“Yesterday’s Kin”, di Nancy Kress

Continua la mia missione di stalking nei confronti di Nancy Kress, dopo Mendicanti di Spagna e After the Fall, Before the Fall, During the Fall. Stavolta approdo direttamente alla sua ultima opera: il romanzo breve, vincitore del Premio Nebula, Yesterday’s Kin, non ancora tradotto in italiano.

519gy9RbvuL._SY344_BO1,204,203,200_
Copertina fatta prendendo immagini a caso da Google e assemblandole in circa 15 minuti.
Trama

La dottoressa Marianne Jenner è una genetista; la sua recente scoperta riguarda il DNA mitocondriale, di cui ha trovato un nuovo aplogruppo. La ricerca è importante nel suo campo, ma passa del tutto inosservata al resto del mondo, che d’altronde ha gli occhi puntati sui Denebs, gli alieni che sono giunti qualche mese prima e hanno installato la loro Ambasciata nel mare davanti a New York. Ma i Denebs vogliono proprio Marianne, per scongiurare un pericolo che incombe sia su di loro che sugli umani. La dottoressa accetta, pur non comprendendo la natura del suo coinvogimento, e pur ritrovandosi nel bel mezzo dell’ennesima crisi familiare che vede i suoi figli Ryan e Elizabeth riuniti contro il più giovane Noah, dipendente da una nuova droga detta “sugarcane” (zucchero di canna), in grado di far vivere, a chi la assume, altre personalità – benché in Noah sembri avere effetti inaspettati…

Struttura

Il romanzo, pur scritto nella più classica terza persona, presenta però i punti di vista separati di Marianne  e Noah, sempre ben distinti dai titoli dei singoli paragrafi. La scelta aiuta nella lettura ed è di limipida chiarezza, ma proprio per questo sembra quasi prolissa: perché dirci di chi è il punto di vista se lo si capisce benissimo leggendo, essendo scritto in terza persona? Sarebbe stato più utile con una scrittura in prima persona, a due voci.
Il romanzo è inoltre diviso interiormente in sei macrosezioni, che aiutano stavolta il lettore a scandire lo scorrere del tempo nella narrazione – tramite una sigla che appare all’inizio misteriosa, ma il cui senso si svela presto.

I personaggi

Nulla da dire su Marianne, protagonista tratteggiata splendidamente a tutto tondo, in tutte i suoi pregi e le sue debolezze. Ogni suo singolo dettaglio (dai rapporti coi figli, a quelli con i colleghi e gli amici – anzi, l’unico amico –, fino a quelli con gli alieni) contribuisce a dipingerne un ritratto estreamemente vivido .
Sorprende però la mancanza di una vera caratterizzazione per Noah, che a giudicare dai titoli dei paragrafi doveva essere sostanzialmente il coprotagonista: appare, invece, molto distante, forse perdendo la sua personalità perché la fonde con quella degli altri… Che l’effetto sia voluto?
Spiccano molto di più gli altri due membri della famiglia: da una parte il buon Ryan, uomo pacifico sempre pronto ad aiutare, preoccupato e quasi ossessionato per la protezione dell’ecosistema terrestre; dall’altro sua sorella Elizabeth, che con il suo carattere non poteva che finire a lavorare nelle forze dell’ordine. Ed anzi, è proprio questa loro caratterizzazione a costituire di per se un importante elemento narrativo – tanto da generare il vero grande colpo di scena dell’opera.
Lascia infine perplesso Evan, personaggio fin troppo schivo, di cui alla fine non solo non sappiamo in realtà nulla (cosa non grave), ma di cui sfugge il ruolo all’interno della narrazione. Peraltro da Nancy Kress mi aspettavo un omosessuale un po’ meno stereotipato – sushi? avventure con domestici filippini?
Nota sugli alieni: ho trovato eccellente l’equilibrio fra la loro componente umana e quella aliena (forse questa frase sarà più chiara dopo che avrete letto; è che non voglio anticipare troppo), fra gli elementi che li accomunano a noi e quelli che ce li rendono distanti. Si noti come, fra tutte le razze aliene partorite da Nancy Kress, questa sia quella di cui conosciamo o finiamo per conoscere più dettagli – origine, intenzioni, quasi anche le tecnologie. Una piacevole diversione dal topos narrativo della razza onniscente, onnipotente e imperscrutabile che si trova spesso altrove nella produzione di quest’autrice.

Giudizio finale

Mi è difficile essere obiettivo, quando si parla di Nancy Kress. Devo ammettere, però, che se dovessi fare una classifica delle tre sue opere che ho letto finora, sarebbe proprio Yesterday’s Kin a occupare il terzo posto. Nessun difetto rilevante, struttura solida, personaggi per lo più a tutto tondo e idee sempre geniali intervallate da colpi di scena che si susseguono con buon ritmo; sono solo qualche buco di troppo e le tematiche a me non troppo vicine (sul fronte umano, più che su quello scientifico) a farmi porre questa lettura poco al di sotto delle altre.
È comunque assolutamente consigliata.

Annunci

4 Replies to ““Yesterday’s Kin”, di Nancy Kress”

  1. La considero anch’io un’opera minore della Kress, o meglio fin troppo nancykress… l’idea più affascinante, cioè il confronto tra due concezioni così distanti di legami famigliari, è lasciata in secondo piano. La cultura deneb che poteva essere descritta dall’interno grazie a Noah, viene appena tratteggiata, spesso in termini di ineffabilità. Nel complesso un buon lavoro di mestiere, ma niente di più. (Le capacità della Kress di descrivere una cultura completamente aliena dall’interno mi hanno stupito inI fiori della prigione di Aulit, per fare un esempio)

    Mi piace

    1. Condivido le tue perplessità. “I fiori della prigione di Aulit” ancora mi manca, prima o poi lo recupero. Intanto ho finito “Fountain of Age” e entro la fine di ottobre posterò la relativa recensione.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...