Philip K. Dick: “Le presenze invisibili” (integrale della narrativa breve) – Vol. 2, Prima parte

Dopo il primo, iniziamo a recensire il secondo volume di Le presenze invisibili, l’integrale della narrativa breve di Philip Dick.

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La cripta di cristallo (The Crystal Crypt)

L’ultima astronave terrestre sta per lasciare Marte, con il quale il nostro pianeta natale è sull’orlo della guerra. I passeggeri vengono controllati perché un attacco terroristico ha appena disintegrato una città marziana, ma i sospetti non vengono trovati a bordo. Sarà davvero così?
Formalmente piuttosto bizzarro (di fatto un piccola cornice che contiene un ampio flashback), riesce comunque a coinvolgere egregiamente il lettOre, pur spegnendosi in un finale estremamente prevedibile, temo anche per gli standard del ’54.

Breve vita felice di una scarpa marrone (The Short Happy Life  the Brown Oxford)

Doc Labyrith (quello de La macchina salvamusica) stavolta ha inventato una macchina che da vita agli oggetti irritandoli.
Come già nella precedente apparizione del Doc, anche qui non c’è alcuna parvenza di realismo. Manca la profondità e la simbologia de La macchina salvamusica, ma questa Vita breve si giova di un sano umorismo sino al frizzante finale.

Dietro lo sportello (Beyond the Door)

Larry finalmente regala a Doris un orologio a cucù. Lei ci si affeziona un po’ troppo… ed ha pure già un amante.
Un racconto che anticipa di molto il realismo magico, in cui tutto è giocato sull’ossessione dei personaggi verso il cucù, un’ossessione che non è altro che il riflesso delle tensioni che si creano fa di loro e che non sanno esprimere. Molto buono.

Un regalo per Pat (A Present for Pat)

Eric, tornato da Ganimede, porta un regalo a sua moglie Pat: un Dio. Sì, proprio un Dio, un piccolo essere di un’altra dimensione che ere fa è venuto nella nostra in cerca del suo acerrimo nemico.
Racconto senza troppe pretese, che però gioca facendo quasi dell’autoironia su alcuni temi e cosmologie dickiane. Tutto sommato non male.

La ruota cosmica (The Turning Wheel)

Un mondo futuro, diviso in rigide classi sociali, dove al vertice ci sono i Bardi (asiatici) e mano a mano si scende passando per i neri e infine gli infimi caucasici. Il Bardo Sung-wu visiterà una regione in cui sembra stia prendendo piede il pericoloso movimento dei tinkeristi.
Finalmente il primo capolavoro di questi volumi, in cui verifichiamo la conoscenza che Dick ha delle religioni orientali. Qui il concetto di karma e di reincarnazione viene analizzato fino al suo cruciale paradosso: se ti comporti male, ti reincarnerai in un livello più basso; se sei nato ad un livello basso, vuol dire che nella vita precedente sei stato un peccatore, e quindi te lo meriti. Il finale ridimensiona queste religioni ammantate di mito, e pone di nuovo al centro l’uguaglianza e il progresso. Ottimo in tutto.

Non saremo noi [L’uomo dorato / Next] (The Golden Man)

Siamo in un mondo post guerra nucleare, che non l’ha raso al suolo ma ha lasciato sacche di radizioni qua e là, che generano sporadiche nascite di “devianti” (mutanti). Il governo si occupa di sopprimerli, finché non ne trovano uno giovane, dorato, muto e che vede nel futuro.
Al di là degli insensati adattamenti del titolo, il racconto offre, in un ritmo ben serrato, pause di riflessione sull’idea di cosa è umano, cosa è animale, cosa è nel mezzo. In realtà mi ha lasciato perplesso il finale, un po’ ingenuo e frettoloso.

Un autore importante [Non avrai altro dio] (Prominent Author)

È stato inventato il teletrasporto, ma è ancora in fase sperimentale: lo usa per ora solo Henry Ellis, che lo sta testando per l’ente per cui lavora, lo Sviluppo Terrestre. Funziona egregiamente, ma nelle pieghe del tunnel extradimensionale scorge dei microscopici esserini…
Altro buon racconto che alla fine si rivela giocare di nuovo col tema religioso. Anche qui il finale è un po’ sempliciotto, ma l’effetto sorpresa raggiunge comunque il suo scopo.

James P. Crow (James P. Crow)

Siamo in un mondo futuro governato dai robot. Che però, in linea di principio, tramite dei test (le Liste) permettono a chiunque di poter accedere a posizioni di potere. Ma c’è un solo umano che sta riuscendo nell’impresa di scalare le venti classi: James P. Crow. Come fa? Che scopi ha?
Torna il tema della Terra ereditata e gestita dai robot, che ci considerano del tutto inaffidabili (come avevamo visto in I difensori della Terra, nel primo volume). Questo racconto riesce molto meglio, fra una maggiore cura e realismo dell’oblio storico e le brillanti idee riguardo alle capacità e ai fini di Crow. Inoltre, riflessioni a margine sul razzismo e la democrazia nient’affatto scontate: Crow sa che umani e robot non sono uguali. Ottimo.

Piccola città (Small Town)

Verne Haskel odia il suo lavoro e un po’ tutta la sua vita. Per questo si immerge da anni nella costruzione di un modellino della sua città, in cantina. Decide quindi che, per sentirsi bene, deve cambiare quel che non gli piace di quella realtà. La situazione gli sfugge di mano.
Breve racconto abbastanza prevedibile, ma abbondantemente riscattato dalla capacità di tratteggiare con chiarezza le condizioni patologiche di un uomo in fuga dalla realtà.

Squadra di ricognizione (Survey Team)

La Terra è distrutta dalla guerra, che non è nemmeno finita. L’idea è quella di scappare… Ma dove? Be’, su Marte. Anche se ci sarà una sorpresa.
Breve racconto che non dice niente di nuovo al momento, anche se forse poteva essere una buona idea nel ’54 (anche se mi stupisco di come, di queste storie con l’umanità che si autodistrugge e vive nel senso di colpa e nel terrore di fare devastazione anche nel resto dell’Universo, non ne avessero le scatole piene già all’epoca).

Nuvole marziane [I marziani arrivano a frotte] (Martians Come in Clouds)

I marziani sono dei lumaconi che arrivano direttamente volando nello spazio vuoto e atterrano sul nostro pianeta.
Racconto che di per sé sarebbe stato quasi ridicolo se non fosse per la visione del protagonista in cui si “identifica” nel lumacone e ne conosce le motivazioni, senza poter però agire. Mi pare di cogliere qualche vaga allegoria politica…

Vendete e moltiplicatevi (Sales Pitch)

In un mondo futuro dove la pubblicità è ovunque, i coniugi Morris vengono visitat dall’antrad, un robot tuttofare che tenta di vendersi da solo.
Inquietante e premonitore come solo la migliore fantascienza umoristica sa essere, questo breve racconto paradossale funziona a meraviglia nel descriverci un mondo invaso da venditori che, in fondo, non è così diverso dal nostro.

Colazione al crepuscolo (Breakfast at Twilight)

La famiglia McLean si prepara ad iniziare una giornata qualunque… Ma fuori dalla porta i soldati li respingono indietro: la guerra totale è iniziata anni fa.
Il perpetuo tema della guerra nucleare viene stavolta affiancato a quello del viaggio nel tempo. Stupisce la serena accettazione di questo fatto da parte dei protagonisti, che però, se non altro, ci offrono qualche riflessione non scontata sul tema, soprattutto nella decisione finale.

Mele avvizzite [Il melo sulla collina / Il seme] (Of Withered Apples)

Una donna segue l’irresistibile richiamo di un melo avvizzito in una fattoria abbandonata su una collina.
Credo la trama sia sufficiente a descriverlo. L’atmosfera non è affatto male, un po’ gotica anche se venata di malinconia quasi bradburiana, ma alla fine non rimane altro che chiedersi: «Sì, vabbè, ma quindi?»

Quelli che strisciano [I mostriciattoli] (The Crawlers)

Altri lumaconi infestano il mondo, ma stavolta non sono alieni, bensì mutazioni indotte dalle radiazioni.
Il racconto vince nello scegliere di non puntare sul mostro in sé, ma sulle conseguenze per gli abitanti e sul modo che hanno di rapportarsi a questa piaga che li investe, anche personalmente, come genitori. Quindi molto buono per tutta l’esposizione, e stupefacente per l’ottimo, inatteso finale.


Qui si conclude la prima parte del secondo volume, iniziato all’insegna di un numero di racconti ottimi maggiori che nel primo.

Di seguito, il resto delle mie recensioni dell’integrale della narrativa breve di Philip Dick:

  1. Primo volume – prima parte / seconda parte
  2. Secondo volume – prima parte (questo post) / seconda parte
  3. Terzo volume – prima parte / seconda parte
  4. Quarto volume – prima parte / seconda parte

Buona lettura!

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7 Replies to “Philip K. Dick: “Le presenze invisibili” (integrale della narrativa breve) – Vol. 2, Prima parte”

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