Le serie della settimana (14/12-20/12)

Eccoci alla settimana in cui American Horror Story va in pausa prima del finale, concludo la visione di The Lone Gunmen (lo spinoff di The X-Files, se vi siete persi qualche post) e soprattutto, con una puntata che fa gridare al miracolo, finisce la seconda e speriamo non ultima stagione di quella che non posso non eleggere come una delle migliori serie di tutti i tempi: The Knick.

American Horror Story 5×10

Se qualcuno dovesse chiedermi cosa è successo in questa puntata al di fuori della storyline di Liz Taylor, francamente avrei difficoltà.
Puntata abbastanza noiosa, piena di dialoghi decisamente vuoti e allungati a dismisura, che non servono né a fare andare avanti la trama, né ad approfondire i personaggi (alla fine, poi, non ce ne sarebbe più bisogno): molti minuti persi con John e Sally, un altro po’ con fra la cameriera da una parte e March dall’altra.
Poco più interessante quel che accade nel quadrilatero Contessa/Don/Valentino/Natacha, che si risolve in un’ecatombe francamente poco sensata; così come poco sensata (e stancante quanto nella prima stagione) questo continuo ritorno sotto forma di materialissimi fantasmi da parte di qualsiasi personaggio ucciso.
Tornando alla parte interessante della puntata: Liz e il figlio, l’unico motivo per restare svegli durante i tre quarti d’ora, storia toccante e ben scritta. Piacevolmente delirante la conclusione a cui quest’inaspettata accettazione porta la donna in paillettes con la sua compagna di avventure Iris. Peccato per il problema di cui sopra, per il quale chiunque muoia in quell’albergo ci rimane, e che non sembra mai sfiorare le menti di persone che là dentro ci hanno passato una vita. Boh.
Appuntamento a gennaio, dunque, con l’ultima puntata – e già con questa scelta di palinsesto, concludiamo molto male. Riuscirà Hotel a evitare il finale osceno di Freak Show? Speriamo.

Homeland 5×11

No, non ci siamo per niente. Chi l’ha scritta, questa puntata, un tredicenne? Dobbiamo contare gli errori di scrittura? Contiamoli.
Alison riceve un misterioso ordine su un mp3 nel telefono. Cosa sarà mai? Tranquilli, ce lo dice una donna dei servizi segreti tedeschi (mai vista finora!) in uno spiegone dieci secondi dopo. E quindi, il senso della scena precedente, sarebbe…?
Carrie e Saul si mettono a urlare (urlare!) davanti a un dottore e delle infermiere a caso riguardo questioni di sicurezza internazionale.
La bomba ha un display con scritto ATTIVATA.
Un appartamento pieno di cartine dell’U-bahn: quale terrorista non lascerebbe dietro di sé decine di cartine del luogo in cui sta preparando l’attentato?
Carrie, dopo aver fatto in tre minuti quello che poteva fare sin dalla premiere, prende una foto a casaccio e incontra in stazione proprio la persona ivi ritratta – come se il tempismo del rilasciato della puntata scorsa non fosse stato abbastanza irritante.
Infine, Saul: sai dove stanno per fare l’attentato e la prima cosa che ti viene in mente è prendertela con Alison invece di chiamare i tedeschi?
Puntata atroce, mi spiace. La peggiore di sempre di Homeland. Speriamo recuperino nel finale.

The Affair 2×11

Inedita doppietta di POV per questo penultimo episodio: Cole e Noah.
Nel primo vediamo la risoluzione dello sguardo pensieroso della puntata scorsa, e la decisione di acquistare il Lobster Roll che probabilmente sarà in qualche modo la causa scatenante dell’omicidio di Scotty. Da segnalare il collegamento fra Luisa, la madre e l’oramai ex-suocera di Noah, collegamento che – se già accennato – mi era del tutto sfuggito.
Più lungo il POV di Noah, che formalmente si presenta diviso in tre sezioni: nella prima, torna l’analisi del ruolo dello scrittore e del valore della letteratura alla luce dell’attuale industria editoriale; nella seconda, dopo un breve confronto con un Oscar che fa più pena che mai, abbia una specie di replica della seduta psichiatrica della scorsa puntata, stavolta però tenuta con Max che fa finalmente venire tutti i nodi al pettine; infine, il confronto conclusivo con Alison getta ombre sulla sua onestà.
Nel flashforward, invece, ancora non si sa nulla del test di paternità, mentre Max arriva con una nuova testimonianza. Mi sorge quasi il dubbio che sia tutto un piano di quest’ultimo per incastrare l’ex-amico…
E qualcosa mi dice che col finale di stagione continueremo a non saperlo.

The Knick 2×10

the-knick

CAPOLAVORO.
Non sono perfettamente sicuro di riuscire a scrivere un commento a caldo che sia misurato e sensato, ma ci proverò.
Cominciamo dalle cose “piccole”: le piaghe di Barrow e il suo accenno alle radiografie; la proposta di matrimonio; la partenza di Cornelia in autoesilio e quella di Gallinger a porre le basi del Nazismo. Momenti che stupiscono, sconvolgono, commuovono… ed erano le cose “piccole”.
Veniamo a quelle serie: le tre grandi rivelazioni di questo finali di stagione.
Il voltafaccia di Henry è, ad essere sinceri, quasi eccessivo. Verrebbe da considerarlo quasi fuori personaggio, se non ne avessimo già visto in passato alcuni lati oscuri. C’è comunque una labile sindrome da personalità multiple, diciamocelo.
La confessione di Cleary è un capolavoro. Sia di scrittura (preparata da quanto? metà stagione scorsa?), sia per la magnifica scelta registica, che togliendoci la visuale fa entrare lo spettatore nelle vesti del confessore. Sublime.
E poi, il finale. Il delirio positivista di Thackery giunge all’apice: la sua cieca fiducia nel progresso scientifico della medicina e delle sue capacità in quest’ambito arrivano al punto estremo di concentrarsi su stesso. Non poteva che essere quello, il traguardo di un uomo ossessionato dal rivelare qualsiasi segreto sul corpo umano: essere costretto a scontrarsi con il suo proprio, di corpo. Ciò su cui Bertie sta lavorando da inizio stagione sarà servito?
Non lo sappiamo, perché le condizioni di Algernon a fine puntata possono voler dire molte cose. Stupendo il doppio senso finale: «Ho gli incubi», «Tell me about that» («Me ne parli», ma anche «A chi lo dice»).

Finale di stagione che conferma, dunque, che questa serie è un CAPOLAVORO. Devo riscriverlo, perché ho l’impressione che non si sia capito. Per quanto mi riguarda, con questa seconda annata si attesta nella mia personale TOP10 delle serie televisive della storia, a fianco di Six Feet Under, The Wire, Breaking Bad.
Una serie semplicemente perfetta, con una scrittura asciutta, cruda sia nella costruzione dei reali, realissimi personaggi, sia nel lanciare uno sguardo alla società e alla scienza di inizio ‘900; il tutto incorniciato da una regia semplicemente straordinaria (mi sa che devo approfondire Soderbergh) e da una colonna sonora straniante e pienamente efficace.
L’appuntamento con questa imperdibile serie non è ancora stabilito, perché non c’è ancora stato un annuncio ufficiale di rinnovo, benché Cinemax abbia chiesto la stesura di una premiere per la terza stagione. Non posso che sperare che questo CAPOLAVORO ritorni l’anno prossimo; e intanto consigliarvi, se non lo avete fatto ancora, di recuperarla il prima possibile, per il vostro bene.

The X-Files – The Lone Gunmen

1×08 / Maximum Byers – Anche se la puntata inizia con la classica ricerca del redivivo Elvis, il resto dell’episodio si sconta in prigione, con una vicenda né frizzante né intrigante, se non addirittura semplicistica. Semplicistico non è invece il finale, che fa riflettere sul concetto di innocenza, e un po’ in generale sulle ingiustizie del mondo (di nuovo una sorprendente morale non banale, in questa serie).
1×09 / Diagnosis: Jimmy – Puntata che inizia decisamente in sordina e con lentezza, ma che in breve intreccia due storyline diversissime, ognuna con vita propria, riallacciandole poi nel finale. Non equilibratissima, da questo punto di vista, ma comunque efficace e con un Jimmy in primissimo piano.
1×10 / Tango De Los Pistoleros – Capisco che il tango è un ballo impegnativo, ma l’episodio mi è parso un tantino monotematico, con una trama un po’ tirata e con il passato di Frohike buttato un po’ a casaccio. In compenso Mark Snow si dev’essere divertito un mondo, a scrivere questa colonna sonora.
1×11 / The Lying Game – Skinner! Due Skinner, di cui uno fa l’imitazione di Jimmy! Jimmy che fa dei monologhi filosofici sfondando la quarta parete! E un personaggio trans! Il grande mistero di questa puntata è: perché è stata la prima e ultima prova di sceneggiatura di tal Nandi Bowe, aiutoregista, che pare non lavorare più da quasi dieci anni?
1×12 / The Cap’n Toby Show – Puntata un po’ contorta, che inizia lenta e perfino noiosa ma poi ingrana e fa tornare tutti i pezzi al posto giusto. Peraltro indagine portata avanti praticamente da Jimmy e Yves, col trio a fare più che altro da sfondo.
1×13 / All About Yves – Morris Fletcher! Tanto Morris Fletcher! E poi, quando meno te lo aspetti: MULDER! Storico incontro fra il nostro e Jimmy, che sarebbero un’ottima coppia comica. Ma soprattutto tanta Yves, che finalmente rivela la sua natura e dà un senso alla sua esistenza in questa serie. Peccato per il finale sospeso, che mi dicono troverà comunque una conlcusione nella nona stagione della serie madre.

Quindi finisce l’avventura con The Lone Gunmen, serie divertente e che poteva avere un ottimo potenziale. Nonostante ciò, dopo tredici puntate si conclude la sua breve vita. È stato un piacevole diversivo nel rewatch di The X-Files, e consiglio agli appassionati che se la sono persa (quelli italiani, prevalentemente) di darle una chance e recuperarla.


Questo è quanto. Questa settimana c’è il Natale di mezzo, quindi presumibilmente avrò un po’ meno tempo libero. Ma d’altronde American Horror Story è in pausa e The Knick è finito (provo un grande dolore a scrivere queste parole), per cui il recupero della nona ed ultima – finora – stagione di The X-Files potrà cominciare con un buon ritmo. E poi si vedrà.

Buona visione!

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2 Replies to “Le serie della settimana (14/12-20/12)”

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