Le serie della settimana (07/12-13/12)

Eccoci a una nuova settimana, dove mi rimetto in riga e riesco a vedere almeno una puntata di ognuna delle serie che seguo – più il rewatch di The X-Files momentaneamente (e piacevolmente) deragliato sullo spinoff The Lone Gunmen.

American Horror Story 5×09

Lasciamo da parte il serial killer di cui ormai si è detto tutto nella puntata scorsa e riprendiamo i fili lasciati scoperti. Riprendiamoli egregiamente, direi, senza dimenticare nulla: dal doppio/triplo/quadruplo gioco di Donovan, al flashback che ci spiega senza forzature perché Ramona è tornata a vendicarsi adesso, dai bambini infettati nelle scorse puntate che stanno continuando la loro opera, al ritorno di Rodolfo Valentino e del piano a lungo termine della Contessa.
Tutto torna, quindi, in questo terzultimo episodio, dove non manca l’attenzione al dettaglio scientifico (il virus non può risanare i neuroni perché effettivamente i neuroni non si rigenerano) o ad aspetti sociologici (il fatto che nessuno al giorno d’oggi riconoscerebbe Valentino per strada, o i bambini che si alleano contro gli adulti).
Ripeto che finora questa è di gran lunga la stagione migliore. Finora.

Homeland 5×10

Cominciamo da quel che non mi è piaciuto: il ridicolo tempismo con cui la fondazione di Otto viene a contatto con uno dei liberati dal carcere nelle puntate precedenti (persona mai vista finora) proprio a meno di 24 ore dall’attentato di cui dice di aver sentito parlare. Forzatura davvero eccessiva.
Il resto della puntata invece è impeccabile, sia per la crudissima e fredda scena della quasi-morte di Quinn, sia per il toccante riferimento ai fatti di Parigi dei giorni scorsi (scena chiaramente modificata facendo ridoppiare Alison mentre è di spalle). Proprio quest’ultimo dettaglio ci ricorda quanto Homeland voglia essere una serie che indaghi la questione del terrorismo islamico in maniera non superficiale: si pensi alla videoconferenza in cui quello che mi pare di aver identificato col Segretario di Stato o qualcosa del genere dice chiaro e tondo che non si può chiedere di evacuare tutta Berlino perché in tal modo la si darebbe vinta ai terroristi.
Si noti anche come la gravità della questione porti in secondo piano qualsiasi altro problema, appianando – almeno mementaneamente – tutte le rivalità fra le varie forze in gioco.
Terzultima puntata che quindi prepara la strada per le due ore conclusive probabilmente al cardiopalma.

Modern Family 7×08-09

To’, guarda chi si rivede dopo un mese. Nell’ottava puntata, un’improbabile seduta parapsichiatrica fa emergere i conflitti nelle tre coppie protagoniste: niente che non conoscessimo a menadito, dopo sette anni, ma se non altro c’è ancora margine per qualche situazione divertente. Più interessante l’evoluzione di Alex e Haley, ormai sulla rotta dell’inversione di ruoli (no pun intended, Cam e Mitch), e con la seconda impegnata nella più travagliata storia romantica di questa serie, oltre che uno dei più stressanti tira&molla mai visti.

La nona puntata è natalizia, con l’intera famiglia trascinata a Gloria in una baita con dentro una professoressa del M.I.T. dimenticata dai parenti. Al di là delle trovate ancora fresche e originali e della citazione di Shining, l’episodio sembra risolvere finalmente la situazione Andy/Haley/Beth, oltre che dare una svolta professionale a Jay e Claire (purché gli autori non se ne dimentichino, come sembrino fare con il lavoro di Mitch, o il piano superiore della loro casa affittato).

E arrivederci al 2016.

The Affair 2×10

Non sono obbligato a dire “capolavoro” ogni settimana, vero? Però la tentazione è forte. Torniamo al dualismo di POV Noah-Alison.
Stavolta, la prima parte è costituita unicamente da una seduta psicoterapeutica di Noah: venticinque minuti di scavo psicologico, di analisi (universale) delle relazioni interpersonali e soprattutto una profonda dissezione del rapporto scrittore/romanzo – o autore/opera in generale – che non può non lasciare profondamente scosso chiunque abbia una qualsiasi attività creativa. Con questa puntata si denuncia ancora una volta, e più evidentemente che mai, come uno dei filoni fondamentali di The Affair sia proprio l’influenza dell’opera sull’autore, la meta-narrazione che mescola realtà e finzione, e non marginalmente la capacità dell’Arte di fungere da autoanalisi per l’Artista che la sa interpretare e sa autointerpretarsi.
L’azione torna nel POV di Alison, diviso fra il vero e proprio agguato di uno sfatto (ma non per questo meno acuto osservatore) Scotty e una serenissima chiaccherata con un rinato Cole. Rinato, certo, ma non del tutto benigno, se il suo sguardo cambia da così a così alla notizia del pignoramento del Lobster Roll (e poi sappiamo che fine ha fatto).
Nel flashforward, almeno per l’avvocato la paternità della bambina non è più un mistero. Verrà rivelato anche a noi, entro le prossime due ultime puntate?
Si noti anche come finalmente abbiamo una collocazione temporale: Noah va a vedere Captain America. Wikipedia mi dà il primo film come uscito nel 2011 (e non può essere, perché la puntata scorsa, ambientata precedentemente, vedeva Helen usare Tinder, nata nel 2012); quindi si tratta del secondo film, uscito nel 2014. Dunque i flashback sono nel passato e i flashforward sostanzialmente nel presente – o nel futuro per non più di qualche mese, a giudicare dall’età della piccola. Evviva.

The Knick 2×09

the-knick

Per la prima volta, in questa serie, vediamo un flashback: l’incontro fra Thackery e Robertson padre (la fomosa storia per cui il dottore gli aveva salvato la vita, a cui mi pare avesse accennato nella scorsa stagione). Anche nel passato, non manca la componente scientifica, con un vaccino improvvisato quanto ripugnante, seppur efficiente.
La scienza torna subito nel presente, con una delle primissime laparoscopie.
Nel resto della puntata ci si focalizza più sulle teorie eugenetiche, che vengono ormai accolte con favore dalla maggioranza; sulla moglie di Barrow, personaggio finora rimasto in ombra che sembra volersi finalmente riscattare; su Lucy, che in una lunga confessione ci conferma i suoi intenti ben più elevati, per i quali è disposta a tutto – anche all’omicidio, pare; e, a proposito di omicidi, gli ultimi travolgenti minuti, nei quali però non si riesce a fare chiarezza sulla questione delle epidemie: non è che qualcuno ha voluto incastrare Robertson?
Devo comunque sottolineare come in questa puntata The Knick cada in un paio di cliché, ovvero dedicare un flashback a un personaggio che sta per morire, e far dire a qualcuno «Sali, che la vista è bellissima» prima di farlo precipitare: due stratagemmi un po’ troppo abusati per essere apprezzati qui.
Ma che ce ne frega, quado Cleary e Rose stanno fondando la Durex?

The X-Files – The Lone Gunmen

1×02 / Bond, Jimmy Bond – Una squadra di football di ciechi, uno stato appena dichiaratosi indipendente dall’Unione Sovietica, una borsa da golf ricoperta di autografi, e un ritmo sempre frizzante senza mai cadere in battute banali: questa serie inizia col piede giusto. Ho già detto “una squadra di football di ciechi”?
1×03 / Ein Kleine Frohike – Come nella puntata precedente, una trama interessante, intricata al punto giusto e con un ottimo senso dell’equilibrio e del ritmo. E nella colonna sonora c’erano citazioni dello Scherzo della Nona di Dvorak, il tema del nonno di Pierino e il lupo, la marcia funebre dell’Eroica e l’Inno alla Gioia in minore. Mark Snow si dev’essere divertito un mondo.
1×04 / Like Water for Octane – Non poteva mancare, in una serie dedicata ai complotti, il motore ad acqua. Al di là dei divertenti (e bravi) ragazzini dei flashback iniziali e del fatto che in una scena fosse nuvoloso e nell’altra sereno, sono molto soddisfatto che la puntata non si sia appiattita in “ambientalisti vs. petrolieri”, ma abbia saputo analizzare brevemente ma efficacemente i pro e i contro di un’invenzione del genere. Bravi.
1×05 / Three Men and a Smoking Diaper – Un senatore sassofonista al centro di uno scandalo sessuale: mi ricorda qualcosa. Puntata scritta da Chris Carter, autore di alcuni episodi molto divertenti della serie madre, ma che qui è un po’ più sbiadito rispetto alla media, anche a causa di troppe storyline e scene diverse una dall’altra. Anche il finale patriottico e smielato non aiuta, ma quello è insito nell’essere degli sceneggiatori americani, temo.
1×06 / Madam, I’m Adam – Ma… ma… è Eternal Sunshine of the Spotless Mind! Be’ una versione semplificata e più leggera, ovviamente, ma l’affinità è innegabile. Nella puntata più fantascientifica finora (tanto da dover nominare Mulder), non manca nemmeno l’esplorazione del concetto di identità e di memoria, e una riflessione sull’amore. Ottimo!
1×07 / Planet of the Frohikes – L’inizio con le scimmie che battono a caso sui tasti e sembrano voler scrivere casulmente l’Amleto è una chiara citazione della Guida galattica per autostoppisti. La trama prende poi altre vie, costruendo uno storia divertente e ingegnosa, e confermando che Vince Gilligan dovrebbe seriamente pensare di tornare alla fantascienza.


Per la settimana prossima, nessuna novità – a parte l’assenza di Modern Family, che va in pausa fino a gennaio (ma tanto finora è andato in onda una settimana sì e una no, quindi chi volete che se ne accorga?). Andrà inoltre in onda il decimo e ultimo episodio della seconda stagione di The Knick, che quindi ci lascerà fino all’anno prossimo (in realtà non è ancora stata ufficialmente rinnovata, ma col consenso di critica che si ritrova mi stupirei del contrario).

Buona visione!

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4 Replies to “Le serie della settimana (07/12-13/12)”

    1. Se non mi sono distratto, c’è solo Frohike che dice “È presto per chiamare Mulder” all’inizio della quinta puntata…
      Per il resto, le loro figure sono praticamente sostituite da Jimmy Bond e Eva (quest’ultima una specie di jolly che gli risolve i problemi, ma del tutto priva di personalità).

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    1. Diciamo che la grossa differenza è più a livello di contenuti: mentre in X-Files si parla di paranormale e fantascienza, in The Lone Gunmen il tema è il complotto (che magai può anche avere natura fantascientifica), lo strapotere governativo, le libertà individuali (la privacy soprattutto) e un grandissimo senso patriottico di cui nella serie madre non s’è mai vista traccia.
      Sul fattore comedy, c’è da dire che sarebbe classificabile più come dramedy, trattando con simpatia argomenti serie, eventi drammatici (i morti non mancano) e trame decisamente troppo complesse per una sit-com (“Madam, I’m Adam” è un esempio lampante).
      È un po’ come un X-Files composto solo dalle sue puntate più divertenti (al livello di “Triangle”, “Small Potatoes” ecc.).

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