Philip K. Dick: “Le presenze invisibili” (integrale della narrativa breve) – Vol. 3, Seconda parte

Ecco la recensione della seconda parte del terzo volume di Le presenze invisibili, l’integrale della narrativa breve di Philip Dick.

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Come sempre: Titolo italiano [eventuale/i altro/i titolo/i italiano/i in altra edizione] (Titolo Originale)

«Diffidate dalle imitazioni!» [Diffidate dalle imitazioni! / Diffidate delle imitazioni! / Diffidate dalle imitazioni / Il costo della creazione] (Pay for the Printer)

Siamo nell’ennesimo mondo devastato dalla guerra. Stavolta, però, a salvare gli umani sono stati i Biltong, creature giunte dallo spazio con il potere di riprodurre esattamente gli oggetti che vengono loro portati. Ma la società, così fragilmente tenuta in piedi, comincia a vacillare quando i Biltong arrivano alla naturale conclusione del loro diclo di vita…
Una vivo quanto deprimente ritratto di una Terra completamente decaduta, con descrizioni forse ridondanti ma in grado di farci davvero sentire la polvere addosso, a con un’abilità equiparabile a quella del McCarthy de La strada. Inoltre, partiamo da una situazione di stallo, di stagnazione e di rassegnazione che viene rovesciata dal rinascere della consapevolezza della capacità umana di costruire, di sopravvivere nonostante le avversità. Un ottimo racconto che si libera, una volta tanto, della pessimistica autocommiserazione di tanta fantascienza, dai tempi d’oro a oggi.

La macchina (The Unreconstructed M)

Una macchina si introduce in casa di un uomo invischiato in loschi traffici di schiavi verso le colonie extrasolari e lo uccide, lasciando tracce che portano a un’altro potente soggetto di quella sordida impresa. Un agente e un detective privato indagano separatamente per capire la verità e poter punire il colpevole col sistema dell’“eliminazione”: l’esilio su un pianeta a caso troppo lontano per tornare sulla Terra.
L’unico spunto interessante di questo racconto è dato dall’originale pena che viene infilitta ai condatti per reati gravi: è un’alternativa alla pena di morte, ma non è forse altrettanto crudele? A parte alcune (purtroppo brevissime) considerazioni dei personaggi su questo argomento, la vicenda, benché scritta con un buon ritmo, è un semplice pseudo-giallo senza misteri né troppa azione, e sostanzialmente senza arte né parte.

Le illusioni degli altri [Allucinazioni] (Misadjustment)

I paracinetici hanno il potere di far diventare reali le loro allucinazioni. Per la loro pericolosità vengono trovati tramite controlli casuali e obbligati a lavorare per l’Agenzia oppure a diventare prede di una caccia globale.
Il racconto più confusionario fino a adesso. Va bene non mettersi a fare spiegoni, ma qualcosa va pur detta, su come funziona questo mondo: cos’è l’Agenzia? cos’è il Niplan? cos’è il Blocco Id? che rapporti hanno questi “enti” fra di loro? Senza poter capire i ruolo dei personaggi, è impossibile dedurne le motivazioni, per cui più di metà dei dialoghi appare senza senso. L’ottima chiusa non aiuta a salvare questo lavoro.

Modello Due (Second Variety)

Tornano gli artigli de Il mondo di Jon, cioè gli inarrestabili robot che stanno facendo piazza pulita della Terra dopo la guerra fra gli umani. Qui un maggiore americano si reca nel bunker russo per trattare la loro resa, ma tutti devono vedersela con una nuova minaccia: gli artigli hanno cominciato ad imitare gli umani.
Racconto lungo che parte in maniera davvero molto, molto prevedebile ma si riscatta nella parte centrale, con la paranoia che travolge i protagonisti facendoli sospettare ognuno dell’altra. Dick è risaputamente maestro nel gettare nel dubbio anche il lettore, che non sa più a chi dar ragione, di chi sospettare, cosa aspattersi. Peccato che, dopo l’ultimo guizzo drammatico, il colpo di scena finale torni ad essere quello prevedibilissimo, anche per gli standard del ’53, che si paventava all’inizio.
Da questo racconto è stato tratto il film (che non ho ancora visto) Screamers.

Non-O [Zero-O] (Null-O)

Lemuel non è un bambino come gli altri: ha desideri distruttivi e violenti, e non ha alcuna emozione. Un dottore capisce le sue potenzialità e lo informa che ce ne sono altri, come lui, che hanno un solo scopo: distruggere l’Universo per renderlo una massa di materia omogenea.
Racconto chiaramente allegorico della tendenza autodistruttiva umana. Pur offrendo interessanti spunti circa l’interpretazione della realtà e il rapporto fra percezione del reale e sentimenti, rimane abbastanza superficiale, apparentemente scritto con una certa fretta – soprattutto nel finale.

Tornando a casa (Explorers We)

I sei astronauti che oltre un anno prima erano andati in missione su Marte fanno rientro sulla Terra. Ma perché tutti scappano, al loro arrivo in città?
Non è una sorpresa che Dick dia il suo meglio quando parla di identità, memoria, percezione della realtà e paranoia. Il tutto è riunito in questo inquietante raccontino, il cui unico difetto probabilmente è la durata troppo breve.

Meccanismo di ricordo [Meccanismo di richiamo] (Recall Mechanism)

Paul Sharp va dall’analista per tentare di scoprire la radice della sua paura di cadere. Tramite una lampada in grado di indagare i ricordi inconsci, faranno un’incredibile scoperta.
Al di là del discutibile adattamento del titolo, il racconto si giova di un’idea di per se geniale, altrettanto genialmente esposta tramite le visioni della lampada che fungono da “flashback”. Ottima la chiusa, che riesce a mantenere alta l’attenzione anche dopo la rivelazione finale.

Selvaggina pregiata [Una preda allettante] (Fair Game)

Il professor Anthony Douglas è sconvolto: ha visto un enorme occhio osservarlo da dietro la finestra. Ne parla con i suoi conoscenti, mentre si moltiplicano i segni che lo portano a convincersi di essere la preda di una caccia di esseri di altre dimensioni.
Se il racconto voleva essere ironico, non c’è riuscito; se voleva essere serio, neanche. Il sentimento prevalente che ho provato al termine della lettura è stato un profondo imbarazzo per Dick.

Il gioco della guerra (War Game)

Tutti i giocattoli fabbricati su Ganimede e importati sulla Terra devono essere testati, per via delle solite tensioni fra pianeti interni e satelliti esterni. Un gioco formato da una città e un mini-esercito mette a dura prova la pazienza di chi si occupa dei collaudi.
Racconto che ci mette un po’ ad “ingranare”, ma poi trattiene efficacemente a se il lettore, ponendogli continui interrogativi sulla natura del bizzarro gioco. Anche se il finale si intuisce con qualche pagina di anticipo, riesce lo stesso a sorprendere nelle righe conclusive con un ultimo colpo di coda. Ottimo.

Presidente di riserva (Top Stand-By Job)

Gli stati uniti sono retti da un computer, affiancato da un presidente di riserva umano che non rileva la carica da anni. Quando Max Fischer diventa il nuovo presidente sostituto, delle navi extraterrestri entrano nel sistema solare e mettono fuori uso proprio il computer-presidente.
Racconto senza capo né coda. Vuole essere probabilmente satirico, ma non ci riesce, visto che di certo non fa ridere e per far riflettere sui paradossi della politica si poteva decisamente fare di meglio. Non aiutano incoerenze della trama e la mancanza di finale. Pessimo.

Cosa ne facciamo di Ragland Park? (What’ll We Do with Ragland Park?)

Seguito del racconto precedente. Fischer ha disattivato il presidente legittimo e ne ha preso il posto mentre il suo rivale Birkin è in carcere. Il produttore televisivo Hada ci si mette in mezzo, con la collaborazione del cantante folk Ragland Park.
A differenza del precedente, questo racconto (a parte la continua inutilità di un’invasione aliena in atto di cui nessuno si interessa) ha perlomeno una trama, e anche abbastanza interessante, vista l’introduzione dei poteri psi. Peccato che il tentativo di satira fallisca altrettanto miseramente. Perché Dick tentava di fare il simpatico?

Se non ci fosse Benny Cemoli (If There Were No Benny Cemoli)

Astronavi dell’Ufficio Rinnovamento Urbano del Centauro tornano sulla Terra decenni dopo la devastazione della guerra atomica. L’idea nel lungo periodo è quella di ricostruire la civiltà per governarla, mentre quella nell’immediato è cercare i responsabili del conflitto e processarli. Per cercare informazioni viene riattivato il New York Times automatico globale.
Racconto originale, con uno stie fluente e una struttura molto curata; pecca nella solidità logica del piano dei terrestri (di cui mi sfuggono le modalità esatte grazie al quale dovrebbe riuscire), ma è nel complesso una buona lettura.

I giorni di Perky Pat (The Days of Perky Pat)

Per l’umanità futura, decimata dalla guerra nucleare, l’unico passatempo sensato sembra essere quelli di giocare con Perky Pat: una bambola a cui si fanno rivivere scene di vita quotidiana con ricostruzioni assemblate dagli oggetti che i generosi marziani lanciano sulla superficie da anni.
Un buon racconto surreale che forse pecca un po’ di equilibrio (prolisso nella descrizione del gioco, e inutile l’inserimento dei personaggi bambini), ma nel finale si riscatta portando all’estremo il bisogno di una costante, la paura del cambiamento, l’attaccamento alle cose per come sono senza poter accettarne l’evoluzione.

Nelle conclusive Note ai racconti, Dick mi conferma che non riusciremo mai ad essere d’accordo sulla sua opera, dato quanto sembra tenere ai lavori che mi hanno colpito di meno (Umano èLa macchinaModello Due) e ignorare quelli che reputo più interessanti. Molto lunghe e sue considerazioni sul racconto che chiude questo volume, in merito al suo legame col romanzo Le tre stimmate di Palmer Eldritch, un legame molto labile che si trova soltanto nella causa, nell’idea iniziale delle due opere, nella giustificazione psicologica per la loro concezione che lo stesso Dick si dà. Non avendo ancora letto il romanzo in questione, non so giudicare poi se questa radice comune abbia originato altre affinità o meno.


Qui si conclude il terzo volume dell’integrale della narrativa breve di Philip Dick. Alla prossima, con il quarto e conclusivo tomo.

Di seguito, il resto delle mie recensioni dell’integrale della narrativa breve di Philip Dick:

  1. Primo volume – prima parte / seconda parte
  2. Secondo volume – prima parte / seconda parte
  3. Terzo volume – prima parte / seconda parte (questo post)
  4. Quarto volume – prima parte / seconda parte

Buona lettura!

 

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