“After the Fall, Before the Fall, During the Fall”, di Nancy Kress

E, dopo Mendicanti di Spagna, torno a Nancy Kress, con il suo romanzo breve After the Fall, Before the Fall, During the Fall (che ho letto in inglese, ma è stato tradotto in italiano da Delos come Dopo la caduta, e su questa traduzione – intravista nell’anteprima di Google – mi baserò per alcuni termini che leggerete).

AfterTheFall_Nebula_for-web
Copertina-spoiler, ma stupenda.

Trama

Fine 2013. Julie Kahn, matematica, è chiamata a offrire la sua consulenza in una catena di strani rapimenti di bambini, e altrettanto strani furti nei supermercati: il suo algoritmo sembra predire approssinativamente dove avverrà il prossimo evento. E deve anche gestire il suo rapporto con l’Agente Speciale Gordon Fairford.
Anno 2014. Dei batteri mutano, come tante volte è successo nella storia della Terra. Stavolta, però, con la loro produzione di alcool stanno avvelenando le radici delle piante di tutto il pianeta.
Anno 2035. I pochi Sopravvissuti alla Caduta vivono nel Guscio nel quale sono stati relegati dai Tesslie, gli alieni che dalla Caduta non si sono mai più fatti vedere. I Tesslie hanno anche fornito loro la macchina dei Prelievi, grazie alla quale i più giovani sopravvissuti tornano indietro nel tempo a recuperare neonati per far ripartire l’umanità.

La forma

Come si deduce facilmente dalla trama, la storia si dipana su tre archi temporali differenti. La possibile confusione è scongiurata gestendo questa complessità tramite capitoli ora brevi (quelli del 2014) ora meno brevi, con collocazione temporali precise – quando possibile, quindi non nel 2035 – nei titoli. Non che osservare queste datazioni sia di importanza vitale per il lettore, che riesce comunque a mantenere un ordine mentale chiaro nonostante i continui salti fra Prima della Caduta, Dopo la Caduta, personaggi del Dopo che vanno nel Prima, Prima e Durante la Caduta che si sovrappongono, ecc. L’equilibrio è stupefacente.

I personaggi

Al di là della trama e delle sue implicazioni (di cui parlerò dopo), è importante soffermarsi sulla caratterizzazione dei personaggi, tutti dipinti con tratti straordinariamente realistici e vividi.
Julie è una donna forte, indipendente, che accetta la sua gravidanza svincolandosi dalla figura maschile, e la porta avanti con determinazione e apparentemente quasi con freddezza. Ma persino il suo distacco, la sua razionalità che non sembrano cedere né davanti agli amici né davanti al fratello (o al padre di sua figlia, se è per questo), si incrinano un po’ davanti all’istinto materno, che per lei stessa giunge inaspettato, quasi sconvolgente. E la lotta fra la parte sentimentale e materna, contro quella razionale e pratica, è esattamente il fulcro della sua meravigliosa, sofferta scena finale.
Nel 2035 il personaggio di spicco è Pete, che si presenta con la tipica psicologia di un quindicenne, ma analizzata da pià lati: da una parte abbiamo la gelosia ossessiva (sentimentale e sessuale – ah, gli ormoni!), la rivalità con il coetaneo migliore di lui, ma l’alleanza che nasce per un odio comune, un odio cieco per un’autorità invisibile che governa senza che se ne possano capire le ragioni. L’adolescente ribelle, quindi, che matura – ma non troppo – pagina dopo pagina.
Nel 2035 abbiamo anche McAllister, una figura che rimane forse troppo in ombra, non perché non venga caratterizzata, ma perché di fatto si presenta come una riproposizione di Julie, non riuscendo del tutto a conquistare una personalità propria.
E infine, una domanda: è forse la Natura un personaggio? Il Pianeta Terra è il protagonista della sezione del 2014, Durante la Caduta? Lascio la domanda in sospeso, anche se credo che la risposta sia sì.

Ma quindi è colpa nostra o no? (Attenzione: spoiler)

Le considerazioni che seguono riguardano il finale, quindi siete liberi di saltare il paragrafo e tornarci dopo la lettura, se lo desiderate.
Dovremmo essere tutti d’accordo nel ritenere il nucleo della storia la Caduta: ma chi l’ha causata? È forse After the Fall l’ennesimo libro di denuncia della devastazione operata sulla Terra dalla specie umana? È proprio qui che Nancy Kress interviene con una visione personale e non allineata: nelle ultime pagine, la grande denuncia («Siamo stati noi, non i Tesslie») viene da una Julie ormai in preda a un delirio isterico, che da mesi segue le vicende del lento avvicinarsi della fine, e che si è oramai accostata alla teoria pseudoreligiosa di Gaia; a lei si contrappone la certezza altrettanto religiosa di Pete, che crede fermamente nella totale responsabilità dei misteriosi invasori.
Chi ha ragione? Noi lo sappiamo: tutti e due e nessuno dei due. Noi lo sappiamo perché l’autrice ce lo racconta per filo e per segno, come avviene la Caduta: una mutazione del tutto spontanea in alcuni batteri, un evento assolutamente naturale a Yellowstone, anidride carbonica e ghiacci assottigliati, uno tsunami che non può essere altro che artificiale. Le cause ci sono tutte: c’è un apporto umano, c’è la mazzata finale dei Tesslie, ma soprattutto c’è l’inevitabilità della Natura incostante e tendenzialmente ignara della nostra esistenza.
Non posso essere certo di cosa intendesse Nancy Kress (e non trovo interviste in cui chiarisca la sua posizione in merito), ma in questo finale – e quindi in tutto il libro – vi ho visto una parabola degli scontri ideologici sulle questioni climatiche che ormai imperversano da anni, e che vedono da una parte catastrofisti pronti a gridare all’Apocalisse ad ogni lampadina lasciata accesa un minuto di più, in cerca disperata di un collegamento fra l’attività umana e qualsiasi evento naturale negativo avvenga sul pianeta; dall’altra, i negazionisti a oltranza per cui, magicamente, l’esistenza della razza umana e delle sue attività non dovrebbe avere alcuna influenza sull’ambiente che la ospita. Julie sbraita e si autocommisera invocando Gaia, Pete alza le mani e dà la colpa a qualcosa che ha visto di sfuggita e di certo non conosce. E la verità è che invece è un po’ colpa nostra, un po’ dei Tesslie, e in gran parte della Natura, che in fin dei conti fa, come ha sempre fatto, quello che diavolo le pare e piace.
Ma ovviamente sono tutte considerazioni personali. Se qualcuno sa segnalarmi qualche dichiarazione a riguardo, da parte dell’autrice, gliene sarò grato.

Giudizio finale

È evidente che Nancy Kress mi sta facendo lo stesso effetto di quando, a suo tempo, scoprii Ted Chiang (del quale peraltro non mi è rimasto più niente da leggere).
Non posso quindi che consigliare assolutamente la lettura di After the Fall, Before the Fall, During the Fall, e dal canto mio continuare gradualmente con la scoperta di quest’autrice a lungo colpevomente ignorata.

Annunci

3 Replies to ““After the Fall, Before the Fall, During the Fall”, di Nancy Kress”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...