Ted Chiang – Tutti i racconti (tutti gli altri, perlomeno)

Dopo aver recensito qui l’antologia Story of Your Life, e qui il racconto La verità dei fatti, la verità dei sentimenti sul numero 74 di Robot, proseguo la lettura delle opere di Ted Chiang, tutte in lingua originale. Proseguo e termino, peraltro, avendo egli purtroppo scritto solo una dozzina di racconti in vent’anni.
Gran parte dei racconti sono liberamente disponibili su internet, e quando possibile fornisco l’indirizzo a cui potete leggerli se masticate l’inglese (e non è un inglese particolarmente complicato).

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Sembra quasi tenero, no?

Ma andiamo a vedere.

What’s Expected of Us

Articolo apparso su Nature, che potete leggere in inglese qui, o tradotto in questo Millemondi.
Questo brevissimo racconto ci parla del Predictor, un piccolo oggetto con un pulsante e una luce: la luce si accende sempre un secondo prima che si prema il pulsante. Quest’invenzione avrà conseguenze spaventose.
In questi pochissimi paragrafi, Chiang riesce ad offrirci una profonda, turbante riflessione sul libero arbitrio, sul destino, sul senso stesso dell’esistenza: perché facciamo ciò che facciamo? siamo destinati a farlo? possiamo davvero scegliere? Incredibile la sensazione di vuoto e di bisogno di riflettere che lasciano queste pochissime parole al termine della lettura.

The Merchant and the Alchemist’s Gate

Racconto lungo, che potete leggere in inglese qua, oppure tradotto nel numero 55 di Robot.
In una Baghdad di un tempo imprecisato (ma presumibilmente passato), Fuwaad ibn Abbas è un mercante che si imbatte nel negozio di Bashaarat. Questi, dedito all’alchimia, gli mostra la sua scoperta: una porta verso il passato e il futuro. Per spiegargliene le capacità, gli racconta tre storie di suoi clienti che l’hanno usata.
Di fatto pieno realismo magico, ma che si confronta con tematiche care alla fantascienza come il paradosso temporale, e soprattutto con la tematica cara a Chiang del libero arbitrio. Il narratore (e quindi l’autore) tiene ancorato il lettore con straordinaria maestria mentre spiega, con chiarezza ma senza prolissità, il funzionamento e le implicazioni della porta. L’idea delle tre storie è altrettanto brillante, nell’offrire nuovi punti vista in maniera originale e movimentare una situazione altrimenti estremamente statica. Rimane un po’ debole, però, nel finale, dove la situazione resta davvero troppo sospesa e genera qualche incongruenza; resta anche l’impressione che la seconda delle storie raccontate da Bashaarat sia troppo avulsa dal contesto, quando andando avanti con la lettura non ho atteso altro che un possibile collegamento. Il racconto è comunque ottimo, fregiandosi anche di un linguaggio molto formale benché semplice, e dell’originale, inconsueto punto di vista islamico, religione che costituisce la chiave di lettura degli avvenimenti da parte del narratore.

Exhalation

Racconto lungo disponibile in inglese qui, oppure tradotto come Respiro nel numero 58 di Robot.
Non sappiamo se quello che ci parla è un essere interamente meccanico o con parti biologiche; non sappiamo chi l’ha fatto, dove si trova, o quando. Ma sappiamo che lui e tutti i suoi simili vivono grazie a ricariche di bombole d’aria che vengono riempite da una cisterna nel sottosuolo del loro mondo chiuso da pareti infinite. Il protagonista, studioso di anatomia, vuole indagare sul funzionamento del proprio cervello, e fa una scoperta sconvolgente.
Un racconto straordinario, che ci trasporta in un mondo tanto incredibile quanto credibile, fatto di esseri viventi apparentemente robotici che si interrogano sulla propria esistenza, esattamente come noi. Le invenzioni tecnologiche contenute sono strabilianti (su tutte, il sistema di immagazzinamento della memoria, e quindi della personalità), ma è ancora più sconcertante la conseguenza fisica delle scoperte che il protagonista fa. A coronamento di questo capolavoro, una “morale” conclusiva esaltante, finalmente ottimistica, che invita a vivere la propria esistenza senza perdere mai la sete di conoscenza, e senza abbattersi di fronte all’inevitabile fine di tutte le cose. Meraviglioso.

The Lifecycle of Software Objects

Romanzo breve, liberamente disponibile in inglese qui, tradotto in italiano ed edito da Delos, in vendita qui.
Ana ha lavorato in uno zoo, poi si è data allo studio dell’informatica; Derek invece è un grafico. Si incontrano quando vengono assunti dalla Blue Gamma, un’azienda che fabbrica i digienti: baby-intelligenze artificiali mentalmente simili a bambini, potenzialmente in grado di imparare dall’esperienza e dall’insegnamento. Scorrendo le pagine, seguiamo lo scorrere degli anni e le numerose vicende dei protagonisti (organici e non), dai problemi più strettamente tecnologici a quelli più “umani”.
Non voglio dire di essere rimasto deluso da Chiang, però… sì. Lo stile di Chiang ben si adatta alle sue altre opere, scritte quasi tutte in prima persona; in questo romanzo – quindi, per giunta, una forma lunga – risulta invece terribilmente asettico, decisamente inadeguato a farci comprendere i sentimenti di Ana verso i suoi digienti, o di Derek verso Ana. Altro difetto, forse anche questo dovuto alla terza persona, è una certa ridondanza di informazioni, al limite dello spiegone; informazioni che si sovrappongono a nuovi personaggi o situazioni che potevano tranquillamente essere introdotte qualche paragrafo precedente, invece di esserci presentate sistematicamente come fatto compiuto.
Ma credo che il vero punto debole di quest’opera sia il labilissimo tema portante. Quel che ha di bello Chiang è proprio la sua capacità di portarci a pensare qualcosa, di farci riflettere su un argomento: ad esmepio, in molti dei suoi racconti, il libero arbitrio. Ne Il ciclo di vita degli oggetti software l’intero impianto filosofico è limitato a un paio di considerazioni sulla genitorialità e l’educazione, relegate per lo più alle ultimissime pagine; mentre considerazioni sull’identità dell’IA e la questioni dei diritti umani concessi alle IA è affrontata in maniera poco approfondita (e forse è una fortuna, visto che non si dice niente di nuovo).
Si tratta, in conclusione, di un romanzo che si legge senz’altro scorrevolmente, ma che a me, purtroppo, non ha lasciato assolutamente nulla; se non la sensazione che non stessi neanche leggendo qualcosa di Chiang, almeno. Peccato.

Dacey’s Patent Automatic Nanny

Racconto apparso nell’antologia The Thackery T. Lambshead Pocket Guide to Eccentric & Discredited Diseases, curata da Jeff VanderMeer; un’antologia che raccoglie molte operi di autori del fantastico intenti a descrivere le bizzarre invenzioni in cui il fittizio dottor Lambshead si è imbattuto nella sua vita.
In questo racconto (che poi è di fatto un articolo), conosciamo il lavoro di Reginald Dacey, convinto che l’unico modo per crescere un bambino razionale sia quello di affidarlo ad una tata meccanica. Il suo piano sembra fallire, ma anni dopo suo figlio Lionel riprenderà il lavoro del genitore sul piccolo Edmund, con conseguenze imprevedibili.
Ecco: qui sì che Chiang ci parla di genitorialità, di educazione, di crescita del bambino. Qui la tematica è affrontata di petto, in poche righe, e ci lascia con le solite domande: cos’è meglio per un bambino? il genitore permissivo o quello severo? un bambino può essere cresciuto da una macchina? e in tal caso, è ancora davvero un bambino umano? Un breve racconto/saggio perfettamente riuscito, in pieno stile chiangiano.

The Great Silence

Racconto brevissimo, scritto da Chiang per un’installazione video artistica presso il radio telescopio di Arecibo; testo che potete leggere qui.
A parlarci sono i pappagalli, che intorno al telescopio ci vivono. Ci parlano dei loro miti sulla creazione e sulla fine del mondo, e ci dicono cosa pensano di noi.
Un brevissimo testo che, pur non avendo molte pretese, riesce comunque a colpire per la sua originalità semplice, fatta di idee elementari ma scandagliate approfonditamente in pochissime righe. Un piccolo gioiellino, anche se non ai livelli delle opere precedenti.


Qui si conclude la mia esperienza con Ted Chiang (a meno di non fare recensioni sulle interviste – cosa che non accadrà mai).

Se dovessi fare delle considerazioni finali, per riassumere questa e le mie altre recensioni di quest’autore:

  • Storia della tua vita, Espirazione e L’inferno è l’assenza di Dio (Story of Your Life, Exhalation e Hell Is the Absence of God) sono letture imprescindibili, e non solo nell’ambito della fantascienza, ma della letteratura in generale.
  • Cosa ci si aspetta da noi (What’s Expected from Us) e The Great Silence sono degli esempi straordinari di come si possa raccontare e far rilettere nello spazio di poche righe.
  • Il ciclo di vita degli oggetti software e La verità dei fatti, la verità dei sentimenti (The LifeCycle of Software Objects e The Truth of Facts, the Truth of Feelings) sono i suoi lavori meno riusciti… e sono comunque molto, molto al di sopra della media.

Sostanzialmente, l’unico difetto che si può imputare a Ted Chiang è lo scrivere troppo poco. Ma forse è lo scotto da pagare per avere questa qualità?
E allora, che “pochi ma buoni” siano, i suoi racconti. Lo aspetterò – lo aspetteremo.

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