Luigi Brugnaro e la Grande Massoneria Transgender – Seconda puntata

La strenua lotta del neosindaco di Venezia contro l’ideologia del gender si arricchisce di nuovi, spettacolari dettagli.
Vediamo cosa è accaduto dall’inizio della vicenda (che potete leggere qua) fino ad oggi, con l’incontro pubbico con Camilla Seibezzi – incontro al quale, ma guarda un po’, il sindaco non si è presentato.

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Immagine di http://www.vogliosposaretizianoferro.it

Innanzitutto, dopo aver dato una ripassata alle deliranti affermazioni di Brugnaro a VeneziaToday (deliranti dal punto di vista sintattico perfino più che di quello ideologico), vediamola, questa circolare con cui il sindaco ha invitato al ritiro dei libri prima ancora di pensare a formare la giunta.

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Dal profilo Facebook di Chiara Lalli.

Sì, avete letto bene: I LIBRI “GENDER”, GENITORE 1 E GENITORE 2.

Sapete cos’è questo?

Parole in libertà o Paroliberismo è uno stile letterario introdotto dal Futurismo in cui le parole che compongono il testo non hanno alcun legame sintattico-grammaticale fra loro e non sono organizzate in frasi e periodi. [Fonte: Wikipedia]

Sono un po’ stanco di ripeterlo, ma siccome qualcuno è duro di comprendonio, giova un ripasso:

  1. La teoria/ideologia gender non esiste. È una leggenda metropolitana, è una teoria complottista. C’è gente che l’ha spiegato meglio di me, ad esempio qui o qui.
  2. Non sono mai esistiti nessun genitore 1 e genitore 2. La fatidica disposizione di Camilla Seibezzi era di sostituire sui moduli di iscrizione alle scuole dell’infanzia le parole “mamma” e “papà” con “genitore”, esattamente come i moduli di iscrizione alle medie e alle superiori (per i quali non protesta nessuno). L’1 e il 2 sono un’invenzione dei giornalisti (o giornalai).
  3. Ad ogni modo, non ci sono «libri “gender”, genitore 1 e genitore 2». È una definizione che non si può applicare ad alcun testo, men che meno presente negli asili veneziani (e le conseguenze di ciò le vediamo dopo).

Ma veniamo dunque a questi temibili testi. A questo punto vi sarà venuta la curiosità di sapere i titoli. Eccoli:

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Dal profilo Facebook di Camilla Seibezzi.

Paura, eh?
Vi invito a cercare titoli e autori su Google per sapere di cosa parlano, nel dettaglio, questi testi.
Vi anticipo che i libri che osano informare i bambini dell’esistenza delle famiglie omogenitoriali sono Piccolo uovo ed E con Tango siamo in tre.
Gli altri toccano i temi più vari, dalle diverse forme familiari (bambini adottati, genitori separati ecc.), all’approccio alla diversità (discriminazioni razziali/culturali, stereotipi di genere, disabilità), e alcuni non lo fanno neanche esplicitamente.

Cito un paio di titoli come esempio.
In Piccolo blu e piccolo giallo, i protagonisti sono delle semplici macchie di colore. Sono due “bambini” di colore diverso che, a furia di giocare insieme, diventano verdi e quando tornano nelle rispettive famiglie non vengono più riconosciuti dai genitori. Leggetela tutta qua.
In Buongiorno postino, un portapacchi distratto consegna figli a vari animali, ma a una coppia di pinguini (un maschio e una femmina, eh) consegna un uovo che, schiudendosi, rivela una piccola coccodrillina. Come la prendono? Dicono «Oh, si è sbagliato di nuovo!» e chiamando gli altri figli a conoscere la nuova sorellina scopriamo che il resto della prole è formata da una tartaruga, un uccello e altri animali consegnati “male”.
Poi c’è I cani non sono ballerine, che parla proprio di un cane che vuole fare la ballerina; Diverso come uguale, che presenta bimbi down, autistici, neri, ciechi, adottati, musulmani; I papà bis, sul difficile rapporto fra dei bambini e il nuovo compagno della madre…

Potrei andare avanti ancora, ma vi invitato nuovamente a cercaveli su Google e approfondire. Non c’è niente da nascondere.


Nel frattempo, la figura barbina esce fuori dai confini nazionali:

Telegraph

Sì: è davvero un articolo del Telegraph – e nemmeno troppo preciso, visto che anche loro parlano di «Gay parenting books», che è una definizione che si può applicare, come abbiamo visto, a una manciata di testi soltanto; ma d’altronde And Tango Makes Three è troppo noto, all’estero, per non surclassare in fama gli altri titoli.


Veniamo dunque all’atto finale (nel senso che è accaduto stamattina e più aggiornati di così non si può) di questa surreale pantomima veneziana.

Camilla Seibezzi aveva indetto per questa mattina un incontro a Venezia, aperto al pubblico, per parlare di questi libri e della censura in atto fin dal primo momento in cui vennero proposti, e lasciando la possibilità al pubblico di poter liberamente consultare i testi in questione.

L’invitato d’eccezione era ovviamente il nostro caro sindaco. E secondo voi Brugnaro si è presentato? Ovviamente no.
Be’, ma avrà almeno rilasciato un comunicato stampa precompilato con il consueto «non posso essere presente per altri impegni inderogabili blablabla»? Ovviamente no.
Ma accidenti, avrà almeno detto qualcosa su Twitter? Purtroppo sì, ieri:

brugnaro Twitter
https://twitter.com/LuigiBrugnaro/status/616613949891592192

I libri gender.
I LIBRI GENDER.
I.
LIBRI.
GENDER.


Ecco, io direi di chiudere qui. Perché? Mi pare ovvio: non posso dire quello che penso davvero.
Perché quello che penso davvero implica la totale chiusura a qualsiasi dialogo con il sindaco.
Perché le basi di qualsiasi dialogo sono che si parli la stessa lingua, che si dia lo stesso valore alle parole e soprattutto che non le si inventino. E qui Brugnaro sta inventandosi di sana pianta qualcosa che non esiste.
I “libri gender” sono unicorni, cani a tre teste, ciclopi. A uno che vi chiede di ritirare dalle scuole degli unicorni, accusandovi di “arroganza culturale” se gli chiedete spiegazioni, cosa mai potete rispondergli?

Il lato positivo di questa specie di analfabetismo che affligge il neosindaco è che la surreale circolare in apertura post, riferendosi a cose inesistenti, può essere impugnata da legali per valutarne la (inesistente, direi) validità.

Ciò detto, vi rimando alla prossima esilarante puntata di Brugnaro contro il gIender.
Perché tanto ci sarà, una prossima puntata. Figuratevi se uno che all’assessorato ai Trasporti ci mette Boraso, che protestava contro il tram con il trattore, non ha in serbo per noi qualche altra sorpresa…

P.S.: E infatti eccolo su Twitter.

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39 Replies to “Luigi Brugnaro e la Grande Massoneria Transgender – Seconda puntata”

  1. mi colpisce la definizione nuovissima di democrazia. Perché è davvero paradossale. Poi sono d’accordo che la maggioranza non ha sempre ragione, ovviamente. Ma la questione del bene del popolo è talmente soggettiva (anche in questo caso) che non la si può usare come definizione. Io per esempio ritengo che insegnare ai bambini che il sesso non determini le loro scelte affettive una spaventosa mistificazione della realtà, pericolosa per il futuro della società. Lei pensa il contrario. Come possiamo stabilire quale delle due visioni sia “il bene del popolo”? Non vedo altri modi non-violenti che quelli dell’espressione della preferenza, di un voto. Oppure l’anarchia totale, oppure la sussidiarietà elevata a sistema (gruppi piccoli e grandi si fanno le loro piccole società e vivono come vogliono, accomunati da un idea) e lo stato cessa di esistere se non come vigilantes. ma la vedo troppo complicata , quindi si torna alla democrazia rappresentativa. Infatti lei cerca il consenso, cerca di influenzare la pubblica opinione per avere voti alla prossima tornata (se ci sarà! ). E così fanno gli altri.

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    1. Il bene del popolo non è per niente soggettivo: se qualcosa crea un danno a qualcuno, è sbagliata; se migliora la vita anche di un solo cittadino senza danneggiarne un altro, è giusta.

      Lei “ritiene” che i bambini non debbano sapere che esistono coppie formate da persone dello stesso sesso? E su che base lo ritiene, scusi? La libertà di opinione non è libertà di fatti, e dire che un bambino deve essere tenuto all’oscuto di un aspetto della realtà che lo circonda non è un’opinione, ma un fatto – e in quanto tale va dimostrato. Lo faccia.

      Se è il bene del popolo o no? Si veda sopra. Crea un danno a qualcuno o rende la vita più facile a qualcuno senza danneggiare nessuno? Informare un bambino che esistono famiglie che non sono formate da mamma, papà e figli, ma magari da un papà da solo, da due mamme, o da due nonni, cosa porterà, se non a un futuro adulto in grado di accettare le diversità che la realtà che lo circonda gli mette davanti?
      Sono mesi che va avanti questa storia, e nessuno ha ancora spiegato quale danno si fa ai bambini a insegnare loro la realtà. Fatti, non opinioni.

      P.S.: io cerco il consenso per il voto? Mica mi devo candidare, eh.

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      1. la questione che ho posto è sulla definizione di democrazia.
        Il problema non è far sapere ai bambini che esistono coppie diverse da maschio e femmina, ma proporle come possibilità, come se dovessero scegliere – una volta adulti – tra le varie forme che hanno visto sui libri. Ci pensa la realtà a fargli vedere che esistono. Ci pensano i genitori. Non nascondo ai miei figli l’esistenza di coppie gay. Ma gli dico che è sbagliato che abbiano figli perchè in questo caso non c’è nessun bene del popolo, si fa proprio il male di questi bambini che crescono senza la necessaria presenza di un delle figure genitoriali (che, nel caso degli organi, è invece presente perchè evocata in più modi). E’ qui che finisce il bene del popolo, e una società che fa dell’indifferentismo un valore mi nuoce e quindi non fa il mio bene. Mi nuoce perchè il relativismo (nella accezione più moderna) porta ad una assenza di morale, viene a mancare proprio quel giudizio su ciò che è bene (che le sta a cuore) e ciò che non lo è. Tutto vale allo stesso modo. Questo è male.

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        1. Il punto è che, come ho detto, non puoi decidere tu cosa e bene e cosa e male, né lo posso decidere io. Lo decidono i fatti.
          E i fatti dicono che i bambini che crescono da genitori dello stesso sesso stanno bene quanto quelli con genitori di sesso diverso (e sicuramente meglio degli orfani).
          Tu NON hai la libertà di dire ai tuoi figli che è sbagliato. Questa NON è libertà di opinione: ti stai arrogando il diritto ad esporre una tua personale libertà dei fatti che non è sorretta dall’osservazione della realtà. Tu NON puoi dire che si fa del male ai bambini, NON puoi dire che è necessaria la presenza delle figure genitoriali, semplicemente perché a realtà è diversa.
          NON è un’opinione, quindi non hai la libertà di esporla come non hai la libertà di dire che la Terra è piatta o il cielo è rosso.

          Il che non sarebbe nemmeno un problema tanto grave, se questo comportamento non generasse futuri adulti intolleranti.

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          1. quando dici che non ho la libertà di dire ai miei figli ciò che è sbagliato ti poni al di fuori della realtà, del buonsenso e dell’umano. i fatti non decidono la moralità dei gesti e dei comportamenti. Allora per il fatto che esistono gli omicidi significa che si può fare? Cosa vorrebbe dire che decidono i fatti? Anche la costituzione (se ce ne fosse bisogno) (e la cito solo perchè magari è un tuo riferimento) dice che è compito dei genitori educare i figli. Non tocca allo Stato. Ma qui arriviamo al punto dolente, immagino: io ho fiducia nell’uomo e quindi penso che quando anche avesse genitori balordi, saprebbe riconoscere il bene dove c’è. Meglio avere genitori non balordi! Tu sembra che pensi il contrario, che sia l’istituzione a dover spiegare le cose (non i fatti, ma la loro interpretazione). Come succede in tutti i paesi con regimi totalitari… che chissà perchè hanno sacche di resistenti rivoluzionari. Ecco, mi faresti diventare un rivoluzionario. Perchè sei tu che dici a me che non sono libero.

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            1. C’è un fraintendimento di fondo: non sto parlando genericamente del bene e del male dal punto di vista di una qualsiasi morale; sto parlando di cosa crea un danno o meno. Se due persone dello stesso sesso allevano un bambino, NON lo danneggiano. Questo è un fatto, è un dato riscontrabile in tutti i casi in esame, ed è stato verificato da qualsiasi studio, sondaggio e ricerca effettuati al riguardo. Era a questo che mi riferivo.

              Ovviamente dipende tutto dalla definizione di bene e male. Per me il male è ciò che crea un danno a qualcuno (singolo, società o i loro beni). Dato che far crescere un bambino a una coppia di persone dello stesso sesso NON lo danneggia, questo non è male.
              Ovviamente se hai dati che smentiscono tutto ciò che si è rilevato finora condividili, sarò lieto di venirne al corrente.

              È chiaro che se invece il tuo concetto di bene e male è legato a una moralità di origine religiosa, il discorso si chiude. Io non posso giudicarla, e tu non puoi e non devi imporla come legge agli altri che non la condividono.
              Altrimenti sarebbe un regime totalitario – definizione che è assurdo applicare a chi, come me, vorrebbe che la scuola insegnasse insegnasse ai bambini i fatti, e non le opinioni (e non il contrario, come inspiegabilmente mi accusi).

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              1. rispetto al fatto che non si creino danni ai figli cresciuti da coppie gay temo che né io né te abbiamo competenze anche solo per valutare se sono state fatte ricerche sensate oppure no. Quindi mi resta l’osservazione dei fatti: me come figlio e me come padre. C’è un abisso nell’apporto che madre e padre danno all’educazione dei figli ed è dovuto alla loro differenza sessuale (posso quasi dire ontologica). Perciò teorizzare come uguale l’educazione proposta ai bambini dai due tipi di coppie lo trovo non scientifico. E non sto certamente valutando la “quantità” di amore, o la sua intensità !
                Inoltre sostituire male con danno non cambia le cose. per me è un danno privare un bambino della madre o del padre, cioè farlo scientemente a priori. Morale è ciò che segue il suo scopo, il suo destino, ciò per cui è fatto: far nascere bambini per poi affidarli a due padri non lo è.
                Sulla questione dell’imposizione, un po’ abusata, vorrei solo dire che vigono le leggi. Che vengono votate in questa democrazia imperfetta che abbiamo. Secondo te dovrei astenermi dal votare chi difende i miei valori per il fatto che urtano qualcuno? Tu fai lo stesso? Chiaramente quando ci saranno certe leggi le rispetterò, lottando perchè siano cambiate! Non fai forse lo stesso anche tu?Sembra quasi che vogliate che i cattolici se ne stessero tutti a casa quando ci sono le elezioni…(in realtà ne sono convinto che ci sia questo desiderio, ma d’altronde farei lo stesso con tutti i lettori di Repubblica, ma è un’altra storia) . E con questo ti saluto caramente. Bel Blog. Lo rivisito sicuramente, ciao. Paolo

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                1. Perdonami, ma le competenze per valutare come crescono i figli in famiglie omogenitoriali ce le ho io come ce le hai te. Basta saper cercare, sono tutti studi accademici liberamente consultabili. Se vuoi posso linkarti qualcosa.

                  Su questa storia dell’apporto che dà la madre e quello che dà il padre non so più cosa commentare. Sono anni che sento questa manfrina, e nessuno mi ha ancora spiegato in cosa consisterebbe la differenza fra le due figure (a parte il fatto che una sarebe l’immagine della sensibilità e l’altro quella della forza, che è né più né meno che dire che uno va a caccia e l’altra a raccogliere bacche).
                  Non scientifico è proporre questa differenza senza prove materiali.

                  Secondo la tua definizione di morale (“che segue il suo scopoil suo destino”), dovremmo tutti lasciarci morire alla prima malattia che ci coglie. E un pedofilo potrebbe dirti che è destinato ad essere pedofilo ed è immorale proibirglielo, eh.

                  Infine, non ho mai imposto a nessuno chi e per quale motivo votare. Certi cattolici (non “I cattolici”, fortunatamente) hanno pieno diritto di votare per chi non vuole che due persone dello stesso sesso formino una famiglia, o che i malati terminali possano darsi una fine degna, o che venga abolito il Concordato o qualsiasi altra cosa.
                  Quello che posso fare è esporre le mie ragioni all’altra parte in causa e sperare in un cambiamento (che poi, in questo paese, chi si dovrebbe votare non lo so neanche io).

                  Anche io ti saluto, è sempre piacere (nonché una rarità) parlare con qualcuno che la pensa diversamente mantenendo – magari anche scaldandosi un po’ – sempre dei toni civili.

                  Stefano

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        2. Aggiungo il bello dell’educazione di un bimbo di una mamma e di un papà : entrambi portano al bambino un modo di vedere la vita. Ogni “sesso” (biologico) dà il proprio contributo. Invece il bambino in una famiglia (che non è famiglia, diciamolo chiaramente, è convivenza) di omosessuali, avrà sempre la vita con una visione limitata. Le cose si vedono da due punti di vista, e la natura ce ne ha offerti due.
          Sono proprio le coppie omosessuali che “nascondono” al bambino uno dei due sessi. Vedi ad esempio Elton John che ai suoi figli non gli permette di conoscere la loro mamma naturale.

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          1. Ma, come ho detto a Paolo: qual è questa differenza fra l’uomo e la donna? Qual è il punto di vista dell’uomo e quello della donna? In che modo vedono la vita in due modi diferenti? La donna è il sentimento e l’uomo la ragione? La donna la sensibilità, l’uomo la forza? La donna sta in cucina e l’uomo va a lavorare?
            Vi prego, spiegatemi: perché sono anni che sento dire questa cosa e nessuno mi ha ancora saputo indicare la “differenza” che ci sarebbe fra un uomo e una donna senza scadere nel più brutale sessismo.

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              1. Non ho detto che il cervello dell’uomo e quello della donna sono uguali. Stavamo parlando della visione del mondo e di cosa possono dare di diverso a un bambino. Lo so che le connessioni cereberali sono diverse, conosco quello studio, e d’altronde c’è più di una malattia psicologica/neuronale che colpisce più un sesso che un altro.
                Ma che c’entra con l’educazione e la capacità di crescere un bambino? Il fatto che per conformità il cervello degli uomini sia (in media, peraltro, nemmeno sempre) più portato a certi compiti rispetto a quello delle donne in che maniera si riflette nel loro “modo di vedere la vita”, nonché addirittura di trasmetterlo al figlio?
                E dacché il figlio o la figlia il cervello ce l’avrebbero già “da maschio” o “da femmina”, che cambia chi è che lo cresce?
                L’osservazione non è pertinente.

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                1. Carissimo Stefano, la mia osservazione è pertinente per questo motivo :
                  Per un bambino/bambina che vive quotidianamente con mamma e papà, cioè con una donna ed un uomo, significa imparare i “punti di vista” di entrambi.
                  Punti di vista che come accennavamo, sono complementari.
                  Puoi vederla anche nella presentazione di Focus : http://www.focus.it/cultura/12-cose-in-cui-le-donne-sono-diverse-dagli-uomini-e-lo-dice-la-scienza

                  Certo in una famiglia omosessuale questo non avviene, così come non avviene in una famiglia divisa/separata nel quale uno dei due genitori manca completamente (non si fa più vedere o gli viene proibito di vedere i figli).
                  Sono entrambi casi nei quali il volere degli adulti impedisce ai bambini/figli di avere il contributo educativo di entrambi i sessi.
                  Impedisce di avere un’infanzia “naturale”.
                  E’ giusto, nei confronti dei piccoli, agevolare questi egoismi ?

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                  1. Focus?!? Io sto parlando di studi scientifici, di psicologia, di neurologia, e tu mi linki Focus? Ma stiamo scherzando?

                    Ad ogni modo, non hai risposto alle mie osservazioni: qual è l’apporto diverso della visione del mondo che danno un uomo e una donna a un bambino? Il fatto che l’uomo abbia meno recettori del salato della donna (scheda 4 dell’imbarazzante “articolo” che linki) come dovrebbe influenzare il proprio “punto di vista” sul mondo, e quindi la crescita del bambino?

                    E ancora: non hai risolto l’evidente paradosso che ti avevo esposto: se i cervelli maschile e femminile sono strutturalmente diversi, il bambino è bambino e la bambina è bambina: cosa cambia con chi crescono?

                    Per cui: o la diversa struttura cerebrale dei sessi non influisce sulla loro “visione del mondo” (cosa di cui sto ancora aspettando una definizione); o in qualche modo lo fa, ma tanto il bambino o la bambina hanno già la loro, per gli stessi misteriosi motivi.

                    Ad ogni modo, attendo ancora delucidazioni sulla diversa “visione del mondo” che un uomo e una donna offrirebbero a un bambino, e su come questi diversi “punti di vista” possano influenzarne la crescita.
                    Possibilmente con qualcosa di più solido di Focus.

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                    1. Hai ragione su Focus, è una testata divulgativa, ma gli esempi che contiene sono reali.
                      Me ne rendo conto anche con mia moglie, quando mi accorgo come lei coglie altri aspetti completamente diversi da quelli che colgo io (di una qualsiasi vicenda)
                      Questo per dire che la presenza di entrambi i genitori/sessi per l’educazione di bambina e bambino sono utili perché per loro sono un arricchimento.
                      Ne fanno un uomo o una donna più “completi”.
                      La bambina si confronta con il modo di vedere del papà, il bambino si confronta con il modo di vedere della mamma. Confrontarsi con l’altro sesso è un’esperienza che ti permette di valutare la solidità delle tue convinzioni e delle tue opinioni, ma è anche un modo per sentire come l’altro sesso vede le cose.
                      Un po’ come spiega il professor Keating dell’Attimo fuggente : “E’ proprio quando credete di sapere una cosa che dovete guadarla da un’altra prospettiva, anche se può sembrare assurdo”.
                      La cultura non è solo conoscere, è anche saper guardare le cose da angolazioni diverse.
                      Poi, come ha dimostrato il documentario “il paradosso norvegese”, nel più “grande” stato del mondo per politiche di integrazione maschi-femmine, alla fine nella scelta dei mestieri, donne e uomini scelgono quelli tipici di sempre !
                      La conferma che è una questione biologica a livello celebrale.
                      Qui il famoso documentario sottotitolato in italiano :

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                    2. No, forse non hai capito: dire che gli esempi che contiene Focus sono “reali” è una forzatura quanto dire che è una “testata divulgativa”. Focus è una rivista da spiaggia che tratta temi scientifico-tecnologici, tutto qui. Ci sono inesattezze, svarioni e sensazionalismi indegni di una rivista scientifica. Ma vabbè.

                      Tornando a noi: ovvio che per il bambino (ma anche per l’adulto) il confronto con le esperienze e i punti di vista dell’altro sia di importanza vitale. Ma, appunto, il confronto è con l’altro, chiunque sia quest’altro – uomo o donna. Certo che hai un punto di vista diverso da tua moglie: siete due persone diverse! Ma tu hai il punto di vista di tutti gli uomini? tua moglie quello di tutte le donne? Insomma: la differenza fra te e tua moglie si riduce al fatto che siete uno un uomo e l’altra una donna? Non sarà che siete semplicemente due individui che hanno avuto una formazione diversa, esperienze diverse, e per questo una visione del mondo diversa?
                      Chiaro che per il bambino sia utile confrontarsi con entrambi, così come farlo coi nonni, i cugini, fratelli e sorelle…
                      Ma di nuovo: cosa c’entra il sesso? Pensi veramente che se tu e tua moglie avete idee diverse è perché te sei uomo e lei donna? Le differenze individuali si riducono a questo?

                      Riguardo al documentario norvegese, mi stavo quasi preoccupando che nessuno l’avesse ancora messo in mezzo.
                      È la chiara dimostrazione che voi che vi opponete all’educazione dei bambini non state capendo neanche di cosa stiamo parlando.
                      Ma chi se ne frega se il numero di donne camioniste non è aumentato? Ma educare alla diversità, alla non dscriminazione e alla parità dei sessi significa raggiungere l’obiettivo di avere un rapporto fra i sessi 50-50 in ogni mestiere?
                      No: significa insegnare a un bambino che una donna, se vuole, può guidare un camion, giocare a calcio, aprirsi un ferramente; e un uomo, se vuole, può fare il ballerino, il segretario, le pulizie. Non vuol dire che le percentuali di chi lo fa cambieranno, e a nessuno interessa che cambino.
                      Ho il timore che sia lo stesso fraintendimento alla base del “ragionamento” di chi parla di confusione nei bambini quando si parla loro di sesso e di genere: dire a un bambino che esistono gli omosessuali e i transessuali non aumenterà il numero di questi.
                      L’obiettivo è l’integrazione, l’accettazione, la conoscenza; non la moltiplicazione dei casi in esame.

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                    3. Il documentario sul “Paradosso Norvegese” è la dimostrazione che uomo e donna biologicamente sono diversi e che, in un paese libero, scelgono cose diverse, quasi opposte.
                      A scegliere di fare le infermiere sono quasi solo le donne, mentre a scegliere professioni tecniche-ingegneristiche sono quasi solamente gli uomini.
                      Ecco perché è giusto che nella crescita del bambino serve la presenza di entrambi, perché la loro presenza educa il bambino alla diversità. Non servono corsi, non servono lezioni, non servono libri. Quelli portano solo il punto di vista degli autori.

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                    4. Ancora?! Forse non mi sono spiegato: non è quello il punto. A nessuno interessa che ogni professione sia svolta al 50% da maschi e al 50% da femmine. Magari sarà così fra cinquecento anni, ma di certo non lo sarà né fra venti, né fra cinquanta, né fra cento. E a nessuno interessa, perché NON È QUELLO IL PUNTO (mi si scusi il maiuscolo, ma non posso mettere il grassetto).
                      Il punto è insegnare che se una donna vuole fare la camionista e un uomo il ballerino, non c’è niente di male; è insegnare che non siamo tutti uguali, quindi non tutti vogliono fare quello che ci si aspetta da loro per via del sesso a cui appartengono.

                      Dunque, quello che serve a un bambino per crescere sano è essere allevato da una persona portata a fare l’infermiera e da una portata a fare l’ingegnere? È davvero a questo che si riduce l’essere umano? Di nuovo: all’uomo che va a caccia e alla donna che raccoglie bacche?

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                    5. Carissimo Stefano, rispondo in merito al tuo :
                      “Dunque, quello che serve a un bambino per crescere sano è essere allevato da una persona portata a fare l’infermiera e da una portata a fare l’ingegnere?”
                      La risposta è ovviamente si. E semplicemente perché ha sempre funzionato benissimo. Non c’è motivo per cambiare. Come non vedo il motivo di creare alimenti transgenici, visto che per migliaia d’anni l’umanità ha mangiato e si è sviluppata senza OGM.
                      Quindi in sintesi, il modo migliore di crescere un bambino è quello che ad allevarlo ci siano una donna e un uomo. E’ il modo più completo che la natura offre per crescerlo.
                      Per il bene del bambino, ribalto la domanda : Qual’è il motivo per rinunciarvi ?
                      Ma, ti prego, rispondi pensando seriamente al bene del bambino.

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                    6. Siamo stati migliaia di anni senza computer, direi che potresti anche privartene. O di medicinali, ad esempio. O di acqua corrente in casa. La risposta «è giusto perché è sempre stato così» è di una fallacia imbarazzante. Niente è mai sempre stato così, in nessun campo della vita umana (o naturale in toto, se è per questo).

                      E peraltro di gente che non è venuta su con un padre e una madre ce n’è stata a bizzeffe, e non mi pare siano tutti serial killer (né avere due genitori, e di sesso diverso, è garanzia di crescita equilibrata).

                      Non puoi dire qual è il “modo migliore” per allevare un bambino senza dimostrarlo. Ci sono decine di studi che dimostrano come i bambini allevati in famiglie omogenitoriali non abbiano alcun problema. Non ce n’è uno che dimostri il contrario.
                      Non puoi fare un’affermazione senza alcuna prova a suffragara – anzi, con tante contro.

                      La domanda che ribalti non esiste. Rinunciare a che? Lo vuoi capire o no che bambini che crescono con genitori dello stesso sesso (o addirittura single) ci sono già, e crescono bene? Di cosa stai parlando? Chi sta rinunciando a cosa?

                      P.S. off topic: ci cibiamo di OGM di millenni. Le piante che mangiamo attualmente sono tutto fuorché naturali, e non differiscono dagli OGM usati in alimentazione, che sono sicuri e possono offrire possibilità di sviluppo a cui evidentemente alcune persone – particolarmente ignoranti in biologia e scienze in generale – non tengono affatto. Ma, appunto, è off topic (anche se ai lettori di passaggio sarà senz’altro utile a delineare meglio le nostre voci).

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                    7. Io ho visto negli occhi di un ragazzo di 18 anni la tristezza di essere cresciuto orfano . Ti è mai capitato ?
                      Ma come è possibile pensare di “autorizzare” simili torture psicologiche ? Quella ad esempio alla quale viene sottoposto Zac, il figlio di Elton John, volontariamente privato della madre per volere del ricco cantante. Questo è amore per i bambini ?

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                    8. Ma appunto, nessuno sta chiedeno che i genitori dei bambini vengano ammazzati. È proprio per evitare gli occhi tristi di quell’orfano che stiamo parlando di adozioni.
                      Quando un bambino cresce con un genitore biologico e con il partner dello stesso sesso di questi, e magari al genitore biologico accade qualcosa… quello che vuoi tu è esattamente creare un orfano.
                      Non ti sto neanche dire che per un bambino è sempre e comunque meglio essere adottato da una coppia di persone dello stesso sesso o addirittura da parte di un single, piuttosto che rimanere in orfanotrofio.

                      Ma, appunto, non stavamo parlando mica di orfani, no? In che modo i figli (ne ha due, eh) di Elton John sarebbero orfani? Hanno due genitori che li crescono. E non venirmi a parlare dell’intervista in cui parla di quando Zac saprà che non ha una madre, perché dovrebbe essere abbastanza evidente che le opinioni di Elton John non esprimono il fatto.

                      Ripeto: come stanno i bambini che sono cresciuti e che stanno crescendo con genitori dello stesso sesso? Ci sono, ci sono sempre stati. E lo sai come stanno? Stanno benissimo.
                      Come la mettiamo? Domanda che andrebbe fatta anche a Elton John, sia chiaro…

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  2. Carissimo Stefano,
    il tuo articolo è incompleto.
    INNANZI TUTTO non ha segnalato che la giunta precedente del Comune di Venezia, della quale faceva parte Camilla Seibezzi, HA PERSO LE ELEZIONI del 31 Maggio 2015.
    Le famiglie veneziane, quindi non erano molto d’accordo con quanto ha fatto in tema di Educazione.
    Poi, sempre alle elezioni, il consigliere comunale che nel 2013 contestava i libri della Seibezzi, ha preso molte più preferenze personali dell’intera lista presentata alle elezioni da Camilla Seibezzi. Un’altra prova che i veneziani con la Seibezzi non ci vanno d’accordo e non hanno condiviso le sue imposizioni sui loro figli.
    SECONDO, i libri NON SONO STATI MESSI AL BANDO, sono normalmente in commercio.
    Il sindanco Brugnaro, viste le rimostranze di tanti genitori, ha RITIRATO IL PROGETTO.
    Semplicemente l’obbligo di utilizzarli nelle scuole, deciso UNILATERALMENTE da Camilla Seibezzi, è decaduto.
    Si tratta di DEMOCRAZIA.
    Come ha detto il Sindaco Brugnaro, sono cose che devono curare le famiglie.
    Ultima cosa, l’IDEOLOGIA GENDER, esiste e ci sono fior di spiegazioni (per chi vuole rendersi conto della materia, vi invito a consultare ad esempio cosa scrive il Professor Gandolfini)

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    1. Carissimo Marco,
      il tuo commento è pieno di fallacie logiche. Rispondo punto per punto

      Innanzitutto, pensare che Casson abbia perso le elezioni perché c’era (parzialmente, peraltro) la stessa giunta di cui prima faceva parte Seibezzi è semplicemente ingenuo. In primis perché erano le elezioni comunali e non un referendum sull’educazione, quindi le motivazioni dei veneziani saranno state sicuramente molto varie e voglio sperare che nessuno abbia dato la priorità a una manciata di libri illustrati; secondo poi perché Camilla Seibezzi non si era candidata con Casson, ma con una lista propria. È pur vero che al ballottaggio ha dato il suo appoggio a Casson, ma per l’inconsistenza di questo dettaglio rimando al punto precedente.

      Riguardo alle preferenze di Venturini, vale lo stesso discorso, per il quale suppongo che chi ha espresso la sua preferenza per lui l’abbia fatto per tutto un ventaglio di motivi e non solo per l’opposizione a Seibezzi. A meno che tu non mi confermi che la campagna elettorale di Venturini si sia incentrata unicamente su dei libri per l’infanzia, cosa che mi auguro non sia avvenuta.

      Parli poi delle “imposizioni” di Seibezzi sui figli dei veneziani, addirittura di un fantomatico “obbligo” di utilizzo. Peccato che i libri di testo fossero stati semplicemente consegnati alle scuole, non imposti come lettura obbligatoria (dato che si tratta di scuole dell’infanzia, non di libri di testo obbligatori delle medie o superiori).

      Curioso come invece il fatto che questi libri vengano tolti dalle scuole non sia visto da te come un bando, e solo perché i libri sono ancora in commercio (e vorrei ben vedere). Adesso ci sono dei libri educativi che le famiglie dovranno comprare coi loro soldi se vogliono far leggere ai propri figli, mentre avrebbero potuto usufruirne nella scuola per cui pagano le tasse.

      Già, le famiglie. Le rimostranze dei genitori sono tutte da verificare. Io ho visto solo molte rimostranze adesso che i libri sono stati ritirati.
      E, anche se fosse, la democrazia non è una gara a chi protesta di più.

      La democrazia è un’altra cosa. Democrazia non significa che decide la maggioranza, altrimenti pure Hitler e Stalin erano democratici. Democrazia significa fare il bene del popolo: e nel momento in cui si impedisce di avviare un percorso formativo volto a insegnare ai bambini il rispetto per le diversità (all’età giusta per insegnarlo, come potrà confermarti qualsiasi educatore), non si sta facendo il bene del popolo. Si sta facendo il bene dei maschi bianchi cattolici eterosessuali normodotati. Sono la maggioranza? Sì, magari. E allora?

      Infine, l’ideologia gender esiste come esistono le scie chimiche. Anche io invito tutti a farsi un giro sui vari siti complottisti che ne parlano, per farsi un’idea della costruzione totalmente fallace di questa teoria, nonché dell’ideologia che c’è dietro a quelli che hanno inventato di sana pianta la leggenda metropolitana del gender.

      Buon weekend,

      Stefano

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      1. Carissimo Stefano,
        apparentemente stai tralasciando dettagli piuttosto “fondamentali”.
        Per completezza provo ad aggiungerli.

        Premetto che la persona che ha voluto “cancellare” mamma e papà dai moduli di iscrizione alle scuole, e che ha voluto (anche) i libri con le favole omosessuali, si chiama Camilla Seibezzi; era una consigliera delegata del Sindaco Giorgio Orsoni (quello indagato per le bustarelle del Consorzio Venezia Nuova).

        PRIMA COSA – ELEZIONI amministrative 31.5.2015
        Comune di Venezia – Primo Turno :
        L’intera lista “NOI LA CITTA CON CAMILLA SEIBEZZI” ha preso circa 800 voti.
        Lo 0,69 %.
        Altri consiglieri singoli hanno preso più voti (Venturini che hai citato, 950 Preferenza, Nicola Pellicani 890), praticamente una caporetto.
        Questa è la prova che la “filosofia” o la “politica” della Seibezzi non è stata nè apprezzata nè accettata. Potrei azzardare che qui non è particolarmente benvoluta.
        La Zaccariotto (che è di San Donà di Piave) ha preso ben più voti.

        SECONDA COSA – ELETTORI
        Forse non sai che in città sono molti che hanno votato Brugnaro proprio per contestare l’imposizione della Seibezzi, non solo sui libri, ma anche sul fatto che ha voluto cancellare Mamme e Papà, trasformandoli in nominativi irrilevanti, senza alcun rispetto per i figli, che di mamma e papà ne hanno bisogno. Io con queste persone ci ho parlato. Di persona. Ti assicuro che sono molte.

        TERZA COSA – MANDATO ELETTORALE
        E’ chiaro che tra i tanti mandati elettorali, che esistono in tutte le democrazie, Brugnaro aveva anche quello di ritirare il progetto “Gender” che includeva moduli comunali e libri (è vero, erano solo alcuni).
        L’ordinanza di Brugnaro era quindi già nell’aria. La avevano chiesto tante associazioni.
        Ora ci sono siti internet ne parlano con grande stupore. E’ evidente che durante la campagna elettorale non c’erano. Io che c’ero, non mi sono affatto sorpreso.
        Che facciamo, tradiamo il mandato elettorale ? Il rapporto di fiducia tra eletto ed elettori ?
        Questi sono gli effetti della democrazia.

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        1. Carissimo Marco,
          nella foga di ricordarmi dei “dettagli fondamentali”, hai detto molte inesattezze.

          Prima di tutto, “mamma” e “papà” sono stati cancellati dai moduli di iscrizione scolastica prima che Seibezzi nascesse, e a livello statale. Sono anni che la modulistica è stata aggiornata con la dicitura “genitori”, ma mentre medie e superiori, essendo statali, hanno subito provveduto, per le scuole a gestione comunali ci sono ancora molti comuni che non hanno recepito.
          Sì, ripeto: sui moduli delle scuole di ordine medio e superiori c’è scritto “genitore” da anni e nessuno ha mai detto niente. Sui moduli dell’asilo c’è scritto “mamma” e “papà” solo perché non sono aggiornati, e Seibezzi (e tanti altri consiglieri in Italia) non stanno facendo altro che provvedere ad uniformare la modulistica.

          In seconda battuta, ti ricordo che “favole gay” lì non ce ne sono. A meno di non ritenere tale la storia di un cane che vuole fare la ballerina.

          Il risultato elettorale della lista “Noi la città” dovrebbe provare quanto Seibezzi sia in odio alla popolazione? Perdonami, ma avendo Brugnaro racimolato il 28% dei voti al primo turno su una percentuale di votanti del 60%, ciò proverebbe che l’80% della cittadinanza non è d’accordo con le politiche di Brugnaro.
          Ma so che non è vero. Forse non è così che si valutano i risultati elettorali, no?

          Poi dici che cancellare “mamma” e “papà” sarebbe una mancanza di rispetto per i figli. Ti rendi conto che stai asserendo che un bambino di tre anni può sentirsi offeso da quello che c’è scritto su della modulistica con cui non verrà mai a contatto? E allora chi mai dovrebbe sentirsi offeso, la mamma e il papà, se li chiami per ciò che sono, cioè genitori?
          E invece, se a dover compilare un modulo con scritto “papà” c’è una ragazza madre abbandonata dal compagno o quello con scritto “mamma” un vedovo, be’, a loro non si manca di rispetto, no? Perché è soprattutto verso queste categorie che guarda l’adeguamento della modulistica, non alle tanto temute “famiglie gay” (quante ce ne saranno, a Venezia?).

          Non metto in alcun dubbio il fatto che tu abbia parlato con quelle persone. Io però ho parlato con persone che la pensano in tutt’altro modo, e ti assicuro che sono molte anche quelle.
          Suppongo che la tua soluzione all’annoso problema sia quello di contare e di far vincere chi è in maggioranza, visto la tua bizzarra concezione di democrazia.

          La stessa concezione che ti fa dire che siccome Brugnaro l’aveva promesso in campagna elettorale, allora deve farlo. Mai sentito parlare di opposizione? Oppure chi vince le elezioni fa tutto quello che c’è scritto nel programma e gli altri devono restare muti?

          Ripeto: sai cosa vuol dire democrazia o no? Perché la democrazia è quando adeguando dei moduli si viene incontro alle persone che vivono in situazioni familiari in cui una mamma o un papà non ci sono, senza nulla togliere (perché nulla toglie la parola “genitore”) alle coppie di mamme e papà; quando qualcuno, per ideologia e ignoranza, ostacola una proposta che non lo danneggia solo per non togliere un problema a una categoria di persone… be’, quella non è democrazia.

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          1. Carissimo Stefano,
            qui mi porti nel campo della “filosofia politica”. Come diceva Alexis de Tocqueville, la democrazia è una “Dittatura della maggioranza”.
            Ma con la Seibezzi è andata molto peggio : è stata una dittatura della minoranza, visto che con il suo 0,6% voleva imporre le idee a tutti i bambini della città.

            Ancora una questione che non è stata esposta con lealtà verso i lettori di questo Blog : i libri sono stati scelti dalla Seibezzi UNILATERALMENTE,
            SENZA ALCUN CONFRONTO con il territorio.
            Nessun dibattito, nessun invito alle Famiglie, nessun confronto con l’associazionismo (tutto, nessuno escluso, perchè siamo in democrazia), nessuna riunione con gli insegnati della provincia.
            Nemmeno una discussione in Consiglio Comunale,
            NULLA.
            Tutto deciso a tavolino dalla Seibezzi : questa Stefano sarebbe DEMOCRAZIA ?
            La Seibezzi decide qual’è il Bene del Popolo ??
            Ma qual’è il bene del popolo ? Lo decide la Seibezzi ??
            Come Gobbels, il Ministro della propaganda del Terzo Reich ?
            Questo, qui a Mestre lo chiamiamo Nazismo.

            A proposito , ma la CONCERTAZIONE non è la principale bandiera dei partiti di sinistra ?

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            1. Carissimo Marco,

              mi lascia perplesso che tu citi Tocqueville eppure ancora non cogli la differenza tra il concetto di democrazia moderna e quello di dittatura della maggioranza. Anzi, le interpreti addirittura come sinonimi.

              Ancor più perplesso mi lascia il fatto che continui pervicacente a dichiarare il falso, e cioè che Seibezzi avrebbe imposto qualcosa. Ribadisco (ma comincio a stancarmi) che i libri sono semplicemente stati dati a disposizione degli insegnanti. Nessun obbligo da parte di nessuno. Dire il contrario è mentire spudoratamente. O “mancanza di lealtà verso i lettori”, come la chiameresti tu.

              Perché Camilla Seibezzi non s’è svegliata una mattina scegliendo 49 libri di amici suoi: ne ha parlato con educatori e esperti in educazione infantile. Con chi ne doveva parlare? Con la popolazione tutta? E a chi lo chiediamo, quali strumenti sono più adeguati alla formazione primaria? al fornaio sotto casa?
              Il “confronto col territorio” a cui ambisci è a dir poco utopistico. Ma tu pensi davvero che la politica funzioni e debba funzionare così? Un dibattito, un invito alle famiglie (quali?), confronti, riunioni, addirittura discussioni in Consiglio… per dei libri della materna, per giunta non obbligatori?
              Secondo questo principio, dovremmo chiedere ai cittadini un’opinione su qualsiasi cosa. Ogni volta che dobbiamo rifare un marciapiede indiciamo un referendum per chiedere il colore della pavimentazione?
              E pensa che, nonostante ciò, Camilla Seibezzi si è comunque avvalsa della collaborazione di chi con queste cose ci lavora e ne può parlare con maggiore cognizione di causa delle “famiglie”. Altro che Goebbels, altro che “la Seibezzi decide”.

              Il bene del popolo? Il bene del popolo è qualsiasi possa migliorare la vita di qualcuno senza danneggiarne nessun’altra: stiamo parlando di libri che formano bambini che in futuro saranno adulti, adulti che hanno imparato fin da piccoli che non siamo tutti uguali e come c’è una maggioranza ci sono anche tante minoranze da rispettare. Quale danno si fa, a chi, e come? Questo è il bene del popolo, no?

              Io il Nazismo me lo ricordavo diverso.

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              1. Si ma come mai nessun confronto nemmeno in consiglio comunale ?
                AL CONTRARIO, Brugnaro sulla questione non ha deciso in autonomia, ha fatto la cosa più democratica che poteva : HA RACCOLTO LE INDICAZIONI CHE VENIVANO DAL TERRITORIO.
                Con semplicità, con trasparenza.
                Perchè la Seibezzi non l’ha fatto ?
                Perchè nascondere la questione ?
                Mi sembrano metodi da Gestapo, se vuoi un riferimento ancora al Nazismo.

                E poi tu scrivi :
                “Perché la democrazia è quando adeguando dei moduli si viene incontro alle persone che vivono in situazioni familiari in cui una mamma o un papà non ci sono, senza nulla togliere (perché nulla toglie la parola “genitore”) alle coppie di mamme e papà;”
                Questo discorso è anche condivisibile.
                Ma PURTROPPO sappiamo benissimo entrambi che Camilla Seibezzi non era interessata alle persone che vivono disagi.
                Lei sta perseguendo le adozioni omosessuali e l’imposizioni della cultura dell’omosessualità a tutti i bambini fin dalle scuole materne, alla Gobbels.
                Ma i bambini non sono suoi. E non può farne ciò che vuole.
                LO PROVA LO ZERO VIRGOLA % CHE HA PRESO ALLE ELEZIONI.

                RINRAZIAMO LA BEATA DEMOCRAZIA DELL’URNA ELETTORALE

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                1. Ma per quale motivo c’è bisogno di un confronto in consiglio comunale per dei libri per l’infanzia? Ma stiamo scherzando?
                  Mi parli della trasparenza di Brugnaro (che per ora non metto in dubbio) come se non ci fosse stata da parte di Seibezzi: ma i libri sono lì, i libri erano lì l’altro ieri all’incontro pubblico, a completa disposizione dei cittadini che volessero leggerli e valutarne il “pericolo”. Tu dov’eri? Sei venuto a leggerli?
                  Continui a parlarne come se Camilla Seibezzi avesse fatto tutto in gran segreto: è assolutamente falso. Neanche la modifica dei moduli è stata decisa in silenzio (come in molti altri comuni), ed è proprio perché lei ha deciso di parlarne in consiglio che poi si è creata la bagarre inesistente sul “genitore 1” e “genitore 2”.
                  Se c’è qualcuno che fa le cose alla luce del sole e senza avere niente da nascondere è proprio Seibezzi. Come scritto nel post, ti invito a cercare informazioni sui titoli, informazioni che sono dsponibilissime su internet e che dimostrano ampiamente che non c’è alcuna manovra segreta per corrompere i vostri figli (ammesso che insegnare a un bambino che esistono invalidi, omosessuali, neri e adottati sia un modo di corromperli). Oppure puoi aspettare un eventuale prossimo incontro e venire a leggere i libri te stesso.

                  Di nuovo, poi, mi trovo costretto ad accusarti di dichiarare il falso, di mentire spudoratamente. Dire che Seibezzi sia “perseguendo le adozioni omosessuali” (come? con un libro di Altan e una scritta su un modulo?) rasenta la diffamazione. Fin dall’inizio, dal primo momento Seibezzi ha sempre, sempre detto che l’adeguamento della modulistica riguarda trasversalmente qualunque famiglia non sia composta da mamma, papà e bambino: il che significa essenzialmente genitori separati, vedovi, genitori che per un motivo o per l’altro si ritrovano da soli e altre situazioni familiari – fra cui una teorica minoranza di famiglie omogenitoriali che, ripeto, non so neanche se a Venezia esista. Dire che cambiare due parole sui moduli serva a “perseguire le adozioni omosessuali” è non solo oggettivamente falso, ma anche molto ingenuo – a meno che tu non sia in grado di spiegarmi come si può passare dal sostiuire dei sinonimi all’introdurre un istituto giuridico.

                  E come la perseguirebbe “l’mposizione della cultura omosessualista” (qualsiasi cosa sia) ai bambini? Dando loro 49 libri di cui due o tre li informano del fatto che, sì, nel mondo ci sono delle coppie di persone dello stesso sesso che possono avere dei figli? Informare i bambini di qualcosa che esiste già – perché esiste già, eh – signifca imporre una cultura?
                  Questo indipendentemente dal fatto che, come ripeto per la ventesima volta, detto argomento è toccato da non più di quattro libri: mi stai dicendo forse che l’introduziondi di “Piccolo uovo” e “E con tango siamo in tre” in mezzo a “Piccolo blu e piccolo giallo” o “Pezzettino” sia una manovra segreta e meschina di presunto “indottrinamento gay” dei bambini?

                  Ti rendi conto che quella che stai paventando è in tutto e per tutto una teoria del complotto? Ti rendi conto di quale figura ci fate, te e quelli che la pensano come te, davanti a chi quei libri li ha potuti leggere davvero, davanti a chi studia scienze della formazione, davanti a tutte le famiglie che per voi non sono famiglie?
                  State lottando contro qualcosa che esiste solo nelle vostre menti.

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                  1. Carissimo Stefano,
                    ti voglio ringraziare perchè finalmente qualcuno ha onestamente detto quali sono i 4 libri del “cosiddetto” indottrinamento gay che voleva fare la precedente giunta del comune di Venezia.
                    Ti ringrazio anche per avermi permesso di manifestare il mio pensiero senza censure e senza insulti, che si vedono in tanti altri blog.
                    Sono comunque grato alla democrazia dell’urna elettorale, perchè mi ha permesso di riprendermi quello che era mio di diritto: l’educazione dei miei figli.
                    Buona serata a tutti

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                    1. Carissimo Marco,

                      mi spiace che tu debba aver aspettato me per sapere quali libri trattassero quali tematiche. La lista è lì e le trame dei libri sono facilmente rintracciabili su internet semplicemente cercando. Il file con quella lista è stato reso disponibile solo ultimamente perché Seibezzi ha chiesto fin dall’inizio di poter caricare i pdf con i titoli sul sito del Comune, ma mai è stato fatto (ma lo si poteva tranquillamente chiedere direttamente all’interessata).
                      L’onestà che hai riscontrato in me, ti assicuro, c’è anche in Seibezzi e in tutte le altre persone che hanno appoggiato quest’iniziativa e che continuano a farlo.

                      Riguardo agli insulti, non ti preoccupare, perché qui ne troverai difficilmente. Trovo più utile confrontarsi con qualcuno che la pensa diversamente da me, piuttosto che essere sommerso da “bravo, hai ragione” (non che non mi piaccia, sentirmi dare ragione, sia chiaro – sono umano anche io).

                      Riguardo alla democrazia dell’urna, ormai è chiaro che ne abbiamo un’idea così diversa che per il momento è inutile insistere.

                      Buonasera serata

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      2. Ma per favore. Alcuni libro sono assolutamente valido. Uno per tutti:”E con Tango siano tre “. Altri davvero pericolosi. Uno per tutti quello di Zaf. Si dovrebbe far credere a bambini piccolissimi e privi su senso critici, che potrebbero scegliere di fare i maschietti o le femminucce. Non vi ricordate i morti dai balconi dei bambini vestiti da Superman convinti di volare. I bambini ai convincono di cose, rumori e fatti che in realtà non esistono. Hanno fantasia ed una immedesimazione totalmente diversa da quella di un adulto. Non su può scherzare con LR menti dei piccini. Basta vedere il danno che hanno fatto a quello degli adulti inventandosi la teoria del Gender. Mi immagino le risate di cui la stava” scrivendo “. Ed adesso ne vede i risultati. E la si vuole insegnare a scuola. Così i generi sessuali aumenteranno da 56 a156. Cui sono persone che credono alle teorie complottiste o sullo sbarco sulla Luna. E i sono persone che, leggendo le baggianate della teoria, si sono convinte di essere un” Genere “nuovo. E sono diventati 56 (58?).

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        1. Ma cosa vuol dire “fare il maschietto” e “fare la femminuccia”? Il maschio deve giocare coi soldatini e la femmina con le bambole? Non confondiamo il comportamento con l’identitò sessuale. Quello che insegna “Nei panni di Zaff” riguardo il rispetto del comportamento dell’altro, prima ancora dell’identità. Il libro insegna ai bambini a rispettare i loro compagni di giochi che preferiscono iscriversi a danza piuttosto che a calcio. Non dice ai bambini che possono scegliere di essere maschio o femmina – anche perché, statisticamente, il 99% di loro non cambierà sesso, e non c’è libro letto nell’infanzia che possa far cambiare identità sessuale a una persona.

          Visto che parli del “danno fatto” inventandosi la teoria del gender (sic), di “risultati” che ora si vedono, e di gente che si è “convinta” di qualcosa leggendo qualcos’altro, sei pregato di portare esempi concreti; altrimenti stiamo parlando solo di fantasie.

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