Philip K. Dick: “Le presenze invisibili” (integrale della narrativa breve) – Vol. 4, Prima parte

Eccoci arrivati all’ultimo volume di Le presenze invisibili, l’integrale della narrativa breve di Philip Dick. Oggi la prima parte.

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Come sempre: Titolo italiano [eventuale/i altro/i titolo/i italiano/i in altra edizione] (Titolo Originale)

Pulce d’acqua (Waterspider)

Il Centro Emigrazione sperimenta i viaggi interstellari a velocità sub-luce mandando galeotti volontari, ma ci sono problemi tecnici. Come superarli? Andando indietro nel tempo a recuperare uno degli inconsapevoli precognitivi del secolo precedente: gli scrittori di fantascienza. Il prescelto sarà Poul Anderson.
Finalmente Dick riesce a scrivere qualcosa di davvero divertente e ben fatto. Il racconto si legge con estremo piacere, ed è senz’altro uno dei migliori omaggi che il mondo stesso della fantascienza abbia mai ricevuto – benché tecnicamente se lo sia fatto da solo. Nota dolente: nel testo italiano si parla del “direttore della più famosa collana italiana di fantascienza”… Peccato che nel testo originale in quelle righe ci fosse Howard Browne, editor di Amazing. Evidentemente Fruttero&Lucentini hanno sentito l’urgenza di autoincensarsi facendo pressione alla traduttrice. Il racconto, nonostante ciò, è un ottimo inizio per questo volume conclusivo.
[Ringrazio il gruppo Facebook Romanzi di Fantascienza per l’aiuto al riguardo del misterioso “direttore”.]

Uno show originale (Novelty Act)

La società è ormai organizzata in enormi condomini, che riproducono in piccolo le dinamiche politiche di una nazione. Gli Stati Uniti, invece, sono retti da un partito unico che chiede di eleggere ogni volta non un presidente, ma una marito per l’amata First Lady, idolo della nazione. Ian Duncan, sentendosi un fallito, vuole esibirsi in una performance artistica davanti a lei.
Altro ottimo racconto lungo, che porta al centro una delle tematiche più care a Dick: la finzione televisiva applicata alla politica e al controllo delle masse. Si nota anche una certa attenzione alla musica, che finora era sempre rimasta in secondo piano. Il racconto comunque intreccia anche altri argomenti (la politica nei condomini, l’emigrazione verso Marte, le riproduzioni dei marziani, la telepatia) andando a creare un piccolo affresco equilibrato dall’inizio sino al finale, volutamente non conclusivo.

Oh, essere un blobel! [Essere un blobel / Essere un blobel!] (Oh to Be a Blobel!)

George Munster è un reduce della guerra contro i Blobel, creature simili ad amebe con i quali gli umani si contendono il Sistema Solare. Munster durante la guerra era una spia: trasformato in un Blobel, si era infiltrato nelle linee nemiche. Ma il processo non è stato totalmente reversibile, e oggi Munster passa metà giornata da umano, metà da alieno, e con lui altri veterani. Come risolvere il problema?
Buon racconto breve che vede l’ennesimo ritorno degli psicologi automatici già visti in altri racconti precedenti. La semplicità e una certa mancanza di realismo sono compensate da uno stile ironico ma non leggero, e da un ritmo sempre vivace. Il finale si intuisce, ma comunque sorprende amaramente.

Bacco, tabacco e… Fnools [Il punto debole degli Sfnul] (The War with the Fnools)

Gli Fnools sono degli alieni di sessanta centimetri che provano da anni a invadere la Terra, assumendo le sembianze di rappresentanti VolksWagen, giocatori di scacchi, venditori di immobili. Nel tentativo di fermarli, il capitano Lightfoot gli dà la chiave per la conquista.
Voglio sperare che in questi volumi non ci sia niente di peggio di questo racconto. Per carità, anche io ho un affitto e delle bollette da pagare, ma per scrivere una cosa del genere bisogna essere davvero disperati. Umorismo che non funziona mai, madornali errori di scrittura degni di un dilettante, struttura, personaggi e logica della trama che non reggono per un solo secondo. Davvero imbarazzante.

Odissea sulla Terra (A Terran Odissey)

Sulla Terra post-bellica si intrecciano le vite di un venditore di trappole per animali mutanti, un focomelico, una bambina che vive col corpo del gemello nell’addome e il suo medico.
Questo racconto è la dimostrazione concreta di come sia possibile mandare totalmente all’aria una o più idee geniali. Qui abbiamo un ambientazione post-bellica che a tratti sembra anticipare lo steampunk (automobili private del motore, trainate da cavalli), un intreccio che unisce tutti gli aspetti della vita quotidiana di quella società, e una serie di personaggi tanto concreti quanto interessati, come la piccola Edie. Questo geniale calderone viene totalmente smembrato dopo i due terzi del racconto, quando la trama collassa su se stessa e si susseguono una serie di eventi totalmente privi di senso. Proprio nel finale, poi, ci ritroviamo a dover constatare la sostanziale inutilità di molti personaggi, che non partecipano all’azione e non interagiscono fra di loro. Nel complesso, quindi, un racconto che aveva ottime idee, ma gestite in una maniera talmente maldestra che fa pensare Dick, questo racconto, l’abbia scritto di getto e mai riletto.

Quel che dicono i morti [Le voci di Dopo] (What the Dead Men Say)

Il magnate Louis Sarapis è morto, e come tutti i morti viene congelato per permetterne il ritorno in semi-vita ogni tanto, finché ci sarà ancora una scintilla cerebrale. Qualcosa va storto, e invece di parlare dal mortuario, la trasmissione dei pensieri di Sarapis inizia da un punto imprecisato nello spazio e invade tutta la Terra, condizionando le vite di chi sta ereditando la sua fortuna.
Ottimo racconto lungo che vede intrecciarsi fra loro personaggi interessanti e ben delineati. La vicenda infine dimostra di toccare un argomento caro a Dick, ovvero il controllo politico delle masse tramite i media, nonché la paranoia, il sospetto, la menzogna dietro l’immagine politica. La conclusione aperta funziona egregiamente, anche se rimane sempre il dubbio che ciò che si scopre alla fine non sia affatto la verità (visto che, altrimenti, genererebbe alcune incongruenze a livello narrativo).

Giocate e vincete (A Game of Unchance)

Su un’annoiata colonia marziana, atterra un’astronave-fiera. L’ultima volta che era accaduto qualcosa del genere, i coloni si erano fatti praticamente derubare pur di giocare e divertirsi; stavolta hanno intenzione di vincere qualcosa, e per questo schierano un giovane psi telecinetico. Quel che vinceranno, però, gli si ritorcerà contro.
Bel racconto che rivela man mano di essere incentrato sul tema del consumismo, che Dick sembrava non toccare da un po’. Forse i personaggi appaiono non abbastanza delineati, ma la struttura e il ritmo sono impeccabili, così come la perfetta resa dell’atmosfera decadente della colonia.

I seguaci di Mercer (The Little Black Box)

Si diffonde, sulla Terra, una nuova religione: il mercerismo. Wilbur Mercer trasmette la sua immagine in tv, mentre soffre scalando una montagna e andando incontro alla morte; i suoi seguaci, tramite una scatola empatica, vivono la sua “Passione”, mentre il governo americano e quello comunista si preoccupano di arginare il fenomeno.
In questo racconto, troviamo la religione che costituirà un importante arco narrativo all’interno di Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (o Il cacciatore di androidi, che dir si voglia), arco narrativo che peraltro viene totalmente cassato in Blade Runner. Entra prepotentemente la tematica religiosa, specialmente legata alle filosofie orientali – argomenti che finora nella narrativa breve erano sempre rimasti in secondo piano. Tra un detto zen e una citazione musicale, Dick ci conduce in un mondo dove una rivelazione messianico-buddhica deve scontrarsi con la realtà delle ideologie politiche. Lo spiraglio finale porta questo splendido racconto alla sua degna conclusione.

Il gatto (Precious Artifact)

Milt Biskle ha compiuto il suo lavoro di ricostruzione su Marte, dopo la guerra con gli abitanti di Proxima. Ora torna sulla Terra, ma la sua idea è una sola: che in realtà i terrestri abbiano perso e tutto ciò che vedrà sarà un’illusione.
Dick affronta di nuovo il tema di ciò che è reale e ciò che non lo è. Benché portato avanti, in alcuni momenti, un po’ semplicisticamente, il racconto offre un ritratto concreto di un’ossessione e sorprende nel finale, che non lascia scampo al protagonista.

Orfeo dai piedi di argilla (Orpheus with Clay Feet)

Jesse Slade deve prendersi una vacanza. E, come tutti, sceglie di prendersela viaggiando nel passato con la Società Musa, grazie alla quale chi non ha capacità creative può realizzarsi fungendo da ispirazione per i grandi del passato. Slade sceglierà Jack Dowland, il più grande scrittore di fantascienza del ventunesimo secolo.
Come Pulce d’acqua, un altro racconto che ci parla con toni leggeri della vita dello scrittore di fantascienza. Anzi, più che un racconto, un meta-racconto: racconto di se stesso, che parla di ciò che vi è contenuto parlando di ciò che vi è contenuto. Realtà e finzione si mescolano come non mai, e non si sa più chi è Dowland e chi è Dick. Non manca il finale ironico, per questo riuscitissimo divertissement.

Sindrome regressiva (Retreat Syndrome)

John Cupertino ha ucciso sua moglie, o almeno così ricorda. Ma ci mette poco a convincersi che l’intero mondo è solo una proiezione, i suoi ricordi sono falsi e lui è al centro di un complotto riguardo la guerra fra Terra e Ganimede.
Dick allo stato puro: finti ricordi, manie di persecuzione, coscienza di una realtà differente da quella percepita, allucinogeni, una verità nascosta che mai viene a galla… Magari meno riuscito di altre opere (vista l’ingenuità forse eccessiva del protagonista), ma l’ottimo Sindrome regressiva contiene esattamente tutto ciò che ci si aspetterebbe dall’autore.

Ricordiamo per voi [Chi se lo ricorda / Ricordi per tutti / Ricordi in vendita / Memoria totale] (We Can Remember It for You Wholesale)

Douglas Quail vuole andare su Marte, ma non se lo può permettere. Decide di rivolgersi alla Rikord, una particolare agenzia di viaggi che, senza farti alzare dalla sedia, ti immette ricordi di un viaggio che non hai mai fatto, ma sarai convinto di aver fatto. Ma con Quail qualcosa va storto, perché mentre gli si inseriscono i ricordi finti, ne emergono di veri…
Da questo racconto è tratto il film Atto di forza, che ho visto quand’ero piccolissimo e di cui non ho alcun ricordo. Ciò detto, il racconto pone nuovi interrogativi sulla realtà e sull’identità (siamo chi siamo o siamo ciò che ricordiamo?) e, benché con alcune forzature, funziona egregiamente fino al sorprendete, surreale finale.

Teologia per computer [FBI non risponde] (Holy Quarrel)

Stafford viene svegliato nel cuore della notte per un guasto a Genux-B, il computer che prende le decisioni per il Nordamerica. Il guasto consiste in questo: l’elaboratore si è convinto che un attacco all’umanità partirà dalla California del Nord, dove Herb Sousa sta istallando delle macchinette distributrici di gomme da masticare e giocattoli.
Racconto straordinario, che sa mescolare la paranoia, un pizzico di ironia, ragionamenti filosofico/teologici (le domande poste al computer per testare la sua sanità sono di stampo quasi asimoviano), e trascina abilmente il lettore alla scoperta di cosa passi per la “testa” a Genux-B, fino a scoprire l’incredibile verità. Senz’altro uno dei migliori racconti finora.

Il suo appuntamento è fissato per ieri (Your Appointment Will Be Yesterday)

Il mondo è diviso in zone in cui il tempo scorre normalmente e altre in cui scorre alla rovescia: qui i libri non vengono pubblicati, ma a un certo punto regrediscono a manoscritti e poi vengono smembrati. È il lavoro del bibliotecario Lehrer, che ora deve distruggere il libro che ha portato allì’invenzione dello svabblo: ma è proprio grazie allo svabblo che si è scoperto come regolare la Fase Hobart, ovvero il tempo che scorre al contrario…
Il racconto offre senza dubbio immagini estremamente suggestive, dalla farfalla che entra nel bozzolo ai fumatori che soffiano tabacco nelle sigarette. Peccato che questi continui paraddosi risultino completamente insensati, specie quando devono relazionarsi col fatto che, soggettivamente, il tempo scorre comunque nella giusta direzione. Mi pare che la sospensione dell’incredulità richiesta per apprezzare questo racconto sia davvero eccessiva, e temo perciò di non essere riuscito a godermelo appieno.
Questo racconto è stato poi la base per il romanzo In senso inverso (che non ho ancora letto, ma non sono entusiasta all’idea).

Partita di ritorno (Return Match)

Gli alieni si appostano su un casinò di Los Angeles e vi lasciano uno strano flipper. Il commissario Tindane chiede di analizzarlo e ci gioca: scoprirà un’incredibile, pericolosa verità.
Altro ottimo racconto sul filo dell’ironia, che per una volta mette da parte gli argomenti più strettamente dickiani che erano stati affrontati nelle pagine precedenti, per analizzare il classico tema dell’invasione aliena tramite un’arma non immediatamente riconoscibile come tale. Pur con qualche buco narrativo (ma che ne sapevano, del flipper, i robot?), un buon pezzo breve.


Qui si conclude la recensione della prima parte dell’ultimo volume. Con la prossima, metterò la parola fine a questo lungo percorso.

Di seguito, il resto delle mie recensioni dell’integrale della narrativa breve di Philip Dick:

  1. Primo volume – prima parte / seconda parte
  2. Secondo volume – prima parte / seconda parte
  3. Terzo volume – prima parte / seconda parte
  4. Quarto volume – prima parte (questo post) / seconda parte

Buona lettura!

 

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10 Replies to “Philip K. Dick: “Le presenze invisibili” (integrale della narrativa breve) – Vol. 4, Prima parte”

  1. Bella recensione! Leggi Counter-Clock World, ti divertirà. Ma altri due di questi racconti sono nuclei di futuri romanzi, mi sembra: Terran Odissey di Dr.Bloodmoney, e Voci di dopo di Ubik!

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    1. Sì, cercando informazioni direi che hai ragione, sui romanzi derivati. Però nelle recensioni ho scritto solo di quelli che mi soo risultati evidenti anche non avendoli letti, non è che mi potevo cercare su Wikipedia ogni titolo. 😀
      Senz’altro prima o poi li leggerò, perché come ho detto quei pochi romanzi di Dick che ho letto finora mi sono piaciuti sicuramente di più che quest’altalentante antologia…

      Mi piace

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