“Fountain of Age”, antologia di Nancy Kress

Pensavate che avessi finito, con Nancy Kress, eh? (Nel caso vi fosse sfuggito, ho già recensito Mendicanti di Spagna, After the Fall, Before the Fall, During the Fall e Yesterday’s Kin.)

La recensione di oggi è sulla raccolta Fountain of Age, che contiene romanzi brevi e racconti quasi tutti mai tradotti in italiano.

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Vediamo dunque, uno per uno, i racconti e romanzi brevi che vi sono contenuti.

The Erdmann Nexus

Romanzo breve, vincitore del Premio Hugo nel 2009, tradotto in italiano come La connessione Erdmann.

La vicenda ruota attorno alle vite degli anziani degenti della clinica Saint Sebastian: questi sperimentano degli improvvisi stati di incoscienza durante i quali sembrano condividere le proprie sensazioni, i proprio sentimenti, la propria stessa coscienza. Il tutto, mentre una non meglio precisata nave si sta avvicinando, fin dalle prime pagine, alla Terra…

Iniziamo subito da cosa funziona egregiamente in questo romanzo: i personaggi. Nancy Kress disegna un ventaglio davvero ampio di personalità – dal fisico alla vecchia petulante, dall’ex ballerina alla moglie che subisce violenza, dal giovane ricercatore alla mistica (e non siamo neanche a metà) – e sono tutte così ben caratterizzate, in così poche parole, che non si fa fatica a immaginare i personaggi, i loro pensieri, le loro probabili reazioni: sono, in poche parole, tutti così reali quanto variegati.
Quel che funziona meno è la costruzione generale. L’impressione è che il romanzo, nella sua sezione centrale, si dilunghi un po’ troppo in ripetizioni e spiegoni che, pur non essendo così eccessivi da minarne il valore complessivo, rallentano la lettura, e appaiono come concessioni ai lettori meno attenti che necessitano di qualche rinfresco di memoria (neanche fosse un romanzo di 600 pagine). C’è, soprattutto, un contrasto forse eccessivo fra quel che sanno i lettori e quel che sanno i protagonisti: noi conosciamo l’astronave fin dalla prima riga, e praticamente a un quarto del romanzo abbiamo già capito cosa sta facendo; i protagonisti non arrivano mai a una comprensione totale, e a quella parziale ci giungono solo molto, molto dopo. Per cui: o non dovevamo sapere noi dell’astronave fin da subito, o dovevano capirlo prima i personaggi…
Tornando ai punti di forza, parlavamo appunto dei protagonisti. Al di là dell’eccezionale caratterizzazione dei singoli, è da sottilineare la straordinaria resa della senilità: non so voi, ma io non avevo mai letto qualcosa di così lungo in cui la maggior parte dei personaggi avessero più di ottant’anni. Qui Nancy Kress offre di nuovo un eccezionale realismo, coniugando gli acciacchi dell’età con la mente vivida che ancora si può trovare negli anziani, senza mai scadere nei cliché nell’uno o nell’altro senso.
Completano il quadro i pochissimi personaggi più giovani, fra i quali una Carrie dalla storyline interessantissima (sulla quale tende a perdersi un po’ il focus da metà in poi) e uno schivo dottore che risponde al familiare – per gli italiani, almeno – nome di DiBella.
Una menzione a parte meritano le pagine conclusive, dove si viene finalmente scossi dal rallentamento narrativo dei paragrafi precedenti e repentinamente trascinati in un vortice corale davvero toccante, che non può non echeggiare il finale di Six Feet Under (anche se, ovviamente, non ci si avvicina neanche un po’ – scusa, Nancy!).

In conclusione, pur peccando di una certa staticità nelle pagine centrali, è senz’altro un ottimo romanzo breve, ennesimo esempio delle abilità e dell’inventiva di Kress.

The Kindness of Stranger

Racconto breve del 2008, che non mi risulta mai tradotto in italiano.

Degli alieni stanno distruggendo una a una le maggiori città della Terra, facendole svanire nel nulla. Jenny è scampata alla disintegrazione di Rochester, e con lei c’è il suo amante Eric, che continua a cercare di contattare moglie e figlia in un’ormai inesistente Chicago. Jenny dovrà quindi vedersela con il risentimento di Eric, con i tentativi di sopravvivenza fra i rifugiati all’esterno del vuoto lasciato da Rochester, e con i misteriosi alieni che appaiono con regolarità ad offire pasti, senza offrire però spiegazioni.

La vicenda, estremamente semplice, vede la vita privata di Jenny contrapporsi al dramma planetario. È proprio la caratterizzazione della protagonista ad essere l’elemento più stonato, essendo estremamente dettagliata quando piuttosto inutile ai fini della trama – che coglie il legame fra gli atti i gentilezza fra di sopravvissuti e l’incomprensibile azione aliena.
Riguardo quest’ultima, prima ancora di After the Fall, Before the Fall, During the Fall (e in parte anche con Yesterday’s Kin), Kress ci offre già con questo racconto l’immagine della specie aliena pressoché onnipotente che fa qualcosa al nostro pianeta per motivi ignoti, ma che probabilmente a loro sembrano benigni. È chiaramente un topos caro all’autrice, che però, secondo me, in The Kindness of Strangers non viene sfruttato al meglio: anzi, viene forse banalizzato nella costruzione e sicuramente nella morale finale, francamente un po’ ingenua e quasi sorprendente, per un’autrice che nelle altre opere che ho recensito ha saputo meglio interpretare il ruolo e il valore della specie umana.

By Fools Like Me

Racconto breve del 2007, non pare esistere traduzione.

Ambientato in un futuro sconvolto dalla siccità. Un culto religioso sorto dalle ceneri della civilità considera gli antichi libri come peccati, perché realizzati abbattendo gli alberi ormai quasi scomparsi. Ma la piccola Hope, sotto la sabbia della spiaggia dell’Isola su cui la sua ristretta comuntà vive, trova proprio dei libri; e li porta a sua nonna, l’io narrante.

Obiettivo dichiarato dell’autrice (leggasi intervista) è quello di mostrare come la visione, l’opinione di qualcosa cambi a seconda del contesto, dell’ambiente: ecco quindi che una cosa che ora teniamo (o almeno dovremmo tenere) in grande considerazione come i libri, in un mondo distrutto dalla deforestazione diventa la massima espressione dell’errore, del peccato, vero Male in Terra. Questo obiettivo è raggiunto con successo, grazie anche ad una protagonista sufficientemente anziana da avere qualche vago ricordo della Terra pre-deforestazione, in grado di dare al lettore i giusti parametri per poter giudicare quel mondo in relazione al nostro.

First Rites

Romanzo breve del 2008, non mi risulta traduzione italiana.

La giovane Haihong torna dall’America alla Cina, nella zona del Sichuan posta sotto quarantena dopo i bombardamenti della Korea del Nord. Ci va per partorire: vi nascerà infatti Cixin, un bambino speciale che viene seguito a distanza da Ben, lo scienziato che gli ha prescritto (e gli invia in Cina) una medicina che, se non assunta, porta il piccolo Cixin in uno stato catalettico che lo dissocia dal suo corpo… per connetterlo a qualcosa d’altro.

Nel complesso, ciò che lascia interdetti di questo romanzo è la forma un po’ squilibrata, che vede ad esempio un’introduzione molto incentrata sulla figura Haihong, salvo poi abbandonarla. Anche i personaggi non appaiono tratteggiati come Kress ci ha abituati (Ben si capisce a malapena che lavoro faccia, Renata non sa neanche lei cosa dice, Cixin sembra perennemente troppo piccolo per avere un personalità, anche a dodici anni).
Un punto di forza è invece nell’idea che ne sta alla base – benché esposta in maniera abbastanza confusionaria – che riesce a coniugare l’ingegneria genetica con un evento naturale di portata apocalittica (due degli argomenti preferiti dall’autrice, come ormai si è capito). Il fatto che l’idea, come detto, non sia spiegata in maniera chiarissima nemmeno alla fine è anch’essa una nota caratteristica di Kress (si pensi a After the Fall, Before the Fall, During the Fall); qui sembra però lasciarsi andare la mano, e chiudere tutto con un finale che, dopo alcune pagine travolgenti quanto quelle di After the Fall, si spegne in maniera abbastanza moscia, con una trovata che solleva l’autrice dal dovere ulteriori chiarimenti al lettore.
Nel complesso, un romanzo breve con un’ottima base, ma portato avanti in maniera non impeccabile. E poi: ma che diavolo vuol dire il titolo?

End Game

Racconto breve del 2007, che si può leggere in inglese qui su Lightspeed.

Allen Dodson è un tipo strano: totalmente trascinato dal flusso dei suoi pensieri, ambisce a poter dischiudere le porte della mente dandole la possibilità di concentrarsi ogni volta su un unico obiettivo. Avrà l’occasione di farlo quando potrà condurre la sua ricerca ad Harvard, ma avrà conseguenze incredibili.

Purtroppo la mia sinossi non è un granché, ma è davvero difficile riassumere questo brano senza doverne rivelare più della metà. Il racconto, procedendo da modifiche nel funzionamento del cervello non dissimili da quelle viste in First Rites, prende rapidamente un’altra piega, di fatto trasformandosi in una via di mezzo fra Understand di Chiang e qualcosa di sapore ballardiano, come L’uomo sovraccarico. Un finale che a una rivelazione forse non troppo inattesa fa seguire una breve girandola di colpi di scena, che conducono a una quasi-morale finale che invita il lettore a godere sempre di ogni aspetto della vita che ci circonda. Un racconto eccezionale, insomma, sicuramente il migliore finora in quest’antologia.

Images of Anna

Racconto breve del 2009, mai tradotto e disponibile in inglese su Fantasy Magazine.

Ben Preston fa il fotografo: anzi, per la precisione, nel suo Glamorous You ritrae ragazze in pose sexy (ma non porno), tentando di trarre da ognuna il meglio che possa dare. Ma quando fotografa Anna O’Connor, una donna di mezza età dalla grande personalità, quel che appare sulla pellicola lo sconcerta e lo costringe ad indagare nella vita della donna.

Un racconto che si svincola dalla fantascienza e, abbracciando a piene mani il realismo magico, porta il lettore di fronte ad alcune domande essenziali: chi siamo noi? Dove finiamo noi e dove iniziano gli altri? Fino a che punto dobbiamo darci agli altri senza perdere noi stessi? E come facciamo ad essere noi stessi? Finale in verità un po’ troppo stringato, che conduce in maniera forse eccessivamente rapida alla maturazione dei personaggi, ma che non rovina questo bel racconto.

Laws of Survival

Racconto lungo del 2007, che potete leggere qua in inglese e non è ancora stato tradotto.

Dopo una devastante quanto non molto chiara guerra, il mondo si ritrova abitato dai pochi sopravvissuti, gestiti da uno pseudo-governo militare praticamente assente. I sopravvissuti vivono fra i rifiuti intorno alle Cupole, misteriose astronavi aliene giunte verso il termine della guerra. Jill, una di questi sopravvissuti, scopre l’interesse degli alieni nei confronti dei cani e si ritrova trascinata in un’impresa che non avrebbe voluto affrontare.

Toh, un brano di Nancy Kress con degli alieni onnipotenti che arrivano sulla Terra senza che si capisca cosa vogliano. Il lato postivo è che, nonostante questo sembri essere il tema dell’80% di ciò che ha scritto, riesce sempre a sfruttarlo in maniera originale: nel racconto in questione, infatti, gli alieni pretendono di allevare cani senza saperne niente. Ed è proprio al cane che, in fondo, questo racconto sembra essere dedicato – anche se Kress ha una maniera un po’ contorta, benché efficace, per ringraziare quest’animale per i secoli di compagnia offerta agli umani. La protagonista appare ben caratterizzata, soprattutto nel linguaggio. Mi fa un po’ storcere il naso la scelta della prima persona, che nel tentativo di dare naturalezza alla narrazione finisce invece col farla apparire decisamente troppo poco spontanea, per essere le memorie di una sopravvissuta a un rapimento alieno. Nel complesso, un buon racconto, che senz’altro gli amanti degli animali apprezzaranno ancora di più.

Safeguard

Racconto lungo del 2007, mai tradotto in italiano.

Katherine Taney è in udienza dal Presidente degli Stati Uniti: deve parlargli del ritrovamento dell’ennesima, misteriosa arma del nemico. Intanto, da qualche parte, quattro bambini vivono in un mondo tutto loro, fatto di cartoni, cibi distribuiti automaticamente e la donna mascherata che viene a trovarli. Finché il loro mondo non crolla – letteralmente.

Racconto dall’avvio difficile, abbastanza spaesante; ma, col senno di poi, egregio nel descrivere il micromondo dei quattro bambini. Forse un po’ incoerente che quei piccoli isolati dal mondo abbiano un vocabolario così buono e siano in grado (soprattutto Li) di fare ragionamenti così complessi, quando sarebbe ovvio un minimo di ritardo nell’apprendimento. Ma, al di là delle questioni meramente scientifiche, il racconto trova le sue fondamenta in una struttura solida, fatta di una rapida alternanza fra i capitoli sui bambini e quelli su Katherine, nella più varia scansione temporale. Anche i colpi di scena si susseguono con il giusto ritmo, regalando anche dopo la conclusione un ultimo inaspettato colpo di coda (che, lo ammetto, ho dovuto rileggere tre o quattro volte per capire). Un ottimo brano, fra i migliori della raccolta.

Fountain of Age

Romanzo breve del 2007, tradotto in italiano come Il trattamento D.

Max Feder è anziano, ricoverato in una casa di riposo. Gli acciacchi si riparano con gli ultimi ritrovati della medicina e della genetica, ma a qualcuno non basta: esiste il trattamento D, che blocca l’età di chi vi si sottopone – ma non senza un terribile effetto collaterale. Max Feder, quando il cane robot dei nipoti gli mangia un anello, inizia a rivangare il passato e decide di andare alla Sequene, che del trattamento D gestisce la somministrazione… e la fonte.

Duole constatare come il brano che dà il titolo all’intera raccolta sia in realtà il più debole di tutti. L’inizio è terribilmente lento, procrastinando rivelazioni che di rivelatorio hanno ben poco (c’è un personaggio che si chiama Daria, c’è un trattamento D: non è così complicato collegarli, no?). L’ultimo terzo invece ha un ritmo ben più sostenuto e si fa interessante, infilando anche un riuscito colpo di scena. Purtroppo l’intero romanzo è occupato per metà da questo flashback che è quasi integralmente inutile ai fini della trama, visto che l’unico personaggio che servirà davvero allo svolgimento finale è quello meno trattato. A proposito della conclusione, la stessa decisione finale del protagonista in merito al trattamento D non ha alcun senso ed è in aperto contrasto con quello che dichiara fino a due righe sopra.
In generale, ho avuto l’impressione di leggere qualcosa di inutilmente allungato, con un’idea fin troppo semplice, una gestione del ritmo estremamente diseguale e un protagonista narrante che, per quanto ben caratterizzato, non riesce mai a comunicare qualcosa – né come sentimenti, né come intenzioni. Peccato davvero.


Tirando le somme di quest’antologia, è evidente che la mia preferenza vada a End Game, seguito da The Erdmann Nexus e Safeguard. Profonda delusione per Fountain of Age e abbastanza perplesso per First Rites e The Kindness of Stranger.
La perplessità e la delusione non sono però sufficienti a scalfire la mia stima per Nancy Kress, delle cui opero continuerò senz’altro, nei mesi a venire, il progressivo recupero – invitandovi ovviamente a fare altrettanto.

Buona lettura!

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