“Nella gabbia”, di Barry N. Malzberg

Dopo lo straordinario Oltre Apollo, l’eccezionale Fase IV (del cui film ho fatto i sottotitoli), la mediocre raccolta Guerra finale, e gli atroci Il giorno del cosmoAdamo e Eva dell’inferno (che non ho avuto la forza di recensire – il primo un’accozzaglia di frasi senza senso, il secondo interrotto a un quarto per mancanza di pazienza), torno a parlare di Barry N. Malzberg con un altro splendido, complesso romanzo sperimentale: Nella gabbia.

cover

Trama (più o meno)

Quir è con gli altri duecentoquarantotto suoi compagni di viaggio. Sono arrivati sulla Terra con la loro astronave, e da allora i terrestri li tengono prigionieri nella gabbia: una struttura enorme, ma con dei confini precisi, ai lati e sulla volta. I terrestri, tramite regolari sedute psichiatriche, estrapolano dai visitatori le loro sterminate conoscenze: sembrano, infatti, ognuno specializzato in un determinato campo, e apparentemente non possono trattenersi dal rivelare tutto ciò che sanno… anche perché le loro conoscenze scientifiche sono le uniche cose che ricordano distintamente del loro passato.
È quella la loro missione? rivelare conoscenze scientifiche? E perché non ricordano cosa fanno lì e come tornare a casa (e in definitiva chi siano realmente)? Cos’altro vogliono i terrestri da loro? Come fuggire da quella gabbia di matti?

Forma

Come in Oltre Apollo, anche qui la narrazione è divisa in capitoli di lunghezza davvero varia: dai molti paragrafi, densi degli avvenimenti reali come delle evoluzioni psicologiche, dai tentativi di fuga alle sessioni con lo psicologo, fino a brevi capitoli formati da una manciata di righe, quasi considerazioni a margine, parentesi rispetto a quel che accade subito prima e subito dopo.
Nonostante questa difformità, l’equilibrio narrativo e la scorrevolezza della lettura sono intatti – e anzi ne escono, forse, addirittura rafforzati.

Il transfert, ovvero: Scusate se insisto con Oltre Apollo

Il romanzo, come avrete capito, è particolarmente complesso. Un possibile varco per entrare nella mente di Malzberg e carpirne le intenzioni (cosa non facile, sia chiaro) può essere quello di trovare punti di collegamento fra le varie opere, leitmotiv che offrano uno squarcio della vita dell’autore, e la possibilità di comprensione per il lettore.
Uno di questi leitmotiv può essere quello della seduta psichiatrica. Ma non la seduta in sé, quanto il valore centrale, totalizzante del transfert che si instaura fra il protagonista/narratore/autore e lo specialista di turno. Come in Oltre Apollo Evans vomita sul dottor Forrest le sue confessioni, in Nella gabbia abbiamo Quir che è costretto, da una misteriosa forza ipnotica preimpostata, a rivelare ogni cosa al suo innominato terapista. Ma la confessione genera un rapporto stratificato, fatto di fiducia quanto di sospetto, di apertura quanto di diffidenza, e infine di odio quanto di amore. Non è un caso che in entrambi i libri il protagonista finirà per abbracciare l’idea della violenza sessuale verso il suo terapista.
Cosa voglio dire con questo? Non lo so. Era solo per notare come probabilmente Malzberg abbia avuto qualche pessima esperienza con qualche psicologico, e il suo modo per elaborarla è scrivere romanzi sperimentali – per nostra fortuna.

Sul sesso

Rimaniamo a parlare di argomenti scabrosi spendendo qualche parola sul ruolo del sesso in Nella gabbia.
Ammetto che all’inizio, questa continua ricerca di femmine, questo insistere nella penetrazione, nello sfogo, mi sono parsi eccessivi, quasi fuori contesti, esercizi di prurito senza scopo. Andando avanti con la lettura, però, mi sono facilmente reso conto che la rappresentazione del sesso nella vita di Quir è finalizzata proprio a meglio delineare la sua evoluzione dall’inizio alla fine della narrazione; anzi, mi azzarderei a dire che proprio il suo rapporto con il sesso è uno dei principali veicolo attraverso il quale vediamo Quir passare dalla macchina che elargisce passivamente informazioni scientifiche e penetrazioni, a un uomo in cerca della verità, e quindi di se stesso; e più ci si avvicina, e più ricorda, più le necessità carnali vengono meno, quanto viene meno la capacità di espletarle a dovere.

Sì, vabbè, ma alla fine di che parla?

Come avrete capito, non è un libro di facile comprensione. Una possibile chiave di lettura (tutt’altro che certa) è vedere la gabbia come metafora della nostra società: siamo in una gabbia dove ci viene chiesto quello che sappiamo fare, dove veniamo spremuti per le nostre capacità e competenze, dove ci limitiamo ad andare avanti con la nostra vita, aiutati dagli psicologi e dalla nostra vita sessuale. E se fuggissimo? C’è una possibilità di fuga? E cosa c’è al termine della fuga? Abbiamo forse un altro scopo, al di fuori di questa gabbia che è il nostro mondo?
O magari Malzberg non intendeva niente di tutto questo; vallo a sapere.

Breve nota sulla traduzione

Non dico che è imbarazzante, ma quasi. Molte frasi zoppicano, si usano parole di esistenza dubbia e dal significato intepretato in maniera molto personale. In più punti ho avuto il dubbio che nella traduzione ci si fosse presa qualche libertà di troppo nell’interpretare le affermazioni di qualche personaggio (che poi è solo un modo un po’ più diplomatico per dire che il traduttore non ha proprio capito).
L’apice è raggiunto quando una persona ringrazia l’altra e quello gli risponde «Sei il benvenuto»: una palese, dozzinale, infantile traduzione di «You are welcome» che non ho nemmeno bisogno di verificare sul testo originale – che prima o poi mi procurerò.

Giudizio finale

Si tratta, in conclusione, di un altro grande capolavoro da parte di quel genio incompreso (anche da me, a volte) di Malzberg. Non scalza Oltre Apollo dalla mia personale classifica, ma è un libro da leggere e rileggere. Ovviamente è sconsigliato a chi cerca storie con un capo e una coda, un significato chiaro e dei protagonisti lineari e affidabili nella narrazione.

Buona lettura!

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2 Replies to ““Nella gabbia”, di Barry N. Malzberg”

    1. Sì, “Oltre Apollo” è decisamente un libro che va letto in un momento in cui si può stare concentrati… altrimenti si rischia davvero di lanciarlo fuori dalla finestra dopo venti pagine. 🙂

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