyr, una figura storica che si è isolata dalla società.
La fine dei millenni. Da un pianeta intorno a una stella errante fuori della Galassia, giunge un uomo che chiede ai più vicini simili di conquistare la Terra: ma chi è, e cosa vuole realmente?

Gli interludi…

Cominciamo subito dagli interludi: decisamente poco graditi. Si tratta infatti di enormi spiegoni, masse di infodump di cui, al termine di ogni racconto, ci si chiede davvero quale sia la necessità. Certi infatti si dilungano in particolari che non sono di alcun aiuto a collocare temporalmente i vari episodi, e sembrano piuttosto esercizi di fantasia fini a se stessi. Esemplare quello prima de I millenni delle stelle, lungo quasi quanto il racconto successivo, e particolarmente ossessionato da una specie di pesci alieni che non verranno mai nominati altrove. Forse converrebbe considerarlo un racconto a parte, per apprezzarlo?

…e i racconti

Riguardo ai racconti, invece, tocca ammettere che perfino per il 1959 – anno di pubblicazione – alcune idee non fossero originalissime: robot che devono cavarsela quando si estinguono gli uomini, superesseri viventi che inglobano tutto in un’unica coscienza, sconosciuti che asseriscono di essere alieni…
Se non altro sono condotte in maniera fluida, con uno stile scorrevole che viene appesantito, semmai, dalla traduzione ormai stantia.

Piuttosto che commentarli uno ad uno, preferisco precisare dove va e dove non va il mio gradimento.
I miei racconti preferiti sono stati senz’altro I millenni dei robot (quello più venato di humor della raccolta) e I millenni dei mutanti (con una trama non complessa ma molti eventi concatenati, un particolare narratore e una buona idea di organismo collettivo).
Quelli a mio avviso meno riusciti sono I millenni e le stelle (ci si aspetta che dal dialogo di queste due persone si rivelino chissà quali verità, ma è a dir poco aria fritta) e La fine dei milenni (non so se è uno dei primi casi di uso della seconda persona, ma sicuramente è il peggiore, poiché completamente privo di senso).

Giudizio complessivo

Galassie come granelli di sabbia è molto lontano dal poter essere definito uno dei migliori libri che ho letto, ma ha senz’altro un paio di spunti interessanti che non mi fanno pentire del tempo speso a leggerlo – tempo che peraltro non è stato molto, avendo la raccolta anche il pregio della brevità.
Pur non sentendomi di incitarvi a cercarlo come ho fatto per altri libri che ho ritenuto più meritevoli, vi invito senz’altro a leggerlo se avete occasione di metterci le mani sopra.

Buona lettura.

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