“Specimen Days” (“Giorni memorabili”), di Michael Cunningham

Dopo un bel po’ di racconti e romanzi brevi, torno oggi a recensire un romanzo lungo (benché diviso in tre parti separate): Specimen Days di Michael Cunnigham, tradotto in italiano con Giorni memorabili.

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Trama, ovvero: Struttura

Come detto all’inizio, il libro si compone di tre parti distinte e separate, ambientate in tre epoche differenti, e – per amor di categorizzazione – appartenenti a tre generi letterari diversi.

Ghost in the Machine – New York, fine ‘800, un racconto gotico a tinte vagamente soprannaturali. Simon muore in fabbrica, divorato dalla pressa su cui lavorava. Lascia nel dolore la sua promessa sposa Catherine, che cuce e vive con altre ragazze. Quel che rimane della famiglia di Simon sono due genitori distrutti dall’invalidità e dalla depressione e il piccolo Luke, che nonostante le malformazioni prende il posto lasciato libero dal fratello in fabbrica.
The Children’s Crusade – New York, giorni nostri, un racconto noir. Cat è una poliziotta che lavora nel centralino, ad ascoltare le chiamate di chi millanta di stare per commettere qualche atto di terrorismo. Finché non accade davvero: un bambino abbraccia un perfetto sconosciuto e si fa esplodere. E lei ci aveva parlato.
Like Beauty – New York, da qualche parte nel futuro, racconto di fantascienza. La Terra ha avuto il suo primo contatto con degli alieni, ma sono un gruppo di rettiliani rifugiati, in fuga dal loro pianeta; fra questi, Catareen. Simon, invece, è un essere artificiale, metà androide metà biologico. Insieme fuggiranno per mettersi in viaggio verso una meta che non conoscono nemmeno loro.

Leitmotiv: Walt Whitman

Come si uniscono, fra di loro, queste storie così diseguali?
L’elemento principale è nella poesia di Walt Whitman. Per il Luke della prima parte, Foglie d’erba è l’unico libro della sua vita, di cui legge ogni sera delle pagine, e delle quali non riesce a trattenersi del citare dei brani nei momenti meno opportuni (in risposta a domande, per colmare silenzi). Nella seconda parte, i versi di Whitman sono indizi sussurrati al telefono dai baby-terroristi, che portano Cat ad indagare sul messaggio del poeta, fino a trovare una figura meravigliosa (e che non vi anticipo) che reincarna in sé l’ossessione del Luke del passato. Infine, nel futuro, le citazioni di Whitman sono insite nella memoria di Simon, che, come il suo “comprimario” del passato, non può trattenersi dal citare a sproposito, lasciando fluire le frasi senza nemmeno capirne il significato.

La mia mente non può non andare a The Hours (Le ore), il capolavoro di Cunningham, da cui è stato tratto l’omonimo film. In quel caso, la triplice forma serviva all’autore per poter fare un analisi comparata autrice/protagonista/lettrice su Mrs. Dalloway di Virginia Woolf. È chiaro come Specimen Days si muova con gli stessi intenti, andando a incentrarsi però su Foglie d’erba di Whitman.
Purtroppo, mentre avevo letto Mrs Dalloway proprio prima de Le Ore, la mia conoscenza di Whitman è invece tuttora piuttosto blanda. Ho quindi l’impressione di non aver saputo cogliere ogni sfumatura della personale lettura che ne fa Cunningham, benché sia obiettivamente riuscito a risvegliare un certo interesse – il che è molto.

Gli altri leitmotiv, ovvero: Cosa c’entrano le storie una con l’altra?

Il più evidente collegamento fra le storie è dato dai personaggi, che sono sempre Catherine (o Cat, o Catareen), Luke e Simon. Su come questo collegamento non sempre funzioni, rimando al capitolo successivo. Preciso, intanto, che non mi ha dato alcuna impressione di alludere a reincarnazioni di sorta, ma piuttosto a un semplice riproporsi di situazioni lungo il tempo (ancora meglio di Cloud Atlas, quindi – ma anche su questo aspetto rimando a dopo)
L’unico altro elemento a ricorrere in tutti e tre i racconti è questa misteriosa ciotola, che sembra passare di mano in mano incantando ogni volta il nuovo acquirente con la sua magica luce e le sue ininterpretabili iscrizioni.
Molti più rimandi ci sono invece fra coppie di storie. Fra la prima e la seconda, la storia dell’incendio in fabbrica; fra la seconda e la terza, la vecchia, impossibile Gaya. E poi tanti altri minori: il riferimento agli attentati; la figura del cavallo, prima quasi apparizione e poi ben più concreto; e tanti dettagli che sembrano riproporsi ciclicamente in ogni storia.
Ma funzionano?

Nessuno è perfetto: cosa non mi ha soddisfatto

Per elencare i (pochi, eppur presenti) punti deboli, cominciamo proprio dai collegamenti fra le storie. Che questi non vengano mai resi espliciti e le tre vicende vivano ognuna da sé, va benissimo; a volte, però, i collegamenti sembrano artificiosi, messi a forza per il solo dovere di metterli. Pensiamo alla ciotola nella terza parte. Soprattutto, quello di cui mi sfugge il senso è la questione dei “protagonisti” delle storie e dei loro nomi, che prima per semplicità ho descritto come ricorsivi. In realtà la presenza di Simon nella prima storia è nulla (dacché è morto), ma è ancor più insipida nella seconda, nonostante sia vivo. E nella seconda Luke si presenta solo nelle ultime pagine, come rimane piuttosto a margine nella terza vicenda. Ovviamente, i veri protagonisti sono Luke nella prima, Cat nella seconda e Simon nella terza, ogni volta ritrovando alter ego dei loro compagni di vita in altre epoche. Ma devo ammettere che questi inserimenti appaio davvero, davvero troppo artefatti.

Per il resto, il romanzo ha una struttura solida nonostante la sua triplice natura. Forse la prima parte pecca di qualche lentezza di troppo, così come la terza, a volte, si ferma in contemplazioni fini a se stesse. Come si capirà, ho di gran lunga preferito la seconda storia.

Breve nota sulla lingua

Niente di insormontabile, ma è comunque l’inglese più difficile che ho letto finora, abituato com’ero alla linearità di un Chiang o di una Kress. Tutto comprensibile, tenendo un vocabolario/dizionario sottomano, ma ho dovuto usarlo davvero molto, molto spesso.
Un’ottima palestra per chi come me ha iniziato a leggere in inglese e vuole cimentarsi in qualcosa di un po’ più impegnativo.

Giudizio finale

Avete visto Cloud Atlas e/o letto L’atlante delle nuvole? Bene: io il film l’ho visto due volte e del libro sono arrivato a metà (troppo pieno di descrizioni ed episodi inutili, per i miei gusti). La mia personale considerazione di Specimen Days è che sia una versione più snella, meno prolissamente new age, decisamente più letteraria – e quindi, nel complesso, migliore – del libro di Mitchell e/o del film dei Wachowski.
Specimen Days è un libro particolare, che abbraccia stili e gusti differenti e che si pone come un omaggio, un’analisi personale e un invito alla (ri)scoperta di Walter Whitman. Un romanzo non perfetto come Le ore, ma che nonostante tutto non può non lasciare il lettore indifferente, dopo aver sfogliato l’ultima pagina.
Assolutamente consigliato.

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