“E sarà la luce”, di James Tiptree Jr.

La poco entusiasta recensione di oggi è su E sarà la luce, di James Tiptree Jr.

7130Trama

Damiem è un pianeta ai margini della Galassia. Dopo un triste passato, è ultimamente diventato meta turistica per via della vicina stella fatta esplodere durante una guerra. L’ultimo fronte della nova investirà il pianeta, e i numerosi personaggi (dai guardiani ai turisti, dai nativi ai clandestini) si troveranno intrappolati in una serie di intrighi, vendette, traffici.

Sull’autrice

James Tiptree Jr. non esiste. Con questo nome maschile ha firmato le sue opere Alice Bradley Sheldon: trinceratasi dietro un nome maschile per una decina d’anni, quando nel ’76 rivelò di essere una donna lasciò nello stupore i lettori e gli ignari colleghi. Ha continuato comunque fino alla ine ad usare il suo pseudonimo maschile, senza perdere l’affetto dei “fan”.
Ma i suoi problemi personali (comunque il travagliato rapporto con il suo orientamento sessuale) non la abbandonarono mai, e nell’87 uccise il marito e si suicidò. Per una biografia più dettagliata, consultate pure la sua pagina su Wikipedia.

Cosa funziona nel libro

Ammetto una mia debolezza (una delle tante): tendo ad andare in confusione quando i personaggi sono molti; mi succede con i film e le serie, figuriamoci con i libri, dove non posso neanche vederli in faccia.
Ecco, in questo libro troviamo almeno una ventina di persone (umane e non) e non ho avuto alcuna difficoltà a distinguerle, a ricordarmi il loro background mano a mano che veniva rivelato, a immaginare le loro reazioni e interazioni. Ho trovato davvero impeccabile, quindi, la caratterizzazione dei personaggi, la gestione dei punti di vista (il libro è in terza persona, ma chiaramente si “sposta” di volta in volta per concentrarsi su uno o più dei protagonisti), persino la scelta dei nomi, semplici ma ben distinguibili – tanto che li ricordo ancora adesso.

Cosa non funziona nel libro

Purtroppo questa straordinaria abilità descrittiva e organizzativa non ho potuto riscontrarla in altri aspetti del libro, specie da metà in poi.
Mentre all’inizio, infatti, la vicenda si sviluppa tutta sul piano psicologico, tra i flashback degli orrori passati e i sospetti paranoici degli invitati uno verso l’altro (come un Dieci piccoli indiani nello spazio), nella seconda parte inizia l’azione, e con essa la confusione: davvero complicato seguire i movimenti di ognuno, fra spostamenti incoerenti (nonostante la cartina all’inizio del libro), tempi che non coincidono (personaggi che spariscono un’ora e poi tornano a raccontare che sono stati in una stanza dieci minuti – o viceversa) e motivazioni incomprensibili (perché Vovoka fa quello che fa  Cor? Perché quando arriva la Cometa decidono tutti di fingersi turisti? Perché…).
In generale sembra esserci molta, molta confusione. Purtroppo il tutto è anche condito da alcune spiacevoli prolissità (praticamente una pagina intera in cui si ribadisce che Bram è in ansia per Linnix, ripetendo lo stesso concetto cambiando solo le parole, per un numero spropositato di righe). Alcuni personaggi, poi, sembrano del tutto inutili alla narrazione, come la contessa con la sorella paralizzata.
Peccato.

Giudizio finale

Il giudizio finale non può essere pienamente positivo. Malgrado l’ottima caratterizzazione, l’impalcatura crolla nella seconda metà del romanzo, e l’impressione che mi è rimasta è quella di un potenziale capolavoro rovinato da una mancanza di cura, sia della forma che dei contenuti. I personaggi probabilmente mi resteranno vivi nella memoria per un bel po’, ma di quello che è accaduto mi resta solo un gran caos. Il che è un peccato, perché è il primo libro che leggo di quest’autrice, e l’impatto avuto mi sta decisamente frenando dall’approfondirla.

Qualora vogliate procurarvi questo libro (per confermare il mio giudizio o rifiutarlo): buona lettura.

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