“L’ultima spiaggia”, di Nevil Shute

Anche se mi rendo conto che come incipit per una recensione potrebbe essere controproducente, anticipo che quello che quello di cui parlo oggi è probabilmente uno dei libri più tristi e angoscianti che abbia letto in vita mia: L’ultima spiaggia (tit. orig. On the Beach) di Nevil Shute.

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Sì, è proprio la mia copia. Sul mio letto.
Trama

Alla fine è successo: la Guerra Atomica è scoppiata. Non si sa se sia stata colpa degli Stati Uniti, della Russia, della Cina o persino della piccola Albania… ma i razzi sono partiti e sono giunti a destinazione. In un mese, dell’emisfero settentrionale non è rimasto nulla.
Ma quello meridionale, sfuggito alla furia delle bombe, non se la passa meglio. Perché le radiazioni, spinte dai venti, si stanno inesorabilmente espandendo anche verso sud.
A questa premessa non si aggiunge assolutamente nulla: né trovate scientifiche, né colpi di scena, né travolgenti avventure o disperate corse per la salvezza. Tutto ciò che questo libro ci racconta è il modo in cui i personaggi si incamminano verso la fine assolutamente inevitabile, verso gli ultimi mesi di esistenza della Vita sulla Terra.

I personaggi

Ma vediamo (brevemente) chi sono questi individui, che con la loro sola personalità reggono in piedi l’intero testo.
La famiglia Holmes è formata dal tenente Peter, richiamato al dovere all’arrivo del sottomarino americano Scorpion, e che deve dividere il suo impegno con l’attenzione verso la moglie Mary, che continua a vivere la sua vita come se tutto non dovesse finire fra pochi mesi: condizione condivisa da tutti i personaggi, ma che in lei si incarna a livelli parossistici, nella cura del giardino come verso la neonata Jennifer.
Lo Scorpion è capitanato dal comandante Dwight Towers, americano che si comporta come se la propria famiglia, nella cittadina originaria di Mystic, fosse ancora lì ad attenderlo.
Accanto a lui si porta subito Moira Davidson, incaricata dapprima di tenergli compagnia, ma con il quale intreccia presto una relazione tanto esclusivamente mentale quanto incredibilmente profonda.
Infine, perlomeno fra i personaggi principali, John Osborne, l’anima scientifica del romanzo, esperto di radiazioni quanto di auto da corsa.
E, intorno a loro, una piccola costellazione di personaggi minori: il padre di Moira, il giovane Ralphie a bordo dello Scorpion…

La guerra, ovvero: L’elaborazione del lutto

Cosa formano, insieme, questi personaggi? Di cosa parla, insomma, questo romanzo?
Non voglio azzardarmi a speculare un’interpretazione profonda di questo romanzo. Per come l’ho visto io, è una grande perifrasi sull’elaborazione del lutto, compiuta attraverso il più grande dei lutti: il proprio. Solo marginalmente i personaggi, infatti, si preoccupano di quando chi è intorno a loro non ci sarà più, o che gli altri li vedranno morire. L’unica che tiene presente quest’eventualità è Mary, nei confronti della piccola Jennifer: probabilmente un’attenzione verso l’esterno mediata dall’istinto materno, senza il quale forse si sarebbe limitata a piantare i suoi glicini.
Gli altri affrontano la propria morte ognuno a modo suo: chi pensando alla famiglia, chi continuando il lavoro nei campi, chi negando sempre, fino all’ultimo, la dipartita dei propri cari, chi sfidando la morte a prenderlo prima del dovuto, buttandosi in pista.
Su quest’ultimo dettaglio, ho letto recensioni che risaltavano l’ultimo, mortale Gran Premio d’Australia come metafora della corsa agli armamenti: una lotta a chi ha la macchina migliore, e non importa se ci si distrugge girando in pista.

Giudizio finale

Pur con qualche rallentamento nella narrazione (un infangarsi in qualche descrizione pedissequa, un paio di scene che non approfondiscono più di tanto la psicologia dei protagonisti) e nonostante il linguaggio un po’ antiquato della traduzione d’epoca, il romanzo colpisce il lettore e lo trascina in quel mondo di rassegnazione/non-rassegnazione, consegnandogli un piccolo bouquet di personaggi concreti e mai stereotipati e portandolo a viaggiare con loro attraverso gli ultimi mesi della vita sulla Terra.
Un romanzo triste, che lascia una grande sensazione di malinconia, dopo aver tolto il fiato nelle ultime, straordinarie pagine. Assolutamente consigliato.

Buona lettura!

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